La “legacy olimpica”? Sì, di opere inutili (che pagheranno i territori) e debiti crescenti (che pagheremo noi)

[Immagine generata con Google Gemini AI.]
Parliamoci chiaro: abbiamo permesso che una classe politica inadeguata e incompetente nonché arrogante, con il suo circolino di sodali pubblici e privati, organizzasse e gestisse un grande evento come le scorse Olimpiadi invernali di Milano Cortina? Be’, ora ne paghiamo le conseguenze. E sono inesorabilmente pesanti.

Come ho già segnalato qualche giorno fa nelle “Montag/News”, dalla «Parifica del Rendiconto 2025» della Corte dei Conti della Regione Veneto, presentata qualche giorno fa, emerge che la Fondazione Milano Cortina – come è stato denominato il Comitato Organizzatore delle scorse Olimpiadi invernali – ha accumulato debiti per oltre un miliardo di Euro, che si aggiungono ai 176 milioni di deficit pregresso. E siccome la Fondazione chiuderà il 31 dicembre prossimo, il Procuratore della Corte dei Conti regionale, Paolo Crea, ha chiarito che «gli oneri insoddisfatti finiranno sui bilanci dello Stato, delle due Regioni (Veneto e Lombardia, ndr) e, in parte, sugli enti locali (leggasi il Comune di Cortina e la Provincia di Belluno, ndr)». Cioè pagheremo noi tutti cittadini contribuenti. E perché dobbiamo pagare noi i disastri degli organizzatori dei Giochi? Perché con sentenza del 16 luglio scorso la Corte Costituzionale ha stabilito che la Fondazione Milano Cortina è un ente pubblico [1] ma di diritto privato, grazie al cosiddetto decreto governativo “Salva Olimpiadi” del 2024 che all’articolo 11 aveva stabilito che la Fondazione non riveste la qualifica di «organismo di diritto pubblico» e dunque non è soggetta all’applicazione delle relative norme. In parole semplici: quelli della Fondazione hanno gestito “liberamente” (come da diritto privato) le risorse pubbliche a disposizione, lo hanno fatto evidentemente male generando quella cifra abnorme di debiti che però ora tocca allo Stato cioè a noi tutti (come da diritto pubblico) appianare e pagare. Capito?

[Ve le ricordate ancora queste immagini, vero?]
Interpellata al riguardo, la Fondazione Milano Cortina ha risposto un «no comment» che dice tutto su quello che appare in maniera sempre più incontrovertibile un disastro olimpico, peraltro ampiamente previsto e annunciato da tanti (me compreso che non sono nessuno insieme a tanti altri soggetti ben più autorevoli) mesi prima che i Giochi cominciassero. D’altronde l’andazzo delle cose olimpiche era evidente da tempo, non serviva essere dei Nostradamus per prevederne lo sviluppo.

Fate conto che lo stesso Procuratore regionale della Corte dei Conti ha chiosato, al termine del suo intervento: «Beh, dire che i Giochi sono stati a costo zero…». Già: avevano detto e stradetto, i suddetti politici inadeguati e incompetenti, che quelle di Milano Cortina 2026 sarebbero state «Olimpiadi a costo zero» per la collettività. Come rimarca Luigi Casanova, Presidente di Mountain Wilderness Italia e forse la persona più esperta in assoluto su ciò che sono stati i Giochi (ci ha scritto sopra due libri imprescindibili, “Ombre sulla neve” e “Oro colato”):

Fra i costi buttati sulle spalle dei contribuenti, (oltre a quelli “ordinari” delle infrastrutture olimpiche, n.d.L.) ci sono quelli del servizio trasporti, della macchina sanitaria, dei lavori collaterali (parcheggi, ripristini, alloggio della protezione civile, delle forze di pubblica sicurezza, arredi degli stabili sportivi e di accoglienza). Al momento le preannunciate “Olimpiadi a costo zero” a noi cittadini costeranno oltre un miliardo di Euro (dati della Corte dei Conti). Stiamo parlando della sola gestione dell’evento. A oggi non ci è dato ancora conoscere quanto costeranno le altre 40 opere previste, nemmeno iniziate, alcune da definire nei progetti: sono le opere che riguardano SIMICO, la società, questa sì pubblica, che deve progettare, appaltare, collaudare tutte le 98 opere olimpiche. Qualche mese fa avevamo valutato il costo delle Olimpiadi invernali italiane in sette miliardi di Euro. Con certe probabilità la cifra incrementerà.

Da “Olimpiadi a costo zero” a sette e più miliardi di Euro che pagheranno tutti i contribuenti italiani di uno stato, il nostro, con il più alto debito pubblico d’Europa. Quindi? Parliamo ancora di “legacy olimpica” o, appunto, sarà decisamente meglio definire tutto ciò disastro olimpico?

[Immagine generata con Google Gemini AI a inizio febbraio 2026, prima ancora che le Olimpiadi prendessero inizio.]
[1] I soci della Fondazione, ad eccezione del CIO/Comitato Olimpico Internazionale, sono tutti enti pubblici: il Governo, le Regioni Lombardia e Veneto, le Province autonome di Trento e Bolzano, i comuni di Cortina e Milano.

Il disastro olimpico, ancora più disastroso di quanto si poteva pensare

Quelle numerose volte che, nei mesi antecedenti l’inizio delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, analizzavo i fatti e le cronache relative all’organizzazione dei Giochi e parlavo di «disastro olimpico», sinceramente, a volte, pensavo di esagerare. Mai, invece, avrei immaginato di essere fin troppo ottimista, e che il termine «disastro» potesse apparire addirittura eufemistico.

Be’, sono passati solo tre mesi e i nodi stanno già venendo al pettine, anche più disastrosi di quanto si potesse temere, per l’appunto [1]. Ne arriveranno anche di peggio, vedrete: ormai è piuttosto facile essere “preveggenti”, visti i personaggi – politici, amministrativi, istituzionali, imprenditoriali – che hanno gestito le Olimpiadi e le avranno ancora in mano per qualche anno, salvo stravolgimenti (giudiziari e non solo).

Detto ciò, poniamocela subito la domanda fondamentale: secondo voi, qualcuno pagherà per le tante mancanze, le altrettante incompetenze, gli errori e le conseguenti responsabilità che tutti quei personaggi a capo delle Olimpiadi stanno dimostrando?

Le scommesse sono aperte. E speriamo che a perdere, di nuovo, non siano le montagne.

[Immagine generata con Gemini AI.]
[1] Il caso della cabinovia Apollonio-Socrepes a Cortina è oggi tra i più lampanti ma ce ne sarebbero tanti altri citabili: dalla pista di bob sempre a Cortina all’Arena Santa Giulia a Milano, alle numerose opere stradali incompiute e/o mai iniziate, alle inadempienze burocratiche e amministrative, agli errori nei preventivi di spesa delle singole opere, eccetera, eccetera, eccetera…

MONTAG/NEWS #19: cose interessanti da conoscere sulla realtà attuale delle nostre montagne

Si dice spesso che le montagne sono – o possono essere – un laboratorio di cittadinanza, termine da intendersi in tutto i suoi vari significati: di vita e vitalità, di residenzialità resiliente, di relazione sociale e culturale, di coesistenza ecologica, di impegno civico… ciò è tanto vero quanto ancora troppo poco considerato concretamente, al di là delle tante parole spese al riguardo. Anche per questo conoscere la realtà di fatto dei territori montani e rifletterci sopra è importante, emblematico, illuminante, non solo per le montagne stesse e le loro comunità ma per tutti noi – anche per chi in montagna non ci va mai.

Dunque, per alimentare la vostra conoscenza e la riflessione riguardo ciò che accade sulle montagne, eccovi una nuova mini-rassegna stampa di alcune delle notizie più interessanti relative a cose di montagna pubblicate in rete e sulla stampa la scorsa settimana, con i link diretti alle fonti originarie così da poterle approfondire a piacimento. Le notizie più recenti le trovate sulla home page del blog nella colonna di sinistra, aggiornata quotidianamente; qui invece trovate il loro archivio permanente.

Buone letture e buoni approfondimenti!


[Immagine tratta da www.gr.ch.]

LA CONVIVENZA TRA BIKERS E ESCURSIONISTI IN SVIZZERA

Si discute spesso della frequentazione condivisa di escursionisti e bikers dei sentieri di montagna, e non di rado emergono problematiche varie circa il rispetto reciproco, la sicurezza, la manutenzione dei tracciati. Nel Canton Grigioni (Svizzera) è attivo dal 2019 il progetto “Fairtrail”, che promuove la coesistenza improntata al rispetto tra amanti della mountain bike ed escursionisti che usano i percorsi per il traffico non motorizzato delle montagne grigionesi. La campagna mira a sensibilizzare gli utenti nei confronti del prossimo, della natura, dell’agricoltura e degli animali selvatici, e qualche giorno fa sono stati pubblicati i riscontri al riguardo per l’anno 2025, con i reclami registrati e i risultati ottenuti dalle campagne di sensibilizzazione.


QUANTO HANNO “FRUTTATO” LE OLIMPIADI?

Arrivano le prime stime su quanto abbiano “fruttato” le Olimpiadi di Milano Cortina: le propone il quotidiano finanziario “Italia Oggi” (ripreso da “MilanoToday”) che parla di «Almeno un miliardo e 300 milioni di euro. La parte del leone va ai diritti televisivi (570 milioni), quasi eguagliati dalle sponsorizzazioni (550 milioni). Più bassi i ricavi della vendita dei biglietti. Esclusi però i ricavi da merchandising e altre voci che ancora non è possibile definire». Il raggiungimento del pareggio di bilancio operativo è stimato a 1,7 miliardi di euro, tuttavia, anche considerando le stime sull’indotto olimpico, sembra alquanto lontano il pareggio complessivo con i circa 7 miliardi di costi olimpici (molto lievitati rispetto alle stime iniziali, e senza contare gli extra costi) e con gli elevati “costi ambientali” la cui determinazione economica è molto difficile.


IDROELETTRICO, LA MONTAGNA COME UN BANCOMAT

Il Comitato del Grande Idroelettrico, che riunisce rappresentanti di territori montani per tutelare gli interessi locali nel rinnovo delle concessioni idroelettriche, denuncia la situazione di stallo al riguardo: «Il rinnovo delle concessioni idroelettriche in Italia è fermo a un binario morto, intrappolato tra l’inerzia del Governo, i timori sulla reciprocità europea e il ruolo dei grandi produttori. Come comitato esprimiamo forte preoccupazione per la direzione che sta prendendo anche Regione Lombardia con le voci e le uscite della stampa sulla quarta via, l’ennesima proroga condizionata per i grandi produttori. La montagna non è un bancomat per i colossi dell’energia!»


[Immagine tratta da www.planetmountain.com.]

IL PRIMO “CLIMBING PARK” INTERNAZIONALE

Tra Val Masino e Val Bregaglia sta per nascere il primo Climbing Park internazionale, grazie a un progetto transfrontaliero del valore di 1,2 milioni di Euro che unirà i graniti di Grigioni e Valtellina, uno dei territori alpini più apprezzati a livello europeo per la qualità paesaggistica e per l’arrampicata su granito. Il progetto si chiama “APICI”, acronimo di Attuazione del Polo Internazionale del Climbing Interconnesso, e non vuole essere un comune piano di sviluppo territoriale ma un modello di governance replicabile anche in altri contesti alpini: valorizzare senza snaturare, rendere accessibile senza massificare, educare invece di limitarsi a promuovere.


[Immagine tratta dalla pagina Facebook del Comune di Civitella Alfedena.]

CIVITELLA ALFEDENA, TURISMO SENZA IMPIANTI CON SUCCESSO

Tra i paesi di montagna italiani che riescono a fare a meno di piste da discesa e di impianti spicca Civitella Alfedena, località che mezzo secolo fa ha simboleggiato la rinascita dell’allora Parco Nazionale d’Abruzzo e poi di tutte le aree protette italiane. Un’amministrazione giovane e aperta alla collaborazione con il Parco, l’apertura a campeggiatori ed escursionisti, lo sviluppo di attività in ambiente praticabili tutto l’anno, la nascita dell’Area faunistica del Lupo e del vicino Museo… Risultatovari alberghi, b&b e ristoranti, quattro agenzie di guide escursionistiche, tre alimentari, alcune nuove botteghe artigiane e un paese unito e attivo con una vitalità economica certificata. Un paese che sta sapendo costruirsi un buon futuro, insomma.


L’IMPATTO DELLE OLIMPIADI SUI TERRITORI COINVOLTI

Un progetto di ricerca dell’Università di Bergamo, curato dal ricercatore Francesco Antonelli, sta indagando l’impatto dei Giochi Olimpici di Milano Cortina sui territori coinvolti e si interroga su benefici e criticità dell’eredità olimpica. Dalle grandi infrastrutture alla vita quotidiana delle comunità alpine, i Giochi mettono alla prova il rapporto tra città e montagna: «La vera legacy – rimarca Antonelli – non sta tanto nelle infrastrutture o nella visibilità turistica, ma nel rafforzare un territorio di per sé fragile senza snaturarlo e senza che si generino squilibri ambientali e sociali. La legacy si gioca tutta nel cercare di mettere al centro la montagna.» Osservazioni perfette e condivisibili, ma non sembra che i dirigenti olimpici le abbiano tenute in considerazione.