Mercoledì 6 dicembre, alle ore 21, sarò a Bergamo e avrò la fortuna di presentare il mio libro Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne in un altro luogo originale e intrigante: BikeFellas, in via Gaudenzi n°6, uno spazio condiviso tra due realtà – ciclobar e officina – con una visione comune per provare ad essere un riferimento per il territorio che ha intorno. Cioè un po’ quello che vorrebbe tentare di raccontare il mio libro in relazione agli spazi montani e ai paesaggi che li identificano, per i quali le dighe rappresentano un riferimento emblematico anche per come sono capaci di rivelare la storia delle genti che le hanno costruite e che abitano i territori circostanti.
Sarà un incontro spero coinvolgente come gli altri ma se possibile anche più significativo, parlando di dighe e di paesaggi montani nella città che più di ogni altra, e non solo per mere ragioni territoriali, sta celebrando il centenario del disastro della diga del Gleno, che cade domani 1 dicembre. Un evento storico del quale inevitabilmente ho scritto, nel mio libro, e su cui si parlerà, da BikeFellas.
Dunque, se potete e volete, mi auguro vogliate essere presenti, mercoledì 6: sarà un gran piacere incontrarci e chiacchierare insieme in un contesto così particolare e intorno a un tema in fondo poco approfondito eppure alquanto affascinante, come spero vi saprò dimostrare.
Per saperne di più sul libro (che ovviamente sarà in vendita nel corso della serata), cliccate sull’immagine qui sotto:
Il futuro di un paese non si gioca sulla velocità dei risultati per progettare gli spazi pubblici ma sul tempo da dedicare allo studio. È un percorso che ha bisogno di professionisti: archeologi, cartografi, Storici, archivisti, antropologi, speleologi, naturalisti, paleontologi, etnomusicologi, architetti, urbanisti, archeo-sismologi, botanici che lavorano in équipe per anni in centri ricerca, magari proprio nei palazzi in disuso.
Vorrei che esistessero i Borghi dell’Art. 9 [della Costituzione, n.d.L.] per mettere in pratica i valori costituzionali di equità, giustizia, accessibilità. La filantropia delle migliaia di volontari, i paesani, che presidiano, documentano e lottano per la tutela dei beni pubblici è la garanzia indiretta di un sistema virtuoso di conservazione e di recupero. Sviluppare un approccio consapevole verso questi contesti unici ci permetterebbe di usare un linguaggio inedito, perché i paesi possono essere dei luoghi di altissima cultura.
[Cliccate su questa immagine per leggere la mia “recensione” de I paesi invisibili.]In questo passaggio del suo bellissimo libro I paesi invisibili, Anna Rizzo mette in luce un’altra carenza del “sistema-paese” italiano nei confronti delle aree interne e rurali: l’incomprensione, più o meno voluta, del fatto che i piccoli paesi sono e possono diventare grandi produttori di cultura – e intendo dire cultura propria, non indotta. Non è solo la chiesetta antica, il nucleo medievale o il museo a fare cultura per essi: sia chiaro, sono elementi imprescindibili e ci sta che rappresentino la cultura in modo referenziale per il luogo –l’importante è che siano adeguatamente valorizzati senza essere dati in pasto al porno-turismo massificato, come è accaduto per moltissimi borghi – ma perché non si può considerare ciò che c’è intorno ad essi e dentro quell’intorno, ovvero la comunità residente nei suoi vari membri come un ulteriore e, appunto, più significativo strumento di produzione culturale? Perché non pensare ai piccoli paesi anche come luoghi di studio e spazi attrattivi per quelle figure citate da Anna, impegnate in un lavoro d’equipe a favore di loro stessi tanto quanto (e non di meno) del luogo, in correlazione alla comunità locale e alle sue iniziative volontarie di attenzione verso il proprio territorio che peraltro da ciò trarrebbero nuovo attivismo e maggior vitalità?
Anche questa potrebbe essere (il condizionale è solo formale, perché per me lo è sicuramente) un’altra buona via da percorrere per rigenerare le aree interne contrastandone i cronici fenomeni di impoverimento demografico, sociale, economico nonché, ovviamente, culturale; e una via molto più relazionata al contesto territoriale e alla comunità residente cioè ben più place based di certe altre a partire dai vari modelli turistici i quali, anche quando apparentemente virtuosi, a volte tendono (forse inevitabilmente, forse no) a ricalcare schemi legati alla customer experience, cioè all’assoggettamento del luogo alle proprie finalità più che ai bisogni e alle visioni degli abitanti.
Dice bene Anna: serve «un linguaggio inedito» al riguardo, dunque serve un pensiero differente da quello diffuso che lo possa elaborare e proferire. Una cosa apparentemente semplice, si potrebbe ritenere. E dunque perché non sappiamo praticarla?
Due libri pubblicati ormai un anno fa ma il cui valore – narrativo, testimoniale, documentale, didattico – continua a rimanere costante nel tempo se non a crescere sempre più: martedì faranno da prezioso e efficace stimolo per discutere con i loro autori e con APE Milano di alcuni dei temi più emblematici che caratterizzano la realtà contemporanea delle montagne italiane, soprattutto di quelle sottoposte all’industria turistica, nonché della relazione tra città e montagna in ottica presente e ancor più futura nel contesto sociale, economico, culturale, climatico e ambientale che stiamo vivendo e per molti versi subendo, in maniera crescente col passare delle stagioni.
Lo faremo a Milano, città storicamente legata alle montagne che disegnano il suo orizzonte alpino, prossima sede olimpica invernale e proprio in questa veste un luogo urbano che compendia – nel bene e nel male – molti degli aspetti propri delle tematiche sulle quali discuteremo insieme. Aspetti sovente troppo sottovalutati eppure fondamentali per il futuro della parte di mondo nella quale viviamo, che lo si viva da montanari o da cittadini.
Sarà un incontro oltre modo interessante, affascinante, illuminante: da non perdere, senza alcun dubbio. Per saperne di più al riguardo, cliccate sull’immagine in testa al post.
Dunque ci vediamo “in” Alaska domani sera! Non mancate!
Appena prima che in quota cominciasse a nevicare – con la speranza che continui a lungo! – gli amici Umberto Isman, Lorenzo Cremonesi insieme al glaciologo Riccardo Scotti hanno realizzato, per il “Corriere della Sera”, un breve ma emblematico video reportage presso ilGhiacciaio di Fellaria, in alta Valmalenco, tra gli apparati glaciali più noti delle Alpi in forza del grande lago proglaciale formatosi solo qualche anno fa dove prima giaceva la lingua del ghiacciaio. Il video lo potete vedere lì sotto.
Il ritiro dei ghiacci sulle Alpi si manifesta come una tendenza costante da oltre un secolo, con soltanto brevi parentesi di annate fredde. Ma nell’ultimo trentennio il fenomeno si è enormemente accresciuto, interi bacini glaciali sono letteralmente scomparsi nell’arco di poche stagioni. Per capire il fenomeno Isman e Cremonesi si sono recati nella zona del monte Bernina, sul confine tra Italia e Svizzera, assieme a Riccardo Scotti, responsabile del Servizio Glaciologico Lombardo, fino al cospetto del ghiacciaio di Fellaria, dove la nascita di grande lago di fusione negli ultimi testimonia della gravità del fenomeno. Qui il fronte del ghiacciaio si è ritirato di un paio di chilometri e il suo spessore è diminuito enormemente. Gli studiosi hanno posizionato delle telecamere che rendono visivamente la rapidità del ritiro. Isman e Cremonesi hanno testimoniato il fenomeno in video usando anche il materiale messo a disposizione degli studiosi presenti per l’occasione, che avevano con loro alcune fotografie scattate a partire dalla fine dell’Ottocento.
Ora, come denotato poco sopra, è finalmente arrivata la neve a rendere meno visivamente drammatica la realtà del Fellaria e a conferire alla zona un apparente aspetto di “normalità”. Tuttavia, inutile rimarcarlo, è un “velo trasparente”, che copre temporaneamente la realtà delle cose ma non la nasconde affatto; di contro, è altrettanto inutile rimarcare (purtroppo) che siamo una società carente sia di memoria che di sensibilità verso la suddetta realtà delle cose del mondo in cui viviamo – e in particolar modo nei confronti delle tematiche ambientali: per tale motivo, basta un’ordinaria nevicata novembrina tanto per coprire le sofferenze glaciali quanto per sfumare del tutto o quasi i dibattiti sulle conseguenze del cambiamento climatico pur così frequenti e vibranti fino a solo qualche settimana fa, finanche a far formulare a qualcuno convinzioni variamente “negazioniste” al riguardo.
Credo invece che quella sensibilità debba essere costantemente mantenuta attiva e parimenti alimentata dai riscontri oggettivi che la realtà ci comunica di continuo: non è tanto una questione di saper ascoltare questi messaggi ma di volerli ignorare o, appunto, negare. I ghiacciai, massimi soggetti esemplari di manifestazione della realtà climatica in divenire, restano lì a raccontarci quanto sta accadendo anche sotto la neve, nel corso dell’inverno che speriamo vero, lungo e freddo. Per questo il reportage di Isman, Veronesi e Scotti non perde un grammo di valore documentale nemmeno ora che lassù, al Fellaria, è tutto bianco e persino il grande lago proglaciale, forse, è apparentemente scomparso sotto la propria superficie ghiacciata e coperta di neve.
Speriamo, lo ribadisco di nuovo, che quello lassù sul Ghiacciaio di Fellaria si palesi come il manto nevoso più rinvigorente e salutare da molto tempo a questa parte. Ne ha bisogno il ghiacciaio, lo abbiamo bisogno tutti quanti.
Ringrazio di cuore le redazioni di “Leccoonline” e de “Il Cittadino – Lecco” che hanno dedicato due ottimi articoli, e assai precisi nel resoconto offerto, alla presentazione del mio libro Il miracolo delle dighe. Storia di un’emblematica relazione tra uomini e montagne che ho tenuto domenica scorsa 19 novembre presso la Biblioteca di Olginate.
La presenza dei corrispondenti delle testate non era pretesa né annunciata e dunque mi risulta ancor più gradita e meritevole di sincera gratitudine. Fosse solo per aver sacrificato una domenica pomeriggio – di tempo bello, per giunta – per ascoltare il sottoscritto!
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