Il continente europeo possiede diverse anime, a volte naturali, congenite, oggettive, altre volte artificiose e forzate, legate alle vicende delle genti che lo hanno abitato nel corso del tempo. Ma se può esistere un’anima che in qualche modo lo rappresenti meglio di altre, e che condensi in sé molto di ciò che l’Europa è, tanto dal punto di vista geografico quanto politico, potrebbe essere un’anima liquida (anche nel senso Baumaniano del termine, a ben vedere) e sarebbe il fiume Reno.
Non c’è in effetti un altro elemento della realtà europea che più di altri attraversi e definisca l’anima continentale, compendiando dentro la propria corrente e rapprendendo sulle sue rive la storia del continente da quando ancora l’Europa non esisteva e la sua morfologia si confondeva con quella del continente africano, fino alla contemporaneità e ai giorni nostri. Perché «Il Reno c’è sempre stato», lo mette in chiaro da subito Mathijs Deen nel suo “Il fiume infinito. Storie dal regno del Reno” (Iperborea, 2025, pagine 416, traduzione di Chiara Nardo; orig. De grenzelose rivier. Verhalen iut het rijk van de Rijn, 2021): la storia del Reno è cominciata molto prima di quella dell’Europa propriamente detta, ha avuto inizio dalle prime piogge che, dopo la fase di formazione primigenia della Terra (quella tutta vulcani eruttanti e lava a gogò), hanno cominciato a scendere dal cielo, scorrere sulla superficie, iniziare a inciderla, a scavare un solco nel quale l’acqua piovana ha preso a convogliare cambiando spesso direzione sul copro ancora informe e mutevole del pianeta, fino a trovare quella definitiva.
Già, perché non è noto a tutti che il Reno impiegò qualche milione di anni prima di decidere il proprio corso che lo ha reso il fiume più importante e “identitario” dell’Europa occidentale: prima le sue acque confluivano nel bacino del Rodano, poi in quelle del Danubio, infine l’orogenesi alpina le costrinse a defluire verso settentrione indicando loro la direzione definitiva da seguire – unico fiume alpino, per giunta, a scorrere verso nord. E nessun altro corso d’acqua come il Reno attraversa il cuore del continente europeo: dalle Alpi, nelle quali raccoglie (altra cosa poco nota) anche acque italiane, quelle del Reno di Lei, che scorre nell’omonima valle in provincia di Sondrio ma posta oltre lo spartiacque alpino, fino al Mare del Nord, lì dove le sue correnti si confondono con quelle dell’Oceano Atlantico e le altre che discendono dal Circolo Polare, unendo così idrologicamente i monti che già “intravedono” il Mediterraneo in parte africano (quelli italiani, appunto) con i mari del Grande Nord. Sia chiaro: il Danubio, l’altro grande fiume europeo, a sua volta nasce sulle Alpi e sui rilievi montuosi della Foresta Nera (i due bacini imbriferi confinano, in pratica) ed è lungo più del doppio, ma col suo corso punta da subito verso l’Europa orientale caratterizzando maggiormente la geografia, fisica e antropica, di quella parte del continente. Nel “cuore” tradizionale dell’Europa, invece, il Reno coi suoi 1.320 chilometri di sviluppo tocca ben sette stati – Italia, Svizzera, Liechtenstein, Austria, Germania, Francia, Paesi Bassi – e se oggi buona parte del suo corso è posto in territorio tedesco, per secoli ha fatto da confine politico, geografico e simbolico a innumerevoli genti, imperi, nazioni, culture, tradizioni, saperi.
Ne “Il fiume infinito” Deen racconta molte vicende delle genti renane – e pure di qualche specie animale a sua volta legata al Reno – per le quali la presenza del grande fiume è stata importante, preponderante, a volte limitante e altre volte esaltante ma sempre e comunque vitale: dagli uomini preistorici ai Neanderthal – che guarda caso prendo il nome dalla valle di Neander (Neandertal in tedesco) dove vennero ritrovati i primi resti fossili, posta in Germania presso Düsseldorf lungo il fiume Reno – ai Romani coi loro potenti eserciti, che però considerarono il Reno come un limite non solo confinario ma anche antropologico, culturale, simbolico, ai vari re e imperatori medievali le cui capitali si trovavano nel bacino renano, alle vicende belliche dei soldati delle due guerre mondiali fino alle storie delle genti di oggi che abitano lungo il corso le quali, nonostante siano cittadini di stati diversi con culture differenti, dalle sorgenti alla foce riconoscono istintivamente l’origine di una parte importante della propria identità culturale nel fiume e di contro il Reno dà loro un carattere riconoscibile, proprio come se la sua anima liquida fluisse in quella delle persone influenzandone la cultura, il carattere, le visioni del mondo, la vita nella sua quotidianità.
D’altro canto, cosa c’è di più vitale dell’acqua? Sul nostro pianeta è l’elemento che permette a ogni organismo vivente di esistere e vivere: parimenti, per molti versi, l’acqua del fiume Reno è ciò che ha permesso all’Europa di esistere e vivere, stavolta intendo non solo in senso biologico. E il grande «fiume infinito» sa unire da milioni di anni il nostro continente ben più di quanto le sue genti non abbiano saputo fare in poche migliaia di anni: il Genius Loci dell’Europa naviga spesso sulle acque del Reno, che è un’idrovia fondamentale anche dal punto di vista culturale. Forse dovremmo ascoltarlo molto di più il grande fiume, navigare la sua storia come facciamo con le nostre navi sulle sue acque, farci ispirare dal suo scorrere lento, costante, inesorabile, che nemmeno le numerose chiuse lungo il suo corso possono fermare ma solo rallentare e tentare di regolamentare; dovremmo essere liquidi come lo è Reno ovvero in un modo molto più virtuoso dell’accezione Baumaniana del termine ergo più vantaggioso per la grande comunità di popoli alla quale apparteniamo, che rappresenta la grande forza dell’Europa ma fino a oggi è stata quasi sempre un ostacolo. Dovremmo essere tutti quanti veramente, profondamente, autenticamente europei, insomma, come il Reno è: senza dubbio il libro di Mathijs Deen rappresenta un’ispirazione e uno sprone ottimi per riuscire finalmente a diventare europei in senso compiuto, tali anche perché consapevoli della storia continentale e dell’origine dell’anima continentale che dà forma alle nostre singole, anche se spesso non ce ne rendiamo conto. In fondo è una cosa che il Reno si meriterebbe, dopo così tante ere geologiche di onorato, impeccabile servizio, l’ultima parte delle quali a nostro beneficio: è l’ora di essergli riconoscenti.