Una scommessa (cinica ma provvida) sulla nuova “tangenziale” di Tirano

[Cliccate sull’immagine per vedere il video.]
Qualche giorno fa è stata inaugurata, con la solita pompa magna politichese, la nuova Tangenziale di Tirano, in Valtellina: un’opera attesa da più di cinquant’anni, divenuta “olimpica” per servire le sedi di gara a Bormio e Livigno, non completata in tempo per i Giochi nonostante le mille promesse (nel solito stile politichese nostrano) e ora finalmente conclusa.

Ora che le luci della ribalta si sono spente, al netto che quella pompa magna istituzionale è ben poco giustificata visto che per realizzare soli 6,6 chilometri di strada si è impiegato mezzo secolo (l’opera venne inserita nel Piano di Ricostruzione e Sviluppo della Valtellina dopo l’alluvione del 1987 – ma, appunto, alla politica italiana, tutta quanta, piace un sacco sfilare e mettersi in posa davanti a obiettivi e telecamere), mi rivolgo a chiunque potrà e dovrà usufruire della strada e propongo una sfida: scommettiamo che l’opera avrà problemi tecnici e strutturali nel giro di breve tempo, cioè tra non più di qualche anno?

Non è per fare l’uccello del malaugurio (sul serio, anzi: mi auguro proprio di perderla, una tale sommessa) e nemmeno per dar contro ai politici coinvolti (ci pensano da soli a fare ciò) ma perché diversi conoscenti tecnici del settore mi hanno evidenziato le numerose mancanze e criticità della nuova strada, peraltro in diversi casi evidenti anche allo sguardo meno competente, dovute non tanto e non solo a errori di progettazione quanto al metodo di lavoro in economia, nel solito modus operandi nostrano.

Ad esempio, cliccando sull’immagine qui sopra trovate una dettagliata relazione tecnica che individua i numerosi rischi idrogeologici ai quali è sottoposta la nuova strada che, secondo la stessa relazione, si sarebbero potuti in gran parte evitare con una diversa progettazione del tracciato. Ribadisco: c’è solo da augurarsi che tale relazione illustri le ipotesi di rischio peggiori in assoluto dunque quelle meno attendibili; di contro c’è di che altrettanto augurarsi che la realizzazione della nuova arteria, così attesa dal territorio e dalla sua comunità, abbia effettivamente conseguito la massima qualità tecnica e strutturale possibile evitando di osservare certe “convenienze” sovente riscontrate nei lavori pubblici italiani, funzionali alla strumentalizzazione politica delle opere o ad altri scopi alieni ad esse ben più che alle loro funzionalità e utilità concrete. Opere che poi, in numerosi casi e inevitabilmente, sono finite alla malora in pochi anni: un’eventualità che la Valtellina non merita assolutamente di dover contemplare.

La “legacy olimpica”? Sì, di opere inutili (che pagheranno i territori) e debiti crescenti (che pagheremo noi)

[Immagine generata con Google Gemini AI.]
Parliamoci chiaro: abbiamo permesso che una classe politica inadeguata e incompetente nonché arrogante, con il suo circolino di sodali pubblici e privati, organizzasse e gestisse un grande evento come le scorse Olimpiadi invernali di Milano Cortina? Be’, ora ne paghiamo le conseguenze. E sono inesorabilmente pesanti.

Come ho già segnalato qualche giorno fa nelle “Montag/News”, dalla «Parifica del Rendiconto 2025» della Corte dei Conti della Regione Veneto, presentata qualche giorno fa, emerge che la Fondazione Milano Cortina – come è stato denominato il Comitato Organizzatore delle scorse Olimpiadi invernali – ha accumulato debiti per oltre un miliardo di Euro, che si aggiungono ai 176 milioni di deficit pregresso. E siccome la Fondazione chiuderà il 31 dicembre prossimo, il Procuratore della Corte dei Conti regionale, Paolo Crea, ha chiarito che «gli oneri insoddisfatti finiranno sui bilanci dello Stato, delle due Regioni (Veneto e Lombardia, ndr) e, in parte, sugli enti locali (leggasi il Comune di Cortina e la Provincia di Belluno, ndr)». Cioè pagheremo noi tutti cittadini contribuenti. E perché dobbiamo pagare noi i disastri degli organizzatori dei Giochi? Perché con sentenza del 16 luglio scorso la Corte Costituzionale ha stabilito che la Fondazione Milano Cortina è un ente pubblico [1] ma di diritto privato, grazie al cosiddetto decreto governativo “Salva Olimpiadi” del 2024 che all’articolo 11 aveva stabilito che la Fondazione non riveste la qualifica di «organismo di diritto pubblico» e dunque non è soggetta all’applicazione delle relative norme. In parole semplici: quelli della Fondazione hanno gestito “liberamente” (come da diritto privato) le risorse pubbliche a disposizione, lo hanno fatto evidentemente male generando quella cifra abnorme di debiti che però ora tocca allo Stato cioè a noi tutti (come da diritto pubblico) appianare e pagare. Capito?

[Ve le ricordate ancora queste immagini, vero?]
Interpellata al riguardo, la Fondazione Milano Cortina ha risposto un «no comment» che dice tutto su quello che appare in maniera sempre più incontrovertibile un disastro olimpico, peraltro ampiamente previsto e annunciato da tanti (me compreso che non sono nessuno insieme a tanti altri soggetti ben più autorevoli) mesi prima che i Giochi cominciassero. D’altronde l’andazzo delle cose olimpiche era evidente da tempo, non serviva essere dei Nostradamus per prevederne lo sviluppo.

Fate conto che lo stesso Procuratore regionale della Corte dei Conti ha chiosato, al termine del suo intervento: «Beh, dire che i Giochi sono stati a costo zero…». Già: avevano detto e stradetto, i suddetti politici inadeguati e incompetenti, che quelle di Milano Cortina 2026 sarebbero state «Olimpiadi a costo zero» per la collettività. Come rimarca Luigi Casanova, Presidente di Mountain Wilderness Italia e forse la persona più esperta in assoluto su ciò che sono stati i Giochi (ci ha scritto sopra due libri imprescindibili, “Ombre sulla neve” e “Oro colato”):

Fra i costi buttati sulle spalle dei contribuenti, (oltre a quelli “ordinari” delle infrastrutture olimpiche, n.d.L.) ci sono quelli del servizio trasporti, della macchina sanitaria, dei lavori collaterali (parcheggi, ripristini, alloggio della protezione civile, delle forze di pubblica sicurezza, arredi degli stabili sportivi e di accoglienza). Al momento le preannunciate “Olimpiadi a costo zero” a noi cittadini costeranno oltre un miliardo di Euro (dati della Corte dei Conti). Stiamo parlando della sola gestione dell’evento. A oggi non ci è dato ancora conoscere quanto costeranno le altre 40 opere previste, nemmeno iniziate, alcune da definire nei progetti: sono le opere che riguardano SIMICO, la società, questa sì pubblica, che deve progettare, appaltare, collaudare tutte le 98 opere olimpiche. Qualche mese fa avevamo valutato il costo delle Olimpiadi invernali italiane in sette miliardi di Euro. Con certe probabilità la cifra incrementerà.

Da “Olimpiadi a costo zero” a sette e più miliardi di Euro che pagheranno tutti i contribuenti italiani di uno stato, il nostro, con il più alto debito pubblico d’Europa. Quindi? Parliamo ancora di “legacy olimpica” o, appunto, sarà decisamente meglio definire tutto ciò disastro olimpico?

[Immagine generata con Google Gemini AI a inizio febbraio 2026, prima ancora che le Olimpiadi prendessero inizio.]
[1] I soci della Fondazione, ad eccezione del CIO/Comitato Olimpico Internazionale, sono tutti enti pubblici: il Governo, le Regioni Lombardia e Veneto, le Province autonome di Trento e Bolzano, i comuni di Cortina e Milano.

Il disastro olimpico, ancora più disastroso di quanto si poteva pensare

Quelle numerose volte che, nei mesi antecedenti l’inizio delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, analizzavo i fatti e le cronache relative all’organizzazione dei Giochi e parlavo di «disastro olimpico», sinceramente, a volte, pensavo di esagerare. Mai, invece, avrei immaginato di essere fin troppo ottimista, e che il termine «disastro» potesse apparire addirittura eufemistico.

Be’, sono passati solo tre mesi e i nodi stanno già venendo al pettine, anche più disastrosi di quanto si potesse temere, per l’appunto [1]. Ne arriveranno anche di peggio, vedrete: ormai è piuttosto facile essere “preveggenti”, visti i personaggi – politici, amministrativi, istituzionali, imprenditoriali – che hanno gestito le Olimpiadi e le avranno ancora in mano per qualche anno, salvo stravolgimenti (giudiziari e non solo).

Detto ciò, poniamocela subito la domanda fondamentale: secondo voi, qualcuno pagherà per le tante mancanze, le altrettante incompetenze, gli errori e le conseguenti responsabilità che tutti quei personaggi a capo delle Olimpiadi stanno dimostrando?

Le scommesse sono aperte. E speriamo che a perdere, di nuovo, non siano le montagne.

[Immagine generata con Gemini AI.]
[1] Il caso della cabinovia Apollonio-Socrepes a Cortina è oggi tra i più lampanti ma ce ne sarebbero tanti altri citabili: dalla pista di bob sempre a Cortina all’Arena Santa Giulia a Milano, alle numerose opere stradali incompiute e/o mai iniziate, alle inadempienze burocratiche e amministrative, agli errori nei preventivi di spesa delle singole opere, eccetera, eccetera, eccetera…

Solidarietà a un amico “passionale” e coraggioso

Voglio esprimere la mia solidarietà all’amico Savio Peri di Livigno, che da tempo monitora e rimarca ciò che di discutibile è stato fatto in loco per le Olimpiadi di Milano Cortina, il quale ha ricevuto una notifica giudiziaria – una denuncia, in pratica – per aver offeso l’amministratore delegato di Simico – la Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 S.p.A. – Fabio Massimo Saldini sui social.

Senza ovviamente entrare nel merito del provvedimento giudiziario e della sua legittimità, non posso non rimarcare che Savio Peri è stato tra le pochissime voci livignasche che ha avuto il coraggio di esprimere pubblicamente il proprio dissenso su quanto fatto al territorio di Livigno dai cantieri olimpici, il cui impatto ambientale, checché se ne pensi, è innegabilmente pesante. Lo avrà fatto in modi discutibili e fin troppo “passionali”, va bene, ma senza mai fare del male – materiale e immateriale – a nessuno e, di contro, manifestando con la sua opera di sensibilizzazione, peraltro sempre ben documentata con immagini eloquenti, il profondo attaccamento al proprio territorio montano, che da tempo tanti ritengono fin troppo turistificato e mercificato, e la conseguente inquietudine personale.

Francamente, che un soggetto così grande e potente come Simico, nella persona del proprio amministratore delegato, giunga a denunciare un singolo privato cittadino per un’offesa anche inammissibile mossa sui social (un ambito nel quale, a vedere gli illeciti di questo genere che molti haters e leoni da tastiera assortiti commettono di continuo, ci sarebbero da formulare milioni di denunce ogni giorno!) ma per ragioni di mera educazione più che per fondate motivazioni penali, mi sembra quanto mai spropositato e preoccupante, come se Simico non avesse altro a cui pensare e strumenti da utilizzare per ribattere al pur offensivo sarcasmo sui social di un comune cittadino. Un comune cittadino, mica un potente giornale, un personaggio pubblico di fama o altro del genere.

Mi auguro dunque che quella denuncia ora pendente su Savio Peri venga ritirata: Simico per prima ne trarrebbe senza dubbio un bel ritorno d’immagine.

Buoni consigli

Nei prossimi giorni sono in programma alcuni eventi dedicati a cose di montagna molto interessanti e dunque assolutamente consigliabili.

Si va dal “mini-tour” di presentazione del libro “Una Montagna di soldi” di Giuseppe Pietrobelli, dedicato agli sprechi e agli affarismi di Milano Cortina 2026, a quella dell’altro libro fondamentale sulle Olimpiadi, “Oro colato” di Luigi Casanova e Duccio Facchini, al seminario sulla transizione degli sport invernali nell’ambito del progetto “AQUA VITAE” promosso dall’Università Statale di Milano e dal FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, al ritorno dell’annuale fiaccolata “Luci di Solidarietà” in ricordo dell’alpinista Mario Merelli e a sostegno del “Kalika Family Hospital” da lui fondato in Nepal, alla presentazione a de “Il Pendio Bianco” la prima e bellissima graphic novel dedicata alla storia sociale dello sci disegnata da Manuel Riz.

Trovate le info su ciascun evento nelle locandine stesse oppure nei corrispondenti link.