Loop

Ce l’aveva fatta! Gli ultimi passi avevano richiesto uno sforzo tremendo, quasi sovrumano se la ferrea volontà non l’avesse soccorso, ma ora era lassù, in vetta, conquistata in solitaria! La cima più alta del pianeta, sopra ogni altro uomo, immerso nel cielo, assiso su quell’immane, sublime piedistallo di roccia e ghiaccio.
Comunicò via radio il successo al campo base, poi cercò di recuperare forze fisiche e mentali; quindi prese a scattare le fotografie più importanti della sua vita, le attestazioni di quel trionfo… Verso Nord, verso Sud, verso ponente… verso ponente?!
L’uomo cercò di aguzzare la vista, traguardando direttamente e attraverso l’obiettivo della fotocamera, e dopo pochi istanti non poté far altro che sbarrare gli occhi, esterrefatto: laggiù, verso ponente, una montagna, una vetta, si innalzava ben oltre quella su cui stava, ovvero la più alta del pianeta – come almeno tutti credevano! C’erano sì altre cime intorno ad essa, tutte più basse di centinaia di metri, ma quella vetta di ghiaccio abbacinante era ben più alta, indubitabilmente ben più elevata di qualsiasi altra.
Rientrò dalla spedizione e annunciò al mondo la sua incredibile scoperta; tra gli entusiasmi e gli omaggi per l’impresa compiuta, nessuno gli volle credere. L’uomo concluse rapidamente che poteva fare soltanto una cosa per rendere inconfutabile la sua asserzione: conquistare quella cima. Organizzò una nuova spedizione, partì, attaccò le immani pareti lottando contro difficoltà estreme e terribili intemperie, infine raggiunse la vetta. La gioia per il nuovo grande trionfo tuttavia venne rapidamente offuscata da un altrettanto rinnovato sgomento: a levante – impossibile… ma c’era, la vedeva, la fotografava – un’altra vetta, chiaramente più elevata della sommità appena raggiunta! L’uomo questa volta ebbe però la forza d’animo di non farsi annichilire dallo sconcerto; dopo poche settimane ripartì per quelle incredibili montagne, deciso a conquistare la nuova più elevata cima. La salì, la conquistò, giunse in vetta e al suo occidente vi osservò un’ennesima e ancora più alta cima. Tornò, ripartì – ormai totalmente solitario, dacché più nessun alpinista aveva accettato di gareggiare in quella inopinata e forsennata corsa alla quota assoluta – salì lassù, e all’osservare ancora a oriente una vetta più alta ormai non percepì in sé più alcun sgomento: ogni conquista, ogni fine impresa, diventava un nuovo inizio cui sottrarsi gli era a quel punto impossibile.
Ovviamente il grande alpinista rifiutò in tono duro ogni ipotesi di degrado mentale dovuto alle alte quote. Col tempo più nessuno si curò di lui, se continuò nella sua folle rincorsa o se essa finì, forse tragicamente: la sua sfida assoluta all’estremo si tramuto nel più assoluto ed estremo oblio.

(P.S.: è un racconto, questo, al momento ancora inedito come la raccolta di cui è parte, composta di testi moooooolto particolari. Forse sarà pubblicata, prima o poi. Voi seguite il blog oppure il sito e può essere che tra un po’ ne saprete di più, al riguardo.)

Ettore Castiglioni, 24/25 agosto, Val di Non

Ettore Castiglioni non è stato solo uno dei più grandi alpinisti italiani di sempre, decorato della medaglia d’oro al merito alpinistico, ma pure un uomo di grandissimi e nobilissimi valori, al punto da essere riconosciuto Giusto tra le nazioni per la sua attività di salvataggio di centinaia di antifascisti, tra i quali Luigi Einaudi, ed ebrei perseguitati dalle leggi razziali fasciste, che egli accompagnava oltre confine, in primis verso la Svizzera, proprio grazie alla sua esperienza di montagna.

Di Castiglioni ho scritto qualche tempo fa qui sul blog in merito a una brutta vicenda a suo danno, perpetrata da individui di specie del tutto opposta a quella del grande alpinista milanese, tuttavia poi “risoltasi” in maniera tanto fortunosa quanto significativa e, in fondo, positiva. Scrivo “milanese” perché Castiglioni era di famiglia meneghina ma in verità egli nacque in Val di Non, a Ruffré: e proprio la “sua” valle natia, anche in seguito a quando accaduto e da me riferito nell’articolo del blog sopra citato (per questo mi viene in fondo di parlare di “risoluzione positiva” della vicenda), renderà omaggio a Ettore Castiglioni il 24 e 25 agosto prossimi, come indicato nella locandina in testa al post. È un ottima occasione per conoscere ovvero approfondire la conoscenza – e l’ammirazione intellettuale e umana, ne sono certo – di Castiglioni, personaggio tutt’oggi emblematico e capace di suscitare emozioni e sentimenti di grandissima, preziosa umanità, quanto mai necessari nel presente che viviamo.

P.S.: ringrazio di cuore Paolo Vita, nònese grande estimatore di Castiglioni e promotore della posa di un cippo commemorativo del legame del grande alpinista con la Val di Non, che mi ha dato notizia delle iniziative di cui vi ho detto.

Il grande Ettore Castiglioni e un “piccolissimo” sindaco

Mi ha lasciato a dir poco sconcertato la lettura della notizia che a Ruffré, in provincia di Trento, è stata negata la posa di un monumento commemorativo a Ettore Castiglioni, uno dei più grandi alpinisti italiani di sempre nonché personaggio di grandissime doti intellettive e umane, nativo proprio della piccola località trentina. Ciò perché Castiglioni, che durante la guerra fu sottotenente degli Alpini, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 aderì al movimento partigiano e contribuii attivamente a mettere in salvo centinaia di ebrei perseguitati dalle leggi razziali e di antifascisti (tra i quali il futuro presidente della Repubblica Luigi Einaudi), mentre il sindaco del suo paese natale, protagonista del diniego, è membro attivo di un gruppuscolo neofascista attivo in Trentino/Sud Tirolo. Questo è quanto.

Mi ha lasciato sconcertato, appunto, e disgustato, constatare che nella nostra società civile ci siano individui come siffatto sindaco (!), così palesemente al di fuori da qualsivoglia margine democratico e di libertà d’espressione, e così pervicacemente sguazzanti in un passato fatto di disgustoso fango (e magnanimamente scrivo “fango”, non altri termini più turpi che tuttavia sarebbe perfettamente giustificati) che rifiuta di vivere il presente rendendosi antitesi di qualsiasi futuro – un elemento che qualsiasi società realmente civile dovrebbe rigettare, non certo eleggere a cariche istituzionali. Ognuno può sostenere qualsivoglia ideologia politica, anche la più sovversiva, ma nessuno può farlo negando e infangando la storia attraverso atteggiamenti ipocriti, retrivi e anticulturali. La presenza di individui come il suddetto sindaco è innegabilmente d’intralcio a qualsiasi buon progresso della società di cui tutti facciamo parte e della civiltà che ne deve animare la vita quotidiana – al di là, ribadisco, di qualsiasi ideologia e posizione politica: siamo al di là di ciò, appunto, oltre ogni pensabile margine di tolleranza civica.

D’altro canto, una personalità così alta e luminosa come quella di Castiglioni non subisce certo la bieca meschinità di certi personaggi dalle azioni tanti significative circa la loro reale natura, della quale peraltro finiranno per soccombere inesorabilmente. Per Ettore Castiglioni, invece, continuano a parlare le grandi imprese alpinistiche e la sua esemplare avventura umana, eternate nella storia e nel tempo a beneficio degli spiriti più grandi e liberi.

P.S.: qui potete vedere il trailer del film Oltre il Confine – La Storia di Ettore Castiglioni. Cliccando sull’immagine in testa al post potrete invece leggere l’articolo di Andrea Tognina Ettore Castiglioni, un alpinista in cerca di libertà, uscito su swissinfo.ch

Lo “Spirito Libero” di Franco Perlotto

cop_perlotto-spirito-liberoNon è mia abitudine disquisire di libri che non ho (ancora) letto – ed è cosa, questa, che ribadisco di nuovo come in passato per simili circostanze e che è quasi del tutto categorica (per di più, al momento in cui sto scrivendo, il libro in questione non è ancora uscito). E il quasi, ora, è per colpa di una leggenda.
Perché sì, Franco Perlotto è sul serio un personaggio leggendario. Alpinista tra i più grandi degli ultimi 50 anni, autore di imprese grandissime ed estreme, padre italiano del free climbing (in quanto disciplina e in quanto definizione: avete presente il celebre marchio di abbigliamento Think Pink? Ecco, è una sua creazione!) – guida alpina, viaggiatore, fotografo, giornalista, operatore tra i più qualificati in Italia della cooperazione internazionale in aree critiche del pianeta e tra i massimi esperti al mondo di gestione anti-incendi delle foreste dell’Amazzonia (cosa per la quale è stato insignito di una laurea honoris causa in scienze ambientali)… e, nonostante tutto ciò, una persona dalla modestia e dalla riservatezza inversamente proporzionali alla sua grandezza, uno capace di imprese di massimo livello col minimo del clamore mediatico.
Potrei anche non aggiungere altro – converrete che un libro scritto da un personaggio del genere non può passare inosservato – ma nel caso mancherei di citare un’altra peculiarità di Perlotto: quella di essere pure uno scrittore di gran pregio e tuttavia, anche qui, di esserlo in maniera fin troppo schiva. Da una vita come la sua – come ho già scritto in altre occasioni, ad esempio nella personale recensione di Indio, il suo precedente libro – si potrebbero tranquillamente ricavare dozzine di volumi e di film, alcuni dei quali pure di stampo hollywoodiano: dunque la possibilità di leggere un libro il cui autore è il protagonista di tutto ciò, a questo punto, diventa ancora più immancabile.
Serve aggiungere ancora dell’altro? Forse sì, forse c’è da rimarcare un ultimo-ma-non-ultimo buon motivo per la lettura di Perlotto ovvero quello compendiato nel titolo stesso del libro: Spirito libero. Titolo non semplicemente programmatico ma effettivamente pragmatico: descrive perfettamente quello che è Franco Perlotto ovvero ciò che si respira nei suoi libri. E questo, dal mio punto di vista, è molto più di un buon motivo.

Avevo voglia di disfare i carismi di un alpinismo assurdo fatto di competizioni al limite dell’immoralità, di meschinità, di rivalse, in fondo mi era rimasto e mi ero trovato a compiere scelte per lo meno inconsuete nei meccanismi di un mondo che non poteva avere futuro…L’ambiente degli alpinisti mi escluse dai suoi giochi. Non ero inquadrabile negli schemi. Non cercavo di scalare la parete famosa sulla cima famosa per diventare famoso. Eppure una certa notorietà l’avevo acquisita. Poi gli sponsor mi dissero che non ero più uomo d’immagine per loro. Mi dissero che non ero credibile come testimonial. In effetti alcuni ambienti alpinistici avevano deciso di farmi sparire dal loro firmamento. Non riuscii nemmeno a tenere il conto di quanta arroganza subii in quegli anni. Ma in fondo a me non importava più di tanto.

Franco Perlotto, anni '70, anni '10.
Franco Perlotto, anni ’70, anni ’10.

Cliccate sulla copertina del libro per visitare il sito web della casa editrice, Alpine Studio, e conoscere ogni altra informazione utile. QUI, invece, trovate un articolo su Franco Perlotto che, seppur di qualche tempo fa, riesce almeno un poco a farvi percepire lo spessore del personaggio.