Chi l’ha vista?

ATTENZIONE! RICHIESTA URGENTE DI AIUTO!
Tizio Tratanti, noto alle cronache per essere il protagonista del celebre romanzo La mia ragazza quasi perfetta (Senso Inverso Edizioni), chiede la collaborazione dei lettori del blog per la ricerca di LEI. Vi prega di scaricare e stampare il volantino sotto riprodotto e di fornire ogni eventuale informazione utile alla suddetta ricerca. In cambio, è disponibile a farvi i mestieri in casa per i prossimi tre mesi.
Potrete comunicare le vostre informazioni presso www.edizionisensoinverso.it oppure presso www.lucarota.it, oppure ancora nella pagina Facebook appositamente dedicata alla ricerca – o anche commentando questo post, naturalmente.
Grazie infinite per l’aiuto che potrete offrire.

Luis Sepùlveda, “Patagonia Express”

E’ da un po’ che ho in mente di leggere la più classica e celebre trilogia di scrittori patagonici, ovvero Coloane, Chatwin e Sepùlveda. Non ho ancora avuto la fortuna di visitare la Patagonia, la conosco abbastanza in chiave alpinistica e ho qualche conoscente che vi è stato; ma è inutile rimarcare che, anche senza questi elementi, la Patagonia è uno di quei (rari) luoghi del mondo “integri”, ancora incontaminati, selvaggi, duri, di confine, nei quali la civiltà umana non è ancora riuscita a imporsi – e a intaccarne la purezza primordiale… Soprattutto, la Patagonia è uno di quei pochi luoghi rimasti sul pianeta dove l’essere vivente deve aver costantemente presente il valore della propria vita, deve continuamente ricercare la migliore e più proficua armonia con l’ambiente in cui vive sapendo che, a differenza del mondo antropizzato, avrà meno possibilità di cavarsi da un eventuale impiccio – materiale o spirituale…
In Patagonia Express – la prima delle opere che ho letto – Sepùlveda sembra voler rimarcare la reale sussistenza della trilogia patagonica di cui ho scritto, proprio omaggiando, all’inizio e alla fine dell’opera, Chatwin e Coloane…

Leggete la recensione completa di Patagonia Express cliccando sulla copertina qui sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie…

Il supernascondino, e altri giochi particolari…

…”Avete presente quando il ritrovamento in qualche armadio di casa d’un certo vecchio oggetto, il solo vederlo o riprenderlo in mano dopo tanto tempo, vi catapulta indietro agli anni in cui lo utilizzavate, o a quando ci giocavate se è un gioco, magari alla vostra infanzia, all’adolescenza, innescandovi tutto un bailamme nostalgico da farvi tremare d’emozione? Bene, a me non capita mai, e ritrovando nel guardaroba rimesso in ordine la scatola del Piccolo Chimico, nemmeno ricordavo più chi mai me l’avesse regalata, quando e per che occasione, e di sicuro neanche ricordavo d’averci mai giocato – da bambino preferivo a quasi tutti i giochi la lettura dei libri, e al limite i giochi me li inventavo in base al piacere ludico che in quel momento volevo provare: lo dico molto modestamente, io sono l’ideatore di supernascondino, detto anche “nascondino spaziale”, ovvero la versione extra-large del classico divertimento infantile all’aperto, che consisteva nel potersi nascondere anche a notevoli distanze dalla “base” nel mentre che colui che restava “sotto” doveva contare fino ad un numero stabilito dal lancio per 4 volte di un dado – quindi tra 1.111 e 6.666; si noti anche il valore didattico della cosa, dacché ai tempi molti bambini faticavano ancora a contare oltre il 20, figuratevi ad arrivare a 6.352 o giù di lì… – durando così ogni singolo round diverse ore; purtroppo, lo misi in pratica coi miei amici del tempo solo poche volte, per via di alcuni fraintendimenti tra noi stessi giocatori e per certi malintesi con i nostri genitori – in effetti fu colpa di mio cugino Convesso (cugino di terzo grado, ci tengo a precisarlo – sì, quello del fallito matrimonio brasiliano…), il quale prese troppo sul serio l’essenza del gioco e per nascondersi prese un bus a caso e finì in una borgata in collina a qualche chilometro dal nostro cortile: lo trovammo – beh, lo trovarono quelli della Protezione Civile dopo tre giorni, ancora infilato in mezzo alle fronde dell’albero sul quale si era nascosto, e quando i soccorritori lo invitarono a scendere lui, per tutta risposta, prese a tirar loro dei sassi e si mise a correre lungo la strada che scendeva verso casa urlando a squarciagola “Libero per me! Libero per me!”… I genitori, appunto, furono irremovibili, nonostante l’evidenza che la colpa non fosse del gioco in sé, il quale regolamento non poteva certo prevedere un esame di cretineria per chiunque volesse parteciparvi… Comunque inventai un sacco di altri giochi, open-air e indoor: il ping-pong-fu (versione del tennis tavolo ispirata ai film di arti marziali orientali), il bitennis, la palla-volo avvelenata, la maradona (una gara podistica sulla distanza di 42,195 km. travestiti da noto calciatore argentino in voga ai tempi e appesantiti come lui, se già pingui non si era… Avevo fin da allora la passione per la corsa, ma in ogni caso quelle gare finivano sempre prima del traguardo perché così travestiti svenivamo tutti dopo qualche chilometro per l’eccessiva sudorazione, per cui la cosa si rivelò un po’ troppo rischiosa)…”.

Da La mia ragazza quasi perfetta… Dategli un occhio, cliccando un po’ ovunque nel blog, qui, o qua accanto, oppure sopra…

Claudio Morici, “Actarus – La vera storia di un pilota di robot”

Beh, con un titolo del genere, come non poteva questo libro incuriosirmi e attrarmi, a me che faccio parte di quella generazione che, trent’anni fa esatti, sospesa tra infanzia e adolescenza, sospendeva ogni attività in corso, scolastica, ludica o qualsiasi altra fosse, e si piazzava davanti alla TV per seguire l’ennesima puntata di Atlas Ufo Robot, cioè Goldrake, con lo stesso coinvolgimento o fors’anche maggiore che una massaia media oggi mette nel seguire Beautiful?

Leggete la recensione di Actarus – La vera storia di un pilota di robot cliccando sulla copertina qui sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie…