Verrebbe da pensare, o da temere, che ai gestori dei comprensori sciistici, in particolar modo quelli per lo sci estivo, piaccia un sacco spedire grosse ruspe, bulldozer, escavatori e mezzi meccanici d’ogni taglia su per i “loro” ghiacciai, a giudicare da quanti se ne vedono un po’ ovunque, ma che forse non lo facciano solo per ragioni meramente funzionali alla fruizione sciistica e turistica dei comprensori. Cioè, in parole povere, non lo facciano soltanto per portare lungo le piste da discesa la neve escavata sulle altre zone del ghiacciaio al fine di coprire i crepacci che si aprono quando comincia a fare molto caldo (sempre più presto nel corso della stagione, vista la crisi climatica avanzante) e soprattutto nel tentativo di preservare il più a lungo possibile (legittimamente: ma fino a che punto?) la propria attività e i tornaconti conseguenti.
No… vista la pervicacia con la quale mandano le loro ruspe a prendere a colpi di pala i corpi glaciali agonizzanti, viene da credere che in ciò si manifesti la loro rabbia verso quei ghiacciai, che sia una sorta di rappresaglia nei confronti del ghiaccio che fonde e svanisce facendo parimenti svanire il loro business, una vendetta verso le vedrette “traditrici” che invece essi pretenderebbero che restassero sempre uguali, vaste e gonfie di neve nonostante il «clima caraibico» (cit.) anche in alta quota e la neve invernale sempre minore. «Maledetti ghiacciai, mi state abbandonando e allora io mi vendico e vi sevizio!» sembrano urlare i rombanti motori di quelle ruspe mentre compiono i loro glaciocidi fin quasi a 4000 metri di quota.
Peraltro, con tutto ciò senza capire (o senza volerlo fare) che – lo ribadisco – l’escavazione della neve residua sulle zone di ghiacciaio ancora intonse e il trasporto verso altre parti già crepacciate – dove ci sono impianti e piste, appunto – non solo non salva queste seconde ma contribuisce ad accelerare ancora di più la fusione dell’intero apparato glaciale, così come i ghiacciai non si salvino con la posa di quei deprecabili teli geotessili in uso presso alcune località. Il che mi dà l’idea di quali bias cognitivi si manifestino in questi comportamenti, in questa reiterata pretesa di sopravvivenza che viceversa, visto come sia andata oltre ogni ragionevole limite (anche considerando gli aspetti economici che ne derivano), appare ormai una pratica di autolesionismo imprenditoriale e ambientale nonché – ed è ben peggio – la fonte di un danno ecologico devastante per i ghiacciai, le montagne coinvolte e i territori circostanti.
È una questione di buon senso, di intelligenza, di cura e di rispetto per la montagna, di sensibilità verso il suo ambiente, di responsabilità verso il presente, il futuro prossimo e chi lo vivrà dopo di noi. Una semplice e lineare questione di civiltà, in fondo, ma evidentemente non per tutti.
Grazie Luca, condivido
ciao Enrico
Le immagini delle ruspe sul ghiacciaio sono tremende. Serve ricompattare tutti gli appassionati veri della montagna che sono tantissimi ma sparpagliati in troppe associazioni e iniziare a dare fastidio con iniziative comunicative e successivamente, nel caso ci siano i presupposti, legali, cominciando magari proprio verso chi ha dato via libera ai lavori sopra pubblicati. Grazie per l’articolo è l’impegno. Alessandro.
Grazie a te, Alessandro, per le osservazioni che proponi e che condivido pienamente. E’ vero, c’è una maggioranza che si rende conto benissimo dei disastri che vengono comminati ai territori montani ma che non strepita, non è abituata a farlo, se vede un luogo guastato da opere impattanti protesta ma poi, probabilmente, se ne va altrove dove opere simili non ci sono. Da un lato bisogna compattarsi il più possibile e tornare a fare massa critica, mentre dall’altro lato bisogna (purtroppo) agire per vie legali ovunque ve ne siano i presupposti – e per esperienza ti dico che ci sono quasi sempre e sono parecchi. Questo secondo, che io sto attuando su alcune questioni, è un modus operandi più lungo e complesso ma in molti casi è l’uncio che consenta di ottenere risultati concreti. ancoe più quando, per l’appunto, l’azione legale sia supportata da una pari azione civica di massa critica. Grazie ancora!