Siamo dunque, come sempre, fermi al turismo selvaggio

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Siamo dunque, come sempre, fermi al turismo selvaggio, convenzionale, meccanizzato, che distrugge ogni prestigio dell’alta montagna e non porta alcun beneficio alle popolazioni.

Questa e altre che potete leggere nell’articolo qui sopra sembrano affermazioni scritte oggi, e invece sono di più di mezzo secolo fa, del 1975, e le proferì Antonio Cederna, grande intellettuale che con drammatica preveggenza capì prima di molti altri ciò che la turistificazione sempre più esasperata avrebbe comportato per le montagne.

Certo turismo, che qualcuno ha il coraggio, o la stupidità, di definire l’unico in grado di garantire “un futuro” ai territori montani (e non penso solo a quello sciistico), è in realtà fermo, immobile, inerte: la zavorra che li tiene ancorati a un passato non solo totalmente obsoleto ma pure degradante e dunque inesorabilmente devitalizzante. Se può essere ben difficile dirsi contrari a un turismo – di qualsiasi genere – ben pensato e consono allo spazio e al tempo nel quale si manifesta, è un dovere sociale, civico, morale e culturale avversare qualsiasi frequentazione turistica che appaia fuori contesto, impattante, insensata rispetto alle montagne e ai territori naturali che intende assoggettare.

Si noti, peraltro, che Cederna parlava di distruzione del «prestigio» dell’alta montagna, cioè sicuramente del suo ambiente e del suo paesaggio ma al contempo della sua cultura, della sensibilità per la sua bellezza naturale, dell’equilibrio ecologico, della cura e del rispetto di cui abbisogna, della consapevolezza verso la sua realtà, della relazione che vi intratteniamo vivendola o frequentandola – tutti elementi che fanno il prestigio della montagna e se ne alimentano. Invece, certo turismo odierno svilisce e si riduce a una convenzione meramente ludico-ricreativa delle più banali, fatta di «just fun», «no limits» e via dicendo, come se, la montagna fosse solo un divertimentificio del quale fruire per svagarsi e basta, con tutto il resto a fare da mero corollario se non a dare fastidio.

[Immagine tratta da www.ilgiornaledellarte.com.]
A volte, quando si parla di alta montagna, si cita più o meno impropriamente il termine «wilderness». Be’, Cederna ci ha fatto capire con insuperabile chiarezza che troppo spesso è la presenza dell’uomo in quota a rappresentare l’aspetto più selvaggio e nel senso peggiore del termine.

Eppure, se invertire tale rotta altrimenti diretta a un diffuso disastro può sembrare complicato, e in effetti lo è dal punto di vista materiale, cominciare l’inversione è un atto semplicissimo: basta pensare usando il buon senso. Che d’altro canto so bene che per alcune persone troppo occupate a conseguire vantaggi e tornaconti e a osservarsi l’ombelico sia qualcosa di difficilissimo da fare: ma è un problema loro, non certo delle montagne e di chi ne ha a cuore il futuro.

Antonio Cederna e la distruzione della Natura

Il sempre ottimo Giuseppe Mendicino, il 4 giugno scorso su “Doppiozero”, dedica un bellissimo testo a Antonio Cederna, «per anni il migliore, il più preparato e combattivo difensore del paesaggio nel nostro Paese», autore di libri memorabili dalla cui lettura tutt’oggi «si resta impressionati dalla sua lucidità e preveggenza». Venne poco ascoltato ai suoi tempi, viene poco ricordato oggi: i risultati di tali trascuratezze si vedono tutti, ferite inferte e spesso infette al territorio italiano che spesso provocano dolorosi effetti ambientali, idrogeologici, ecologici.

Tra le altre cose, Mendicino ricorda come Cederna sin dagli anni Sessanta denunciasse «l’aggressione alla montagna con il cemento e la ferraglia di impianti di risalita costruiti rovinando paesaggi di millenario splendore. Pochi capivano e ascoltavano allora, ma oggi che sensibilità e conoscenza sono assai più diffuse, l’assalto continua. Per arricchire pochi, stiamo perdendo un patrimonio naturale, quello delle Alpi, unico al mondo.» È passato più di mezzo secolo ma l’aggressione continua, raramente giustificabile, sovente deprecabile, comunque in modi vieppiù crescenti ove sia palese la presenza «dell’avidità e il cinismo di speculatori e costruttori, l’ignoranza e la mancanza di sensibilità di tanti cittadini comuni, l’assenza di cultura e di senso di responsabilità di molti politici».

Antonio Cederna è una figura imprescindibile, insomma: nel bene e nel male, ovvero per meriti suoi e per demeriti di noi uomini con i nostri comportamenti in Natura. Da rileggere assolutamente e conoscere al meglio, a partire dall’articolo di Mendicino che trovate qui e che cita i libri fondamentali di Cederna, alcuni ristampati di recente. Motivo in più per approfondirne la conoscenza e meditarci sopra con ancora maggiore consapevolezza.

(Le immagini del post sono tratte dall’articolo di “Doppiozero”.)