Una gran figuraccia dell’Italia in tema di gestione dei territori alpini, della quale pochi sanno

[Immagine tratta da www.laregione.ch.]
In tema di benessere delle comunità alpine e di qualità della vita nelle Alpi, qualche tempo fa l’Italia ha rimediato una (ennesima) figuraccia di fronte agli altri paesi alpini che tuttavia è passata sotto traccia sulla stampa nazionale, la quale ha evidentemente ritenuto il tema secondario e non funzionale ai rapporti con il governo in carica. Invece il tema non è affatto secondario, anzi: rappresenta una questione di natura epocale, in primis per il fatto che le Alpi sono abitate da ben 14 milioni di persone (4,5 milioni solo sulle Alpi Italiane), senza contare le grandi implicazioni di natura sociale, economica, ambientale, culturale protese nel lungo periodo – se continuerete la lettura capirete bene cosa voglio intendere.

Quanto accaduto è descritto nel testo seguente da Kaspar Schuler, Direttore di CIPRA Internazional ovvero la Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi. Ve lo propongo per conoscenza (se non già posseduta) e meditazione al riguardo, dacché trovo che descriva bene la competenza, l’attenzione e la sensibilità correnti nella classe politica italiana nei confronti della regione alpina e delle sue comunità residenti. Il testo di Schuler lo trovate nel sito di CIPRA qui e, nella sua interezza, nel numero 110 di “Alpinscena”, la rivista gratuita di CIPRA, che potete scaricare qui.

La Presidenza svizzera della Convenzione delle Alpi è riuscita per la prima volta nel 2022 a riunire attorno a un programma comune i ministeri dell’ambiente e dei trasporti degli otto Paesi alpini. Nella soleggiata mattinata del 27 ottobre 2022, hanno unito le forze nella città alpina di Briga per costituire l’“Alleanza del Sempione” e avviarsi «verso zero emissioni nette nel settore dei trasporti nelle Alpi al più tardi entro il 2050». Il piano d’azione di accompagnamento mira a realizzare il trasferimento modale e la decarbonizzazione di tutti i trasporti nella regione alpina, nel trasporto merci e nel trasporto passeggeri/e transfrontaliero, nel turismo e nella mobilità locale per il tempo libero.
Purtroppo, la delegazione italiana a Briga ha espresso il suo consenso, ma non ha firmato. Il governo nazionale era cambiato poco prima. Il nuovo ministro dei trasporti italiano Matteo Salvini si è opposto a una dichiarazione d’intenti dell’“Alleanza del Sempione”: un dialogo multilaterale avrebbe dovuto portare a un migliore coordinamento dei pedaggi stradali e quindi a un trasferimento modale dalla strada alla ferrovia. Il ministro Salvini ha respinto questo piano, si è alleato con gli autotrasportatori e ha chiesto che il Tirolo/A elimini i divieti di circolazione notturna e nei fine settimana per i camion, se necessario rivolgendosi alla Commissione UE, benché tali misure porterebbero sollievo anche alle persone sue connazionali. Martin Alber, sindaco del comune altoatesino di Brennero, ha dichiarato a questo riguardo: «Abbiamo spiegato a Salvini che siamo decisamente solidali con i divieti tirolesi – almeno loro stanno facendo qualcosa e noi stiamo beneficiando un po’ del divieto di circolazione notturna». Fortunatamente il governatore dell’Alto Adige, Arno Kompatscher, non appoggia il minaccioso ministro dei Trasporti. Anche in Tirolo, René Zumtobel, l’assessore regionale ai trasporti con esperienza nella politica ferroviaria, sta cercando di trovare soluzioni comuni. La rete delle regioni alpine interessate dal traffico di transito, «iMonitraf!», che essi sostengono, propone un approccio risolutivo pragmatico: lo spostamento graduale del trasporto merci su rotaia entro il 2030. In questo modo si ridurrebbe il numero di viaggi dei camion al Brennero dagli attuali 2,6 milioni a 2,05 milioni entro il 2030, mentre entro il 2050 la quota del trasporto merci su ferrovia dovrebbe passare dall’attuale 27% al 50%. Obiettivi di trasferimento modale simili potrebbero essere fissati anche per tutti gli altri corridoi di transito e perseguiti in modo coordinato.

Per saperne di più sull'”Alleanza del Sempione” potete visitare le pagine ad essa dedicate dall’Ufficio Federale dello Sviluppo Territoriale della Confederazione Elvetica – che ha ovviamente firmato l’Alleanza, mentre qui trovate il Piano d’Azione completo che ne rappresenta il documento strategico principale.

Lo «scettiscismo salutare» verso certe cose che avvengono (anche sulle montagne)

Moto-sentieri
[Immagine tratta da www.valbrembanaweb.com.]

Si, ci credo. Nella ragione, nella libertà e nella giustizia. Credo si possa realizzare, anche se non perfettamente, un mondo di libertà e di giustizia. Ma la storia italiana è tutta una storia di sconfitte: sconfitte della ragione, sconfitte degli uomini ragionevoli. Da ciò lo scetticismo, che è salutare. E’ il miglior antidoto contro il fanatismo. Impedisce cioè di assumere credenze e idee con quella certezza che finisce con l’uccidere l’altrui libertà e la nostra.

(Leonardo Sciascia, La Sicilia come metafora. Intervista di Marcelle Padovani, Mondadori Editore, 1979.)

Quando scrivo (parlo in prima persona, ma credo di poter interpretare la posizione di altri come me) di cose, opere, iniziative, eventi, progetti che riguardano i territori di montagna, dei quali mi occupo per passione e per lavoro, e che mi sembrano qualcosa di variamente e francamente sbagliato, a volte vengo accusato (ovviamente da chi non la pensa come me) di disquisire di cose che non so, in maniera preventiva se non prevenuta, per illazioni infondate, di parlare a vanvera quando dovrei starmene zitto. In tal caso ripasso tutta la documentazione “storica” riguardante le cronache al riguardo e poi ripenso a questa intensa citazione di Sciascia (del quale ieri si è ricordato il 102° anniversario della nascita) e a quel passaggio dove si parla di «scetticismo salutare». Le montagne sono la mia metafora della realtà e del mondo (almeno di quella parte dove vivo) così come lo era la Sicilia per Sciascia e so bene quante sconfitte abbiano subito, continuino a subire e con esse gli uomini ragionevoli che stavano e stanno dalla loro parte in forza di certo “fanatismo” politico, commerciale, imprenditoriale, turistico: per questi motivi trovo fondamentale il pensiero di Sciascia e la necessità inderogabile dello scetticismo, del dubbio da manifestare, del problema da denunciare prima che diventi danno materiale e magari irreparabile evitando che il diritto preteso e imposto da alcuni cagioni svantaggi a tutti gli altri.

A tal proposito, e in tema di montagne come metafora, mi viene in mente un’altra grandissima figura di intellettuale, Antonio Cederna: lo scetticismo che già negli anni Sessanta del secolo scorso manifestava nel denunciare «l’aggressione alla montagna con il cemento e la ferraglia di impianti di risalita costruiti rovinando paesaggi di millenario splendore. Pochi capivano e ascoltavano allora, ma oggi che sensibilità e conoscenza sono assai più diffuse, l’assalto continua. Per arricchire pochi, stiamo perdendo un patrimonio naturale, quello delle Alpi, unico al mondo» era forse esagerato, prevenuto, infondato?

Purtroppo no, come la storia insegna ampiamente.

[Immagine tratta da https://altrispazi.sherpa-gate.com.]
Ecco, in questo nostro paese per troppi versi sbandato la cui storia «è tutta di sconfitte: sconfitte della ragione, sconfitte degli uomini ragionevoli», sconfitte che ancora oggi purtroppo le cronache registrano in gran numero nei più diversi ambiti, incluso quello della gestione dei territori di pregio e dei loro paesaggi culturali, lo scetticismo e il dubbio diventano non solo salutari ma vitali. Per tutti.

P.S.: l’immagine in testa al post ovviamente non è affatto casuale.

Domani sera il Vallone delle Cime Bianche è… a Verona!

[Veduta del Vallone delle Cime Bianche. Immagine tratta da https://www.facebook.com/varasc.]
Nelle numerose volte in cui mi sono occupato e ho scritto della causa a difesa del Vallone delle Cime Bianche dai devastanti progetti funiviari che vi ci si vorrebbero realizzare, ho sostenuto spesso che quella del Vallone è una delle iniziative più emblematiche tra quelle in atto sulle montagne italiane a tutela dei loro territori ancora liberi da infrastrutture turistiche impattanti. Questo per numerosi motivi: ad esempio perché il Vallone delle Cime Bianche è l’ultimo rimasto senza impianti in questa sezione delle Alpi occidentali, perché la sua bellezza e il suo valore naturalistico sono protetti da regolamenti regionali nazionali e comunitari che si vorrebbero bellamente ignorare, perché le funivie che si vorrebbero realizzare non hanno alcun senso se non quello meramente finanziario, legate a un’idea di sfruttamento consumistico delle montagne rimasta agli anni Settanta del secolo scorso e oggi totalmente obsoleta e priva di logica, perché il progetto non apporterebbe alcun vantaggio pratico alle comunità dei territori coinvolti ma anzi ne andrebbe a discapito e perché, last but not least, distruggere il Vallone delle Cime Bianche costerebbe ben più di 100 milioni di Euro di soldi pubblici, sperperati per devastare un patrimonio naturale di interesse collettivo – per questo giuridicamente tutelato, appunto – solo per accontentare le brame commerciali di un’industria sciistica sempre più alienata dalla realtà.

Dunque, è una bellissima cosa che il progetto fotografico di conservazione “L’Ultimo Vallone Selvaggio. In difesa delle Cime Bianche” porti la conoscenza della propria causa e il suo fondamentale messaggio, grazie ai suoi portavoce Annamaria Gremmo, Marco Soggetto e Francesco Sisti, di fronte a pubblici e in contesti sempre più numerosi, variegati e lontani da quelli geograficamente affini: come avverrà domani sera presso la sede del CAI di Verona, nell’ambito della Rassegna Culturale “I martedì del CAI” – 21a serata del progetto, un numero (che aumenterà ancora, a breve) il quale dimostra bene la sua importanza. Perché, come ripeto, quella per il Vallone delle Cime Bianche” è una battaglia emblematica per ogni altro territorio montano minacciato da progetti di turistificazione impattante e per tale motivo esemplare tanto quanto ispirante. Difendere il Vallone equivale nel principio e in spirito a difendere tutte le nostre montagne e rappresenta uno stimolo fondamentale per agire in loro tutela quando la manifestazione della mancanza di buon senso, di sensibilità, di cura unite alla mera e bieca volontà di far soldi da un patrimonio inestimabile, insostituibile e di tutti, rischia di fare ai territori montani danni irreparabili che oggi e per il futuro non ci possiamo più permettere.

[Le “Cime Bianche” che danno il nome al Vallone. La massima elevazione è la cima a destra, il Bec Carré, 3004 m. Immagine tratta da https://www.facebook.com/varasc.]
Per saperne di più sulla serata di Verona cliccate qui oppure consultate il sito del CAI veronese qui.

Per contribuire concretamente alla causa in difesa delle Cime Bianche:

“Maiella Treffen”: sembra un brutto scherzo e invece è tutto vero

[Un scorcio dei territori intorno alla Maiella. Immagine tratta da www.facebook.com/itineraridabruzzo.associazione.]

Nel cuore del Parco Nazionale della Majella si prepara ad accogliere un evento unico nel suo genere: il Majella Treffen. Questo motoraduno, che si svolgerà dal 5 al 7 gennaio 2024, promette di essere un appuntamento imperdibile per gli amanti delle due ruote e della natura.
Un’occasione per esplorare la bellezza selvaggia e incontaminata della Majella e godere di un’esperienza unica all’insegna dell’avventura e della scoperta.
Gli appassionati di moto avranno l’opportunità di condividere esperienze, esplorare sentieri e strade panoramiche della Majella, il tutto immerso nel verde rigoglioso del Parco Nazionale della Majella. Un equilibrio perfetto tra avventura e comodità, per un’esperienza piacevole e senza pensieri.
Il Majella Treffen sarà animato non solo dal rombo dei motori, ma anche dalla musica e dal divertimento. La serata si accenderà con musica dal vivo, DJ set e intrattenimenti vari, creando un’atmosfera festiva e coinvolgente. Un modo perfetto per concludere le giornate di esplorazione e condivisione, celebrando la passione comune per le moto e la bellezza della natura.

Lo so, è così assurdo e grottesco che sembra un testo appositamente inventato per risultare eccessivo e provocatorio, il frutto di una fantasia malata oppure di uno scherzo fin troppo grossolano nelle esagerazioni che esprime.

Invece no, è tutto vero, come si può leggere qui.

Be’, in verità a me non spaventa tanto l’evento in sé, certamente non l’unico di questo genere, ma il messaggio che con esso si vuole imporre: esplorare l’ambiente naturale e le montagne a bordo di un mezzo motorizzato. Un messaggio che troppo spesso nei fatti si trasforma in devastazione dei territori interessati. Bellezza selvaggia, verde rigoglioso, amore della natura con rumore, puzza, inquinamento, deterioramento del terreno. Sarebbe questo l’«equilibrio perfetto» di tali iniziative?

E, domanda inevitabile a questo punto: ma dunque, i parchi nazionali e le aree di tutela ambientale, A COSA C**ZO SERVONO?

 Ecco. E scusate la rudezza espressiva.

P.S.: del grave problema delle moto sui sentieri mi sono occupato più volte, trovate qui i vari articoli al riguardo.

Dal Ministero del Turismo 148 milioni di Euro per gli impianti di sci, solo 4 per il turismo sostenibile. Va bene così?

148 (centoquarantotto) milioni di euro destinati al fondo per l’ammodernamento, la sicurezza e la dismissione degli impianti di risalita e di innevamento artificiale; quattro (4) milioni di euro per la promozione dell’ecoturismo e del turismo sostenibile che mirino a minimizzare gli impatti economici, ambientali e sociali. Entrambi i fondi arrivano dal Ministero del Turismo e sono destinati alle imprese: decreti e graduatorie sono stati pubblicati sul sito del Dicastero citato.

Destinati alle imprese, già, quelle che per proprio statuto fanno lucro in montagna non di rado – purtroppo bisogna denotarlo – senza troppo badare al territorio e al paesaggio sfruttati per i propri interessi. Non vengono destinati alle comunità residenti, ai montanari, ai loro bisogni, ai servizi di base, alle necessità legate alla vita quotidiana, a scuole, trasporti pubblici, sanità, assistenza sociale,  centri socioculturali… tutte cose che, evidentemente, vengono viste con parecchio disprezzo dalle parti del Ministero, altrimenti non si spiegherebbero i 144 milioni di differenza tra i due stanziamenti. Da una parte la torta straboccante di golosità, dall’altra soltanto le briciole.

Inevitabilmente anche l’UNCEM, Unione Nazionali Comuni Comunità Enti Montani, denuncia tale assurda situazione attraverso le parole del Presidente Marco Bussone (prese dall’articolo di “Ossola News” che vedete lì sopra, nel quale le potete leggere nella loro interezza):

I fondi potevano essere distribuiti diversamente, guardando alla vera sostenibilità, alle green communities, e non solo ai 300 paesi alpini e appenninici con impianti di risalita, importantissimi, ma non da soli, in un sistema. I finanziamenti del Ministero del Turismo, ribadiamo con forza, vanno investiti coinvolgendo insieme con le imprese – come Uncem aveva chiesto, inascoltata senza motivo, in alcuni tavoli tecnici ministeriali – direttamente gli Enti locali, Comuni, Unioni montane, Comunità montane. Potevano essere loro i beneficiari, per fare progetti integrati pubblico-privati, per le comunità locali. Invece le risorse ministeriali vanno direttamente alle imprese. Molti fondi per far fronte al futuro dello sci che, con la crisi climatica in corso, va totalmente ripensato.

Anche su “Il Fatto Quotidiano” Alberto Marzocchi, giornalista nonché maestro di sci, dunque assai competente sulla materia, ha pubblicato un illuminante articolo nel quale elenca, con nomi e somme, tutti gli stanziamenti a livello nazionale per le stazioni sciistiche, accentuando il parossismo della “nevicata” di soldi pubblici elargita dal Ministero, sovente a comprensori che da numerose stagioni lavorando in perdita e presentano bilanci da tribunale fallimentare. Una vera e propria «politica dell’accanimento terapeutico», come inevitabilmente la definisce Marzocchi.

Be’, a me pare ormai palese che, in tema di politica contemporanea e gestione dei territori montani e rurali, abbiamo a che fare con un sistema distorto, malato, pericoloso, insostenibile sotto ogni punto di vista, per nulla vantaggioso ma distruttivo per le montagne e per le loro comunità. Un sistema che va cambiato più rapidamente possibile, altrimenti il rischio sarà di degradare in maniera irreversibile un patrimonio inestimabile di storia, cultura, economia, bellezza, paesaggio, Natura che è di tutti noi e chiunque ha il diritto di godere e il dovere di tutelare. Anche contro certe figure politiche così strafottenti verso di esso e, appunto, verso di noi tutti.