
Detto ciò, non posso che augurarmi – e augurare alle montagne coinvolte – che i progetti proposti siano basati sul buon senso e sulla più consona sostenibilità, sensibilità, cura e responsabilità versi i territori che li ospiteranno e le comunità che tali montagne abitano. Tuttavia faccio veramente fatica a non chiedermi – e chiedere a chi di dovere: perché non si riscontra un similare entusiasmo politico, amministrativo e finanziario verso progetti che sostengano direttamente la quotidianità delle genti che abitano la montagna? Ci sono così tanti soldi per le ciclovie e il turismo in generale e non ci sono per i servizi di base, la sanità territoriale, i trasporti pubblici, le scuole, la cultura, la manutenzione stradale e dei manufatti pubblici, i supporti necessari allo sviluppo dell’imprenditoria delle economie circolari locali… possibile?
Giusto qualche giorno fa, durante il notiziario di “Bergamo TV”, sentivo che ci sono nell’aria nuovi tagli ai trasporti pubblici, i cui effetti andrebbero inevitabilmente a gravare soprattutto sugli abitanti delle zone montane. Dunque i cicloturisti li facciamo arrivare su comode strade fin sulle cime più ardite mentre i bus del trasporto pubblico li eliminiamo dai paesi a valle di quelle cime? E se poi piove? I cicloturisti non fruiscono le tanto generosamente finanziate ciclovie mentre gli studenti, i lavoratori o gli anziani privi di patente o auto dei bus pubblici ne hanno bisogno anche se piove. Quindi? Va comunque bene così?

Ribadisco: al netto della qualità delle opere progettate e finanziate – comunque da verificare, considerando certi scempi in realizzazione – non mi sembra una realtà del tutto logica e virtuosa, soprattutto dal punto di vista politico e riguardo lo sviluppo autentico, non quello a parole, delle comunità residenti in montagna. Chissà, forse si sta puntando a degradare e spopolare le montagne ancor più velocemente di quanto già non accada, per trasformarle completamente e definitivamente in uno spazio turistico-commerciale da sfruttare e consumare fino all’ultimo e senza più nessuno che possa protestare. Chissà.

Appena prima che in quota cominciasse a nevicare – con la speranza che continui a lungo! – gli amici Umberto Isman, Lorenzo Cremonesi insieme al glaciologo Riccardo Scotti hanno realizzato, per il “Corriere della Sera”, un breve ma emblematico video reportage presso il Ghiacciaio di Fellaria, in alta Valmalenco, tra gli apparati glaciali più noti delle Alpi in forza del grande lago proglaciale formatosi solo qualche anno fa dove prima giaceva la lingua del ghiacciaio. Il video lo potete vedere lì sotto.



