
Tutto legittimo, sia chiaro. Ma non obiettivo, così come non lo può essere l’analisi di un bilancio aziendale che si basi sui soli ricavi conseguiti o sul volume della produzione, ma si guardi bene dall’evidenziare i costi e tutte le numerose variabili che, in fin dei conti, determinano l’utile o la perdita finali di un’azienda. Cioè quello che innanzi tutto sono i comprensori sciistici: aziende che producono – devono produrre – utili altrimenti finiscono per chiudere. Inoltre, su quei dati dagli aleggiano i soliti fantasmi: la crisi climatica e gli impatti ambientali dell’attività dei comprensori, mai citati se non di sfuggita ed evitando bene di considerarne il portato economico, il quale a sua volta va ad appesantire la sostenibilità finanziaria dei comprensori sciistici. Che non a caso continuano ad avere un bisogno più o meno disperato – dipende dai singoli casi – dell’aiuto pubblico in forma di finanziamenti e bandi, che ne evidenzia il reale stato economico. Ma siccome «Senza lo sci la montagna muore!» – il consueto mantra di ANEF – guai a pensare che i comprensori-aziende possano essere in grado di reggersi finanziariamente in piedi da soli, come di norma accade con ogni altra impresa di natura industriale. L’economia aziendale per loro funziona in modi diversi e ben bizzarri, evidentemente!
In verità, se i dati sull’andamento della stagioni sciistiche, da qualche tempo a questa parte, fossero resi noti nella loro completezza e con un’adeguata contestualizzazione alle realtà territoriali alle quali fanno riferimento, la situazione che ne scaturirebbe sarebbe moooolto meno aurea. Comprendo che gli impiantisti, nella strenua e sempre più disperata difesa delle loro attività, cerchino di nasconderne gli aspetti più spiacevoli e problematici; tuttavia, siccome spesso e volentieri per tenerli così celati si spendono ingenti somme di denaro pubblico che potrebbero altrimenti essere impiegate per molti altri comparti di altrettanto pubblico interesse e utilità per i territori montani e le loro comunità, questo atteggiamento in senso generale sta diventando sempre meno accettabile e, francamente, meno onesto: non tanto da parte degli impiantisti (che in fondo “rispondono” di ciò che fanno solo ai loro bilanci aziendali, giusto o sbagliato che sia) quando dei soggetti pubblici che al riguardo tengono loro bordone, che invece dovrebbero rispondere delle proprie azioni all’intera collettività.
Dunque, come prendere quei dati diffusi dalle stazioni sciistiche che inneggiano a destra e a manca ai “record” della stagione? Be’, esattamente per ciò che sono ovvero da cui “derivano”: come neve al Sole, reale e bellissima da vedere sul momento, suggestiva da raccontare alla stampa ma il cui valore concreto purtroppo svanisce rapidamente – e svanirà così sempre di più, in futuro.

Discorso difficile , quasi come l’Economia.
I contadini stanno in piedi a contributi: gasolio agricolo, trattori da 100mila ero pagati 20/30mila, contributi per gli animali in alpeggio, reddito agrario e non da proventi, valore catastale terreni quasi nullo. Se dovessero stare in piedi per la vendita dei loro prodotti: o dovremmo pagare mele e pomodori 20 euro/kg. o chiuderebbero tutti.
L’industria automobilistica è sempre stata in piedi con aiuto statale, il resto dell’industria forse anche, é di ieri l’approvazione di contributi straordinari per l’aumento del costo dell’energia e gas.
Amazon sta in piedi perchè paga lo 0,00… di tasse.
Le compagnie aeree low cost stanno in piedi per i soldi che prendono dalle Cam. di Comm. delle provincie dove volano.
Tesla, eolico e fotovoltaico stanno in piedi per la vendita di certificati verdi, non di certo per la vendita di auto e energia elettrica.
Le Compagnie delle Indie armavano e facevano partire navi dall’Europa con i soldi della vendita di azioni, non di certo con i soldi della vendita del the arrivato con la nave la settimana prima.
gli insegnanti del Sud che vengono a fare supplenza al Nord stanno in piedi con i soldi dei genitori al Sud.
Il calcio sta in piedi con i soldi degli investitori e non di certo con la vendita dei biglietti allo stadio.
Potremmo andare avanti in eterno.
Se vogliamo fare stare in piedi lo sci con la sola vendita degli skipass dovremmo rivedere anche tutto quello scritto sopra.
Si lo so è un sistema che non piace anche a me, però funzionicchia.
Se l’Homo Sapiens avesse smesso di andare a nord e vestirsi di pelliccia i mammuth sarebbero ancora tra noi!
Ciao Cla,
sì, hai ragione, quella da te riassunta è la realtà delle cose. Nella quale tuttavia continue variabili in costante mutamento concorrono a rendere sistema apparentemente funzionanti ora del tutto incerti domani mattina. Per cui, posto quanto da te osservato, è necessario e inderogabile interrogarsi giorno dopo giorno sulla coerenza di questa realtà, sulla sua sostenibilità (intesa in ogni accezione possibile), sulla sensatezza, su rapporto tra vantaggi e svantaggi. Ciò perché ogni giorni di più il mondo diventa un posto incerto e sottoposto a grandi problematiche – la crisi climatica è quella più grande, con tutta probabilità.
Poi, che si abbia il coraggio di riflettere in questo modo resta una questione aperta ovvero a tutt’oggi soggiogata da mille interessi spesso biechi, ipocriti, deleteri, verso i quali la gran parte della politica continua a voltarsi dalla parte opposta nella speranza di perseverare a sua volta i propri interessi e affarismi. Ma, politici a parte (molto a parte per quanto mi riguarda), cosa è la politica se non noi? E chi è quel mondo che può evolvere in modo proficuo o degradarsi fino al punto di non ritorno se non sempre noi? Per come la vedo io, non sono tutte quelle cose da te elencate che devono stare in piedi, che hanno il diritto di stare in piedi, ma sia noi Sapiens che innanzi tutto dobbiamo stare in piedi. E già andiamo parecchio zoppi e traballanti.
Grazie delle tue considerazioni!
dimenticavo:
l’ Acel, fornitore di gas a Lecco, sta in piedi perché oggi sab.18 Aprile, tempo bello 21 gradi esterni, in biblioteca a Valmadrera, ma penso anche in tutto gli alti immobili comunali, riscaldamento acceso e finestre aperte.
Ma che ceffrega de Hormuz!!!