Di nuovo (ma mai abbastanza) grazie alla redazione de “Il Dolomiti” per aver ripreso le mie considerazioni sulla vicenda della messa in vendita della stazione sciistica di Carona, sulle Alpi Bergamasche. Con l’augurio che il dibattito sul futuro del comune bergamasco, delle sue montagne e della comunità residente, possa svilupparsi in modo franco, obiettivo e sensato senza essere inquinato da allettanti tanto quanto biechi specchietti per le allodole – di quelli che a iosa circolano per i territori montani, generando dei gran danni.
Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo su “Il Dolomiti”.
Ma sarà mai possibile far passare come “belle cose” quelle dighe in cemento alte centinaia di metri che sbarrano le valli dove si fanno più strette, facendo scomparire intere borgate, e che ogni tanto addirittura crollano o provocano ondate di piena devastanti, e sempre comunque modificando il paesaggio circostante, che chissà poi com’era prima?
Beh, se si ha la pazienza di leggere il libro, attentamente e fino in fondo, se si ha la costanza di addentrarsi in un racconto lungo e complesso, accompagnati dalla scrittura inconfondibile di Luca Rota, che ti rapisce e ti porta in volo per mano, allora forse sì. Almeno, a me è successo.
Ringrazio veramente di cuore la redazione del magazine “Dislivelli” – che fa capo all’omonima prestigiosa Associazione di studio, documentazione e ricerca nonché di formazione e informazione sulle terre alte – e in particolar modo il suo direttore Maurizio Dematteis, che sull’ultimo numero del magazine ha dedicato al mio libro “Il miracolo delle dighe” una bella e attenta recensione, della quale lì sopra avete letto l’incipit. È per me un grande onore essere ospitato di nuovo (sì, perché era già accaduto qui), dall’Associazione “Dislivelli”, tra le più avanzate in assoluto nell’ambito della cultura di montagna e che vi invito a seguire proprio in forza della sua illuminante capacità di presentare la realtà montana contemporanea in modi chiari, approfonditi e sempre estremamente propositivi.
Per leggere la recensione e scaricare gratuitamente il numero 118 di “Dislivelli” che la ospita, cliccate sull’immagine lì sopra, mentre per saperne di più sul libro cliccate qui.
[La diga e il lago del Sabbione, uno degli sbarramenti più noti e “iconici” delle Alpi piemontesi – della quale scrivo anche nel mio libro – in una foto del 15 settembre 1955. Immagine del Touring Club Italiano, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Una volta ancora, grazie di cuore a “Il Dolomiti” per aver ripreso le mie considerazioni sul caso dello scriteriato progetto di “sviluppo turistico” del Monte San Primo, tra i più emblematici riguardo le idee di “turistificazione” sostenute di frequente da certi amministratori pubblici locali in barba a qualsiasi raziocinio, ma ancor più per essere un media d’informazione sempre così attento e sensibile alla realtà delle nostre montagne, alle istanze di salvaguardia e alle proposte di frequentazione dei loro territori veramente consone ad essi e benefiche per le comunità residenti.
Come al solito, per leggere l’articolo cliccate sull’immagine; l’originale invece lo trovate sul blog qui.
Per passare dalla tragedia alla farsa il passo può essere breve un po’ ovunque, ma come in Italia si riesca a passare con altrettanta rapidità dalla farsa alla pagliacciata bella e buona, con figuraccia planetaria annessa, è qualcosa di effettivamente raro se non unico:
Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo de “Il Dolomiti”. Invece qui “Il Post” ricostruisce la grottesca vicenda della pista di bob olimpica di Cortina, che qualsiasi persona dotata di ordinario buon senso riterrebbe chiusa e da dimenticare velocemente e invece continua in modi sempre più sconcertanti. Modi per i quali i cittadini italiani potrebbero pagare ben 120 milioni di Euro, è bene ricordarlo.
P.S.: i numerosi articoli che ho dedicato alla pista di bob cortinese li trovate qui.
Domani 6 dicembre, alle ore 21, sarò a Bergamo e avrò la fortuna di presentare il mio libro Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne in un altro luogo originale e intrigante: BikeFellas, in via Gaudenzi n°6, uno spazio condiviso tra due realtà – ciclobar e officina – con una visione comune per provare ad essere un riferimento per il territorio che ha intorno. Cioè un po’ quello che vorrebbe tentare di raccontare il mio libro in relazione agli spazi montani e ai paesaggi che li identificano, per i quali le dighe rappresentano un riferimento emblematico anche per come sono capaci di rivelare la storia delle genti che le hanno costruite e che abitano i territori circostanti.
Special guest della serata sarà Elena Ferri, attrice e curatrice del monologo Diga del Gleno. Tragedia di una valle dedicato al Centenario del Disastro del Gleno e in particolar modo ai risvolti umani di quanto accadde 100 anni fa con il crollo della diga. Sarà un’ulteriore e importante lettura della relazione tra uomo e montagna per la quale le grandi dighe alpine rappresentano un elemento così significativo al netto della fascinazione tecnica che di primo acchito suscitano.
Dunque, ci vediamo domani da BikeFellas a Bergamo!