Remo Bodei (1938-2019)

(Photo credit: Yierva [CC BY-SA 3.0 – https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0%5D)

Noi siamo in condizioni di conoscere pochissime cose e con la nostra grandissima ignoranza abbiamo tutti il bisogno di cercare la verità, che non può essere degradata a semplice opinione, soprattutto oggi che c’è un analfabetismo di ritorno preoccupante e una infantilizzazione del pubblico della quale sono responsabili i media, soprattutto la tv, che tendono a semplificare ogni messaggio. Anche a livello politico assistiamo alla sostituzione completa della verità, si vive in un mondo di favola, inventato alla Truman show, il film di Peter Weir.

Remo Bodei, intervistato da Claudio Mura su notizie.tiscali.it, 28/10/2011. Cliccate qui per leggere l’intervista completa. Qui la notizia della sua dipartita.

Vi consiglio caldamente un volume del professor Bodei, Paesaggi sublimi. Gli uomini davanti alla natura selvaggia (Bompiani, 2008), un testo assolutamente interessante non solo per quelli che, come il sottoscritto, si occupano a vario titolo del rapporto tra l’uomo e i luoghi, ma pure per capire come sia nata e si sia definita la visione estetica del mondo da parte di noi contemporanei a partire dal suo ambito primario di manifestazione, quello naturale. Cliccate sull’immagine della copertina, qui sopra, per saperne di più.

L’essenza linguistica dell’uomo è di nominare le cose (Walter Benjamin dixit)

L’essenza linguistica delle cose è la loro lingua; questa proposizione, applicata all’uomo, suona: l’essenza linguistica dell’uomo è la sua lingua. Vale a dire che l’uomo comunica la propria essenza spirituale nella sua lingua. Ma la lingua dell’uomo parla in parole. L’uomo comunica quindi la propria essenza spirituale (in quanto essa è comunicabile) nominando tutte le altre cose. Ma conosciamo noi altre lingue che nominano le cose? Non si obietti che non conosciamo altra lingua al di fuori di quella dell’uomo: che non è vero. Solo, nessuna lingua denominante conosciamo oltre quella dell’uomo: identificando lingua denominante con lingua in generale la teoria linguistica si priva delle sue nozioni più profonde. L’essenza linguistica dell’uomo è quindi di nominare le cose.

(Walter Benjamin, Angelus Novus – Scritti e frammenti, Einaudi Editore, 1a ed.1962. Citato in Maurizio Principato, John Zorn. Musicista, compositore, esploratore (Auditorium – Hans & Alice Zevi Editions, Milano, 2011, pag.73.)

Walter-Benjamin…Dunque, se “L’essenza linguistica dell’uomo è di nominare le cose“, il significato primario dell’uomo stesso è nel significato delle cose. Il che riporta al senso stesso della parola, anche di quella scritta, e ne illumina un valore congenito tanto fondamentale quanto ignorato, eppure basilare anche per la pratica letteraria, le cui parole devono essere sempre significanti. Altrimenti qualsiasi contenuto che vorrebbero trasmettere resterà evanescente – certo, sempre che un contenuto esse abbiano e vogliano trasmetterlo. Ma se così non è, non siamo in presenza di letteratura, sia chiaro.