666!

«Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della Bestia o il numero del suo nome (ἔχων τὸ χάραγμα, τὸ ὄνομα τοῦ θηρίου ἢ τὸν ἀριθμὸν τοῦ ὀνόματος αὐτοῦ). Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della Bestia (ἔχων νοῦν ψηφισάτω τὸν ἀριθμὸν τοῦ θηρίου): infatti è numero d’uomo (ἀριθμὸς γὰρ ἀνθρώπου ἐστίν), e il suo numero è seicentosessantasei (καὶ ὁ ἀριθμὸς αὐτοῦ ἑξακόσιοι ἑξήκοντα ἓξ).» (Apocalisse 13,16-18)

Ora, io lo sostengo da tempo che, mettendo a confronto le malefatte storicamente ascrivibili alla chiesa cattolica e quelle presuntamente attribuite a Satana, questo secondo dovrebbe chiedere i danni morali e materiali alla prima, e in ciò ci metto anche una bella dose di sarcasmo (del tutto obiettivo, d’altronde).

Però poi, a fare una pur rapidissima ricerca sul web, roba di pochi minuti, viene fuori il dubbio che quella mia non sia soltanto una mera e mordace ipotesi, considerando quanti luoghi di culto cattolici siano in qualche modo legati al sopra citato Numero della Bestia, il 666, segno inequivocabile della presenza del demonio! Ad esempio:

E, come ripeto, ciò è il frutto di una ricerca molto veloce, chissà quante altre ce ne saranno, di tali palesi testimonianze diaboliche!

È proprio il caso di esclamare «Oh mio dio!». Anzi no, forse non è proprio il caso di farlo! 😱😆

Del coronavirus e della chiesa

[Immagine tratta dal web.]
Una cosa mi fa “piacere”, di questo periodo in corso altrimenti per molti triste e funesto (e uso il termine appositamente virgolettato per rimarcarne l’accezione meno banale possibile): constatare che la chiesa, intesa come gerarchia clericale, ne stia uscendo malissimo, palesando in maniera ancor più evidente che in passato la sua reale natura e la sostanziale trivialità della sua presenza nella (o forse dovrei dire sulla) società. Le recenti sguaiate uscite in merito alla celebrazione di riti religiosi nella cosiddetta “fase 2” e il conseguente “accordo”, oltre a rasentare il ridicolo teologico (dunque, per “incontrare Dio” bisogna necessariamente andare in chiesa indossando guanti e mascherina?), dimostrano come l’entità clericale sia totalmente dissociata (lo è da secoli, in verità) da quel «fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono.» che nella Lettera agli Ebrei (11,1) viene indicata come definizione di “fede” e totalmente impegnata a fare bieco marketing religioso funzionale ai propri interessi politici e alle proprie mire di controllo ideologico oltranzista dei suoi “fedeli”, in barba a qualsiasi regola sociale – giusta o meno che sia, non è questo il punto – rispetto alla quale la chiesa si crede sempre superiore, intoccabile, ergo menefreghista. Anche se è del tutto evidente che il suo “dio” (minuscolo, sì) l’abbia abbandonata – e giustamente, nel caso, vista la sua secolare storia di indicibili misfatti così antitetica all’autentico valore del messaggio divino, per chi vi creda!

Dov’è la fede, quella vera, nelle cose messe in atto dalla chiesa? Dov’è l’esperienza cristiana e cattolica, la spiritualità, la pratica materiale della riflessione teologica? Nelle teatrali messinscene del pontefice nelle piazze vuote (ma ben affollate di giornalisti e cameraman, lì intorno a riprendere tutto quanto) che fanno tanto spot promozionale? Oppure, di contro, nell’oscurantismo medievale (e ipocrita) che ancora intesse la visione del mondo del clero e lede in ogni suo aspetto, nelle circostanze in essere, le libertà di pensiero e d’azione di chiunque scelga di non assoggettarsi ai dogmatismi imposti?

Ma, ribadisco, basta poco – e ancor più in una situazione come quella in corso – a rendere evidente la vuotezza assoluta dell’ideologia clericale e l’inconsistenza della “fortezza” nella quale le gerarchie ecclesiastiche si arroccano credendosi intoccabili. È una fortezza che sta già crollando addosso ai suoi occupanti, e manca poco a che lo sfascio sia definitivo. Per il bene della fede più autentica, ribadisco: allora forse Dio sì, tornerà ad essere il soggetto fondamentale della visione del credente e non l’oggetto, il bene di consumo, il brand del conformistico, artificiale, ipocrita fideismo impostogli.

Acqua alta

Della Libreria Acqua Alta di Venezia avevo detto pure io tempo fa qui, nella rubrica del blog INTERVALLO, in quanto così suggestiva e particolare da essere considerata da molti tra le più belle al mondo. Vederla sommersa dall’acqua, e vedere rovinati migliaia di libri, pone ancora più in evidenza il dramma di Venezia e la sua impotenza nei confronti di un fenomeno con quale ha sempre convissuto e al quale fino ad oggi ha saputo più o meno sopravvivere, ma che nel futuro andrà peggiorando, lasciando la città e i suoi abitanti privi di autentiche difese – dato che il MOSE, faraonico nel progetto quanto nei soliti scandali all’italiana, come evidenziato da molti esperti (vedi qui e qui, ad esempio) sarà probabilmente inefficace per la difesa di Venezia e dei suoi inestimabili tesori in caso di fenomeni eccezionali di alta marea, sempre più frequenti.

Cliccate sull’immagine per vedere il servizio al riguardo dell’AGI.

Una protesta vibrante

Egr.mo Dio,

mi permetto di disturbarti con questa mia lettera ma, perdonami se sono tanto franco, devo rimarcarti con decisione che la misura è ormai colma.

Mi sembra che fin dalla notte dei tempi i patti tra noi fossero chiari: tu eri il bene, io il male. Io facevo commettere peccati d’ogni sorta, anche i più turpi e abietti, tu redimevi, affrancavi, salvavi. Un accordo semplice e lineare, senza possibilità di dubbi.

E invece sono più di venti secoli che quei tuoi rappresentanti terreni, quelli i cui vertici stanno in Vaticano, a Roma, peccano alla grande e combinano cose che, francamente, imbarazzerebbero pure me. Falsità e ipocrisie a gogò, ruberie, simonie, traffici sporchi che di più non si può, guerre sante, repressioni violente, massacri, genocidi, e poi ancora oggi scandali d’ogni genere, ladrocini, pedofilia, nel frattempo stringendo sodalizi coi peggiori e più sanguinari dittatori o con le organizzazioni malavitose… Eccheccazzo! (Scusami, ma quando ci vuole ci vuole, e poi sono “demoniaco”, lo sai.) E poi tu saresti il bene e io il male? Io? Ma se al vostro confronto sembro un’ingenua educanda, che a momenti mi si rammolliscono pure le corna, per la vergogna!

Mi verrebbe da dire che ho un diavolo per capello ma mi sembrerebbe di essere fin troppo autoreferenziale – anche in tal caso, in maniera ben diversa da ciò che siete voi.

No, mi spiace ma così non si può andare avanti. O i patti si rispettano – ma non mi pare che vi sia da parte tua e dei tuoi la volontà di farlo, anzi! – o si rimettono le cose nel giusto e più obiettivo equilibrio, sancendo da che parte veramente stia il bene e da che parte il male. E non ci vuole molto impegno o chissà quale documentazione comprovante: basta leggere e considerare la storia, passata e attuale.

Altrimenti, molto sinceramente, mi toccherà passare dalle parole ai fatti e, attraverso i miei legali, chiederti i danni materiali, morali e d’immagine per tutti questi secoli di ipocrisie, che stanno pure continuando senza sosta lasciandomi ben poca speranza riguardo un eventuale vostro cambiamento di rotta futuro.

Attendo tuoi solleciti riscontri a queste mie rimostranze e, con l’occasione, porgo i più diabolici saluti.

F.to: Satana.

(Nell’immagine, un articolo de “L’Espresso” su uno degli ultimi scandali che sta scuotendo le mura vaticane. Cliccateci sopra per saperne di più.)

Daphne Caruana Galizia

(Fonte dell’immagine: https://www.ilsussidiario.net)

Ci sono corrotti ovunque si guardi, la situazione è disperata.

Daphne Caruana Galizia, chiudendo l’ultimo post sul suo blog “Running Commentary”, alle 14.35 del 16 ottobre 2017, pochi minuti prima di essere uccisa. Un’affermazione che è ben più di un monito o di un allarme: è una verità che concerne la gran parte del mondo in cui viviamo, e che spesso rimane ben protetta dietro la nostra indifferenza finché donne e uomini coraggiosi come lei riescono a scuoterla e spazzarla via.
Margaret Atwood ha scritto che «Quando un giornalista viene ucciso ne soffre tutta la società»; ma quando giornalisti di gran valore come Caruana Galizia vengono uccisi, muore anche un po’ della nostra civiltà.

P.S.: oggi per Bompiani esce l’ultimo libro italiano sui suoi scritti e le sue indagini, Di’ la verità anche se la tua voce trema; cliccate qui per saperne di più.

(L’immagine in testa al post è tratta da questo articolo de “Il Sussidiario”.)