Chiunque salga nel Vallone delle Cime Bianche e sappia relazionarsi tanto con la sua straordinaria bellezza naturale quanto con le innumerevoli specificità culturali comprendendone il valore inestimabile, lassù ci lascia il proprio cuore.
Chi invece sale nel Vallone e si dimostra incapace – geneticamente o volontariamente oppure no, la sostanza non cambia – di capire il luogo e la sua importanza fondamentale non solo per il territorio circostante e la comunità locale ma, emblematicamente, per tutte le nostre montagne, lassù penserà solo di lasciarci cose, possibilmente utili ai propri interessi.
Cioè funi e pali d’acciaio, strade, scavi, tubi, cabine, stazioni e quant’altro di necessario alla serie di impianti funiviari che ci vorrebbe piazzare la Regione Valle d’Aosta i quali, inevitabilmente viste le peculiarità geomorfologiche del Vallone, lo distruggeranno e lo degraderanno a banale spazio montano sfruttato per meri affarismi sciistico-turistici.
Ma chi non coglie la bellezza e i valori molteplici delle Cime Bianche, non coglie nemmeno se stesso. Perché per devastare un luogo del genere occorre che a essere già devastati siano la dignità, la coscienza, la relazione con le proprie montagne, il buon senso, la visione del futuro per sé e soprattutto per le future generazioni. Le quali ben difficilmente si sentiranno parte di un paesaggio così sfruttato e degradato, contribuendo a degradarlo ancora di più oppure andandosene disgustate.
[Cliccate sull’immagine per vedere il servizio.]Devastare il Vallone delle Cime Bianche significa sfregiare il volto della propria gente e ferirne l’anima. Per questo mi auguro di tutto cuore che da giornate meravigliose come quella di sabato scorso (vedi sopra il servizio del TGR Valle d’Aosta), nella quale in centinaia ci siamo trovati per ribadire la difesa a oltranza del Vallone, nonché da qualsiasi altra azione messa in atto al riguardo, scaturisca non solo la salvaguardia delle Cime Bianche ma, ancor più, la tutela del futuro di tutte le nostre montagne e di chiunque le abiti e frequenti consapevolmente.
Le montagne di adesso. Violentate e sporche. Invase come un supermarket, vendute come volgare merce, comperate e divorate con l’avidità di consumare tutto.
Tornano alla mente anche le parole di Bianca di Beaco – grande alpinista, ecologista ante litteram, tenace e rispettosa difenditrice dei diritti civili, persona di grandi doti intellettuali e umane – pensando a come vorrebbero devastare il meraviglioso Vallone delle Cime Bianche piazzandoci le ennesime funivie per ingrassare il business dell’industria dello sci, veramente violentando e vendendo un territorio e un paesaggio di immenso valore naturalistico e identitario «come volgare merce, comperato e divorato con l’avidità di consumalo tutto» spendendo centinaia di milioni di Euro di soldi pubblici. Così vendendo e consumando non solo l’anima del luogo ma pure quella di chi lo abita, lo vive, lo frequenta, lo ama. Un delitto nel senso più compiutamente umanistico del termine, insomma.
Per questo il Vallone delle Cime Bianche ha bisogno di essere difeso da chiunque ami le montagne, e domani mi auguro che saremo in tanti a manifestare questa volontà di tutelacon “Una Salita per il Vallone 6”: nelle immagini lì sopra vedete come lo potremo fare. Perché – lo ribadisco una volta ancora – salvaguardare le Cime Bianche significa tutelare tutte le nostre montagne e con loro noi stessi, tutti quanti.
Il primissimo sci sulle montagne italiane, a pochi passi da Milano; un luogo montano speciale, dalla storia millenaria e dall’anima “metro-montana”; una funivia che non fu solo un capolavoro ingegneristico ma che detenne persino alcuni primati mondiali; un turismo di cento anni fa ma che aveva caratteristiche che sarebbero tutt’oggi innovative; un viaggio suggestivo e affascinante nel tempo e nello spazio sull’onda di filmati, foto d’epoca, testimonianze dirette, aneddoti, narrazioni suggestive…
Avrete tutto questo, e molto di più, questa sera 29 maggio, nella sala conferenze del Monastero di Santa Maria del Lavello a Calolziocorte (Lecco), in “Sciare in Valcava. Il primo sci a un passo da Milano”, un evento promosso dalla Comunità Montana Lario Orientale-Valle San Martino e dall’Ecomuseo Val San Martino nell’ambito della rassegna “ConoSCIamo. Storie di sci e montagna”.
Io, Giacomo Camozzini e Ruggero Meles vi guideremo in questo viaggio intrigante e vi racconteremo perché, su quelle montagne in vista del Duomo di Milano e sul loro paesaggio peculiare, si scrissero così tante pagine emblematiche e suggestive della frequentazione moderna e contemporanea delle montagne.
Quale trait d’union temporale (e non solo) tra quei tempi e il presente, saranno ospiti dell’evento Federico Pellizzari, atleta paralimpico vincitore di una medaglia d’argento nella combinata alpina maschile categoria standing alle recenti Olimpiadi di Milano Cortina, e altri atleti delle discipline invernali.
Dunque, se siete della zona o in zona, oppure se vi interessa conoscere meglio le montagne e la loro storia, vi invito caldamente a partecipare alla serata: andremo a ri-scoprire insieme un luogo da secoli speciale e ancora oggi assolutamente affascinante, anzi, nella realtà in divenire forse più capace di un tempo di manifestare una relazione tra uomini e montagne equilibrata e vantaggiosa per tutti.
Trovate tutte le informazioni sulla serata nella locandina lì sopra, oppure potete scrivere a cultura.turismo@comunitamontana.lc.it. Ci vediamo questa sera Calolziocorte!
[Foto tratta da www.milanofoto.it.]Dal centro di Milano, e ancor più dal suo hinterland, Valcava la si riconosce subito, in forza della presenza dei numerosi grandi ripetitori radiotelevisivi che caratterizzano la dorsale dell’Albenza nei pressi della località. C’è dunque un legame visivo pressoché immediato tra la grande città e la montagna orobica, ma in concreto è forse quello meno “congiungente”: in verità per Milano e per buona parte della Lombardia pedemontana, la relazione con Valcava è stata (ed è) antica, poliedrica, per molti aspetti speciale se non unica e non soltanto perché è la montagna di una certa altezza – cioè ben oltre i 1000 metri – in assoluto più vicina al centro del capoluogo lombardo. Fino a che i vasti prati dell’Albenza sotto il passo (oggi meta ambitissima per tutti i ciclisti) negli anni Venti del secolo scorso sono diventati una delle prime e più rinomate stazioni sciistiche prealpine, grazie alla costruzione dell’ardita funivia – a sua volta tra le prime delle Alpi – che portò lassù il turismo in forme e modi allora innovativi e sorprendenti, precursori per diversi aspetti del turismo sostenibile contemporaneo.
Insomma, è una località emblematica e affascinante, Valcava, che vi racconterò insieme ad altri prestigiosi relatori venerdì prossimo 29 maggio, nella sala conferenze del Monastero di Santa Maria del Lavello a Calolziocorte (Lecco) in “Sciare in Valcava. Il primo sci a un passo da Milano”, un evento promosso dalla Comunità Montana Lario Orientale-Valle San Martino e dall’Ecomuseo Val San Martino nell’ambito della rassegna “ConoSCIamo. Storie di sci e montagna”.
Vi racconteremo tutto il fascino particolare di Valcava e del primo sci turistico sulle montagne tra Lecco e le valli bergamasche anche grazie a filmati, foto d’epoca, testimonianze dirette, aneddoti e narrazioni suggestive. Saranno ospiti dell’evento Federico Pellizzari, atleta paralimpico vincitore di una medaglia d’argento nella combinata alpina maschile categoria standing alle recenti Olimpiadi di Milano Cortina, e altri atleti delle discipline invernali.
Dunque, se siete della zona o in zona vi invito caldamente a partecipare alla serata: andremo a ri-scoprire insieme un luogo da secoli speciale e ancora oggi assolutamente affascinante, anzi, nella realtà in divenire forse più capace di un tempo di manifestare una relazione tra uomini e montagne equilibrata e vantaggiosa per tutti.
Trovate tutte le informazioni sulla serata nella locandina lì sopra, oppure potete scrivere a cultura.turismo@comunitamontana.lc.it. Ci vediamo venerdì 29 a Calolziocorte!
Questa seraalle ore 20.30, la Sala Conferenze BCC di Via Garibaldi 3 ad Aosta ospita un incontro pubblico assolutamente importante e un dialogo aperto sul domani delle nostre Alpi dal significativo titolo “La Montagna del futuro: abitare il cambiamento”.
A dialogare sono Nicola Pech, vicepresidente di Mountain Wilderness Italia, autorevole voce del panorama nazionale della montagna, attivista e professionista della comunicazione con una lunga esperienza nella conservazione del patrimonio naturale e culturale delle montagne, e il sottoscritto, con mio grande onore e privilegio di poter contribuire attivamente – e fattivamente, spero – alla causa in difesa del meraviglioso Vallone delle Cime Bianche, una delle basi sulle quali è stato costruito l’incontro, delle cui peculiarità uniche ho scritto proprio di recente qui. A moderare la serata è Annamaria Gremmo, medico chirurgo, fotografa e conservazionista, impegnata da anni nella difesa del Vallone e vincitrice nel 2023 del Premio Marcello Meroni per la sezione Ambiente – la vedete anche lì sotto in un video di presentazione della serata. Tutti insieme ci auguriamo che anche il pubblico presente vorrà partecipare al dialogo con le proprie considerazioni, opinioni e domande sul tema principale dell’incontro, compendiato nel titolo, e sui tanti argomenti correlati.
[La testata del Vallone delle Cime Bianche con il Grand Lac. Immagine tratta dalla pagina facebook.com/varasc.]
Il cambiamento climatico e la crescente pressione antropica stanno imponendo sfide senza precedenti all’arco alpino. Troppo spesso la “risposta” consiste in mega-progetti costosi e altamente impattanti, che colpiscono aree finora incontaminate. In Valle d’Aosta, i progetti di collegamento funiviari nel Vallone delle Cime Bianche e il collegamento Pila-Cogne sono diventati simboli di questa visione miope e obsoleta, basata sul mero sfruttamento della montagna peraltro governato da pochi soggetti economici del comparto turistico, senza alcuna cura per i territori coinvolti né ricadute benefiche effettive a favore delle comunità locali.
[Un rendering della stazione di Cime Bianche Laghi.]
Posta tale realtà, riferita alla Valle d’Aosta ma comune a molti altri territori montani italiani, è ancora possibile immaginare uno sviluppo che non sia mera “messa a reddito” del territorio, come spesso sembra evidenziare l’accezione del termine “valorizzazione”? I modelli di sviluppo di matrice economica spesso presentati e imposti ai territori montani quali risultati concreti stanno ottenendo? Come si può rispondere alle sfide di oggi per evitare lo spopolamento della montagna, sostenerne la vitalità socio-economica e al contempo tutelarne ambienti e paesaggi? Quale futuro ha bisogno la montagna e deve determinare per le genti che vogliono continuare a viverla?
Questa sera proviamo ad andare oltre i numerosi stereotipi che caratterizzano la realtà delle nostre montagne, così reiterati e variamente dannosi, in un confronto aperto a tutti per il quale ogni voce è importante. Per questo l’invito rivolto a chiunque a partecipare è quanto mai caloroso.
L’evento nasce dalla sinergia tra il Progetto fotografico “L’Ultimo Vallone Selvaggio. In difesa delle Cime Bianche” e il Comitato “Insieme per Cime Bianche”, fondato nel 2023 con il supporto dell’Avvocato Emanuela Beacco del Foro di Monza per la tutela legale del Vallone.
Le due realtà hanno già portato la propria voce al Parlamento Europeo e in audizione al Consiglio Regionale valdostano, mentre il Progetto fotografico ha organizzato ormai 33 serate pubbliche in tutta Italia e avviato una petizione internazionale che ha superato le 21.000 firme.
Dunque vi aspettiamo questa sera ad Aosta: sarà sicuramente una serata importante nonché, ci contiamo, illuminante. E lunga vita al Vallone delle Cime Bianche!
Per contribuire alla difesa del Vallone delle Cime Bianche:
La terza raccolta fondi “Insieme per Cime Bianche”, volta a sostenerne la tutela legale: https://sostieni.link/38356