“Il miracolo delle dighe” mercoledì 13 è su “Radiorizzonti”

Domani, mercoledì 13 alle ore 11.03 su “Radiorizzonti” (e in replica alle 19.44), andrà in onda la bella chiacchierata che ho avuto il piacere di sostenere con Iaia Barzani intorno al mio ultimo libro Il Miracolo delle dighe nonché, come al solito, agli aspetti più affascinanti e emblematici dei nostri paesaggi montani – in fondo i veri protagonisti del mio libro, per i quali le dighe rappresentano un elemento distintivo capace di raccontare molte storie intriganti.

Per ascoltare Radiorizzonti date un occhio qui sotto (o cliccateci sopra):

Domenica scorsa, al Lago Bianco del Passo di Gavia

È veramente bello constatare quanta gente c’era, domenica scorsa al Passo di Gavia, per partecipare alla “Camminata Solidale” in difesa del Lago Bianco e manifestare tutta la propria passione e la sensibilità nei confronti di questo luogo magico e prezioso che sta per essere devastato da lavori a dir poco scriteriati. Ne ricavo un gran sollievo, io che per altri impegni assunti non ho potuto essere presente: per alleviare il dispiacere della mancata presenza tanto quanto per denotare quante persone siano accorse lassù dimostrando di aver perfettamente compreso il valore della bellezza che il Lago Bianco sa offrire e la portata del danno ambientale che gli sta per essere perpetrato.

Non solo, l’importanza basilare di una giornata come quella di ieri al Gavia è anche data dal suo profondo significato civico e politico per certi versi “paradossale”: infatti, mentre i promotori delle opere di prelievo delle acque del Lago stanno palesemente perseguendo e difendendo solo i propri interessi, le persone presenti domenica al Passo e che in vari modi si stanno dando da fare per la difesa del Lago Bianco – anche solo manifestando il proprio dissenso rispetto ai lavori – stanno perseguendo e difendendo gli interessi di tutti, compresi i suddetti mandanti dei lavori. Perché la montagna è di tutti, la sua bellezza, i suoi luoghi e le sue risorse sono un patrimonio comune e collettivo del quale tutti, appunto, possono godere nella sua più ampia integrità senza che qualcuno, invece, lo consideri “roba propria” e si permetta di sfruttarlo con modalità tanto devastanti in forza di deroghe furbesche alle norme e ai regolamenti di tutela vigenti che solo un paese assai carente di buon senso politico e attenzione nei confronti del proprio paesaggio come bene comune si può permettere.

Per tutto questo la Camminata di domenica è stata un grande successo ma niente affatto un punto di arrivo, semmai rappresenta il fondamentale e vigoroso inizio del cammino verso l’ottenimento di risultati il più possibile importanti, efficaci e funzionali alla salvaguardia del meraviglioso Lago Bianco del Gavia nonché, emblematicamente, di qualsiasi altro spazio nelle Terre Alte minacciato dall’insensibilità e dall’egoismo di amministratori ben poco rispettosi e lungimiranti nei confronti delle montagne e di chiunque le frequenti.

N.B.: l’immagine in testa al post è di Simone Foglia, le altre di Alfredo Davide; tutte quanto sono tratte dalla pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco (Passo Gavia)” sulla quale trovate molte altre cronache della giornata di domenica e gli articoli che stanno uscendo sulla stampa.

Le solite previsioni del tempo “ad mentula canis”

Come forse chi segue con regolarità questo blog sa, nutro un particolare disdegno per molti dei servizi meteorologici che inondano il web e i media nazionalpopolari delle loro previsioni e lo rimarco da anni: innanzi tutto perché l’affidabilità dei bollettini che diffondo è – ribadisco – pari a quella delle «creme scioglipancia» che Wanna Marchi vendeva in TV qualche anno fa (e che le hanno regalato qualche anno di reclusione per truffe varie e assortite), e in secondo luogo perché tali meteorologi del cavolo finiscono per screditare quella che è una scienza tanto rigorosa quanto affascinante, la meteorologia, nonché fondamentale per la nostra vita su questo pianeta, la quale meriterebbe ben altra attenzione e cura.

Fatto sta che questa mattina mi cade l’occhio su uno di quei bollettini meteoastrologici (per come paiono oroscopi più che altro) e noto la temperatura in esso prevista per Bolzano domenica: 36°. Caspita, dico, come nel bel mezzo dell’estate più canicolare nonostante siamo a settembre inoltrato! Poi mi sorge la curiosità: vediamo cosa prevedono al riguardo altri diffusi servizi meteorologici, presi tra i primi che i motori di ricerca segnalano sul web… ecco che ne ho ricavato:

Come vedete, ben sette gradi di differenza tra la previsione più bassa e quella più alta nella stessa località, dunque a parità di condizioni prevedibili e di variabili considerabili. Una diversità impossibile: si può pensare di considerare due o tre gradi di scarto, forse quattro, sette no. C’è qualcuno che usa software previsionali o strumentazioni trovate come regalo nelle merendine, evidentemente, oppure che non le sa utilizzare come dovrebbe, spacciandosi “meteorologo” in pubblico senza alcun buon motivo, ecco.

Capite ora perché manifesto così tanta disistima verso questi meteorologi nazionalpopolari e perché consiglio tutti di disinteressarsi delle loro previsioni farlocche e piuttosto di abituarsi a cogliere e vivere tutta la bellezza e il fascino dell’ambiente naturale (soprattutto, ma non solo) in ogni condizione meteorologica? Ovviamente ciò al netto dei fenomeni più estremi, i quali comunque dovremmo essere in grado di riconoscere e affrontare (o fuggire), visto che saranno sempre più frequenti: non occorre chissà quale conoscenza scientifica, basta qualche nozione elementare e un sano buon senso.

«Ma si chiamano “previsioni” non a caso!» forse obietterà qualcuno. Certo, è vero tanto quanto è ovvio e scientificamente ammissibile, ma ciò non ne giustifica l’inattendibilità, la pessima accuratezza e tanto meno il diritto di pontificare sui media e far dipendere da ciò le fortune o le sfortune economiche, turistiche, commerciali o anche solo ludico-ricreative di tanti che, ingenuamente, fanno affidamento alle previsioni come a dei testi sacri. Non a caso sempre più di frequente su quei media appaiono pure le proteste di albergatori, operatori turistici e variamente economici danneggiati dagli errori previsionali dei bollettini diffusi.

Ai meteorologi, invece, consiglio di formulare i loro roboanti bollettini tirando a indovinare le previsioni del tempo: così facendo, la percentuale di correttezza ottenuta sarà ben più alta di quella attuale – e pure la stima nei loro confronti forse potrà crescere. Già.

P.S.: ovviamente la mia attenzione si è puntata su Bolzano per puro caso, il discorso è valido per qualsiasi altro luogo.

La vera scuola (ora che sta per ricominciare)

Nell’opera di portata capitale dell’educazione dei fanciulli, la montagna ha da svolgere il ruolo più importante. La vera scuola deve essere la natura libera, con i suoi bei paesaggi da contemplare, le sue leggi da studiare dal vivo, ma anche gli ostacoli da superare. Non è nelle anguste aule con le inferriate alle finestre che si formeranno uomini coraggiosi e puri. Diamo loro piuttosto la gioia di bagnarsi nei torrenti e nei laghi di montagna, portiamoli a passeggio sui ghiacciai e sui campi di neve, conduciamoli alla scalata delle grandi vette. Non solo impareranno senza fatica ciò che nessun libro può insegnar loro, non solo si ricorderanno tutto ciò che avranno imparato nei giorni felici in cui la voce del professore si confondeva, per loro, in un’unica impressione con la vista di paesaggi affascinanti e grandi, ma si saranno inoltre trovati in faccia al pericolo e lo avranno gioiosamente sfidato. Lo studio sarà per loro un piacere e il loro carattere si formerà nella gioia.

(Élisée ReclusStoria di una montagna, Tararà Edizioni, Verbania, 2008, pagg.157-158; 1a ed.1880.)

Già, la montagna può ben essere – lo si usa dire, d’altro canto – “una scuola di vita”: come lo è stata in passato lo può essere oggi e, per molti aspetti, nel futuro. Ma se a qualcuno tale affermazione potrebbe sembrare “retorica” (non di rado per colpa di come la si utilizza), Reclus rimarca da par suo che la montagna è una scuola, punto. Sic et simpliciter.
Poi lo è di vita ovvero per la vita, per il carattere e per lo spirito, per la volontà, per l’intraprendenza e per chiunque e in ogni sua età, nel ragazzino certamente ma, perché no, anche nell’adulto, che tra i monti troverà sempre qualcosa di importante e significativo da imparare.