Un’ennesima prova di come in montagna si possano fare cose veramente belle, buone e importanti per la vita delle comunità locali

[Panorama di Dagro in Val Malvaglia, laterale della Valle di Blenio. Immagine tratta da www.bellinzonaevalli.ch.]
Ribadisco: si viene portati spesso, per certi versi inevitabilmente – nel senso che proprio non si può stare zitti, per senso civico e onesta intellettuale – a denunciare le iniziative palesemente dannose che vengono realizzate sulle montagne, ovviamente non solo quelle legate alla turistificazione più esasperata e becera. Ma una pari enfasi sarebbe – no, è assolutamente da mettere alle tantissime iniziative che invece alle montagne fanno del bene, ne valorizzano realmente le specificità, ne supportano lo sviluppo verso il futuro, sostengono il senso di comunità e la vitalità sociale dei loro abitanti stanziali e, facilmente, ne attirano di nuovi, sinceramente interessati a costruirsi una vita da “montanari” membri attivi della comunità locale.

La Fondazione Alpina per le Scienze della Vita (FASV) è senza dubbio una di queste iniziative che fanno del bene alle montagne sulle quali lavora. La FASV è nata alla fine degli anni Novanta in Valle di Blenio, nel Canton Ticino (Svizzera Italiana) allo scopo di favorire lo sviluppo economico di una regione di montagna alle prese con lo spopolamento e garantire quindi la creazione di posti di lavoro qualificati. Si trattava di promuovere un modello di progetto interdisciplinare dove potessero integrarsi sia le attività volte a scoprire, da una parte, la Natura, la cultura e la regione alpina a cavallo fra il Canton Ticino (Valle di Blenio) ed il Cantone dei Grigioni (Regione della Survelva e Valli Mesolcina e Calanca) e, dall’altra, il riuscire a trasferire dai centri urbani alla regione di montagna dei servizi specifici, in particolar modo nell’ambito delle analisi di chimica e di tossicologia creando il Centro di competenza life science del Cantone Ticino.

Gli obiettivi della Fondazione, costantemente elaborati e perseguiti negli anni, sono andati dal creare in Valle di Blenio un Centro di competenza nel settore delle scienze unico del suo genere nelle Alpi (in Ticino in particolare) che potesse consentire di creare nuovi posti di lavoro qualificati dimostrando che è possibile rallentare la fuga di cervelli proponendo delle attività professionali diverse da quelle svolte fino ad allora, alla creazione della Scuola alpina di Olivone, nata per trasferire dalla città e dai centri urbani dei servizi legati alla formazione scolastica e professionale allo scopo di far conoscere la natura, la cultura e la storia delle regioni alpine a un vasto pubblico di ogni età, alla tessitura, intorno ai due soggetti citati, di una rete di competenze e collaborazioni che andasse oltre ai confini cantonali e assumesse delle caratteristiche internazionali, coinvolgendo in essa in maniera attiva la popolazione autoctona attraverso le attività proposte dalla Scuola alpina.

Inoltre, quale emanazione della FASV è stato fondato l’Istituto alpino di chimica e di tossicologia, al fine trasferire dei servizi nell’ambito di analisi specialistiche legate alla chimica ed alla tossicologia sia in ambito pubblico che privato (in primis l’industria farmaceutica).

Insomma, un network alpino di eccellenza, multidisciplinare, ben radicato nel territorio e nel corpo sociale della sua comunità la cui importanza è stata oltre modo sancita nel 2023 con l’associazione della FASV alla SUPSI, la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana: ciò in quanto le due istituzioni hanno individuato ambiti d’interesse comuni che porteranno allo sviluppo di progetti congiunti, in modo prioritario sui temi legati all’educazione ambientale, allo studio e alla divulgazione dei saperi legati ai cambiamenti climatici, alla sostenibilità, alle scienze della vita e della Terra in generale e alle scienze forensi. La collaborazione si estenderà anche alla promozione di progetti di Citizen science principalmente sui temi ambientali, ai mountain studies, e dunque a tutte quelle forme di saperi e pratiche che si preoccupano di garantire un’educazione al territorio e ad altri temi d’interesse comune che emergeranno nel corso del tempo.

Ecco. Sapete quando alcuni se ne escono con certe frasi fatte del tipo «Senza il turismo la montagna muore!» oppure «Non ci sono alternative all’economia turistica!» eccetera? Bene, la FASV, la sua storia, il suo lavoro e i risultati conseguiti dimostrano che sì, la montagna può vivere benissimo anche con attività differenti dal turismo di massa, e non in contrapposizione ad esso ma come elementi di uno sviluppo organico e articolato, con sguardi e prospettive verso il futuro, privo di pericolose e degradanti monoculture (come quella dello sci) e con il fulcro ben piantato nella comunità locale, in modo che i primi a trarre qualsivoglia vantaggio, beneficio e guadagno dal lavoro svolto siano gli abitanti del luogo e le montagne sulle quali abitano, con i loro ambienti naturali, i loro paesaggi, la loro biodiversità, la loro anima.

Per saperne di più sulla Fondazione Alpina per le Scienze della Vita potete visitare il sito web www.fasv.ch, nel quale troverete le sezioni dedicate ai singoli progetti e obiettivi perseguiti dalla Fondazione. Si tratta di un progetto di grande successo e per ciò assolutamente esemplare per molti altri territori montani la cui elaborazione del proprio futuro risulti ancora fumosa e indeterminata. La FASV dimostra bene che veramente la montagna rappresenta un laboratorio di innovazione multiforme e che nelle Terre alte si possono fare innumerevoli cose positive – e si devono fare: d’altro canto, posta la realtà che stiamo vivendo e il suo divenire, iniziative del genere rappresentano il loro vero futuro, ciò che potrà dare alle montagne una prospettiva di sviluppo concreto e duraturo nonché la voglia convinta e consapevole di restare e di vivere lassù ai loro abitanti.

P.S.: eccetto quella in testa all’articolo, tutte le foto presenti sono tratte dal sito della FASV e dalla pagina Facebook.

MONTAG/NEWS #10: sono accadute parecchie cose interessanti la scorsa settimana sulle montagne

In questo articolo a cadenza domenicale trovate una selezione di notizie relative a cose di montagna pubblicate in rete nella settimana precedente parecchio interessanti e utili da conoscere e leggere, con i link diretti alle fonti originarie così che ognuno possa approfondirle a piacimento. Di notizie del genere sulle montagne ne escono a bizzeffe, e la scorsa settimana in modo particolare, tra vacanze natalizie sula neve imminenti e le Olimpiadi sempre più vicine: questo è un tentativo di non perdere alcune delle più significative. Durante la settimana le più recenti di tali notizie le trovate sulla home page del blog nella colonna di sinistra; qui invece trovate il loro archivio permanente.

Buone letture!


PISTE DA SCI APERTE SOLO IN PARTE MA SKIPASS A PREZZO PIENO

Montano le polemiche sulle tariffe nelle stazioni sciistiche svizzere, che per la scarsità di neve offrono solo una parte di piste aperte ma spesso vendono i propri skipass a prezzo pieno. Gli operatori dei comprensori sciistici difendono la scelta, che sarebbe giustificata dai costi di gestione comunque elevati nonostante l’apertura parziale delle piste, mentre le associazioni di difesa dei consumatori la criticano e guardano in modo negativo a questa evoluzione del mercato sciistico. Cosa accadrà invece in Italia, nell’imminenza delle vacanze natalizie?


LA VALPOSCHIAVO, UN MODELLO VIRTUOSO (E DA REPLICARE)

Un’indagine e una ricerca sviluppate nell’ambito del progetto di sviluppo regionale “PSR 100% (bio) Valposchiavo” nell’autunno del 2024, i cui risultati sono stati presentati in questi giorni, mettono in luce le peculiarità del “modello Valposchiavo”, territorio alpino marginale, poco turistificato e apparentemente “sfortunato” ma che ha saputo fare di necessità virtù e fortune, diventando un laboratorio di sviluppo socioeconomico alpino veramente esemplare e da imitare.


L’INEVITABILE SARCASMO ESTERO PER L’ITALIA “OLIMPICA”

Sembra proprio che uno degli “effetti collaterali” generati dall’ormai palese disastro organizzativo e gestionale delle Olimpiadi di Milano Cortina sia la costante attenzione dei media esteri rispetto a ogni episodio negativo che accade nelle stazioni sciistiche italiane: come ha fatto il “Times” britannico dando notizia della rabbia degli sciatori ad Arabba per la pessima qualità della neve sulle piste per il troppo caldo. Certo in alcuni media esteri non manca una certa dose di cinismo antitaliano, ma senza il disastro olimpico probabilmente la situazione sarebbe ben diversa.


MA QUINDI COS’È “MONTAGNA”, ALLA FINE?

Sul “Fatto Quotidiano” anche Marco Albino Ferrari torna a rimarcare l’importanza di definire cosa sia realmente “montagna”, al fine di elaborarne il futuro con piena cognizione di causa: una questione che nemmeno la recente riclassificazione del “DDL Montagna” sembra abbia risolto. «È arrivato il momento che i grandi media nazionali non ci raccontino più solo la montagna-Cortina, patinata e minoritaria, ma neppure che la descrivano come il luogo dei vinti da assistere, come un rimorchio passivo, luogo dimenticato a cui guardare con benevolenza e rassegnazione.»


TICINO: NIENTE NEVE, SCI GIÀ IN DIFFICOLTÀ

A poche settimane dall’avvio formale della stagione sciistica invernale, l’assenza di precipitazioni obbliga i gestori delle stazioni ticinesi a rinviare la data di partenza, mentre altri invece optano per un’offerta minima. «Le temperature sono troppo elevate anche per l’innevamento artificiale. […] «Oggi, se va bene, riusciamo a lavorare da fine gennaio, quando ormai le vacanze natalizie sono un ricordo» lamentano gli impiantisti della Svizzera italiana.


ANCHE LO JODEL È “PATRIMONIO DELL’UMANITÀ”

Se qualche giorno fa è stato celebrato l’inserimento della cucina italiana nei “Patrimoni dell’Umanità” Unesco, allo stesso tempo in Svizzera si è festeggiato il canto alpino per eccellenza, emblema dell’identità elvetica anche se diffuso in altri paesi delle Alpi (e pure fuori dall’Europa) e famoso ovunque: lo jodel, a sua volta riconosciuto come “Patrimonio culturale immateriale” dall’Unesco.


UN ALTRO TURISMO PER LA VALSASSINA SENZA PIÙ LO SCI

La Valsassina un tempo ospitava numerose stazioni sciistiche che la crisi climatica e le congiunture economiche degli scorsi anni hanno chiuso rapidamente. Oggi prova a (ric)ostruire una frequentazione turistica post sciistica grazie a “Un’altra Via per la Valsassina, progetto vincitore del bando Cariplo “Montagne in Transizione 2025”, con il quale si creerà un itinerario escursionistico di circa sette giorni, le cui tappe collegheranno tra loro tutte le ex stazioni sciistiche valsassinesi. Un progetto molto bello e emblematico, da conoscere.


C’È ANCORA CONFUSIONE, SULLA DEFINIZIONE DI “MONTAGNA”

Anche “Il Post”, in un articolo dello scorso 12 dicembre, si è occupato del pastrocchio nel quale si è infilata la recente “Legge sulla Montagna” sul tema della definizione di “comune montano”, spiegando rapidamente e chiaramente i termini della questione. Che stanno ancora tenendo in fibrillazione moltissimi comuni montani italiani, soprattutto appenninici, o che almeno “montani” lo erano fino a ieri e oggi rischiano di non esserlo più, perdendo così molti finanziamenti ed agevolazioni e peggiorando ulteriormente la realtà delle aree interne italiane.