Un esempio di saggezza montanara?

Castelguidone, piccolo comune montano della provincia di Chieti a 775 m di quota, 301 abitanti. Alle recenti elezioni per il rinnovo della giunta comunale: una sola lista in lizza, peraltro con candidato forestiero, 278 aventi diritto al voto. Votanti: uno. Ma con scheda bianca, dunque voti: zero (clic).

E se questa fosse una peculiare tanto quanto significativa manifestazione di autentica saggezza montanara politicamente declinata?

Un brutto clima (mentale)

«Facciamo azioni di sensibilizzazione e sperimentiamo nuove pratiche e comportamenti con test sulla popolazione. Ma solitamente aderiscono persone che sono già sensibili al tema. Difficile andare oltre. Si ritiene che siano problemi che riguardano altre regioni o un futuro troppo lontano. Molti temono di dovere rinunciare a qualcosa, a una zona di comfort e si chiedono perché devono fare qualcosa che apparentemente riduce la propria qualità di vita. Il tema del cambiamento climatico non è nuovo. Eppure siamo nella stessa situazione di 30 anni fa, quando al Summit della Terra a Rio venne creata la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Solo che adesso il tempo stringe. E ognuno deve fare la propria parte, non solo le istituzioni. […] Bisogna per forza fare un weekend al mese in una capitale europea spostandosi in auto o in aereo, quando nelle nostre valli ci sono luoghi incantevoli? A bloccarci è il timore di perdere un certo standard di vita. E anche la pigrizia, dal momento che si ritiene sempre che può pensarci qualcun altro a queste cose.»

[Francesca Cellina, ricercatrice presso l’Istituto sostenibilità applicata all’ambiente costruito della SUPSI – Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, intervistata da Patrick Macini in Ma chi se ne frega del cambiamento climatico… su “Tio.ch”, 01 giugno 2022.]

Ecco: e se uno dei problemi fondamentali alla base della questione relativa ai cambiamenti climatici e del nostro necessario adattamento a essi fosse la mancanza di un diffuso cambiamento mentale che sappia farci comprendere pienamente la portata del fenomeno in corso e l’esigenza ineluttabile di fare qualcosa? E, intendo dire, fare qualcosa non solo per il clima ma, in primis, per noi stessi e la nostra vita sul pianeta.

Come possiamo dirci Sapiens se non sappiamo nemmeno conseguire una così basilare e vitale sapienza?

Come scritture con l’inchiostro simpatico sul paesaggio

Gironzolare per i luoghi vicino casa anche solo per fare una rilassante passeggiata, ma senza mai abbandonare uno spirito curioso e mantenendo i sensi ben attivi, ti fa ribadire ogni volta la peculiare bellezza del paesaggio e ti può regalare piccole/grandi sorprese, anche quando di quei luoghi domestici pensi di sapere ormai tutto. D’altro canto i paesaggi sono libri aperti che narrano innumerevoli storie, scritte da chi li ha vissuti nel tempo su altrettante pagine: a volte sono “testi” ben leggibili, altre sono come messaggi scritti con un inchiostro simpatico per la cui lettura servono condizioni particolari. Così, ecco che nel bosco d’inverno, spoglio e privo di fogliame, torna visibile quello che a tutti gli effetti – visto il suo andamento rettilineo e il profilo regolare – sembra* essere stato un canale artificiale di scarico del legname che mai avevo notato prima, lungo il quale i tronchi abbattuti nella faggeta soprastante venivano fatti scivolare a valle grazie alla copertura del fondo del canale con lamiere o altre superfici lisce oppure semplicemente per gravità:
È la testimonianza, chissà ancora per quanto visibile, di un tempo nel quale la montagna era non solo luogo di vita ma pure forma indispensabile di sussistenza quotidiana: non un tempo necessariamente “migliore”, come molti oggi in preda alla “sindrome di Heidi” tendono a pensare, ma certamente nel quale la relazione tra uomini e montagne era diversa, ben più stretta e “vissuta”. Una relazione che per alcuni aspetti andrebbe considerata in modo assai meno folclorico, come sovente accade, e più antropologico nonché recuperata culturalmente, contestualizzandola, al presente e al futuro. Se ne fossimo capaci, e lo facessimo in modo strutturale, ne avremmo tutti da guadagnare: abitanti, residenti occasionali, turisti, ambiente naturale, animali, montagne, paesaggio.

È anche un “invito” a voi, questo mio post, per fare altrettanto nel vostro paesaggio di casa e non solo lì. Per gironzolare ovunque con constante curiosità, dacché ogni luogo, anche quello apparentemente più conosciuto, più frequentato, più “ovvio”, può certamente celare piccole o grandi scoperte, sia materiali che immateriali, capaci di narrare storie tanto belle quanto a volte dimenticate ma, forse, ancora importanti.

*: mi affido comunque a chiunque ne possa sapere di più al riguardo, anche se il mio segretario personale a forma di cane ha testato da par suo il canale – come si vede qui sopra – e ritiene che sia effettivamente quello che ho scritto.

Saggezza popolare vs previsioni meteo 2-0

Domenica (scorsa, 06 giugno), ore 15.
Guardo sul web il bollettino riguardante la mia zona per le ore successive di un noto servizio meteorologico, considerato popolarmente tra i più affidabili: segnala temporali tra le 16 e le 18.
Guardo fuori dalle finestre di casa, poi chiedo a Loki, il mio segretario personale a forma di cane: ma secondo te quelli c’azzeccano, ci sarà sul serio un temporale?
«Boououwof!» mi risponde.
Concordo! – gli dico. Ci prepariamo e usciamo a farci una bella camminata sui monti sopra casa. Ci prendiamo due-gocce-due di pioggia per qualche minuto all’inizio dell’escursione, peraltro restando in gran parte riparati dalle chiome degli alberi del bosco nel quale sale il sentiero che percorriamo, e poi fino alle 19, ora del rientro a casa, ci godiamo un cielo placidamente azzurro animato soltanto da innocue velature di passaggio e da qualche raro cumulo più suggestivo. Già.

I “sapientoni” dei servizi meteo avranno pure a disposizione satelliti ultratecnologici, supercomputers, sofisticatissimi software previsionali e quant’altro ma, primo, non li sanno usare e, secondo, manca loro una cosa fondamentale per sapere come andrà il tempo in una certa zona: la saggezza popolare locale, quella che dall’esperienza secolare degli autoctoni ha ricavato proverbi e adagi che ogni zona possiede, referenziati ai propri territori, ai loro elementi geografico-ambientali nonché al bagaglio culturale su di essi accumulato nel tempo, e che risultano puntualmente ben più affidabili di tutta la supertecnologia suddetta.

Così io e Loki, ieri, a fronte della previsione di temporali elaborata solo un’ora prima, dunque presumibilmente sicura o quasi, ne abbiamo considerati due di vecchi proverbi in uso nella mia zona. Il primo: Se ‘l vé déla Còsta èl fa apòsta (“Se viene dalla Costa fa apposta”), che evidenzia come i fronti temporaleschi che giungono sulla mia zona da Oriente, dove è situata la Valle Imagna della quale Costa (Valle Imagna, appunto) è il comune posto sull’altro versante dei monti in questione, in forza delle tipiche correnti atmosferiche locali difficilmente superano quei monti e scaricano pioggia anche al di qua. Può capitare, ma la maggior parte delle volte non accade.
Il secondo proverbio considerato: Se ól Tesòr el gà ól capèl, móla la ranza e ciàpa ól restèll (“Se il Tesoro ha il cappello, lascia la falce e impugna il rastrello”), ovvero, se il monte Tesoro, una delle sommità principali della mia zona, ha la vetta coperta dalle nubi a mo’ di “cappello”, smetti di tagliare l’erba nel prato e radunala col rastrello, perché a breve comincerà a piovere – e l’erba bagnata rischia la marcescenza diventando indisponibile come foraggio per gli animali, per dire.
Bene, ieri le nubi più minacciose venivano dalla Valle Imagna, e il monte Tesoro non aveva il “cappello” di nubi: risultato, nessun temporale né acquazzone o che altro di simile, sicché io e Loki ci siamo fatti la nostra camminata montana senza sgradevoli infradiciamenti.

Per la cronaca, quegli stessi bollettini meteo per la sera davano “attenuazione dei fenomeni”. Infatti la sera ha fatto temporale e piovuto parecchio. Ecco.

Vedete perché io sostengo convintamente che le previsioni del tempo contemporanee sono spesso attendibili quanto l’oroscopo di un rotocalco di gossip?

Studiate e salvaguardate la secolare saggezza condensata nei proverbi e nei modi di dire delle vostre zone, piuttosto! E vedrete che indovinerete la meteo molto di più di quei “meteorologi” da strapazzo, oltre a imparare e tramandare una cultura di valore imperituro e insostituibile utilità.

Ecco Loki, il mio segretario personale a forma di cane, in vetta al monte Tesoro ieri, alle ore 16.56, cioè quando le previsioni meteo di solo un’ora prima davano il clou dei fenomeni temporaleschi. Infatti si noti il cielo terribilmente minaccioso da tempesta imminente, lì sopra!

P.S.: ebbene sì, questo che avete letto è un nuovo “episodio” della personale, strenua battaglia (solitaria?) nei confronti della pseudo-meteorologia nazionalpopolare (quella diffusa da TV, web, social o che altro) e di chi conferisce ad essa un credito che ritengo a dir poco esagerato – ma sono eufemistico, in ciò – a difesa invece della vera meteorologia, scienza assai importante e altrettanto affascinante che con quei bollettini mediatici nulla ha a che fare.

Viaggiare per il mondo con Battiato

Credo che non esista un brano di Franco Battiato che non contenga in un modo o nell’altro il “viaggio”. Nel senso materiale o immateriale del termine e del concetto ovvero geografico, mentale, spirituale, metafisico, astrale, la musica di Battiato è potente e oltremodo suggestiva rappresentazione del viaggio nonché pratica sonora per viaggiare, con la mente nell’ascolto ma propedeuticamente per il viaggio vero e proprio. E non è solo una questione di interpretazione delle armonie e dei testi, ma sapete bene che i brani del grande Maestro siciliano sono infarciti di innumerevoli citazioni di luoghi, paesi, città, regioni e di genti, tradizioni, culture, saperi identificanti quei luoghi.

Posto ciò avrei voluto fare io (ma non l’avrei fatto così bene) ciò che ha fatto Alessio Arnese con “MAPPIATO”, sito web che presenta la Carta dei luoghi citati nelle canzoni di Franco Battiato con relativa playlist dei brani dai quali vengono le varie citazioni geografiche.

Un bellissimo modo non solo per omaggiare Battiato e la sua arte musicale, ma anche per dimostrarne il mirabile cosmopolitismo e l’illuminante valore multiculturale: un aspetto fondante e centrale, questo, di tutta la sua produzione artistica. Quello di Battiato è un multiculturalismo che è connessione di differenti e distinte identità culturali, lontano da certo globalismo ideologico o da superficiali banalizzazioni che nel voler vedere (pur giustamente) il pianeta come un solo luogo ignora e trascura la sua imprescindibile geografia umana. È relazione di tante identità tutte peculiari, confronto di culture, scambio di saperi, cognizioni, erudizioni, fervido invito alla conoscenza e all’arricchimento reciproco senza mai rinnegare la propria identità, anzi, facendo di essa il primo – e non solo perché proprio – elemento di condivisione e arricchimento. Che è poi, tutto questo, uno dei sensi fondamentali del viaggio più autentico, espresso in modo inarrivabile da chi – Battiato stesso, intendo dire – si è autodefinito un “professionista del viaggio” (clic) facendone una pratica di conoscenza, comprensione, illuminazione, sapienza e, a suo modo, di ascetismo.

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare “MAPPIATO” e, inesorabilmente, buon viaggio!