Le “Olimpiadi” di Milano-cortina (di smog)

[Veduta prealpina della pianura lombarda intorno a Milano completamente avvolta da una densa cappa di smog, sabato 17 febbraio 2024.]
Posta la situazione dell’inquinamento nella Pianura Padana, cronica da decenni, e di contro le numerose e deprecabili criticità che stanno caratterizzando l’organizzazione delle prossime Olimpiadi invernali di Milano-Cortina – e Milano della Pianura Padana è il centro principale, inutile rimarcarlo – mi pare sia il caso di disdire quei Giochi Olimpici tanto opinabili e farsi assegnare le Olimpiadi dell’inquinamento “Milano-cortina (di smog)”. E non per una sola edizione: in via definitiva, vista la situazione da decenni irrisolta. Questa sì sarebbe un’assegnazione meritatissima.

D’altro canto, ci dicono di preferire la bicicletta e il trasporto pubblico alle auto ma le piste ciclabili sono poche e pericolose mentre bus e treni regionali sono ampiamente inefficienti, anche per colpa dei continui tagli. Ci dicono che gli allevamenti industriali sono tra gli elementi più inquinanti ma poi gli agricoltori scendono in piazza coi loro trattori mentre i supermercati traboccano di carni d’ogni sorta per la gioia di tanti consumatori. Ci dicono di tenere il riscaldamento domestico non oltre i 19° ma sai che bello starsene a casa in maglietta anche d’inverno, adesso che col cambiamento climatico puoi stare fuori a fine gennaio con solo una felpa addosso?

Eppoi la politica ci dice che si sta “impegnando” per risolvere il problema ma poi non fa nulla per limitare la cementificazione e il consumo di suolo perché la lobby degli impresari s’incazza, per non costruire più strade che accrescono il traffico veicolare perché la lobby dei costruttori di auto s’incazza, per agevolare il trasporto merce su rotaia togliendo dalle strade i mezzi pesanti perché la lobby degli autotrasportatori s’incazza, per spingere sulla transizione energetica eliminando i combustibili fossili perché la lobby dei petrolieri s’incazza.

La legge – italiana basata su direttive europee – prevede che per il PM10 non si superino i 50 microgrammi per metro cubo in media in una giornata. A Milano nei giorni scorsi si sono superati i 100 microgrammi per metro cubo, ad Asti 91, Brescia 87, Bergamo 83 e Piacenza 96. Secondo dati del Ministero della Salute di qualche tempo fa, l’inquinamento atmosferico è responsabile ogni anno in Italia di circa 30mila decessi solo per il particolato fine (PM 2.5), pari al 7% di tutte le morti (esclusi gli incidenti). In termini di mesi di vita persi, questo significa che l’inquinamento accorcia mediamente la vita di ciascun italiano di 10 mesi; 14 per chi vive al Nord, 6,6 per gli abitanti del Centro e 5,7 al Sud e isole. Gli effetti sono maggiori al Nord e il solo rispetto dei limiti di legge salverebbe 11.000 vite all’anno.

Ecco. Ma lo sappiamo bene che il cittadino comune, in Italia, di lobby a disposizione non ne ha.

N.B.: la fonte dell’immagine e dell’animazione satellitare è qui.

A Carona, dunque, il Comune acquisterà gli impianti di sci: scelta saggia oppure no?

A Carona, in alta Valle Brembana (Alpi Bergamasche), evidentemente leggono questo blog* e in particolar modo l’articolo che ho pubblicato lo scorso 14 dicembre (ripreso anche da alcuni organi di informazione) sulla messa in vendita del locale comprensorio sciistico di Carisole e su quanto di similare – a mio modo di vedere e ovviamente al netto delle differenze locali – accaduto a Prali, in Piemonte, ed ecco dunque che:

[Per leggere l’articolo cliccateci sopra.]
Decisione formalmente giusta tanto quanto inevitabile, secondo il mio punto di vista (che ho espresso dettagliatamente nell’articolo suddetto), in primis per evitare ulteriori speculazioni a danno della località e della sua comunità, ciò nonostante si tratti di un (ennesimo) esborso di soldi pubblici. Che sarebbe comunque arrivato prima o poi, temo, vista la situazione in cui versa il comprensorio.

Ora il Comune dovrà trovare un gestore per la società degli impianti: rilancio l’ipotesi “Prali” ovvero la creazione di un soggetto basato su un ampio azionariato popolare locale, semmai per vendere o affidare la gestione imprenditoriale a un privato più avanti se e quando l’attività sciistica sia stata adeguatamente rilanciata. Altrimenti, se ciò non avverrà anche in forza delle condizioni meteoclimatiche ormai sfavorevoli, ovvero se per tale motivo si deciderà preventivamente di puntare su altro, si dovrà avviare la dismissione di buona parte degli impianti con il mantenimento di quelli consoni a strutturare e servire una proposta turistica post-sciistica, naturalmente destagionalizzata e integrata da iniziative indipendenti dalla messa in servizio degli impianti nonché maggiormente integrate alla realtà comunitaria locale.

La contiguità con Foppolo, altra località sciistica parecchio claudicante (o già nella condizione di zombie, per alcuni), non aiuta di sicuro e il rischio è quello che entrambe si trascinino vicendevolmente nel baratro del fallimento definitivo; per questo sarebbe il caso che Carona cominciasse a pensare a un futuro prossimo turistico autonomo, e non solo per la stagione estiva.

In ogni caso, ribadisco quanto scrissi nel precedente articolo: qualsiasi sarà la scelta intrapresa, deve/dovrebbe/dovrà essere comunque la comunità di Carona a decidere, non altri. E mi auguro che i locali sapranno formulare la necessaria forza d’animo condivisa per decidere quale via seguire, per il loro bene e delle bellissime montagne che abitano.

*: Ovvio che non so affatto se quelli di Carona leggano questo mio blog! Diciamo che mi diverte supporlo, e comunque la consequenzialità dei fatti è interessante, dal mio punto di vista.

Fioccano milioni di Euro sulle stazioni sciistiche. Per farci cosa?

[Le piste di Ceresola, nel comprensorio dei Piani di Bobbio, ieri 26 dicembre alle ore 16.00. Qui arrivano 10 milioni di Euro. Immagine presa da qui: https://pianidibobbio.panomax.com/ceresola.%5D
C’è proprio da essere curiosi di constatare come verrà spesa la montagna di soldi che sta arrivando in molte località sciistiche – lombarde ma non solo, immagino – della quale si è letto sui media nei giorni scorsi (ad esempio qui). Una curiosità che alimenta lo stesso Sottosegretario Sport e Giovani di Regione Lombardia nell’annunciare la notizia: «Sono certa che queste risorse verranno investite al meglio, nel rispetto della montagna e per dare ai numerosi appassionati i servizi migliori». Be’, più che «nel rispetto della montagna», in quello dei bilanci dei gestori dei comprensori sciistici destinatari dei finanziamenti (traggo l’elenco dallo stesso articolo lì sopra linkato):

  • I.T.B. Industrie Turistiche Barziesi (Piani di Bobbio – LC) per 10 Milioni di €;
  • Baradello 2000 (Aprica e Corteno Golgi – SO e) per circa 1,6 Milioni di €;
  • I.T. Società Impianti Turistici (Ponte di Legno – BS) per 10 Milioni di €;
  • R.T.A. (Monte Pora – BG) per 2.392.000 Milioni di €;
  • I.T.A.S. Società Impianti Turistici e Attrezzature Sportive (Livigno – SO) per 7.727.000 Milioni di €;
  • BELMONT Foppolo (Foppolo – BG) per 2.715.000 Milioni di €;
  • SKI AREA VALCHIAVENNA (Madesimo – SO) per 431.871 mila €;
  • RI.S Impianti di Risalita Spiazzi (Spiazzi di Gromo – BG) per 6.628.000 Milioni di €;
  • SITA Società Industrie Turistiche Aprica (Aprica – SO) per 9.066.930 Milioni di €;

Sapranno costoro investire queste risorse al meglio, come se ne dice certa la citata Sottosegretario, ovvero: cosa sarà il “meglio” per i destinatari delle risorse? Pagarsi le spese dell’innevamento artificiale indispensabile per tenere aperte le piste da sci (come afferma lo stesso Sottosegretario)? Coprire i buchi nei bilanci che se la stagione in corso non diventerà nivologicamente e climaticamente più favorevole si allargheranno ulteriormente? (Interessante notare che alcuni dei comprensori lì sopra citati e finanziati in questi giorni hanno le piste chiuse o grosse difficoltà a mantenerle aperte per mancanza di neve e di condizioni climatiche idonee.) Investire in nuovi impianti di risalita e altre infrastrutture al servizio dello sci, nonostante quanto ho appena denotato riguardo la realtà ambientale in divenire? (Altrettanto interessante rimarcare che quasi tutti i comprensori finanziati hanno le piste per la gran parte situate sotto i 2000 m di quota, sotto la quale praticare lo sci sta diventando sempre più difficile e economicamente insostenibile.)

[Le piste del Monte Pora, sempre ieri 26 dicembre alle ore 15.50. Qui arrivano quasi 2,4 milioni di Euro. L’immagine è presa da qui: https://montepora.panomax.com/cimapora.%5D
Insomma, non si può che essere veramente curiosi e augurarsi che le “certezze” al riguardo del Sottosegretario siano condivisibili, ecco.

[Le piste dell’Aprica oggi, 27 dicembre alle ore 07.20. Qui arrivano quasi 11 milioni di Euro. Immagine presa da qui: https://www.apricaonline.com/it/webcam.%5D
Nota finale: come ho già affermato in passato, è “curioso” pure constatare come a fronte di così tanti soldi pubblici elargiti ai gestori dei comprensori sciistici «nel rispetto della montagna» non si riscontra un similare entusiasmo politico, amministrativo e finanziario verso iniziative concrete che sostengano direttamente la quotidianità delle genti che abitano la montagna. Ci sono così tanti soldi per le piste da sci o per le ciclovie e il turismo in generale e non ci sono per i servizi di base, la sanità territoriale, i trasporti pubblici, le scuole, la cultura, la manutenzione stradale e dei manufatti pubblici, i supporti necessari allo sviluppo dell’imprenditoria delle economie circolari locali… possibile?

Speriamo che chi di dovere sappia soddisfare anche quest’ultima fondamentale curiosità.