[Le piste di Ceresola, nel comprensorio dei Piani di Bobbio, ieri 26 dicembre alle ore 16.00. Qui arrivano 10 milioni di Euro. Immagine presa da qui: https://pianidibobbio.panomax.com/ceresola.%5DC’è proprio da essere curiosi di constatare come verrà spesa la montagna di soldi che sta arrivando in molte località sciistiche – lombarde ma non solo, immagino – della quale si è letto sui media nei giorni scorsi (ad esempio qui). Una curiosità che alimenta lo stesso Sottosegretario Sport e Giovani di Regione Lombardia nell’annunciare la notizia: «Sono certa che queste risorse verranno investite al meglio, nel rispetto della montagna e per dare ai numerosi appassionati i servizi migliori». Be’, più che «nel rispetto della montagna», in quello dei bilanci dei gestori dei comprensori sciistici destinatari dei finanziamenti (traggo l’elenco dallo stesso articolo lì sopra linkato):
I.T.B. Industrie Turistiche Barziesi (Piani di Bobbio – LC) per 10 Milioni di €;
Baradello 2000 (Aprica e Corteno Golgi – SO e) per circa 1,6 Milioni di €;
I.T. Società Impianti Turistici (Ponte di Legno – BS) per 10 Milioni di €;
R.T.A. (Monte Pora – BG) per 2.392.000 Milioni di €;
I.T.A.S. Società Impianti Turistici e Attrezzature Sportive (Livigno – SO) per 7.727.000 Milioni di €;
BELMONT Foppolo (Foppolo – BG) per 2.715.000 Milioni di €;
SKI AREA VALCHIAVENNA (Madesimo – SO) per 431.871 mila €;
RI.S Impianti di Risalita Spiazzi (Spiazzi di Gromo – BG) per 6.628.000 Milioni di €;
SITA Società Industrie Turistiche Aprica (Aprica – SO) per 9.066.930 Milioni di €;
Sapranno costoro investire queste risorse al meglio, come se ne dice certa la citata Sottosegretario, ovvero: cosa sarà il “meglio” per i destinatari delle risorse? Pagarsi le spese dell’innevamento artificiale indispensabile per tenere aperte le piste da sci (come afferma lo stesso Sottosegretario)? Coprire i buchi nei bilanci che se la stagione in corso non diventerà nivologicamente e climaticamente più favorevole si allargheranno ulteriormente? (Interessante notare che alcuni dei comprensori lì sopra citati e finanziati in questi giorni hanno le piste chiuse o grosse difficoltà a mantenerle aperte per mancanza di neve e di condizioni climatiche idonee.) Investire in nuovi impianti di risalita e altre infrastrutture al servizio dello sci, nonostante quanto ho appena denotato riguardo la realtà ambientale in divenire? (Altrettanto interessante rimarcare che quasi tutti i comprensori finanziati hanno le piste per la gran parte situate sotto i 2000 m di quota, sotto la quale praticare lo sci sta diventando sempre più difficile e economicamente insostenibile.)
[Le piste del Monte Pora, sempre ieri 26 dicembre alle ore 15.50. Qui arrivano quasi 2,4 milioni di Euro. L’immagine è presa da qui: https://montepora.panomax.com/cimapora.%5DInsomma, non si può che essere veramente curiosi e augurarsi che le “certezze” al riguardo del Sottosegretario siano condivisibili, ecco.
[Le piste dell’Aprica oggi, 27 dicembre alle ore 07.20. Qui arrivano quasi 11 milioni di Euro. Immagine presa da qui: https://www.apricaonline.com/it/webcam.%5DNota finale: come ho già affermato in passato, è “curioso” pure constatare come a fronte di così tanti soldi pubblici elargiti ai gestori dei comprensori sciistici «nel rispetto della montagna» non si riscontra un similare entusiasmo politico, amministrativo e finanziario verso iniziative concrete che sostengano direttamente la quotidianità delle genti che abitano la montagna. Ci sono così tanti soldi per le piste da sci o per le ciclovie e il turismo in generale e non ci sono per i servizi di base, la sanità territoriale, i trasporti pubblici, le scuole, la cultura, la manutenzione stradale e dei manufatti pubblici, i supporti necessari allo sviluppo dell’imprenditoria delle economie circolari locali… possibile?
Speriamo che chi di dovere sappia soddisfare anche quest’ultima fondamentale curiosità.
[Piani di Bobbio, Valsassina, Prealpi bergamasche occidentali. Fonte dell’immagine qui.]Nelle stazioni sciistiche delle Prealpi lombarde la situazione è già drammatica. Le precoci nevicate novembrine facevano ben sperare i gestori in una stagione “normale” se non brillante, ma la realtà climatica attuale ci sta già facendo capire, di nuovo, che oggi la “normalità” è tutt’altra cosa rispetto a ciò che ancora qualcuno pensa.
La neve autunnale sta ormai sparendo, le temperature alte non permettono di sparare quella artificiale e di precipitazioni degne della stagione in cui stiamo non se ne prevedono a breve. Mancano pochi giorni alle festività di fine anno, il periodo nel quale i comprensori sciistici “fanno” buona parte del loro bilancio: se in forza delle condizioni meteoclimatiche in corso dovessero toppare questo periodo, temo che potrebbero già dichiarare la stagione fallimentare.
[Piani di Bobbio. Fonte dell’immagine qui.]Ovviamente, a chi si interessa della realtà delle nostre montagne questo stato di fatto non suona affatto nuovo, anzi. È la nuova normalità, appunto, soprattutto al di sotto dei 2000 m di quota, fascia altitudinale nella quale si situano buona parte degli impianti e delle piste da sci lombarde e non solo, che a breve perderà del tutto, inesorabilmente, la sua prerogativa sciistica.
Nonostante tale realtà ormai sotto gli occhi di tutti, si continua a leggere sui media di finanziamenti pubblici milionari – soldi nostri, è bene non dimenticarlo – per nuovi impianti o per rilanciare vecchi comprensori, per l’innevamento artificiale e per altre varie infrastrutture sciistiche (ad esempio ciò accade nelle località le cui immagini vedete in questo articolo). Un vero e proprio analfabetismo funzionale che gli enti pubblici manifestano, come se quella realtà che osservano (a meno di gravi problemi alla vista) non la sapessero comprendere, come se non volessero credere ai propri occhi negando platealmente l’evidenza dei fatti. Ma, bisogna rimarcarlo, quasi sempre essendo consapevoli di ciò e praticandolo per scelta, ovvero per inseguire interessi e tornaconti personali di varia natura in barba a ogni logica e obiettività.
[Monte Pora, Val Seriana, Prealpi Bergamasche Orientali. Fonte dell’immagine qui.]Stamane, uscendo di casa alle 6 e 30, mi ha investito un vento teso che pareva il getto d’aria di un potente ventilatore riscaldante. Scendendo a valle ho osservato le montagne intorno al lago di Como e verso la Svizzera, fino a qualche giorno fa bianche di neve, ormai del tutto grigie. Il Sole radente del mattino, quando sorge, ne rischiara il lividore plumbeo dei pendii accentuando la desolante percezione della loro miseria nivale.
Le montagne, ovvero buona parte dei loro territori, devono finalmente e pienamente comprendere la realtà che purtroppo stanno vivendo, la quale non farà che peggiorare nei prossimi anni così come sta facendo da decenni a questa parte. Continuare come se nulla fosse significa scavarsi la fossa sotto i propri piedi e farci finire dentro innanzi tutto le comunità che quelle montagne abitano. Gli sciatori qualche pista innevata per divertirsi la troveranno altrove, su montagne più elevate e climaticamente fortunate, ai montanari invece tocca restare lì dove vivono e subire le conseguenze di tutto ciò che sta accadendo. Devono rimarcarlo a chi ha il diritto elettorale e il dovere politico di gestire i loro territori, ovvero la responsabilità di dettarne le sorti nel presente ma ben più nel futuro prossimo – che è già domani, mica tra cinquant’anni. Se non lo sapranno o non lo vorranno fare, quei soggetti governanti dovranno subirne tutte le conseguenze politiche, morali, giuridiche. Inesorabilmente.
[Passo del Maniva, Valtrompia, Prealpi Bresciane. Fonte dell’immagine qui.][Piazzatorre, Val Brembana, Prealpi bergamasche. Fonte dell’immagine qui.]N.B.: tutte le immagini che vedete sono della mattina di oggi, 22 dicembre, còlte intorno alle 09.30, e vi danno un quadro geograficamente ampio della situazione sulle piste prealpine lombarde. In particolare, della situazione alla Maniva scrive anche l’amico Emanuele Galesi sulla propria pagina Facebook, qui.
[Foto tratta da www.tio.ch.]Da buon conoscitore e frequentatore della Svizzera, sovente indico il paese elvetico come modello virtuoso per diversi ambiti tematici di natura politica, in primis per quelli relativi alla gestione dei territori montani. In forza della stessa sensibilità per le cose svizzere, so bene che nemmeno la “virtuosa” Confederazione è priva di mancanze, colpe, realtà discutibili e zone d’ombra. Anche in montagna: esempio evidente al riguardo è Andermatt, località turistica posta in uno scenario paesaggistico spettacolare e peculiare che tuttavia, da qualche anno a questa parte, in certe sue vedute potrebbe ricordare una confusa periferia metropolitana, vista la gran quantità di palazzoni in costruzione. Merito/colpa del miliardario egiziano Samih Sawiris, che ha investito oltre un miliardo di franchi nello sviluppo della località svizzera attraendo immobiliaristi da tutto il mondo – a volte tramite operazioni finanziare poco chiare – e avviando così una sorta di gentrificazione alpestre che, seppur sviluppata su standard svizzeri di alto livello (soprattutto dal punto di vista ambientale), sta trasformando radicalmente se non pervertendo l’aspetto del luogo, svuotandolo della propria identità storica e facendone un meraviglioso tanto quanto sconcertante non luogo per ricchi come nemmeno in altre celebri e lussuose località svizzere si ha avuto il coraggio di fare.
[Una veduta di Andermatt del 2005, prima che cominciasse lo sviluppo immobiliare di Sawiris. Foto di Lutz Fischer-Lamprecht, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]Per approfondire ciò che sta accadendo a Andermatt, potete leggere questo articolo di “Tio.ch”.
P.S.: la Svizzera, circa Andermatt, torna a essere un modello virtuoso se si considera che nel 2021 è stato pubblicato uno studio a lungo termine sullo sviluppo della località da parte dell’Università di Scienze Applicate di Lucerna, che indaga gli impatti del resort turistico fin dal 2009, ne analizza gli effetti socioculturali e alcuni dei principali aspetti socioeconomici. Un esempio di studio accademico di notevole importanze e utilità che sarebbe certamente da seguire, e di frequente, anche in/per molte località montane italiane.
Il ricordo è come un tessuto in continua lavorazione. Ricordo queste montagne coperte di neve, di un bianco immoto, avvolte nel silenzio, come se i rumori fossero ghiacciati, costretti a rimanere al caldo nelle bocche delle persone, nel muso degli animali, nel profondo delle cose, quasi non volessero uscire per non prendere freddo. Ricordo di aver aspettato che la strada fosse sgombra dalla neve caduta dal versante nord, con i lampeggianti arancioni degli spazzaneve ad illuminare ritmicamente quel pomeriggio che diventava notte, con la gente fuori dalle macchine a battere i piedi, a soffiare nelle mani avvolte nei guardi, a fumare per non sapere cosa fare, per non essere capaci di comunicare. Ora le rivedo che è estate: le stesse montagne, le stesse vette pulite, le stesse rocce, le stesse cicatrici sul versante al sole che si possono leggere come profondi segni di un passato doloroso. Guardo la montagna di cui ignoro il nome dall’altro versante, in ombra, nascosto tra larici e abeti che si muovono leggeri per la brezza. Costruisco un altro ricordo di questo luogo, di questa alta Engadina sempre così perfetta – estate, inverno, autunno – che vorrei qualcosa intervenisse per alterare la scena […]
Da Il barbiere dell’Alta Engadina dell’amico e raffinato scrittore – di viaggio ma non solo – Tino Mantarro, tratto da “Kaiserpanorama“. Cliccate qui per continuare la lettura nel sito della rivista. Poi, leggete i suoi libri e esplorate l’Engadina, una delle terre alpine più belle e emblematiche del mondo, ma fatelo soprattutto a piedi e solamente con il cuore, l’animo e lo spirito, più di ogni altra cosa. Altrimenti rischiate di percepirla solo come “un gran bel posto di montagna”: cosa che è, senza dubbio, ma dopo mille altre cose ben più affascinanti, significative, profonde. Ecco.
[Ciò che succede nel Parco Nazionale Svizzero. Cliccateci sopra per saperne di più.]Mentre ilParco Nazionale Svizzero – la più grande riserva naturale del paese, istituita ufficialmente nel 1914 con i più alti standard di protezione e di ricerca sugli habitat naturali montani – attira delegazioni dall’estero che vengono a raccogliere informazioni e esperienze su come si possono promuovere ed eventualmente combinare il turismo sostenibile e la tutela della biodiversità nelle riserve naturali dei propri paesi, al di qua del confine, nel contiguo settore lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio, si può constatare concretamente e “imparare” non solo come non si tutela un’area naturale montana ma pure come la si può distruggere con l’autorizzazione e il bene placito delle istituzioni politiche nonché, soprattutto, con la consensuale indifferenza dello stesso Parco Nazionale.
[Ciò che succede nel Parco Nazionale dello Stelvio. Cliccateci sopra per saperne di più.]Si rimarca spesso che le montagne da sempre non dividono ma uniscono: territori, paesaggi, genti, culture, tradizioni, saperi… ma in certi disgraziati casi invece è vero che dividono: tra Grigioni e Lombardia, nelle rispettive e, ripeto, contigue aree naturali protette, da una parte si trova competenza, cura, capacità di gestione, visione, idoneo supporto politico, dall’altra si constata incompetenza, menefreghismo, incapacità gestionale, assenza di visione e progettualità ambientale, azione politica deleteria. E riguardo questa seconda parte, quella lombarda del Parco Nazionale dello Stelvio, ciò che sta accadendo al Lago Bianco del Passo di Gavia è tra le prove più emblematiche e inquietanti.
Una divisione netta, una differenza di relazione con il territorio e di gestione delle proprie montagne radicale e sconcertante. Di là, nei Grigioni, ammirazione; di qua, in Lombardia, vergogna.