Aurore boreali e asini che volano

Un’aurora boreale alle nostre latitudini, qualche giorno fa, sopra il Gran Zebrù.

Eh già.

E magari mostri preistorici come quello di Loch Ness nel Lago di Como o piovre giganti in quelle dell’Idroscalo a Milano, sì, senza contare le astronavi aliene un po’ ovunque.

E sicuramente asini che volano sopra la sede di Regione Lombardia (vedi sopra) e nelle redazioni di certi “giornali”. Anzi, no, non volano. Scrivono.

(Clic)

Cartelli di pericolo da rispettare

Sono certo che molte persone normali che solitamente rispettano poco o nulla i classici cartelli stradali avranno gran cura di rispettare un cartello come questo. Già.

Ma attenzione, non si dica a quelle che il loro impegno in tal senso è pressoché inutile: le civiltà aliene che giungono sulla Terra e vogliono studiare la razza umana generalmente rapiscono individui dotati di maggior senno. Altrimenti sarebbe come se un viaggiatore appassionato d’arte si recasse a Parigi o a San Pietroburgo e, invece di visitare il Louvre o l’Ermitage, si limitasse a qualche piccolo museo secondario tuttavia pretendendo di avere visto le opere migliori. Che le cose si fanno bene oppure non si fanno è un principio valido anche in altre galassie, eh!

Alieni e antonomàsia

Credo che una civiltà aliena che non sia mai passata dalle parti della Terra e volesse saperne di più sulle creature che “dominano” il pianeta (peraltro solo in tal caso, in quanto civiltà che non conosca gli umani, potrebbe pensare di approcciarli: le altre civiltà aliene che ormai ne hanno buona conoscenza li evitano accuratamente!) e per tale motivo indagasse riguardo a quale oggetto, manufatto, simbolo o segno possa identificare in modo definito e antonomastico la suddetta razza terrestre e la presenza delle relative creature, alla fine converrebbe che l’oggetto umano in questione non potrebbe che essere questo:

Un oggetto ormai rintracciabile fuori da ogni dimora degli esseri umani e globalmente, sul pianeta – soprattutto nelle zone in cui sia attiva quella che gli umani chiamano “raccolta differenziata dei rifiuti domestici”. Già.

Dire cose affidabilisssssime

[Foto di Immanuel Giel – Own work, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10773174%5D
Ormai, certe asserzioni proferite da alcune persone (il cui numero noto in aumento, purtroppo), frasi del tipo «Te lo prometto!», «Fidati!», «Contaci pure!» e affini, hanno lo stesso valore e la stessa affidabilità di cose del genere «Ho avvistato il mostro di Loch Ness!», «Un astronave aliena è atterrata nel parcheggio dell’Ikea!» oppure «I politici italiani sono veramente onesti e capaci.»

Ci rido sopra, sì, ma in realtà non c’è affatto da ridere. Anzi.

 

Dischi volanti

(Ribadisco: è da tempo che vorrei scrivere un’opera umoristica “assoluta”, talmente comica da risultare pericolosa perché potrebbe far morire dal ridere chiunque la legga. Non so se ce la farò, anzi, in effetti spero di no, prima che mi accusino di strage! Però ci sto provando, la sto scrivendo: non sarà “assoluta” ma lì sto mirando, per quanto ne posso essere capace. Di seguito ne trovate un frammento – ne trovate anche altri, nel blog: cercateli qui. Buona lettura!)

Ho finito di cenare, decido di scendere in cortile con Sandro per farlo zampettare un po’. È quasi l’imbrunire, ma il cielo è ancora sufficientemente chiaro per vederci abbastanza bene.
D’un tratto, una piccola sagoma nel cielo attrae la mia attenzione, sopra il profilo dei palazzi d’intorno. Sembrerebbe un aereo, solo che di aerei in quel tratto di cielo non ne ho mai visti passare, e a quest’ora.
La sagoma si muove, ondeggia un poco, pare si stia avvicinando e diventa via via più nitida, al punto che quel pensiero inizialmente un po’ assurdo balzatomi in mente diventa a sua volta sempre più sostenibile.
«Porca putt… un UFO!»
Lascio il guinzaglio di Sandro, tanto è qui sul prato tranquillo, prendo subito il telefonino. Giro un video, sono eccitatissimo… sto riprendendo un’astronave aliena!
Traguardo l’oggetto attraverso il display, si fa sempre più grande e ora la sagoma da tipico “disco volante” è evidentissima… sembra girare su se stesso e fluttuare leggero nell’aria, emanando piccoli brillii… non so quanto sia distante, o quanto si stia avvicinando, attraverso il telefonino le distanze diventano difficilmente percepibili e poi sto cercando di zoomare l’immagine per avere una prova ancora più indubitabile… ma ora dev’essere veramente vicino, mi impegno a mantenerlo al centro del display, sembra passare sopra il palazzo qui di fronte… accidenti che emozione! Regolo ancora lo zoom, spero che le immagini non escano sfocate… si sta abbassando, sì, è ancora più vicino, vicinissimo…
…E poi all’improvviso entra nell’immagine Sandro, che con un balzo nemmeno tanto atletico prende il disco in bocca e trotterellando placidamente me lo riporta.

Ah.
Ma è il mio frisbee da competizione! Quello che avevo lanciato l’altro ieri ai giardini pubblici con un po’ troppa foga… l’avevo visto volare via oltre la recinzione dei giardini, così pensavo di averlo perso.
Ehm…
Be’, porca miseria! Un’efficienza di volo notevolissima, non c’è che dire.
Già.
Dai, Sandro, torniamo su. Niente invasione aliena, stasera. E la prossima volta ai giardini pubblici giochiamo solo con la palla, ok?