Monte San Primo… di aprile!

È piuttosto strano che, giunti ormai alla metà pomeriggio del 1° di aprile, giorno che tutti associamo alle tradizionali burle ittiche, non sia ancora avvenuto ciò che tutti si aspettano oggi accada e in particolar modo sui monti del Triangolo Lariano, ovvero che gli enti promotori del progetto sciistico sul Monte San Primo, con il quale si è annunciato di voler installare nuovi impianti e piste da sci a poco più di 1.000 metri di quota, esclamino pubblicamente

Pesce d’aprile!!! Ahahahahah! Ma veramente avete creduto che si potesse sciare sul San Primo, dove non nevica veramente più da anni e anni, e che ci facessimo degli impianti spendendo soldi pubblici? Pensavate che eravamo così pazzi a portare avanti un progetto così assurdo?!?

…e via di questo passo.

D’altro canto, i primi articoli sul progetto uscirono proprio a ridosso del primo di aprile di tre anni fa e da subito fecero pensare a molti a un bizzarro scherzo, anche parecchio divertente, in effetti, vista la sua evidente assurdità. Ma, come si dice in questi casi, lo scherzo è bello quando dura poco e, ad oggi, va avanti da tre anni, appunto. Quindi, c’è da aspettarsi che entro la serata di oggi la burla dello sci sul Monte San Primo venga finalmente rivelata, tra il gran sollievo e le conseguenti risate liberatorie di tutti. Non resta che attendere fiduciosi!

N.B.: per saperne di più su questo folle scherzo del San Primo, potete visitare questa pagina.

Le conseguenze internazionali della fusione dei ghiacciai delle Alpi

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La Svizzera si dimostra sempre più attenta e sensibile a ciò che sta accadendo alle proprie montagne dal punto di vista climatico – di sicuro molto più di quanto al riguardo si dimostra l’Italia.

Un bell’articolo pubblicato su “Swissinfo.ch”, ad esempio, analizza le conseguenze internazionali della fusione dei ghiacciai delle Alpi svizzere, che sono molteplici, di varia gravità e, appunto, interessano un territorio che va ben oltre i confini elvetici. Per inciso, in base all’andamento climatico attuale, la gran parte dei ghiacciai svizzeri potrebbe sparire entro la fine di questo secolo.

Sono conseguenze che vanno da quelle, ovvie, sul turismo e sull’immaginario alpino sul quale si dovrà basare nel prossimo futuro l’industria turistica (quasi mezzo miliardo di presenze all’anno!), alla trasformazione calamitosa del paesaggio (frane, alluvioni, fenomeni estremi, eccetera), alla diminuzione della portata dei grandi fiumi europei e dunque della disponibilità di acqua in molti paesi, con effetti diretti sulla navigazione, l’agricoltura, gli ecosistemi, le risorse di acqua potabile e la produzione di energia (persino sul raffreddamento delle centrali nucleari), all’aumento del livello dei mari.

Per giunta sulle Alpi il “picco idrico”, cioè il momento in cui il deflusso dell’acqua di fusione raggiunge il suo livello massimo, è già stato raggiunto o lo sarà nei prossimi anni: ciò significa che i molti casi i ghiacciai si sono fusi a tal punto che già ora rilasciano meno acqua o lo faranno presto:

[Le quantità di acque di fusione rilasciate dai ghiacciai svizzeri in relazione ai possibili auimenti della temperatura media nella regione alpina. Fonte: www.swissinfo.ch.]
Al netto di qualsiasi considerazione al riguardo, è senza alcun dubbio una situazione oggettiva della quale chiunque dovrebbe avere piena consapevolezza e saper formulare un’adeguata capacità di riflessione.

Per fare ciò, come detto, l’articolo di “Swissinfo.ch” è certamente molto utile e dunque vi invito a leggerlo, cliccando qui o sull’immagine in testa al post.

(Nelle immagini in testa al post vedete il Ghiacciaio del Rodano, nel Canton Vallese, in una fotografia del 1900 e in una del 2008.)

Centodiciottomilioniquattrocentoventiquattromila Euro

Dunque, il costo complessivo della nuova pista olimpica di bob di Cortina ad oggi è di 118.424.000 Euro.

Ecco, segnatevi questa cifra e salvatevi, o ricordatevi, l’immagine lì sopra, scattata da Giovanni Ludovico Montagnani il 23 marzo scorso.

Peraltro ad avvio lavori, poco più di un anno fa,  avevano detto che la pista sarebbe costata 81,61 milioni di Euro. Siamo a più del 45% di aumento, e non è ancora finita.

Bene, ribadisco: appuntiamoci e ricordiamoci tutto quanto. Ne riparleremo tra qualche anno: secondo me sarà l’ennesima vergogna italiana. Secondo voi come finirà?

Anno 1903, con la giacca e l’abito lungo in vetta all’Eiger

[Fonte: Daniel Anker: “Jungfrau”, in Dizionario storico della Svizzera (DSS), versione del 06.01.2025 (traduzione dal tedesco). Online: https://hls-dhs-dss.ch/it/articles/008786/2025-01-06/, consultato il 26.03.2025.
Il manifesto turistico che vedete qui sopra fu realizzato nel 1898 dal pittore austriaco Anton Reckziegel e pubblicato dall’atelier di arti grafiche Hubacher & Biedermann di Berna in occasione dell’inaugurazione del tratto della celebre Ferrovia della Jungfrau / Jungfrau Bahn che porta dalla Kleine Scheidegg alla stazione di Eigergletscher, ai bordi del ghiacciaio dell’Eiger.

Il manifesto mostra (cliccateci sopra per ingrandirlo) quello che sarebbe dovuto essere il percorso completo progettato per la ferrovia, che dallo Jungfraujoch, dove giunse nel 1912, doveva giungere fino in vetta alla Jungfrau. Non solo: la mappa sottostante, del 1903, mostra che il progetto prevedeva anche una funivia che dalla stazione Eismeer giungeva in vetta all’Eiger nonché un’altra fermata prima del Jungfraujoch, quella di Mönch. Negli anni successivi a queste ipotesi progettuali varie difficoltà tecniche e finanziare, oltre ad alcuni gravi incidenti nei cantieri e alla morte dell’industriale zurighese Adolf Guyer-Zeller, committente e finanziatore principale dell’opera, indussero a rinunciare agli sviluppi citati e diedero alla Ferrovia della Jungfrau la forma attuale.

[Fonte: Schweizerisches Bundesarchiv – Scan aus Daniel Anker: Eiger – Die vertikale Arena, 2008 (S.39), pubblico dominio su https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5714664.]
Considerando che, grazie alla Ferrovia, nel 2024 sono arrivati ai quasi 3500 metri di quota del Jungfraujoch più di un milione di visitatori, tanto da fare del luogo il più elevato caso di overtourism d’Europa, vi immaginate cosa sarebbe potuto accadere alla zona se effettivamente si fossero raggiunte pure le vette dell’Eiger e della Jungfrau? Gente in bermuda e infradito che oggi si scatterebbe selfies in cima all’Orco – l’Eiger, appunto – una delle montagne più iconiche e temibili delle Alpi!

D’altronde erano tempi, quelli, nei quali il progresso tecnologico galoppante, in un mondo che nemmeno lontanamente poteva immaginare crisi climatiche di sorta o altre criticità, faceva pensare che tutto fosse possibile, anche giungere in cima a montagne di oltre 4000 metri comodamente seduti nei vagoni di un treno – pure il Cervino fu sottoposto a un progetto del genere, ne scrissi al riguardo qui. Nei decenni successivi e fino a oggi il progresso, in senso generale, ha preso altre strade (a volte migliori, altre volte no) e consentito l’elaborazione di sensibilità diverse rispetto al mondo che viviamo e alle montagne nello specifico, per fortuna.

Eppure c’è ancora qualcuno che piazzerebbe (e piazza) funivie ovunque pur di lucrare sui paesaggi montani e senza curarsi della realtà in divenire. Si tratta di iniziative obsolete già bocciate dalla storia: ma, evidentemente, quelli che le pensano hanno un’idea di montagna e di paesaggio rimasta ferma a un secolo e mezzo fa, già.

Prima che la montagna imputtanisca

[Sonlerto in Val Bavona, Canton Ticino, Svizzera. Immagine tratta da www.invallemaggia.ch.]

Tre operai sono seduti attorno al fuoco, mangiano pane e cacio e mi guardano tranquillamente. Dicono, e ridono, che sono arrivati prima loro di noi, che pure siamo di qui. Uno, siciliano, dice che poi faranno enormi ripari contro le valanghe e larghe strade, cambieremo faccia a questa valle.
«Come facevate a viverci, sì dico prima?»
Non è mica facile rispondere, potrei dirgli solo: che non potrei più viverci ora. E i contadini? I contadini è più facile, basta fargli vedere una cappellata di soldi, dopo fanno festa anche ai cagnoni e agli onorevoli che vengon su a mangiarci terra e acqua. Giura: non scrivere mai patetiche elegie sul tuo paese che sarà deturpato. Giura: o un feroce silenzio (male) o la razionale opposizione politica: scegli, ma non l’elegia della memoria, che finisce col fare i comodi di chi comanda male, cioè mangia addosso al paese e fa in modo che il paese imputtanisca.

(Giovanni OrelliL’anno della valangaEdizioni Casagrande, 1991-2017, pag.123-124; 1a ed. Mondadori 1965.)

Giovanni Orelli, meraviglioso cantore della civiltà alpina – della sua Svizzera italiana ma non solo – e il cugino Giorgio Orelli, poeta mirabile e narratore intrigante. Trovate alcune delle loro opere tra le mie “recensioni“. Leggeteli entrambi, se non l’avete mai fatto: sono certo che appassioneranno anche voi.