“Il miracolo delle dighe” a Sondrio, giovedì 9 novembre prossimo

Giovedì 9 novembre prossimo, alle ore 20.45 presso la Sala Besta della Banca Popolare di Sondrio – in Via Vittorio Veneto n°4 a Sondrio – avrò il gran piacere e l’onore di presentare il mio ultimo libro Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne anche al pubblico di una terra, la Valtellina, che in tema di grandi dighe e di conseguenti paesaggi idroelettrici è la regione più paradigmatica della Lombardia e tra le più importanti delle Alpi italiane. A rendere interessante e ancora più coinvolgente l’incontro, avrò l’onore di avere accanto Michele Comi, guida alpina della Valmalenco e grande conoscitore delle montagne valtellinesi, e in qualità di moderatore Angelo Costanzo, Presidente del Centro Culturale “Oltre i muri” che organizza la serata.

Partendo dai temi che ho trattato nel libro e in primis dalla relazione tra le montagne e le genti che nel corso del Novecento le hanno ampiamente antropizzate nel corso di un processo storico per il quale le dighe hanno rappresentato gli elementi più grandi in assoluto – sia materialmente che immaterialmente, per come hanno trasformato i territori, le geografie umane e i paesaggi – l’incontro sarà l’occasione per riflettere sul presente e sul futuro prossimo di quella relazione fondamentale, sulla gestione politica dei territori montani e delle risorse in essi presenti, sulle visioni necessarie alla salvaguardia tanto degli aspetti ecologici quanto di quelli economici del territorio valtellinese il quale, come detto, ha rappresentato dal punto di vista dell’infrastrutturazione idroelettrica un ambito estremamente emblematico in passato ma lo può ben rappresentare anche per gli anni prossimi ancor più in forza della realtà ambientale in divenire.

Una buona occasione, insomma, per riflettere insieme sul futuro – anche politico, ma non solo – delle nostre montagne e delle comunità che le abitano senza mai dimenticare l’inestimabile valore socioculturale che possiede la bellezza del territorio e dei suoi paesaggi.

Appuntamento dunque per giovedì 9 novembre a Sondrio: per chiunque sia della zona o nei paraggi, sarà un piacere accogliervi, presentarvi il libro e chiacchierare insieme sui temi citati e su ogni altra cosa correlata ci sembrerà interessante disquisire.

Per saperne di più su Il miracolo delle dighe, cliccate sull’immagine qui sotto:

N.B.: la galleria in testa al post vi presenta una piccola selezione di immagini di alcune delle più significative “grandi dighe” della Valtellina e della Valchiavenna.

Il “non fare” che ha dignità politica (più del “fare”)

[Immagine da Gilles Clément, Giardini, paesaggio e genio naturale, Quodlibet, 2013.]

Istruire lo spirito del non fare così come si istruisce lo spirito del fare.
Elevare l’indecisione fino a conferirle dignità politica. Porla in equilibrio col potere. […]
Poco importa cosa spinga la politica ad adottare la non-gestione, purché questa – come la gestione – sia integrabile nei piani urbanistici locali e nelle politiche di gestione dello spazio agricolo, in qualità di principio accettabile che si dia le proprie regole.

[Gilles ClémentManifesto del Terzo Paesaggio, Quodlibet 2014, pag.71]

A proposito di consumo di suolo – il post di questa mattina, sì – e in relazione alla regione italiana che più si “distingue” in questa scellerata pratica, la Lombardia, la quale si vanta spesso di essere la «terra del fare» quando poi gli effetti di questo slogan – perché tale è, essendo in concreto pressoché vuoto di cultura politica e umanistica – sono proprio quelli decretati dalle statistiche dell’ISPRA, mi è tornato in mente uno dei passaggi a mio parere più illuminanti del Manifesto di Deleuze, quello che avete letto nella citazione lì sopra (e la cui mia recensione potete leggere cliccando sull’immagine qui sotto).

«Lo spirito del non fare», «la non-gestione» del territorio a cui venga conferita «dignità politica» esattamente come al fare. Intuizioni tanto semplici quanto geniali che aprono un universo di riflessioni, considerazioni, domande, dubbi. Già: perché la politica pensa sempre al “fare” e mai al “non fare”? Perché è incapace di comprendere che anche il “non fare” fa, e spesso fa molto di più e meglio del “fare”? Basti pensare al “non fare” altri capannoni sopra terreni naturali o agricoli: significa fare ambiente, preservare il territorio naturale e la sua biodiversità, conservare la salubrità derivante, difendere l’identità culturale del paesaggio, pianificare (verbo che sovente possiede accezione ben più negative, per il paesaggio) un futuro migliore per la comunità che abita quel territorio. Se il “fare” viene considerato economia, perché il “non fare” non lo si sa correlare all’ecologia – posto che economia e ecologia sono due sorelle in origine, poi separate a forza e diventate antitetiche? Perché, come suggerisce Clément, anche la non-gestione quale pratica di conservazione della naturalità di parti del territorio, non può far parte di un programma politico e di un progetto di amministrazione territoriale? Solo perché non si è in grado di capire – ribadisco – che il “non fare” e il “non gestire” non significa affatto evitare di realizzare qualsiasi cosa o di amministrare il territorio ma l’esatto opposto, è la forma di gestione più articolata, meditata e equilibrata che si possa attuare nonché l’unica che possa giustificare il “fare” altrove?

Solo un potere squilibrato, asimmetrico e disarmonico con il territorio che gestisce non sa concepire e comprendere tutto ciò. Con i risultati che statistiche come quelle dell’ISPRA poi inesorabilmente registra, già.

“Il miracolo delle dighe” su Unica TV

Grazie di cuore a Unica TV e in particolar modo a Fabio Landrini che hanno dedicato al mio libro Il miracolo delle dighe un prezioso spazio nei telegiornali di Sondrio e Lecco. Quanto mai “consono”, d’altronde, visto che il mio interesse verso i laghi artificiali e le opere di sbarramento è nato e si è consolidato proprio tra Valtellina e Valchiavenna, dove si trovano alcune delle dighe più significative delle Alpi italiane, sulle quali poi ho scritto nel libro, e dove nel settembre 1883 l’ingegner Lorenzo Vanossi progettò il primo generatore elettrico italiano azionato dalla forza idraulica, in uso al Cotonificio Amman di Chiavenna, iniziando così la storia dello sfruttamento idroelettrico delle acque di montagna e l’epopea della costruzioni delle grandi dighe alpine.

Ne approfitto per preannunciarvi che il prossimo 9 novembre sarò proprio in Valtellina, a Sondrio, per presentare Il miracolo delle dighe e parlare di territori montani e loro risorse, idriche e non solo. Potete vedere la locandina dell’evento nella colonna qui a sinistra e a breve vi darò maggiori dettagli al riguardo.

Buona visione e, per saperne di più su Il miracolo delle dighe, cliccate qui.

Milano-Cortina 2026: Olimpiade virtuosa (nonostante tutto) o figuraccia epocale?


Tra molte altre cose, di sicuro le vicende legate all’organizzazione delle prossime Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 stanno (ri)mettendo in evidenza lo stato di fatto desolante della politica contemporanea, l’imperizia dei suoi rappresentanti, il dramma di affidare territori pregiati e delicati come quelli montani a decisori amministrativi che non solo non hanno le competenze per gestirli al meglio ma non hanno nemmeno sensibilità, cura e visione strategica e culturale verso di essi e le comunità che li abitano.

[Da “Il Foglio”, cliccateci sopra per leggere l’articolo.]
La tragicommedia in corso tra Lombardia e Veneto, che dopo la cancellazione della pista di bob a Cortina stanno litigando per spartirsi in maniera differente da quanto inizialmente stabilito la torta olimpica – le cui fette non solo soltanto fatte di prestigio e orgoglio, tutt’altro! – è tanto grottesca quanto squallida, ancor più se si torna a quelle immagini di esultanza smodata del momento in cui il CIO assegnò a Milano e Cortina i Giochi invernali del 2026: una (apparente) unione di intenti e di interessi che nel giro di qualche anno si è sgretolata nel caos organizzativo che sta caratterizzando la macchina olimpica lombardo-veneta. Un caos, è bene rimarcarlo, che risulta lo specchio fedele di una palese inettitudine politica, amministrativa, decisionale, accresciuta da abbondanti dosi di ipocrisia e arroganza nonché da un’idea di fondo che fa (pervicacemente) delle montagne dei meri beni da consumare fin che ce n’è pur di conseguire i propri tornaconti, nonostante il diffuso parere contrastante di gran parte della società civile e la cospicua documentazione elaborata intorno alle tante pecche che l’organizzazione dei giochi sta evidenziando, ovviamente ignorata quando non diffamata dai suddetti politici – qui un esempio dei migliori al riguardo.

Che fare dunque dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026, a questo punto? Be’, al fine di evitare che la figuraccia planetaria diventi ancora più imponente e tragicomica, e posto che a solo poco più di due anni dall’inizio dei Giochi è ormai impossibile mandare a monte tutto quanto (anche se temo sarebbe l’unico modo per evitare totalmente ulteriori disastri), credo non si possa far altro che rifocalizzarsi e concentrarsi sulla sostenibilità economica, sociale e ambientale delle opere, eliminando definitivamente quelle che all’evento olimpico risultano sostanzialmente accessorie e mettendo da parte qualsiasi stupido orgoglio politico e ideologico per riequilibrare i Giochi al loro contesto più logico: lo sport e la montagna. Ciò significa che ogni intervento dovrà essere basato su buon senso, visione politica, utilità concreta, funzionalità, rigore finanziario, armonia con il territorio, retaggio a favore delle comunità ben più che dei turisti, diventando un valore aggiunto sul lungo termine per i luoghi interessati e non un’ennesima forma di consumo a perdere dei territori e dei paesaggi.

Eventi di tale portata d’altro canto impongono non solo sostenibilità economiche e ambientali ma, a monte, sostenibilità culturali, cioè la capacità di manifestare e mettere in campo una competenza innanzi tutto culturale nei confronti dei territori con la quale attuare quelle altre sostenibilità ovvero eventi, opere e iniziative che rappresentino veramente uno sviluppo dei quei territori e delle loro comunità, che ne sappiano realmente arricchire lo spazio, il tempo, il paesaggio, che siano elementi importanti nella costruzioni del miglior futuro possibile. In fin dei conti non devono essere i giochi a essere sostenibili ma devono esserlo i territori prima, durante e dopo l’evento, e parimenti deve essere “sostenibile” – cioè, logica, ammissibile, propugnabile – sotto ogni aspetto la vita quotidiana in essi.

Se non si è in grado di capire ciò, si intenderà solo che le Olimpiadi possono essere l’ennesimo strumento di conquista, di consumo, di tornaconti elettorali e non solo e di inesorabile successivo degrado dei territori. Come insegna l’Olimpiade di Torino 2006 e come sta dimostrando la cronaca fino a oggi per Milano-Cortina 2026: il rischio è forte, se non cambiano le cose.

PROMEMORIA! “A Passo d’Uomo”, domani sera a Galbiate (Lecco)

Promemoria per chi abita nei dintorni di Lecco o sia in zona: domani sera alle ore 21.00, a Galbiate, avrete la possibilità di vedere un meraviglioso film e poi di osservare meglio in voi stessi nel mentre che camminate per il mondo che vi circonda, in montagna o altrove. Garantito.

Per saperne di più, cliccate sull’immagine lì sopra!