Vietate il divieto di camminate!

[Foto di James Silvester da Pixabay ]

Con estremo sconforto – soprattutto morale – abbiamo assistito – ed ancora assistiamo – ad ampi dispiegamenti di mezzi per perseguire illeciti che non esistono, poiché è manifestamente insussistente qualsiasi offesa all’interesse giuridico (e sociale) protetto. […] Non sarebbe forse ‘strategicamente’ più utile limitare l’applicazione dei provvedimenti in vigore nell’ambito effettivamente necessario per il perseguimento dei fini loro propri di contenimento dei rischi reali – e non immaginari – di diffusione dell’epidemia in atto, salvaguardando il più possibile le libertà fondamentali dei cittadini. Ciò perché i cittadini stessi, ben consapevoli e largamente convinti della necessità di un regime comunque restrittivo, poiché coscienti – per la maggior parte almeno – dei rischi conseguenti al mancato contenimento della diffusione epidemiologica in atto, sarebbero così assai più motivati e spontaneamente disposti al pieno rispetto della normativa vigente, ragionevole ed equilibrata, e non si sentirebbero invece costretti a cercare i più umilianti sotterfugi per sottrarsi a solerti controlli che finiscono per essere percepiti come gratuite persecuzioni di nessuna utilità per l’effettiva tutela del bene della salute pubblica.

Sono brani da una “lettera aperta” – che io traggo da qui ma è ripresa da numerosi mediadei magistrati Eugenio Gramola, presidente del tribunale di Aosta, Anna Bonfilio, Maurizio D’Abrusco, Luca Fadda, Davide Paladino, Marco Tornatore, Stefania Cugge (giudice a Ivrea) e dei pm Luca Ceccanti ed Eugenia Menichetti, in merito ai divieti di passeggiate ed escursioni in ambiente naturale emanati da numerose amministrazioni locali per l’emergenza coronavirus.

Divieti che, se già sembrano molto faticosamente “scusabili” dal punto di vista istituzionale (e solo per ragioni di convenienza, non certo di raziocinio e nemmeno di possibilità di controllo dei comportamenti illeciti), da subito sono apparsi palesemente illogici e ingiustificabili pur dalle doverose e più stringenti necessità di salvaguardia sanitaria dettate dalla situazione in corso, oltre che trascuranti gli innegabili benefici psicofisici di cui chiunque potrebbe giovarsi, preziosi proprio in momenti come questo, a fronte invece di altre circostanze quotidiane per le quali l’assembramento di persone, anche se inevitabile e controllato, appare molto più rischioso per la salute individuale e pubblica.
E la lettera aperta dei magistrati valdostani non fa che aggiungere ottime osservazioni di matrice giuridica per rendere ancora più evidente la stortura di quei divieti. D’altro canto al solito, come scrisse Riccardo Bacchelli,

Per rendere nobile, stimabile ed amata una cosa, non c’è nulla di meglio che perseguitarla.

Ecco.

P.S.: oggi è il 25 aprile, anniversario della Liberazione d’Italia, no? Bene, senza voler fare paragoni fuori luogo ma certamente sfruttando l’importante simbolismo di tale giornata, mi permetto di dire che pure quella a cui fa riferimento questo articolo sarebbe, nel suo piccolo, un atto di ritrovata libertà. Minima, secondaria, banale, eppure a suo modo preziosa. Già.

“Sclerare”

[Foto di Ryan McGuire da Pixabay ]
E poi ho sentito – con le mie povere orecchie, sì –  alcuni lagnarsi per il fatto di dover stare chiusi in casa per almeno quindici giorni, dicendo che «ah, io, a stare chiuso in casa due settimane sclero!»

“Sclero”, sì, voce del verbo transitivo gergale sclerare.

Il che mi fa pensare che a casa loro non abbiamo nulla di interessante da poter fare, buoni libri da leggere, hobby da praticare o che i rapporti interfamiliari non siano esattamente i migliori, ecco.

Be’, mi viene da dire che «andrà tutto bene» anche per loro, me lo auguro, ma in loro qualcosa è andato tutto male o quasi, già.

Avvertenze ai naturalisti

Ecco, dato che lo scorso 21 marzo è stata celebrata (anche) la Giornata Mondiale della Poesia, e siccome qui ho apertamente dichiarato (con serissima ironia, o ironica seriosità) cosa penso, personalmente, di tali celebrazioni, ora dico anche che, ad esempio, un libro come Poesie Creaturali di Tiziano Fratus è di quelli che consente di celebrare sempre la poesia, come dovrebbe essere a prescindere da qualsiasi “Giornata”. Perché la poesia è l’arte letteraria assoluta per eccellenza, dunque non può confinarsi in limiti di tempo o di spazio (che non sia quello, ovviamente funzionale, della pagina e del libro), e perché quelle di Fratus sono «composizioni selvatiche, animate, agitanti, che non ne vogliono sapere di smettere di crescere». Superando ogni limite di spazio e di tempo, appunto.

(Cliccate sulla poesia – dopo averla letta con consona attenzione, ovvio! – per saperne di più su Poesie Creaturali. Io ve ne riparlerò ancora, più avanti.)

“Silentium”

Uno dei più bei cadeau che abbia mai ricevuto – in occasione dello scorso Natale ma, a ben vedere, dal valore indipendente rispetto a qualsiasi ricorrenza, e chiedo venia se ne scrivo solo ora – è Silentium, di Vittorio Peretto e della sua Hortensia: un libricino sublime nel quale i disegni montani di Peretto e le citazioni di personaggi celebri, del passato e contemporanei, del mondo delle arti, della letteratura, della scienza e della montagna, formano tanti piccoli istanti visivi dedicati al silenzio. Una parola magica, scrive l’autore nell’introduzione, che nel mondo troppo rumoroso di oggi assume funzioni riparatrici, balsamiche, al punto da rendere altrettanto tali gli ambiti nei quali ancora si manifesta e si “conserva”: in primis tra le montagne, appunto, nelle foreste, tra le valli, sulle vette. Un elemento magico anche per come sia fatto apparentemente di “assenza” quando al contrario è ciò che spesso dà pienezza di senso alle cose – non a caso la condizione contraria, quella del rumore caotico così tipico del mondo umano contemporaneo, è frequente rivelatrice di grande insensatezza.

Come scrive Davide Sapienza, che impreziosisce Silentium di un suo breve scritto intitolato Bagliore stellare, noi uomini di oggi abbiamo perso la cognizione del silenzio e del suo prezioso valore dacché «vestiti di rumore», ma quando invece riusciamo a riattivare quella cognizione e la relativa capacità percettiva, come ad esempio può accadere sui monti, allora possiamo nuovamente “scorgere”, il silenzio «In una buia notte nel cuore della foresta l’ho visto avanzare con me, a ondate: nell’oscurità illuminava ogni forma, come se sgorgasse dai miei occhi. Compresi allora che il silenzio è la meditazione dell’universo e io una sua stella.»

In occasione della pubblicazione di Silentium, per ogni copia Hortensia devolve un contributo a favore della Cooperativa Sociale Onlus Allegro Moderato per il Progetto Pediatria presso l’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano.

Per saperne di più su Silentium e su come contribuire alla raccolta fondi, cliccate sull’immagine in testa al post.