The MISTery of Woods

Perché vi sono alberi sotto i quali non posso passare senza che vasti e melodiosi pensieri non scendano su di me? | (Ritengo che pendano da quegli alberi, d’estate come d’inverno, e facciano sempre cadere frutti sul mio passaggio)

(Walt Whitman)

Immagini dal blog lucarotaimages.wordpress, dalla serie The MISTery of Woods ove MIST, in tale titolo, richiama ovviamente la nebbia, e come essa sappia accrescere l’accezione misteriosa del fascino silvestre, soprattutto in queste settimane autunnali.

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Visitate “Luca Rota Images”: un blog per continuare a raccontare storie ma attraverso immagini, non (solo) parole


Se e quando avrete un attimo di tempo, vi invito a visitare lucarotaimages.wordpress, il blog “fotografico” a mia cura nel quale continuo a fare ciò che solitamente faccio, ovvero inventare e raccontare storie, non usando però le parole ma le immagini. Scatti fotografici, appunto, che mi auguro sappiano raccontare cose interessanti e, soprattutto, che lo facciano in modo quanto più particolare e non ordinario possibile.
Giusto per cercare di farvi capire ciò che intendo…:

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Sia chiaro fin da subito: io non sono un fotografo, e non miro nemmeno ad essere paragonato, in un modo o nell’altro, a chi faccia fotografia di mestiere, semplicemente perché non credo di poterlo meritare. Io scrivo libri, invento e racconto storie, e cerco di farlo in un modo che sia il più possibile interessante e gradevole, magari provando pure a rendere riconoscibile ciò che scrivo, singolare, originale – anche se oggi, temo, l’originalità è ormai purissima utopia.
Allo stesso modo scatto fotografie: genero immagini per raccontare qualcosa, qualcosa che vada al di là del mero scatto, della sua poca o tanta bellezza, qualcosa che possa fare di quella immagine un racconto, l’espressione di un’idea, di un concetto o di una opinione, che la renda viva e narrante al di là della mera tecnica (uso una macchina digitale nemmeno di gran marca!) e di chi l’ha scattata, di me che ci metto l’input iniziale, l’intuizione, l’introduzione a quanto vorrei raccontare che però è poi l’immagine stessa a raccontare. Altre volte è l’immagine a suggerirmi cosa raccontare, è l’istante fissato a contenere “parole” che si fanno sentire nell’animo e che generano gli elementi di una storia che chiede di essere raccontata o quanto meno colta, prima di scivolar via sullo scorrere del tempo.
Per certi versi, è come deve accadere per le opere letterarie: è il libro a rendere noto il suo autore, non viceversa, perché, una volta scritto e pubblicato, è il libro che racconta la storia al lettore, non è più l’autore che certo, ne è il fautore, ma il cui compito alla fine è stato quello di fissare quella storia sulle pagine del libro sotto forma di linguaggio scritto e quindi andare oltre, per raccontare altro. L’opera letteraria deve vivere di vita propria, e solo in questo modo potrà continuare a narrare la propria storia con la stessa intensità del primo istante – e ciò rende di nuovo assai contigue, a mio modo di vedere, letteratura e fotografia: “Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento”, affermò Henri Cartier-Bresson. Ecco, esattamente così: le immagini possono raccontare storie a lungo, come i buoni libri e come tutta l’arte di valore, e con un’intensità che nessuna voce umana saprà mai raggiungere.
Se poi saprò effettivamente mettere in pratica tutto quanto sopra, con ciò che scrivo o con le immagini che produco, sarete voi a deciderlo.
Io ci provo.

Cliccate sull’immagine della testata per visitare lucarotaimages.wordpress. Mi auguro possiate trovare il blog interessante e le immagini pubblicate apprezzabili: nel caso, potrete lasciare il vostro consenso commentandole o cliccandovi il pulsante Like, e sappiatemi fin d’ora grato e onorato dell’attenzione e della considerazione che vi vorrete dedicare.

“Luca Rota Images”: un blog per continuare a raccontare storie ma attraverso immagini, non (solo) parole

Vi presento lucarotaimages.wordpress, il mio nuovo blog “fotografico” nel quale continuo a fare ciò che solitamente faccio, ovvero inventare e raccontare storie, non usando però le parole ma le immagini. Scatti fotografici, appunto.

Sia chiaro fin da subito: io non sono un fotografo, e non miro nemmeno ad essere paragonato, in un modo o nell’altro, a chi faccia fotografia di mestiere, semplicemente perché non credo di poterlo meritare. Io scrivo libri, invento e racconto storie, e cerco di farlo in un modo che sia il più possibile interessante e gradevole, magari provando pure a rendere riconoscibile ciò che scrivo, singolare, originale – anche se oggi, temo, l’originalità è ormai purissima utopia.
Allo stesso modo scatto fotografie: genero immagini per raccontare qualcosa, qualcosa che vada al di là del mero scatto, della sua poca o tanta bellezza, qualcosa che possa fare di quella immagine un racconto, l’espressione di un’idea, di un concetto o di una opinione, che la renda viva e narrante al di là della mera tecnica (uso una macchina digitale nemmeno di gran marca!) e di chi l’ha scattata, di me che ci metto l’input iniziale, l’intuizione, l’introduzione a quanto vorrei raccontare che però è poi l’immagine stessa a raccontare. Altre volte è l’immagine a suggerirmi cosa raccontare, è l’istante fissato a contenere “parole” che si fanno sentire nell’animo e che generano gli elementi di una storia che chiede di essere raccontata o quanto meno colta, prima di scivolar via sullo scorrere del tempo.
Per certi versi, è come deve accadere per le opere letterarie: è il libro a rendere noto il suo autore, non viceversa, perché, una volta scritto e pubblicato, è il libro che racconta la storia al lettore, non è più l’autore che certo, ne è il fautore, ma il cui compito alla fine è stato quello di fissare quella storia sulle pagine del libro sotto forma di linguaggio scritto e quindi andare oltre, per raccontare altro. L’opera letteraria deve vivere di vita propria, e solo in questo modo potrà continuare a narrare la propria storia con la stessa intensità del primo istante – e ciò rende di nuovo assai contigue, a mio modo di vedere, letteratura e fotografia: “Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento”, affermò Henri Cartier-Bresson. Ecco, esattamente così: le immagini possono raccontare storie a lungo, come i buoni libri e come tutta l’arte di valore, e con un’intensità che nessuna voce umana saprà mai raggiungere.
Se poi saprò effettivamente mettere in pratica tutto quanto sopra, con ciò che scrivo o con le immagini che produco, sarete voi a deciderlo.
Io ci provo.

Cliccate sull’immagine della testata per visitare lucarotaimages.wordpress. Mi auguro possiate trovare il blog interessante e le immagini pubblicate apprezzabili: nel caso, potrete lasciare il vostro consenso commentandole o cliccandovi il pulsante Like, e sappiatemi fin d’ora grato e onorato dell’attenzione e della considerazione che vi vorrete dedicare.

Ansel Adams: quando la fotografia dice tutt’oggi ciò che molti non sanno dire…


Se la fotografia di paesaggio oggi ha un senso, e se in molti buoni casi quel senso assume pure connotazioni artistiche, è grazie all’opera di alcuni grandi fotografi del passato come Ansel Adams, a mio parere tra i maggiori in assoluto.
Di contro, per lo stesso motivo vedo spesso in circolazione molte opere fotografiche spacciate per mirabili e innovative, quando invece non fanno altro che ribadire – certo con materiali e tecnologie contemporanee – cose già fatte in passato, e probabilmente pure fatte meglio. Il senso estetico diffuso non può prescindere dalla sua stessa storia e dalle origini che lo hanno generato e plasmato, e ciò vale per le espressioni artistiche come per ogni altra cosa. Ci sono in giro immagini formalmente assai belle, ma che al di là di tale formalità non dicono molto, proprio perchè altri hanno già detto. Non è un caso che, nella fotografia artistica, oggi, solo una minima parte delle immagini in circolazione rappresentino (in senso classico) paesaggi… Fortunatamente altri ancora (non tanti, ma ci sono) sanno ancora dire cose interessanti, e proseguire il discorso artistico che maestri come Adams hanno avviato e/o reso profondo di senso e di sostanza.
Mi auguro che la mostra sull’opera di Ansel Adams svoltasi a Modena qualche mese fa possa essere riproposta, dalle nostre parti: per quanto sopra è (sarebbe) bellissima e assai didattica, appunto. Nell’attesa, cliccando sull’immagine qui sopra (The Tetons and the Snake River, 1942) potrete visitare il sito web ufficiale dedicato all’arte fotografica di Ansel Adams: una conoscenza imprescindibile, per ogni appassionato di fotografia o d’arte, e non solo.