Cortina d’Ampezzo verrà eternata nella vergogna?

Dunque, con la scusa delle prossime Olimpiadi invernali pochi amministratori scellerati hanno deciso di eternare il nome di Cortina d’Ampezzo non più legandolo alla bellezza straordinaria delle sue montagne o all’atmosfera elitaria che la contraddistingue ma a uno scempio ambientale, economico e culturale tanto privo di logica quanto ricco di arroganza e alla vergogna planetaria che ne deriva.

Uno scempio riguardo il quale in futuro a quegli amministratori si dovrà necessariamente rendere conto: il mio augurio agli amici cortinesi che veramente tengono al proprio territorio e al suo buon futuro è quello di saper fare memoria di ogni cosa, da quella macroscopica alla più minima, che sta accadendo e accadrà per la costruzione della pista da bob, così poi da chiederne conto, quando verrà il momento, a chi ne è stato mandante e sostenitore. Che non potrà e non dovrà sfuggire alle proprie responsabilità, come troppe volte è accaduto in altre circostanze – si veda la pista di Cesana Torinese. È un dovere civico e morale che va compiuto e riconosciuto a Cortina e alle sue meravigliose montagne.

QUIZ QUIZ QUIZ! “Indovina chi l’ha detto!” (2a puntata)

Dopo il successo del primo quiz proposto, eccovene un altro assolutamente intrigante!

Leggete con attenzione le seguenti dichiarazioni:

Per quanto tempo ha senso ancora investire dove la neve non c’è? Oggi sappiamo già che ci dobbiamo preparare a una stagione che sarà contraddistinta da una forte crisi idrica e il nostro compito è quello di non affrontare le sfide attuali con la mentalità di 100 anni fa.

La domanda è: chi le ha proferite?

  1. La Ministra del Turismo in carica poco prima di affidarsi alle cure del proprio chirurgo estetico di fiducia.
  2. Un esponente di rilievo del centrodestra lombardo, in quota Fratelli d’Italia.
  3. Un esponente di rilievo del centrosinistra lombardo, in quota Alleanza Verdi e Sinistra.
  4. Un noto rapper nel corso della trasmissione RAI “Domenica In” appena prima che la conduttrice gli togliesse bruscamente la parola.

Forza sióre e sióri, provate nuovamente a indovinare!

La soluzione sarà comunicata presto! 😄

“Care” Ferrovie dello Stato, non avete nessun diritto di usare le montagne per farvi belle!

Non ho dubbi che il Gruppo in questione abbia a cuore le nuove generazioni. Ci mancherebbe. Ma per favore: non usate quelle montagne. Perché sui territori montani, trai i paesi, le ferrovie non ci sono più e dove qualcosa c’è, siete troppo fragili per dire che si guarda al futuro. Anche per colpa delle Istituzioni, certo, per carità, che nei “rami secchi” delle montagne non hanno creduto investendo. Le ferrovie sulle montagne non ci vanno. E le nuove generazioni, come tutte le altre, si devono spostare in auto. Voglio sperare che quello della pubblicità oggi sui quotidiani sia un “impegno” del Gruppo italiano. Nel presente e nel futuro. Perché nel passato e nel presente, fino a questo istante, le ferrovie non ci sono. Sono chiuse e ferme.
Non nel nome delle Montagne. Per favore.

Come non essere d’accordo con le considerazioni che avete appena letto di Marco Bussone, Presidente nazionale di UNCEM?

Vedere delle montagne con sopra il logo delle FS per certi aspetti è grottesco, per certi altri è sgradevole e irritante. Probabilmente i dirigenti del gruppo ferroviario nazionale si rivolgono alle “nuove generazioni” proprio perché cresciute in un mondo locale dominato da strade, autoveicoli e traffico, anche e soprattutto per raggiungere i territori interni e lontani dalle aree metropolitane come quelli montani, e che probabilmente non hanno più memoria di quante ferrovie di montagna sono scomparse, in Italia, nel corso del Novecento e soprattutto nel secondo dopoguerra, guarda caso quando l’automobile si impose (ma per molti versi dovrei scrivere venne imposta) come il mezzo di trasporto “fondamentale” per gli italiani.

Il sito web ferrovieabbandonate.it mantiene questa memoria ferroviaria nazionale, elencando e descrivendo tutte le linee dismesse, la gran parte perché considerate “rami secchi” ma tali solo in un’ottica di imposizione politica degli autoveicoli.

Nelle sole regioni i cui territori comprendono la parte italiana della catena alpina il sito conta 119 linee ferroviarie soppresse, in buona parte di montagna o comunque funzionali al trasporto di persone e merci verso le vallate montane. Centodiciannove. Altre decine se ne trovano lungo tutta la catena appenninica e nelle isole. Quante di queste linee oggi offrirebbero, oltre a quello logistico, un enorme potenziale turistico? E quanto traffico, inquinamento, disagio, degrado provocato dal traffico automobilistico sulle strade potrebbero evitare, se fossero in attività? E quanto interesse manifesta quel gruppo che diffonde pubblicità come quella ritratta nell’immagine nei confronti del trasporto ferroviario nelle aree interne, sia per eventuali riattivazioni di linee dismesse che per il potenziamento delle poche esistenti? A questa domanda è facile rispondere: praticamente nessun interesse.

Di contro, basta superare il confine nord, soprattutto quello al di là del quale vi sia la Svizzera, per “atterrare” su un altro pianeta ferroviario, fatto di linee e treni ben tenuti ed efficienti che raggiungono quasi ogni vallata montana e superano innumerevoli passi a quote ben superiori ai 2000 m, trasportando residenti, lavoratori pendolari e non, turisti, merci, nonché manifestando concretamente un modello di sviluppo logistico sostenibile che oggi risulta non solo vantaggioso e proficuo ma pure al passo con i tempi, attuali e futuri.

[Un treno della Ferrovia Retica/Rhätische Bahn transita al cospetto dei ghiacciai del Bernina, in Svizzera. Immagine tratta dalla pagina Facebook worldheritageswitzerland.]
Dunque no, “caro” Gruppo FS: nello sviluppo e nella crescita del paese che volete farci credere le montagne e le loro comunità non sono comprese e considerate. E non realizzate nemmeno infrastrutture funzionali ai territori montani, come ugualmente sostenete: l’ho raccontato proprio di recente in un articolo pubblicato su “L’AltraMontagna”. Ergo non avete proprio il diritto di utilizzare le montagne per “farvi belli” agli occhi del pubblico italiano, quando poi in concreto da decenni le ignorate e le bistrattate. Anch’io vi dico: Non nel nome delle Montagne. Per favore.

La nuova pista di bob di Cortina: dalla tragedia alla farsa e al disastro duraturo

La pista olimpica di bob a Cortina: una trag(icomm)edia divenuta farsa e prossima a diventare disastro imperituro.

Come ben segnala l’amico Alessandro Filippini, riuscire a costruire e consegnare la pista cortinese entro 685 giorni significa farcela a soli 48 giorni dall’inizio dei Giochi. Pressoché impossibile, a meno che – questo lo aggiungo – i lavori vengano fatti malamente, senza cura, realizzando un’opera che comincerà a deteriorarsi molto presto e non per colpa dell’impresa incaricata ma, appunto, per sostanziale mancanza del tempo e delle condizioni necessarie a compiere un buon lavoro. Senza contare che il CIO – Comitato Olimpico Internazionale, il quale ha già concesso un rinvio sui tempi originariamente previsti, pretende giustamente un collaudo della pista fra soli 400 giorni, il tempo massimo entro il quale verificare la conformità dell’impianto e garantire la sicurezza degli atleti che vi gareggeranno – visto che si tratta di una pista nella quale si scende a 130 km/h e più, non di un semplice muro che anche se vien su un po’ storto fa nulla!

Nel contempo lo stesso CIO, insieme alla Federazione Internazionale di Bob e Skeleton e alla Federazione Internazionale di Slittino, continua a esprimere forti dubbi sulla decisione italiana di costruire una nuova pista di bob per i Giochi invernali di  Milano-Cortina del 2026. Il CIO ha affermato che gli organizzatori italiani devono avere pronto un “piano B” per le gare olimpiche qualora la nuova pista non fosse pronta entro marzo 2025. Fermo restando che, puntualizza il CIO, «Nessuna sede permanente dovrebbe essere costruita senza un piano legacy chiaro e fattibile. Il nuovo progetto per la pista di scorrimento a Cortina non affronta questi problemi poiché il progetto pianificato non include alcun uso sostenibile o eredità praticabile dopo i Giochi e non fornisce un luogo che soddisfi tutti i requisiti tecnici, aumentando significativamente i costi e la complessità per il Comitato Organizzatore che dovrà colmare le lacune».

[Immagine tratta da “Progetto esecutivo Cortina Sliding Centre”, 15/12/2023, fonte: www.vez.news.]
La verità, ogni giorno più palese, è che ai promotori politici della pista di bob cortinese e ai loro sodali non interessa nulla della pista stessa, di come sarà realizzata, di Cortina, della sua comunità, del paesaggio e men che meno delle Olimpiadi, se non come palcoscenico mediatico funzionale al fare propaganda politica, ma interessa solo spendere quella montagna di soldi pubblici per ricavarci i propri tornaconti. Fine.

Per tutto questo, è molto probabile che a Cortina d’Ampezzo sarà imposta una figura di palta (e non dico altro) su scala planetaria, purtroppo. Se la pista verrà realizzata, e quando le telecamere che riprenderanno le gare olimpiche saranno ormai spente, ai cortinesi non resterà che “ammirare” lo scempio perpetrato al luogo di chi lo avrà utilizzato per i propri meri fini. E non sarà tanto uno scempio ambientale quanto economico, culturale, paesaggistico, politico, morale.

[La vecchia pista di Cortina in rovina, in un’immagine recente tratta da https://primabelluno.it.%5D