Di libri sulla storia dello sci ce ne sono a bizzeffe e ne hanno sviscerato gli aspetti più noti e celebrati, raccontando in varie forme letterarie e simili sostanze come da due semplici assi di legno si sia arrivati a tutto ciò che l’attività sciistica è oggi, soprattutto dal punto di vista ludico-ricreativo. Più raramente si sono toccati gli aspetti sociali dello sci: ma potrebbe essere un tema tanto importante e imprescindibile quanto molto meno d’appeal degli altri legati al divertimento di fare curve sulla neve, dunque da relegare a tomi elucubrativi altrettanto barbosi da leggere.
Invece no, perché una delle più belle storie sociali dello sci che abbia mai letto è una graphic novel che, sorprendentemente (ma solo di promo acchito) coi suoi disegni, le vignette e i fumetti con il testo ovviamente “minimalizzato” al formato, non solo non banalizza affatto gli aspetti sociali della pratica sciistica dalle sue origini fino a oggi ma ne rende ancora più evidente, chiaro e interessante il portato sulla relazione che nei millenni l’uomo ha intrattenuto e intrattiene con le montagne innevate, la quale appunto va ben oltre gli aspetti ricreativi o agonistici dello sci.
Un piccolo/grande prodigio narrativo e editoriale del genere lo ha compiuto Manuel Riz, con il suo Il Pendio Bianco. Storia sociale dello sci (Diabolo Edizioni, 2025, pagg.224), un libro – lo ribadisco – veramente tra i più belli, divertenti e intriganti che abbia mai letto sullo sci e in generale sul rapporto tra l’uomo e la montagna invernale, la più dura e ostica da vivere alla quale tuttavia le genti che hanno scelto di abitarla stanzialmente si sono dovute gioco forza adattare, sottomettendosi alle sue condizioni spesso estreme ma, almeno riguardo la neve, riuscendo a “comandarne” la presenza grazie a un’invenzione talmente semplice e ovvia, all’apparenza, quanto obiettivamente geniale – un paio di sci, appunto.
D’altro canto Riz conosce bene lo sci: montanaro ladino di Canazei, tra le Dolomiti di Fassa, prima sciatore agonista e poi maestro di sci, diplomato all’Accademia di Brera, docente di arte e immagine, studioso di culture e tradizioni della sua terra, fumettista, ha preso tutte queste sue skills – come direbbero i giovani –, le ha “proiettate” sulle montagne che fanno da sfondo alla sua vita e vi ha elaborato una narrazione grafico-letteraria che riesce a raccontare con pari dettaglio e suggestioni come si è sviluppato l’uso degli sci a supporto dell’evoluzione della civiltà umana, dai primi semplici assi ricurvi di legno con i quali i cacciatori di 5-6000 anni fa riuscirono a inseguire le prede in fuga sulla neve in maniera ben più efficiente di prima, fino turismo sciistico industriale di oggi, coi sui giri d’affari miliardari ma pure con la sua crescente insostenibilità ambientale, ecologica ed economica posto di fronte alle conseguenze della crisi climatica in divenire.
Nel mezzo il libro offre una gran messe di storie, aneddoti, cronache su cose persone che in qualche modo hanno spinto in avanti la storia dello sci, curiosità, riflessioni sul valore simbolico e materiale dello sci che, come detto, il formato della graphic novel rende costantemente divertenti e intriganti da leggere ma non per questo meno profondi e capaci di offrire al lettore la possibilità di comprendere meglio cosa ha fatto lo sci all’uomo (e per l’uomo) sulle montagne e quanto ci sia da riflettere sui suoi aspetti storico-sociali. Ancor oggi che, come detto, il cambiamento climatico rischia di rendere l’attività sciistica sempre più marginale ed emarginata a quote alte e su pochi versanti. Ma pure considerando che se lo sci ha assunto nel tempo anche aspetti sociali – dunque sociologici – e in vari modi ha influenzato la presenza dell’uomo sulle montagne e la relazione culturale che lo ha legato con i territori, gli ambienti e i paesaggi delle terre alte, anche lo sci, che oggi consideriamo quasi solo un qualcosa che ci fa divertire e svagare, può avere anche un valore politico. E d’altro canto il turismo sciistico di massa contemporaneo non diventa spesso uno strumento di azione politica più o meno virtuosa, più o meno strumentale, più o meno impattante su quei paesaggi montani. E cos’è, in fin dei conti la politica, se non ancora noi – che siamo la società e dunque elaboriamo e forniamo anche la natura sociale allo sci?
Ecco anche perché Il Pendio Bianco è un libro così importante e illuminante – restando costantemente, inesorabilmente divertente. Insomma, da leggere senza alcun dubbio.