Buona esta(r)te #7

P.S. – Pre Scriptum: agosto, tempo di ferie, di vacanze: anch’io per qualche giorno mi ci adeguerò, mi tocca (0) ma, visto che per tal motivo non potrei essere così assiduo come al solito con gli aggiornamenti del blog, mi sono chiesto: cos’è che proprio non dovrebbe mai andare “in vacanza”, cioè diventare letteralmente vacante? La bellezza, ad esempio. Perché di bellezza il mostro mondo ne ha bisogno sempre, per contrastare adeguatamente le tante, troppe cose brutte che ahinoi ci “offre”. Quindi mi sono detto pure: ok, e bellezza sia, in questi giorni d’agosto qui sul blog. E cosa c’è che sappia offrire bellezza in modo molteplice e assoluto, più dell’arte?
Ecco.
Dunque: buona esta(r)te a tutti!

Maurizio Cattelan, Him, capelli umani, cera e resina di poliestere, 2010, collezione privata.

Annunci

Il coraggio di mutare davvero

Forse aveva bisogno di una coscienza molto pura per resistere a quel puro silenzio; altrimenti potrebbe essere che in un’ora tutto crolli su se stesso e si sciolga ciò per cui si è coltivato e costruito per tutta la vita, che forse l’ambizione eroica si sveli in vanagloria, in semplice fuga, e che alla fine, quando si è rimasti seduti a lungo li rimanga solo la macchia scura, una qualche fondamentale menzogna del cuore, che si intuisce e che si teme da sempre e si tenta mille volte di nascondere, perché semplicemente non si ha il coraggio, il coraggio di aprire gli occhi, di mutare davvero.

(Max Frisch, Il Silenzio. Un racconto dalla montagna, Del Vecchio Editore, 2013, pagg.28-29.)

La noia come eredità genitoriale

– E i bambini? – dice lui poi, e di nuovo strofina il gessetto blu sulla stecca. È cosi meschino amare i bambini perché non si ha alcuno scopo nella vita, e racconta di padri che seguono i figli e gioiosamente affermano di vivere solo per loro, e ride, quasi incollerito. Ma può dare un senso alla nostra vita semplicemente il nostro passarla ad altri? Forse ci sono uomini che realizzano la propria vita e hanno il diritto di dare il nome a dei bambini; ma per semplice passatempo ci sono le bocce e le carte e mille professioni interessanti, e non c’è nulla di più tremendo di questo crimine diffuso, l’abitudine di spostare semplicemente la propria noia su un successore –

(Max Frisch, Il Silenzio. Un racconto dalla montagna, Del Vecchio Editore, 2013, pagg.34-35.)

L’arte può redimere l’uomo?

Mi chiedevo se un’opera d’arte può essere uno strumento di redenzione. Insomma, uno fa un sacco di cose orribili, ma poi ecco che ti esce fuori con un capolavoro. Dio considera questo capolavoro sufficiente alla redenzione? Vai a sapere. Se Hitler, mi chiedevo, dopo tutto quello che aveva fatto, fosse saltato fuori con un’opera d’arte eccezionale, dello stesso livello della Cappella Sistina, il padre eterno gli avrebbe potuto concedere qualche sconto di pena? La mia risposta era no. L’arte non ha questo potere sovrannaturale. L’arte è fatta per gli uomini, a Dio dell’arte non frega nulla.

(Maurizio Cattelan, in Francesco BonamiMaurizio Cattelan. Autobiografia non autorizzata, Mondadori, collezione “Strade Blu”, 1a ediz.2011, pag.107.)

Un “non giornale” da chiudere. Punto.

A proposito di menti irrimediabilmente bruciate

Il giornale è un organo di informazione e di approfondimento, dunque deve informare e approfondire le notizie, qualsiasi esse siano e da qualsiasi punto di vista vengano analizzate – basta che sia un punto di vista legittimo, fondato e logico, anche ove miri alla provocazione. Che è efficace quando è sagace, non quando è infamante. Il giornale non è uno strumento di diffamazione, di denigrazione e di calunnia, tanto più di diffusione di palesi fake news.

Il principio è chiaro, dunque è inutile girare intorno alla questione fermandosi sempre e solo ai commenti indignati: il “giornale” Libero va chiuso. Punto. Non c’è da aggiungere null’altro.

Dacché tale azione non rappresenta affatto una qualche forma di “censura” ma, al contrario e in modo totalmente legittimo, l’affermazione del necessario e doveroso diritto alla giustizia (non solo nella e dell’informazione) e del senso civico proprio di ogni società emancipata, a difesa dell’opinione pubblica e della cognizione culturale comune – ma pure a difesa delle stesse idee che la redazione in questione vorrebbe sostenere e invece finisce inesorabilmente per infangare e infamare. Il tutto, per giunta, nei confronti di una pubblicazione che non è un giornale in forza di quel chiarissimo principio sopra esposto, appunto.