Una protesta vibrante

Egr.mo Dio,

mi permetto di disturbarti con questa mia lettera ma, perdonami se sono tanto franco, devo rimarcarti con decisione che la misura è ormai colma.

Mi sembra che fin dalla notte dei tempi i patti tra noi fossero chiari: tu eri il bene, io il male. Io facevo commettere peccati d’ogni sorta, anche i più turpi e abietti, tu redimevi, affrancavi, salvavi. Un accordo semplice e lineare, senza possibilità di dubbi.

E invece sono più di venti secoli che quei tuoi rappresentanti terreni, quelli i cui vertici stanno in Vaticano, a Roma, peccano alla grande e combinano cose che, francamente, imbarazzerebbero pure me. Falsità e ipocrisie a gogò, ruberie, simonie, traffici sporchi che di più non si può, guerre sante, repressioni violente, massacri, genocidi, e poi ancora oggi scandali d’ogni genere, ladrocini, pedofilia, nel frattempo stringendo sodalizi coi peggiori e più sanguinari dittatori o con le organizzazioni malavitose… Eccheccazzo! (Scusami, ma quando ci vuole ci vuole, e poi sono “demoniaco”, lo sai.) E poi tu saresti il bene e io il male? Io? Ma se al vostro confronto sembro un’ingenua educanda, che a momenti mi si rammolliscono pure le corna, per la vergogna!

Mi verrebbe da dire che ho un diavolo per capello ma mi sembrerebbe di essere fin troppo autoreferenziale – anche in tal caso, in maniera ben diversa da ciò che siete voi.

No, mi spiace ma così non si può andare avanti. O i patti si rispettano – ma non mi pare che vi sia da parte tua e dei tuoi la volontà di farlo, anzi! – o si rimettono le cose nel giusto e più obiettivo equilibrio, sancendo da che parte veramente stia il bene e da che parte il male. E non ci vuole molto impegno o chissà quale documentazione comprovante: basta leggere e considerare la storia, passata e attuale.

Altrimenti, molto sinceramente, mi toccherà passare dalle parole ai fatti e, attraverso i miei legali, chiederti i danni materiali, morali e d’immagine per tutti questi secoli di ipocrisie, che stanno pure continuando senza sosta lasciandomi ben poca speranza riguardo un eventuale vostro cambiamento di rotta futuro.

Attendo tuoi solleciti riscontri a queste mie rimostranze e, con l’occasione, porgo i più diabolici saluti.

F.to: Satana.

(Nell’immagine, un articolo de “L’Espresso” su uno degli ultimi scandali che sta scuotendo le mura vaticane. Cliccateci sopra per saperne di più.)

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Arte industriale, sociologica, spazio-temporale. La nuova installazione di Francesco Lussana a Villa di Serio, Bergamo

Mai come oggi l’arte contemporanea si assume, in relazione alla realtà che circonda tutti noi, non solo il compito “naturale” di rappresentarla attraverso una valenza tanto o poco estetica/estetizzante, ma anche di leggerla, di interpretarla, di dialogare con essa e di essa divenirne una sorta di specchio dei nostri tempi, nel quale rifletterci al punto da saper riflettere sulla realtà rappresentata nonché, in modo più o meno diretto, su noi stessi che ne siamo protagonisti.
L’arte-lavoro di Francesco Lussana è di quanto sopra un esempio fulgido, e nell’ambito del suo iter di ricerca e creativo la nuova installazione di Villa di Serio è ancora di più una efficace rappresentazione.
L’opera, che da domenica 6 Maggio scorso fa’ bella mostra di sé nel parco della pista ciclabile di Villa di Serio, lungo il fiume omonimo, condensa nella sua potente struttura industriale, semplice ma al contempo concettualmente elaborata, praticamente l’intera essenza storica della comunità locale nell’ultimo mezzo secolo, ovvero quando il comune bergamasco si trasformò da borgo agricolo qual era a realtà industriale importante, vedendo sorgere sul proprio territorio aziende e fabbriche che hanno rappresentato la base economica e sociale per diverse generazioni, contribuendo al benessere della comunità e di innumerevoli famiglie legate ad essa.
L’installazione, composta da parti fornite da due delle suddette realtà industriali locali – la struttura di pressa dalla OMCN, l’interruttore centrale dalla ITALGEN – per quanto sopra affermato diventa veramente una sorta di specchio nel quale si riflette l’intera comunità di Villa di Serio e la sua storia. L’opera rappresenta in modo possente e inequivocabile tale realtà, dialoga direttamente con il territorio nel quale è posta, che viene in un certo senso attraversato nel proprio spazio-tempo ovvero raffigurato e riflesso, proprio come sulla superficie di uno specchio, nel suo passato, nel presente e anche nel suo futuro, dacché l’opera fin da ora diviene memoria permanente di tutto quanto sopra.
Ugualmente, l’installazione di Lussana è come se dialogasse direttamente con gli abitanti di tale “spazio”, del territorio e della comunità nella quale è posta. Forse per alcuni, non abituati ai linguaggi espressivi dell’arte contemporanea, la visione di un’opera così particolare è stata un poco spiazzante; ma è anche ipotizzabile che il vero elemento di sorpresa dell’opera sia stato proprio il suo essere specchio della comunità sociale di Villa di Serio, dunque un elemento solo apparentemente “diverso” e invero nel quale gli abitanti del comune bergamasco si sono rivisti e riflessi come in un particolare e inusitato libro di storia, per di più bello da vedere e anche da “vivere”, ora che sorge possente, imponente e solenne nel parco comunale.
Ma è inutile rimarcare come le considerazioni fatti sul legame dell’opera di Lussana con il luogo della sua installazione hanno in effetti valenza generale, e possono essere riportate a chissà quante altre simili realtà del nostro paese. Per questo chiunque visiterà l’opera vi ci si potrà a sua volta riflettere, e grazie ad essa riflettere sulle stesse realtà rappresentante e sul messaggio di fondo espresso dall’opera stessa.
Innegabile merito per tutto quanto sopra deve essere attribuito anche all’amministrazione del piccolo comune bergamasco, che ha avuto il coraggio e la lungimiranza di “investire” sull’arte contemporanea e su un’opera così importante di Lussana. In zona non c’è forse null’altro di così contemporaneo e pubblico, e tale intraprendenza del comune bergamasco e dei suoi amministratori è già ora premiata dal grande interesse che sta suscitando l’opera, e dalla gran quantità di fotografie scattate dai suoi visitatori. Peraltro, nel parco pubblico ove è installata, vi è anche una sorta di percorso artistico-letterario composto da riproduzioni di opere d’arte storicizzate abbinate ad altrettanti brani poetici celebri, a rimarcare una visione “pubblica” dell’arte che Villa di Serio porta avanti programmaticamente.
Se siete in zona visitateli, il parco e l’installazione di Francesco Lussana; e soprattutto, anche voi che magari non siete di quelle parti, dialogate con essa. Lo merita veramente, e sono certo che ne può scaturire un colloquio di valore artistico, culturale e sociologico assoluto.

Cliccate sulle immagini per poterle vedere in un formato più grande, oppure QUI per visitare il sito web di Francesco Lussana.