Overtourism e cafonatourism

Che il turismo di massa, e la conseguente turistificazione, si porti appresso una quota di kitsch quando non di cafonaggine è evidente e inevitabile. Quando ciò accade in luoghi e paesaggi di pregio che nulla avrebbero a che spartire con qualsivoglia cattivo gusto [1], come le montagne, la cosa diventa ancora più evidente. E se a volte la correlazione tra turismo massificato e cafone è forzata e strumentale, altre volte sembra proprio che sia il turismo stesso, ovvero chi lo gestisce, a generarla e a vantarsene pure. E in ciò l’industria turistica di montagna, e quella dello sci in special modo, gareggia ad altissimi livelli, purtroppo.

Così, dopo gli spaventosi tavolini-cervo del comprensorio della “Via Lattea” in Val Susa, che vedete lì sopra e dei quali ho scritto qui, ecco una delle orribili giostre del «parco giochi a pagamento con scivoli giganti a forma di Fontina, mucca e bidone del latte, destinata a bambini fino a 12 anni. Si tratta di strutture alte tra i 5 e gli 8 metri, dal costo complessivo di oltre 1 milione di euro» che a quanto pare verrà realizzato a Champoluc da Monterosa Spa, che gestisce il comprensorio sciistico della zona, «con il pretesto di favorire la pastorizia» (giuro, l’hanno affermato davvero!):

Ma veramente non se ne rendono conto di quanto cattivo gusto, estetico e culturale, vi sia in queste cose?

Inoltre, cosa ancora peggiore: veramente non capiscono, i promotori di queste iniziative, che stanno sempre più trasformando la montagna in una finzione, un luogo artefatto, fasullo, insensato, alienato dal contesto e alienante per chi lo vive? È questa l’idea di montagna che vogliono comunicare e trasmettere? È per un’idea così svilente e di cattivo gusto che spendono ben 1 milione di Euro?  E veramente sono seri quando dicono di «favorire la pastorizia» facendo giocare i bambini con una mucca-mostro dalla cui pancia a mo’ di budella plastificata esce uno scivolo?

Mi auguro vivamente di no, che non siano seri. Ma in tal caso ci sarebbe da pensare che siano ipocriti: e non so quale delle due sia peggio, in fin dei conti.

[1] Certo, il gusto, cattivo o meno che sia, è per certi versi soggettivo ma per altri versi denota bene, al pari del concetto corrente di “bello”, la temperie culturale che caratterizza un dato momento storico oltre che il pensiero diffuso che vi sta alla base.

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