Negare chi nega

[Foto di Ron Porter da Pixabay.]
Dunque, dall’ultimo “Rapporto Italia 2020” dell’Eurispes si evince che il 15,6% degli italiani nega la Shoah, lo sterminio della popolazione ebraica. Analizza tale dato ed altri ugualmente inquietanti del rapporto questo articolo di “Open”, evidenziando una cosa (tra tante) che parrebbe “non credibile” per tanto è assurda, e se non fosse basata su dati inoppugnabili: «Il numero è aumentato negli ultimi quindici anni in modo molto significativo, passando dal 2,7% del 2004 al 15,6% di quest’anno

In ogni caso il rapporto ha suscitato qualche dibattito ma non più di tanto, assuefatto com’è ormai il paese all’imbarbarimento sempre più profondo della sua opinione pubblica in preda a populismi, isterismi, fanatismi e numerosi altri –ismi dei peggiori, un mostro sempre più spaventoso che tuttavia, ogni volta che passa davanti a uno specchio, evidentemente si vede sempre più “bello”, negandosi la propria crescente bruttura.

D’altro canto, sono d’accordo pure io a non tirarla troppo per le lunghe e a perdere tempo in eccessive disquisizioni al riguardo. Si faccia così: la popolazione attualmente residente in Italia è pari a circa 60 milioni e 400mila persone; il 15,6% equivale a circa 9 milioni e 400mila persone, ok? Bene: l’ammontare totali dei residenti sia aggiornato a 51 milioni di persone. Quei 9 milioni e passa che pensano bestialità come quelle evidenziate dal rapporto Eurispes non possono avere il diritto di risiedere in un paese la cui società si voglia definire civile. Oppure se vogliono restare che restino, ma prive di ogni diritto civico. Sarebbe un’onta insostenibile per l’intero paese, altrimenti.
Ecco.

Qualcuno penserà che un tale metodo sia similare a quello che ha dato forma storica alla Shoah? Be’, ma tanto quelli non ci credono, dunque li si sottoporrà a una coercizione sostanzialmente inesistente. Che potrebbero dunque avere da protestare? Loro negano, noi neghiamo loro. Equità assoluta.

Bene, ho finito. E chiedo perdono per lo sfogo.

Un paese di paesi in montagna, e di genti di montagna

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La mappa dell’Italia qui raffigurata (cliccateci sopra per ingrandirla) è assolutamente emblematica: in poche parole, illustra l’attuale situazione demografica nazionale, in forza della quale 30 milioni di italiani vivono concentrati in 1.100 comuni – le zone colorate, in pratica – e gli altri 30 milioni nei restanti 7.000 comuni – sparsi in tutta la parte incolore della mappa.

Ovvero: metà della popolazione italiana vive nei paesi e nelle cosiddette aree interne le quali, per tale semplice tanto quanto fondamentale motivo, devono essere considerate dalle istituzioni almeno allo stesso modo di quelle metropolitane e più urbanizzate/antropizzate. Anzi: considerando che la buona parte di quelle aree interne sono di montagna – perché, appunto, l’Italia è un paese fatto di paesi in un territorio fatto in maggioranza di montagne – e quindi aree con difficoltà oggettive (morfologiche, orografiche, climatiche, geologiche, logistiche, eccetera…) cospicue rispetto alle aree di pianura l’attenzione delle istituzioni dovrebbe necessariamente essere maggiore. D’altro canto, risulta ancor più evidente come sia stato nefasto il sostanziale disinteresse istituzionale verso la montagna e le aree interne dei decenni scorsi, che ha causato o ha concorso a provocare molte delle problematiche sociali e sociologiche che ancora oggi gravano sulle Terre Alte e sulle loro genti.

Tutto ciò, con l’auspicio che al riguardo la contemporaneità porti alle istituzioni meditazione, consiglio, cognizione della realtà e proficua volontà d’azione.

P.S.: fonte della mappa: Dataset contenente i dati territoriali e demografici dei Comuni italiani aggiornati al 01/01/2015; Elaborazione Ancitel su dati Istat. Elaborazione: Mario Di Vito. Fonte da cui è stata da me tratta: https://www.facebook.com/loredana.lipperini

P.S.#2: articolo pubblicato su Alta Vita.