Soldi per le ciclovie SÌ, soldi per i servizi di base NO!

[Foto di Adrián Gómez – Millán Díaz da Pixabay.]
Penso che ormai l’abbiano capito pure i camosci più tonti che l’elettrocicloturismo montano – o emtb – è il nuovo mantra turistico-commerciale delle amministrazioni dei territori di montagna le quali, sostenute dagli enti locali superiori, spendono e spandono soldi pubblici a gogò in progetti i cui tracciati ormai si possono trovare pure negli angoli più sperduti – sovente ancora incontaminati, purtroppo – di qualsiasi valle alpina. L’immagine lì sotto fa riferimento a progetti finanziati sulle montagne della mia zona, ma è inutile rimarcare che di simili iniziative, con i relativi stanziamenti di denaro pubblico, ve ne sono in corso ovunque, appunto, e i quotidiani più o meno locali ne riferiscono quotidianamente. Siccome lo sci sta diventando sempre più irrazionale, e nemmeno le amministrazioni locali riescono ormai a negarlo, evidentemente si è trovato il modo di “far girare comunque l’economia” (virgolette inevitabili) con qualcosa che nella forma sembra una novità – venduta come sostenibile in un modo estremamente superficiale – ma nella sostanza ricalca ne più ne meno i principi che governano (o governavano) la monocultura sciistica, sovente conseguendo risultati a dir poco fallimentari, appunto.

Detto ciò, non posso che augurarmi – e augurare alle montagne coinvolte – che i progetti proposti siano basati sul buon senso e sulla più consona sostenibilità, sensibilità, cura e responsabilità versi i territori che li ospiteranno e le comunità che tali montagne abitano. Tuttavia faccio veramente fatica a non chiedermi – e chiedere a chi di dovere: perché non si riscontra un similare entusiasmo politico, amministrativo e finanziario verso progetti che sostengano direttamente la quotidianità delle genti che abitano la montagna? Ci sono così tanti soldi per le ciclovie e il turismo in generale e non ci sono per i servizi di base, la sanità territoriale, i trasporti pubblici, le scuole, la cultura, la manutenzione stradale e dei manufatti pubblici, i supporti necessari allo sviluppo dell’imprenditoria delle economie circolari locali… possibile?

Giusto qualche giorno fa, durante il notiziario di “Bergamo TV”, sentivo che ci sono nell’aria nuovi tagli ai trasporti pubblici, i cui effetti andrebbero inevitabilmente a gravare soprattutto sugli abitanti delle zone montane. Dunque i cicloturisti li facciamo arrivare su comode strade fin sulle cime più ardite mentre i bus del trasporto pubblico li eliminiamo dai paesi a valle di quelle cime? E se poi piove? I cicloturisti non fruiscono le tanto generosamente finanziate ciclovie mentre gli studenti, i lavoratori o gli anziani privi di patente o auto dei bus pubblici ne hanno bisogno anche se piove. Quindi? Va comunque bene così?

[Una delle contestate ciclovie in realizzazione in Val Gerola, provincia di Sondrio. Per saperne di più potete leggere qui.]

Ribadisco: al netto della qualità delle opere progettate e finanziate – comunque da verificare, considerando certi scempi in realizzazione – non mi sembra una realtà del tutto logica e virtuosa, soprattutto dal punto di vista politico e riguardo lo sviluppo autentico, non quello a parole, delle comunità residenti in montagna. Chissà, forse si sta puntando a degradare e spopolare le montagne ancor più velocemente di quanto già non accada, per trasformarle completamente e definitivamente in uno spazio turistico-commerciale da sfruttare e consumare fino all’ultimo e senza più nessuno che possa protestare. Chissà.

Un prezioso reportage “d’autore” dal Ghiacciaio di Fellaria

Appena prima che in quota cominciasse a nevicare – con la speranza che continui a lungo! – gli amici Umberto Isman, Lorenzo Cremonesi insieme al glaciologo Riccardo Scotti hanno realizzato, per il “Corriere della Sera”, un breve ma emblematico video reportage presso il Ghiacciaio di Fellaria, in alta Valmalenco, tra gli apparati glaciali più noti delle Alpi in forza del grande lago proglaciale formatosi solo qualche anno fa dove prima giaceva la lingua del ghiacciaio. Il video lo potete vedere lì sotto.

Il ritiro dei ghiacci sulle Alpi si manifesta come una tendenza costante da oltre un secolo, con soltanto brevi parentesi di annate fredde. Ma nell’ultimo trentennio il fenomeno si è enormemente accresciuto, interi bacini glaciali sono letteralmente scomparsi nell’arco di poche stagioni. Per capire il fenomeno Isman e Cremonesi si sono recati nella zona del monte Bernina, sul confine tra Italia e Svizzera, assieme a Riccardo Scotti, responsabile del Servizio Glaciologico Lombardo, fino al cospetto del ghiacciaio di Fellaria, dove la nascita di grande lago di fusione negli ultimi testimonia della gravità del fenomeno. Qui il fronte del ghiacciaio si è ritirato di un paio di chilometri e il suo spessore è diminuito enormemente. Gli studiosi hanno posizionato delle telecamere che rendono visivamente la rapidità del ritiro. Isman e Cremonesi hanno testimoniato il fenomeno in video usando anche il materiale messo a disposizione degli studiosi presenti per l’occasione, che avevano con loro alcune fotografie scattate a partire dalla fine dell’Ottocento.

Ora, come denotato poco sopra, è finalmente arrivata la neve a rendere meno visivamente drammatica la realtà del Fellaria e a conferire alla zona un apparente aspetto di “normalità”. Tuttavia, inutile rimarcarlo, è un “velo trasparente”, che copre temporaneamente la realtà delle cose ma non la nasconde affatto; di contro, è altrettanto inutile rimarcare (purtroppo) che siamo una società carente sia di memoria che di sensibilità verso la suddetta realtà delle cose del mondo in cui viviamo – e in particolar modo nei confronti delle tematiche ambientali: per tale motivo, basta un’ordinaria nevicata novembrina tanto per coprire le sofferenze glaciali quanto per sfumare del tutto o quasi i dibattiti sulle conseguenze del cambiamento climatico pur così frequenti e vibranti fino a solo qualche settimana fa, finanche a far formulare a qualcuno convinzioni variamente “negazioniste” al riguardo.

Credo invece che quella sensibilità debba essere costantemente mantenuta attiva e parimenti alimentata dai riscontri oggettivi che la realtà ci comunica di continuo: non è tanto una questione di saper ascoltare questi messaggi ma di volerli ignorare o, appunto, negare. I ghiacciai, massimi soggetti esemplari di manifestazione della realtà climatica in divenire, restano lì a raccontarci quanto sta accadendo anche sotto la neve, nel corso dell’inverno che speriamo vero, lungo e freddo. Per questo il reportage di Isman, Veronesi e Scotti non perde un grammo di valore documentale nemmeno ora che lassù, al Fellaria, è tutto bianco e persino il grande lago proglaciale, forse, è apparentemente scomparso sotto la propria superficie ghiacciata e coperta di neve.

Speriamo, lo ribadisco di nuovo, che quello lassù sul Ghiacciaio di Fellaria si palesi come il manto nevoso più rinvigorente e salutare da molto tempo a questa parte. Ne ha bisogno il ghiacciaio, lo abbiamo bisogno tutti quanti.

Su “Leccoonline” e su “Il Cittadino”

Ringrazio di cuore le redazioni di “Leccoonline” e de “Il Cittadino – Leccoche hanno dedicato due ottimi articoli, e assai precisi nel resoconto offerto, alla presentazione del mio libro Il miracolo delle dighe. Storia di un’emblematica relazione tra uomini e montagne che ho tenuto domenica scorsa 19 novembre presso la Biblioteca di Olginate.

La presenza dei corrispondenti delle testate non era pretesa né annunciata e dunque mi risulta ancor più gradita e meritevole di sincera gratitudine. Fosse solo per aver sacrificato una domenica pomeriggio – di tempo bello, per giunta – per ascoltare il sottoscritto!

Cliccate sulle immagini per leggere i rispettivi articoli, mentre se volete saperne di più sul libro cliccate qui.

Questa sera, 21 novembre, tutti “A Passo d’Uomo” a Sovico!

È un piacere per me poter tornare a presentare, al pubblico di una sala cinematografica A Passo d’Uomo, l’ultimo film del regista francese Denis Imbert interpretato da Jean Dujardin e tratto dal libro Sentieri Neri di Sylvain Tesson, considerato uno dei maggiori scrittori di viaggio del nostro tempo, autore di altri rinomate opere come Nelle Foreste Siberiane e La Pantera delle Nevi, dal quale è stato tratto l’omonimo film uscito lo scorso anno. Un film che, appunto, ho già avuto modo di presentare altrove constatando ovunque il grande e unanime apprezzamento del pubblico. Questa sera alle ore 21.00, ciò avverrà di nuovo presso il Cinema Nuovo di Sovico, con la prestigiosa presenza di Nicoletta Favaron, vicepresidente del Trento Film Festival e referente Area Cinema del Club Alpino Italiano, il quale patrocina l’uscita del film insieme all’Officina Culturale Alpes; il tutto sotto l’egida della sezione di Sovico del CAI.

A Passo d’Uomo, distribuito in Italia da Wanted Cinema e presentato in anteprima lo scorso maggio al 71° Trento Film Festival, è la storia di Pierre (Jean Dujardin), un noto scrittore appassionato di viaggi avventurosi ma dalla vita dissoluta e dipendente dall’alcol.
Una sera in cui beve più del solito e il suo livello di ubriachezza è decisamente alto, si cimenta in modo spavaldo nell’arrampicata della facciata di un albergo. Pierre però, perde l’equilibrio e precipita. La caduta gli sarà fatale perché finirà in coma.
Quando si risveglia nel suo letto di ospedale, promette a se stesso che appena riuscirà a reggersi in piedi partirà per il viaggio della sua vita.
Infatti, contro il parere di tutti, Pierre deciderà di percorrere a piedi la Francia, dal parco del Mercantour, nel sud est, fino alle falesie del Jobourg nel Cotentin, all’estremo ovest della Normandia, attraversando in diagonale l’intero paese e percorrendo solo piccoli e dimenticati sentieri che transitano dalle aree più discoste e marginali di Francia.
Un viaggio che gli farà scoprire il lato più rurale del Paese e che gli permetterà di rinascere facendo pace con il suo passato.

È un film che vi consiglio caldamente di vedere: intenso, poetico, A Passo d’Uomo tocca alcuni temi fondamentali del nostro stare al mondo, tanto semplici – per ciò forse sempre troppo sottovalutati – quanto profondi e consente di rifletterci sopra nel contesto di una storia nella quale, sono certo, molti troveranno qualcosa di se stessi.

Cliccando sulla locandina qui sotto potete anche prenotare i biglietti on line e così assicurarvi il posto saltando la coda:

Mi auguro vivamente, se siete di o sarete in zona Sovico, che questa sera vorrete essere con noi per condividere la visione del film e, magari, chiacchierarci sopra insieme. Tornerete a casa con una nuova intensa emozione da portarvi appresso nello “zaino personale delle cose belle” che vi farà camminare sui vostri prossimi sentieri con passo più leggero e appassionato, ve lo garantisco.

Sabato a BookCity Milano, domenica alla diga di Olginate

È stata una due giorni intensa e emozionante, quella vissuta tra sabato e domenica a Milano per BookCity 2023 e alla diga di Olginate, anche più di quanto avessi immaginato, grazie alle belle e preziose persone che ne sono state le prestigiose protagoniste e che hanno saputo offrire al pubblico presente ai vari incontri contributi assolutamente interessanti e illuminanti. La galleria di immagini qui sopra prova a darvene una pur vaga idea.

Sabato a Milano Anna Rizzo con il suo I paesi invisibili. Manifesto sentimentale e politico per salvare i borghi d’Italia, libro passionale e appassionato e per ciò estremamente stimolante, Andrea Membretti con Voglia di restare. Indagine sui giovani nell’Italia dei paesi, testo per molti versi sorprendente e per questo ugualmente stimolante, Claudio Artoni che mi ha affiancato nella presentazione de  Il miracolo delle dighe. Breve Storia di un emblematica relazione tra uomini e montagne all’ADI Design Museum offrendo una disamina succinta ma significativa degli aspetti climatico-glaciologici sul tema, Max Cavallari e le sue potenti, toccanti, fondamentali narrazioni fotografiche di quanto accade nel Mediterraneo presentate in Acquaintance; domenica a Olginate Emanuele Mauri, Presidente del Consorzio dell’Adda, e Luigi Bertoli, direttore responsabile della diga di Olginate, per aver concesso la rara occasione di visitare l’impianto illustrandone scopi, funzionamenti e importanza. Ringrazio tutti di cuore per la disponibilità, la cordialità, la passione, il tempo che hanno dedicato ai rispettivi incontri e a me che con loro ho avuta la fortuna e l’onore di dialogare e di imparare molto.

Voglio ugualmente ringraziare Cristina Busin, Presidente dell’Officina Culturale Alpes, curatrice degli incontri di sabato a Milano, i responsabili di Art Marginem Concept Room, bellissimo spazio di arti e culture che ne ha ospitati alcuni, Paolo Fusta, editore de Il miracolo delle dighe, presente all’ADI Design Museum; poi Elena Remondini, responsabile del settore Cultura della Comunità Montana Lario Orientale Valle San Martino, che ha organizzato e curato l’evento di domenica a Olginate, il Presidente della Comunità Montana Carlo Greppi per la sua presenza e le parole spese, il Sindaco di Olginate Marco Passoni che ha fatto gli onori di casa nella magnifica sala conferenze della Biblioteca Civica, dove ho presentato il mio libro.

Ultimi ma non ultimi (anzi!) tutti quelli che sono intervenuti ai vari incontri formando un pubblico numeroso e partecipe, i quali mi auguro abbiano potuto passare momenti interessanti, coinvolgenti, affascinanti, portandosi appresso qualcosa di importante da ricordare e trasformare in bella e utile esperienza.

Chiedo perdono per il lungo elenco di nomi che avete appena letto, ma personalmente credo che la più sincera e sentita riconoscenza per tutti (sperando di non aver dimenticato nessuno) sia la fondamentale e minima cosa che io qui possa rimarcare, oltre alla fortuna di poter ascoltare e imparare molto – ribadisco – da tutti loro. Sono occasioni non solo di carattere culturale ma anche umano, nei quali ogni incontro con ciascuna persona, protagonista di essi tanto quanto presente nel pubblico, vivifica e arricchisce, spero per tutti in maniera vicendevole.

Ci vediamo nei prossimi eventi!