Fare cose belle e buone in montagna: a Topolò (Friuli-Venezia Giulia)

«Siamo ancora abituati – scrive Maurizio Dematteis su “L’AltraMontagna” – a pensare alla montagna come luogo di svago delle città e della pianura che, bontà loro, sostengono le economie d’alta quota attraverso il turismo di massa e la frequentazione. Ma così non è più, si sbagliano e di grosso giornali e riviste, e vogliamo raccontarvelo per primi, dando il via ad una vera e propria contro-narrazione che si appoggia sull’approfondimento dei tanti esempi emblematici presenti nei Dossier delle Bandiere Verdi di Legambiente.»

Topolò, in Friuli-Venezia Giulia, è senza dubbio uno dei migliori e più emblematici esempi di come in montagna si facciano – si possano, si debbano fare – cose belle e buone nonché benefiche per i luoghi e le comunità, non solo disastri meramente funzionali al business del turismo di massa. Un esempio che Dematteis racconta in questo articolo de “L’AltraMontagna”.

Topolò è una piccola borgata montana del comune di Grimacco, nelle Valli del Natisone al confine con la Slovenia, che come molti altri paesi montani italiani nel corso del Novecento ha subìto dinamiche di emigrazione, spopolamento, depauperamento sociale e economico, svigorimento culturale, accentuate dalla vicinanza – fino agli anni Novanta del secolo scorso – del confine con un paese della “cortina di ferro”. Tuttavia i pochi abitanti rimasti hanno sempre reagito al pericolo di declino, all’abbandono e all’assedio di un rinselvatichimento del territorio che stava cancellando ogni traccia di vissuto. Prima con una cooperativa di allevamento capre, che prospera per almeno 30 anni traghettando i topolociani nella seconda metà del secolo scorso, e poi con altri 30 anni di festival situazionista Stazione Topolò/Postaja Topolove, che trasforma la piccola borgata in un centro culturale di arrivi dal mondo conosciuto nei quattro continenti, capace di ospitare e coinvolgere artisti di fama internazionale. Tutte queste esperienze col tempo hanno ben sedimentato in loco e oggi a Topolò può partire l’ultima fase, ma solo in ordine di tempo, di una favola molto attuale che fa di un luogo destinato all’oblio il centro del mondo.

Oggi il presente e il futuro di Topolò si chiama Robida, associazione locale nata nel 2017, e quest’anno 2026 premiata con l’autorevole “Bandiera Verde” di Legambiente per le sua attività di rigenerazione culturale e sociale del luogo, basata sulla sostenibilità e sulle relazioni umane anziché sullo sfruttamento del territorio. L’Associazione Robida ha saputo dare nuova vita al paese, contrastando l’abbandono del luogo e trasformandolo, come già detto, in un centro di produzione culturale; ha supportato il presidio costante del territorio agevolando la residenza stanziale degli abitanti che così curano le case, i boschi, le tradizioni e l’anima del luogo; ha consentito lo sviluppo del turismo lento e consapevole, offrendo un’esperienza fatta di incontri, arte e Natura, lontana dal caos delle città o delle grandi località turistiche e dalle loro infrastrutturazioni invasive.

Insomma, Topolò e l’Associazione Robida dimostrano una volta di più come si possano fare cose belle e buone sulle nostre montagne, e realmente proficue per la loro vitalità sociale e economica, senza per questo considerarle solo spazi vuoti da riempiere di banali attrazioni turistiche e da “valorizzare” nel senso di metterli a valore per poi (s)venderli alla società dei consumi(smi) senza riservare alcuna attenzione al territorio, all’ambiente e al paesaggio, all’anima del luogo, alla sua identità culturale e alle comunità che lo abitano senza farne ostaggio del turismo massificato.

Per saperne di più su Topolò e sulla sua esperienza montana di successo (oltre al citato articolo di Maurizio Dematteis su “L’AltraMontagna”):

Le immagini che vedete nel post sono tratte da qui e qui.

P.S.: trovate altre cose belle e buone fatte in montagna, delle quali ho scritto, qui.

Una legge che condanna le montagne italiane alla mediocrità

[Foto di Patrick su Unsplash.]
Di recente è stata approvata dal Parlamento la cosiddetta “Legge sulla Montagna” «per il riconoscimento e la promozione delle zone montane».

Mi pare sia una solita legge all’italiana: a fronte di alcune cose buone, il testo presenta mancanze, dimenticanze, palesa una scarsa conoscenza della realtà montana nazionale e manifesta verso di essa ben poca sensibilità. Difetti che, nel complesso, rischiano di rendere inefficaci anche i «passi avanti» proposti.

Al riguardo mi trovo molto d’accordo con il comunicato che la Cipra Italia – delegazione italiana della Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi – ha emesso, che riporta le considerazioni sulla legge di Vanda Bonardo, presidente di Cipra Italia; lo vedete lì sopra (cliccatelo per scaricarlo in pdf). Soprattutto concordo su quanto rimarcato circa la sostanziale mancanza di una chiara visione sull’assetto istituzionale dei comuni montani: è la solita e ormai cronica mancanza di rappresentatività politica delle montagne e delle loro comunità, che evidentemente continuano a essere considerate dalle istituzioni come territori e cittadinanze di secondaria importanza, non meritevoli di una strategia di sviluppo strutturata e realmente efficace nonché ritenute incapaci di gestire la governance delle proprie montagne.

Tutto molto significativo, emblematico e d’altro canto per nulla nuovo, ribadisco.

Alla politica italiana, che governa le istituzioni pubbliche, delle montagne non interessa granché, e tanti dei problemi che oggi affliggono le comunità di montagna nascono proprio da questa trascuratezza di ormai lungo corso. Ne siano consapevoli, quelle comunità e, per quanto possibile, agiscano di conseguenza.

Tutti possono andare a fare i turisti in montagna, oppure no?

Cari amici,
vorrei chiedere il vostro parere su questo tema: flussi turistici sempre più cospicui frequentano le montagne, con un aumento netto dal Covid in poi per i motivi già noti, e ciò comporta che nei luoghi maggiormente turistificati giungano spesso persone che dimostrano di non conoscere e comprendere a sufficienza la realtà montana, a volte comportandosi verso di essa in maniera opinabile e poco rispettosa. Secondo voi:

  1. È comunque un bene che chiunque, anche le persone oggi così poco affinate, possano frequentare le montagne così da poter comprendere in maniera più compiuta la loro cultura e per questo “educando” nel tempo il proprio atteggiamento al rispetto dei monti e in generale, per “induzione”, del mondo che frequentano (in pratica ciò a cui si riferisce il vecchio e un po’ retorico detto «La montagna è una scuola di vita»).
  2. Sarebbe meglio se persone così poco educate e attente al rispetto dei luoghi nei quali si trovano, in special modo quelli montani particolarmente pregiati e delicati, non li frequentassero, al fine di evitare il rischio che certi modelli comportamentali da non luoghi del mondo odierno iperantropizzato e consumista ammorbino i territori montani degradandone definitivamente la realtà e la loro cultura.

Che ne pensate?

Ovviamente potete aggiungere qualsiasi altra considerazione al riguardo (io ho cercato di condensare al meglio le posizioni principali nelle due risposte proposte), e non credo serva rimarcare che il tutto ha un valore puramente discorsivo, di confronto teorico ma non per questo meno interessante.

Grazie di cuore per i contributi che vorrete manifestare!

P.S.: sia chiaro che non voglio assolutamente affermare, con quanto sopra esposto, che sui monti possano esserci turisti di seria A e turisti di serie B e tanto meno che pure tra i più assidui frequentatori delle montagne (o tra i montanari stessi) non manchino soggetti assai poco educati e sensibili ai luoghi che frequentano e vivono. Di principio nessuno è più bravo o più buono di qualcun altro, semmai si dimostra più attento e sensibile, per personale atteggiamento e predisposizione, quando si trova in certi luoghi “speciali”. Fatto sta che la questione esiste, è di frequente (e in maniera crescente) segnalata ed è di matrice innanzi tutto culturale, dunque assolutamente importante nell’ottica dello sviluppo e della gestione del turismo nelle terre alte, di qualsiasi tipo esso sia.

 

Grazie ancora a chiunque contribuirà!