Un consiglio

Mi permetto di darvi un “consiglio”, se così lo posso definire.

Qualche giorno fa sono stato – mio malgrado – in un centro commerciale dopo aver visitato una mostra d’arte contemporanea, dunque dopo essere stato in un luogo deputato all’arte. “Mio malgrado” nel senso che il ristorante interno al centro espositivo era pieno e l’unico posto dove trovare da mangiare almeno un panino era quel centro commerciale, senza altre alternative nei paraggi.

Ecco, il consiglio: non recatevi mai in un centro commerciale dopo essere stati ad una mostra d’arte, o in qualche altro luogo deputato a cose similmente “alte”. Perché, se possibile, la realtà del primo s’abbassa ancor più di quanto potreste mai immaginare. Semmai fate il contrario – prima il centro commerciale e poi la mostra d’arte, ma solo se siete veramente costretti a dovervi recare nel primo – oppure andate liberamente in entrambi ma soltanto se siete degli studiosi di sociologia (o psicosociologia). Oppure, ancora meglio, andate quasi sempre e solo alle mostre d’arte e quasi mai nei centri commerciali, almeno la domenica.

Sia chiaro: nulla di personale contro chi frequenta assiduamente i centri commerciali – tanto meno nei confronti di chi ci lavora, anzi: massimo rispetto per costoro. Solo, mi permetto di pensare che frequentare mostre d’arte, o altro di considerabilmente educativo alla bellezza e assecondante la cultura e il pensiero più sagace (come l’arte contemporanea sa fare con rara efficacia, ad esempio), è meglio.

Magari mi sbaglio, eh. O magari no.

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Gli stolti

Immaginatevi il proprietario di un terreno arido ma nel quale si trovi una miniera d’oro e che, a fronte di cotanta ricchezza bell’e pronta, continui a coltivare magre patate… Come lo giudichereste?
Oppure immaginatevi un emiro mediorientale il cui regno abbia il sottosuolo imbevuto di petrolio che, nonostante questa fortuna, si ostini a vendere solo cammelli, o un povero tapino a cui venga lasciato in eredità un patrimonio in denaro di miliardi e miliardi e lui lo tenga nascosto sottoterra per non saper cosa farsene, di tutti questi soldi…

Oppure ancora… immaginatevi una nazione che abbia sul proprio territorio uno dei più grandi e preziosi patrimoni artistici e culturali del mondo e, piuttosto di essere consapevole del suo valore e di come potrebbe renderla tra le più ricche in assoluto, passi il tempo nei centri commercia…

Ah no, un attimo. Questi non serve immaginarseli, esistono davvero.

Può sembrare un paradosso per il Paese che vanta la più alta concentrazione di beni artistici del mondo, eppure gli italiani sono fra i più pigri frequentatori di siti culturali in Europa. Lo dice l’ultima statistica Eurostat: mentre il turismo culturale, anche mordi e fuggi, ha avuto negli ultimi dieci anni un sensibile incremento un po’ dappertutto, in Italia siamo rimasti al palo. Alla domanda «Avete visitato almeno un monumento storico, un museo, una galleria d’arte o un sito archeologico nell’ultimo anno?», solo un italiano su 4 (il 26,1 per cento) risponde di sì, contro una media europea del 43,4 per cento.

(Tratto da questo articolo de Il Corriere.it.)

Amen.

Una Space Shuttle in giardino. Petrit Halilaj all’Hangar Bicocca, Milano.

Sovente qui sul blog, disquisendo di arte dal mio punto di vista di scribacchino letterario, propongo opere e artisti che sappiano miscelare al meglio le due espressività artistiche – quella visiva e quella letteraria, appunto.
A volte, poi, ci sono altri artisti che anche senza fare ciò, ovvero restando nel puro campo espressivo visuale e senza alcun uso di testo scritto o altro di simile, riescono a costruire vere e proprie narrazioni, estese, articolate, eloquenti e approfondite. Petrit Halilaj, in mostra all’Hangar Bicocca di Milano con la personale Space Shuttle in the Garden, è uno di questi – anzi, raramente ho potuto constatare così tanta e chiara forza espressiva in una serie pur coordinata di installazioni artistiche.
Così si può leggere nella presentazione dell’esposizione:

La mostra è soprattutto un viaggio nell’universo e nella mitologia dell’artista. A metà tra immaginazione e realtà, le opere di Petrit Halilaj raccontano un mondo familiare e surreale al tempo stesso: sculture, disegni, performance, video e installazioni indagano i cambiamenti della storia e il contesto che ci circonda, in un continuo rimando tra memoria e attualità, realtà e utopia, relativo e assoluto. Ogni opera, pur attingendo a eventi e storie del passato e del presente, è tutta proiettata nel futuro poiché accoglie aspettative e desideri dell’artista, anticipando visioni e sogni che nella realtà devono ancora avverarsi.

Proprio così: quella di Halilaj è una (assai potente) narrazione biografica che scorre sul sottile confine tra realtà – in parte dura, durissima: quella della guerra nel suo paese natale, il Kossovo – e una dimensione metafisica che comprende, ricordi (soprattutto), esperienze, sogni, fantasie, speranze, chimere. Tra le opere esposte si viaggia lungo quel confine ritrovandosi sospesi in un istante temporale che comprende gli ultimi 30 anni di storia – in primis quella personale di Halilaj, che di anni ne ha 29, ma pure una storia nella quale possiamo benissimo riconoscerci tutti quanti, poco o tanto – e in un ambito spaziale che ha “centro” sulla collina ove sorgeva la casa natale dell’artista, distrutta durante la suddetta guerra, ma che poi si spande almeno verso l’intero orizzonte europeo, intendendo con ciò quello nel quale si è sviluppata la nostra peculiare civiltà – nel bene e nel male – alla quale ci si ritrova a riferirsi (dunque pure a noi stessi) nel mentre che l’arte di Halilaj si fa possente fonte di suggestione e di intensa riflessione.
Mostra bellissima e coinvolgente come raramente ho potuto constatare, ribadisco. Ma, se vorrete provare a farvi coinvolgere pure voi da Space Shuttle in the Garden, sappiate che sarà all’Hangar Bicocca solo fino al 13 marzo. Epperò merita che abbiate fretta di visitarla in tempo: fidatevi, ancor più se la scoprirete con una delle visite guidate tenute dall’ottimo staff dell’Hangar.
Cliccate QUI per visitare il sito web dell’Hangar Bicocca e conoscere ogni utile dettaglio sulla mostra.