Carlo Mollino e Cervinia (o viceversa)

Chiunque passerà le prossime giornate festive all’ombra della Gran Becca e vorrà ritemprarsi dopo la calca in funivia e l’affollamento in pista, sappia che Luciano Bolzoni, uno dei maggiori esperti di architettura alpina, autore di vari volumi e soprattutto (in tal contesto) di Carlo Mollino. Architetto, splendido testo sul geniale progettista torinese, mercoledì 28 dicembre terrà la conferenza la cui locandina vedete qui sopra. Un’ottima occasione per conoscere ancora meglio la conca del Breuil attraverso le opere, i progetti, le idee e l’estro di Mollino e dunque, il giorno dopo, per affrontare con mente e animo ben appagati – nonché con uno sguardo più consapevole e sensibile verso il luogo – le sciate sulle piste del comprensorio.

D’altro canto è un evento targato Alpes, questo: garanzia di grande fascino e massima qualità. Per cui, se siete in zona, partecipate: ne vale assolutamente la pena.

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La Valle Imagna in Valtellina, con Pepi Merisio

A Morbegno, da domani e per soli 6 giorni sarà possibile visitare la mostra In Valle Imagna di Pepi Merisio, uno dei più grandi fotografi italiani peraltro mancato lo scorso anno, i cui scatti dotati di grandissima forza espressiva e narrativa hanno spesso avuto come soggetti le montagne e le genti che le abitano – proprio come nel caso della mostra morbegnese, incentrata su una delle valli più iconicamente identitarie delle Alpi lombarde: ed è bello che un’altra valle fondamentale ma dotata d’una realtà ben diversa come la Valtellina la ospiti.

Il tutto sotto l’egida del Centro Studi Valle Imagna, culturalmente condotto con rara competenza e maestria dall’amico Antonio Carminati, ulteriore garanzia di altissima qualità.

Come ho detto (scritto) lì sopra c’è poco tempo per vederla, dunque se sarete dalle parti della bassa Valtellina approfittatene: lo merita assolutamente.

Una gara di sci “storica” (per quanto è dissennata!)

Dal prossimo fine settimana, tra Zermatt e Cervinia lungo il Ghiacciaio di Ventina, sarebbe dovuta andare in scena la “Matterhorn Cervino Speed Opening”, la prima gara transfrontaliera della Coppa del Mondo di sci. Un evento che è già stato definito “storico”: verissimo, infatti non s’è mai vista una gara tanto dissennata nella storia dello sci. È da settimane che il ghiacciaio, in condizioni pessime dopo l’inverno avaro di neve e l’estate caldissima, viene letteralmente stuprato per poter creare le condizioni adatte alla gara: pendii rimodellati per farci passare il tracciato, crepacci tappati dalla neve trasportata dalle ruspe, cannoni in azione per cercare di innevare la parte bassa della pista nonostante le alte temperature, decine di mezzi inquinanti in azione a oltre 3000 m di quota… una roba sconcertante e indegna, vista la realtà climatica che stiamo affrontando, i dati scientifici inoppugnabili che la provano e la faticosa costruzione di una consapevolezza ambientale diffusa che ci possa far affrontare senza conseguenze troppo pesanti i cambiamenti climatici in corso. Evidenze peraltro rimarcate da molti addetti ai lavori dello sci, come ad esempio il discesista francese Johan Clarey che non usa mezzi termini al riguardo: «Penso che questa gara non abbia senso e sono convinto che questo appuntamento non abbia futuro. E’ sufficiente osservare le condizioni dei ghiacciai, che peggiorano ogni anno, e questa discesa richiede enormi risorse, dall’utilizzo degli elicotteri ai crepacci da tappare. Una manifestazione senza senso e contro ogni logica ambientale».

Peraltro, al momento in cui sto scrivendo queste mie osservazioni – sabato 22 ottobre, a una settimana dall’evento – le gare restano in dubbio, viste le condizioni climatiche e ambientali difficili che rendono facile l’annullamento completo: tanta allucinante distruzione per nulla, nel caso, ovvero la manifestazione paradosso ancora più grande, più folle e irritante. In ogni caso, vada come vada, risulta sconcertante constatare come, per inseguire mere chimere turistico-commerciali dai vantaggi assolutamente presunti e ben poco certi, si decida di calpestare bellamente qualsiasi buon senso ambientale, paesaggistico, culturale, civico, facendo d’un colpo carta straccia di tutte quelle belle parolone – “green”, “sostenibilità”, “difesa dell’ambiente”, “salvaguardia delle montagne”… – che con tanta frequenza vengono profuse dai media in queste occasioni e il cui senso concreto diventa sempre più evanescente e antitetico a se stesso.

[Mezzi assolutamente “green” e “ecosostenibili” al lavoro sul ghiacciaio, a oltre 3500 m di quota, per preparare la pista. Frame da un video pubblicato sulla pagina Instagram “L’occhio del Gigiàt“.]
Ma che senso ha una gara del genere tra ghiacciai sofferenti, crepacci aperti, temperature troppo alte? Perché l’interesse e il tornaconto di pochi deve essere sempre messo davanti all’interesse collettivo? Ovvero, perché un patrimonio di tutti noi come la montagna, così prezioso, delicato e sofferente, può essere bellamente messo a disposizione delle insensate pretese di pochi? Veramente la montagna è diventata tutto questo, uno scenografico luna park da utilizzare per siffatti biechi eventi mediatici utili solo a rivenderla poi con un bene di consumo (di lusso)?

Cosa vogliamo fare, dunque, delle nostre montagne?

Esportare la democrazia

Sparatorie di massa. Razzismo. Terrorismo suprematista. Tentativi di golpe violento. Diritti civili negati.

Bisogna esportare la democrazia.

Sì, ma in America.

P.S.: ribadisco una volta ancora, se non l’avete mai fatto leggetevi Il racconto dell’Ancella di Margaret Atwood. Non è un romanzo distopico, come lo si definisce spesso, è l’America del prossimo futuro.

(L’immagine della bandiera della Repubblica di Gilead è di Marc Pasquin, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.)

Due o tre cose, su quegli “alpini” di Rimini

Da fiero alpino quale sono (il mio cappello, lì sopra), assolutamente orgoglioso di aver fatto parte delle Truppe Alpine tanto quanto lontano da molta retorica fin troppo accentuata e pseudo-patriottica di alcune consuete manifestazioni dell’Associazione Nazionale Alpini, e a prescindere dalla categoria in questione della quale appunto mi onoro di far parte, non fatico per nulla a credere alle denunce delle ragazze  e delle donne presenti a Rimini nei giorni della recente adunata nazionale, e sono ben felice che stiano venendo alla luce, anzi, mi auguro che nessuna di esse venga taciuta nonché sottovalutata. Il prestigio degli Alpini deve necessariamente e rigidamente ripudiare tutto ciò che lo può adombrare, soprattutto in circostanze di matrice culturale come quelle in questione e a tale scopo, ribadisco, ben vengano le denunce suddette, se potranno essere utili a questo fine. Di contro, mi auguro vivamente che l’A.N.A. (che nella sostanza nulla c’entra con le Truppe Alpine, è bene che lo sappiano certi “giornalisti” – e non solo loro – i quali in questi giorni mi pare stiano facendo una gran confusione), che nelle ore appena successive alle prime denunce ha fornito una risposta francamente ingenua e imbarazzante, voglia e sappia prendere le più drastiche e “militaresche” decisioni del caso contro i colpevoli accertati dei casi segnalati (dando per scontato che poi gli stessi subiscano le conseguenze penali più adeguate), perché, come ho già detto, comportamenti talmente schifosi offendono in modo oserei dire blasfemo il buon nome degli alpini e ancor più diffamano il genere “maschile” del quale quei beceri trogloditi, che incidentalmente (mi vien da pensare) portano in testa il cappello con la penna nera e vanno alle adunate nazionali, pretendono di rappresentare la parte più forte e virile e invece no, sono la parte più debole e ignobile. Ecco.

P.S.: se posso anche aggiungere, chiedere di sospendere le adunate nazionali, come propone una petizione che sta girando in queste ore, mi sembra una clamorosa e demenziale cazzata.