Buon primo compleanno, Libreria Alpina e di Viaggio di Casteldelfino!

“L’AltraMontagna” ha dedicato un articolo, firmato da Daria Capitani, alla mirabile “Libreria Alpina e di Viaggiodi Paolo Fusta, patron dell’omonima casa editrice di Saluzzo, che è aperta da esattamente un anno a Casteldelfino, in Val Varaita.

Un articolo quanto mai meritato: della libreria ne scrissi proprio lo scorso anno, quando venne inaugurata, e in seguito non ho mancato di visitarla ogni qualvolta sono stato tra quelle bellissime montagne. Non solo perché Fusta è l’editore de Il miracolo delle dighe nonché di numerosi notevoli libri di montagna scritti da autori prestigiosi (date un occhio al catalogo e ve ne renderete subito conto): è un piccolo scrigno di tesori librari e editoriali in un luogo – il centro storico di Casteldelfino – di grande fascino alpino, sorvegliato poco lontano dal maestoso “Re di Pietra”, il Monviso. In breve tempo la libreria di Fusta è pure diventata la nuova “anima” del paese, come molti altri centri montani non più vitale come una volta, salvo che nelle poche settimane delle vacanze estive e di fine anno, ma che rimane assolutamente fascinoso, come detto, e ricco di tesori storici, geografici, artistici e culturali da scoprire.

Se transiterete da quelle parti nelle prossime settimane estive, magari salendo o scendendo dal celebre Colle dell’Agnello, passate a visitarla: ci troverete un sacco di ottimi libri da leggere, molti dei quali dedicati proprio alle montagne sovrastanti (per agevolarvi la scoperta delle montagne d’intorno), e insieme ai libri scoprirete anche un posto dove vi sentirete veramente bene e accolti con rara cordialità.

Le divinazioni del tempo

(Quella che qui ripropongo è una personale, annosa battaglia contro i mulini a vento, lo so bene. Ma ci tengo a “combatterla”, anche da solo, e quindi amen.)

Spettabili servizi meteorologici che diffondete i vostri bollettini meteo sui media: per favore, smettetela di proporre previsioni che vadano oltre le 48 ore. Già a volte siete poco affidabili nelle ventiquattr’ore, figuriamoci dopo. Ma, pure al netto dell’affidabilità più o meno alta, se nelle 24/48 ore le potete definire “previsioni”, le vostre, quelle che diffondete oltre le dovreste denominare divinazioni. Ancor più quando vi azzardate a prevedere cose del tipo «la tendenza» per l’estate o per le feste di fine anno settimane prima: che senso ha farlo? Ricordatevi che la meteorologia è una scienza e la scienza non credo sia qualcosa che deve dire ciò che altri vogliono sentirsi dire, altrimenti quando va sui media perde lo status di scienza e diventa una mera telepromozione. Del nulla però.

Quanto sopra, ovviamente, vale anche dalla parte opposta, cioè per chi si affida fin troppo a quelle divinazioni meteorologiche facendosene condizionare (per poi magari prendersela in caso di previsione errata). D’altro canto, salvo i casi estremi solitamente annunciati non tanto dalle previsioni del tempo quanto dalle allerte meteo diramate dalle autorità competenti, sappiate che se anche in montagna o altrove vi coglie un acquazzone non vi succede nulla, anzi: con la pioggia la Natura – tutta, non solo quella montana – diventa per molti versi ancora più affascinante. Per il resto, molto più di previsioni strombazzate qui e là sui media e sul web, con il tempo e i suoi fenomeni vi bastano due dita di testa e un tot di buon senso. Ecco.

Lago Bianco: ora che la neve se ne va, deve tornare la Natura (e per sempre)

Dopo una primavera insolitamente (e finalmente) nevosa, ben più dell’inverno precedente, e nonostante la meteo che offre molte nubi e ancora poca insolazione, al Passo di Gavia la fusione nivale sta procedendo rapida, disvelando nuovamente il meraviglioso paesaggio nella sua veste estiva ai cui colori, a breve, si aggiungeranno definitivamente quelli altrettanto sublimi delle acque del Lago Bianco, gioiello di valore naturalistico assoluto della zona.

Purtroppo, la fusione della neve fa tornare visibile anche il terribile cratere del cantiere per i lavori di presa delle acque del Lago allo scopo di alimentare l’innevamento artificiale di Santa Caterina Valfurva – lavori nel frattempo fortunatamente stralciati in forza della loro enorme dannosità per il luogo e il suo ambiente naturale, come forse saprete.

Dal mio punto di vista, è come se tornasse visibile uno sfregio criminale a un’opera d’arte di valore inestimabile, per tanti mesi e fino a oggi coperto da un velo (sinceramente pietoso, perché concesso dalla Natura) ma ora di nuovo sotto gli occhi di tutti nella sua devastante realtà. Ciò risveglia la coscienza collettiva sul portato e sulle conseguenze del singolo episodio ma pure su un certo frequente uso scellerato del territorio montano per fini di speculazione turistica e senza la benché minima sensibilità verso di esso. Imponendo di contro che il danno perpetrato venga sistemato al più presto, rinaturalizzando l’area e ridando bellezza e dignità al luogo.

Per questo fa molto piacere leggere che continua incessante l’attività del Comitato “Salviamo il Lago Bianco” di accesso agli atti che, a seguito della ricezione del responso di ISPRA e della notizia dello stralcio del punto di presa presso il Lago, mirerà a far sì che i ripristini dei danneggiamenti effettuati vengano eseguiti nelle migliori modalità e tempistiche possibili. Di contro, dallo scorso maggio lo scellerato cantiere è oggetto di indagine da parte della Commissione Ambiente dell’Unione Europea, con il rischio di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia (l’ennesima, in ambito ambientale) per il «grave pregiudizio all’integrità» della zona del Lago Bianco. Infine è in corso pure l’indagine su quanto accaduto della Procura di Sondrio, avviata in forza degli esposti depositati dal Comitato lo scorso autunno.

Riguardo gli altri aggiornamenti sull’evoluzione della vicenda (perché ce ne sono altri e potrebbero non essere del tutto positivi per il territorio in questione) potete leggere e seguire la pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco.

Non resta che augurarci che veramente, e rapidamente, la zona del Lago Bianco possa riacquisire la propria naturalità oggi guastata, e che i promotori e i sostenitori di un progetto così scriteriato, al netto di eventuali sentenze giuridiche, possano rendersi conto di cosa hanno contribuito a perpetrare a un luogo così prezioso e, dunque, sappiano maturare una consapevolezza e una sensibilità verso i territori montani – che sono un patrimonio di tutti, non il possedimento di pochi – finalmente adeguata e consona all’importanza di essi e al loro insostituibile valore culturale.

N.B.: le belle immagini fotografiche del Lago Bianco sono di Angelo Costanzo, presidente del Centro Culturale “Oltre i Muri” di Sondrio, che ha sostenuto attivamente le azioni del Comitato “Salviamo il Lago Bianco”.

Uomo e Natura, l’enorme presunzione che resta incontrastata

[John Muir nel 1902.]

Nessun dogma insegnato dalla civiltà attuale sembra costituire un ostacolo così insuperabile sulla via di una giusta comprensione dei rapporti che la cultura intrattiene con la natura selvaggia, come quello che dichiara che il mondo è fatto apposta per l’uso degli uomini. Ogni animale, pianta e cristallo lo contraddice nei termini più chiari. Eppure viene insegnata di secolo in secolo come qualcosa di sempre nuovo e prezioso, e nell’oscurità che ne risulta si lascia che l’enorme presunzione rimanga incontrastata.

[John Muir, Wild Wool in “Overland Monthly”, volume 14, numero 4, aprile 1875, pagina 364.]

Come ribadisco ogni volta che mi ritrovo a leggere e proporre citazioni del genere, queste parole il grande John Muir le scrisse 150 anni fa ma il loro senso e il valore oggi appaiono immutati, se non accresciuti.

L’errore fondamentale non sta nella pretesa dell’uomo di “conquistare” la Natura e adattarla alle proprie esigenze – cose che d’altro canto hanno fatto della razza umana una civiltà – ma nella presunzione, che sovente diventa prepotenza, di volerla soggiogare a tutti i costi, credendo di avere il diritto “divino” di farlo senza limite alcuno. Certa turistificazione estrema delle montagne oppure alcune attività industriali ancora perpetrate nei territori in quota (si vedano le immagini sottostanti) lo dimostrano perfettamente, ma è palese e altrettanto estrema la dannosità di questo modo di fare umano, tanto privo di ogni buon senso, nell’usare il territorio naturale: dannoso non tanto contro la Natura ma soprattutto contro l’uomo stesso, che accecato dalla propria presunzione non si rende conto del danno che si sta cagionando e, come si vede, da secoli non è nemmeno in grado di capire ciò che fa. Come scrisse Muir, ad oggi la presunzione rimane incontrastata (e amplificata) e spiega il perché di molti di quei progetti e interventi pensati e imposti alle montagne. Che inevitabilmente si ritorceranno contro chi li ha ideati ma pure su chiunque altro, purtroppo.

[Escavazioni per nuovi impianti sciistici a Ovindoli, provincia dell’Aquila.]

[Il bacino marmifero di Torano, sopra Carrara. Immagine tratta da gognablog.sherpa-gate.com.]
Il nocciolo della questione non è che non bisogna fare cose, in Natura, ma farle sempre con buon senso cioè, per dirla con Muir, in base alla giusta comprensione dei rapporti che la cultura umana intrattiene con la Natura selvaggia. Non si direbbe una cosa tanto difficile da attuare per la razza più intelligente e dominante sul pianeta. Invece a quanto pare lo è.

Le gare di trial dentro un torrente, in Valsassina

Leggo del successo di organizzazione e di pubblico, oltre che agonistico, della tappa italiana della Coppa del Mondo di Trial, svoltasi lo scorso fine settimana in Valsassina (provincia di Lecco), territorio montano che tra l’altro esprime uno dei motociclisti più forti del circuito. Al punto che la federazione internazionale avrebbe già chiesto agli organizzatori valsassinesi di bissare la tappa mondiale anche l’anno prossimo.

Posto ciò, ho personalmente trovato poco gradevole che uno dei campi di gara allestiti fosse dentro il torrente della Valle dei Mulini, una delle zone naturalisticamente più pregiate – e pubblicizzate – della Valsassina. Certamente c’erano tutti i permessi del caso, sicuramente il tratto interessato dalle gare era all’inizio della vallata in una zona già antropizzata, senza dubbio ci sarà stata massima attenzione al ripristino dell’area dopo la competizione. Fatto sta che vedere delle motociclette dentro l’acqua di un torrente di montagna – già nell’ambito del Parco della Grigna Settentrionale, come indicano i cartelli in loco – non è affatto bello e comunque farebbe pensare a una scarsa attenzione e sensibilità verso l’ambiente naturale locale, oltre a far temere che qualche trialista decida di emulare i campioni in gara qui o in qualche altro torrente della zona, forte della solita assenza di controlli al riguardo e del benaltrismo imperante sui temi della salvaguardia ambientale. Inutile rimarcare che i corsi d’acqua di montagna sono tra gli elementi del territorio naturale che più abbisognano di cura e tutela, come è unanimemente risaputo.

Ovviamente queste mie osservazioni verranno prese da qualche appassionato della specialità come un affronto da “ambientalista da salotto” se non da “solito rompicogl…”: amen, d’altro canto credo che evitare quanto sopra sarebbe un bel segnale da parte dei soggetti promotori e organizzatori, nel caso che le gare siano replicate anche l’anno prossimo, nei confronti delle proprie montagne e della loro bellezza naturalistica, che sicuramente dà pregio alla Valsassina ben più di una competizione motociclistica di due giorni, per la quale di campi di gara consoni e ben più in grado di dare lustro alla valle se ne potranno trovare a iosa. Basta un poco di sensibilità in più, appunto.

P.S.: qui trovate una bella descrizione dell’escursione in Valle dei Mulini, tratta dal sito web di Trekking Lecco. Le immagini delle gare sono invece tratte da “Valsassina News”.