Un libro assolutamente consigliato

In questo periodo, se c’è un libro che mi sento di potervi tranquillamente tanto quanto caldamente consigliare è La vita degli aeroporti. Piccoli atterraggi in un mondo sospeso di Luciano Bolzoni, pubblicato pochi giorni fa da Ediciclo Editore nella nota collana della “Piccola filosofia di viaggio”.

Ve lo consiglio perché conosco l’autore da ormai parecchi anni – in quanto cofondatore e direttore dell’Officina Culturale Alpes, con la quale collaboro per le cose di montagna, ma non solo per questo – e parimenti conosco le sue notevoli doti narrative, manifestazione attraente del suo essere «cultore di svariate arti del fare e del pensare», come recita la biografia dell’editore con formula quanto mai azzeccata. E Luciano sa esserlo, un tale cultore, con rara capacità di dare al termine un senso pienamente compiuto tanto quanto assolutamente “didattico”, per come personalmente trovi sempre moltissimo da imparare dalle cose che propone.

Di mestiere poi Bolzoni lavora negli aeroporti – di Milano nello specifico, per i quali è responsabile del patrimonio artistico e culturale  – e dunque sa osservarne la peculiare realtà con uno sguardo che scaturisce e acquisisce forza e sagacia dalle doti suddette per offrine una narrazione che – non ho ancora letto il libro e lo farò a breve ma, appunto, già ora ne sono più che certo – saprà affascinare una gran varietà di lettori.

In effetti un aeroporto è uno degli spazi più emblematici del nostro mondo contemporaneo pur essendo allo stesso tempo uno dei più straniati e stranianti. Non luogo per eccellenza, ovvero come pochissimi altri, è tuttavia pure quello che lascia nel viaggiatore aereo l’ultima immagine del paese di partenza e gli fornisce la prima del paese d’arrivo, dunque a suo modo identificante senza detenere un’identità propria. È uno spazio che non è “luogo” e il cui «materiale costituente principale è il tempo», come si legge nella presentazione del libro, «quello della partenza, quello dell’arrivo o del transito ma è anche quello del vivere e abitare questa grande piazza della città». D’altro canto il “tempo” non esiste, come insegna la fisica, è solo una manifestazione del moto alla quale è stata data una interpretazione funzionale alle cose umane e al mondo nel quale viviamo: e quale ambito più di un aeroporto può rappresentare meglio il moto attraverso il mondo se non quello da cui partono e arrivano i mezzi che più di ogni altro ci consentono di viaggiarlo e di raggiungerne qualsiasi “luogo” – qui nel senso pieno del termine?

Insomma, un libro assai consigliato e che leggerò presto, scrivendovene subito dopo. Per saperne fin d’ora di più, cliccate sull’immagine in testa al post, e sappiate che la prima presentazione del libro – che si preannuncia come un evento intrigante e da non perdere – sarà questa:

 

Una pista di bob «fondamentale», per Cortina d’Ampezzo

[Eugenio Monti e Renzo Alverà durante la gara di bob a due delle Olimpiadi Invernali di Cortina del 1956.]

La pista di bob è fondamentale per Cortina, il Cio non potrà che prenderne atto.

Questo è quanto il Presidente della Regione Veneto ha di nuovo sostenuto, solo un paio di giorni fa, in merito alla sconcertante querelle sulla pista olimpica cortinese – sulla quale tocca tornare, visto quanto diventi ogni giorno di più grottesca.

Fondamentale, già.
Bene: facciamo un rapido ragionamento in due punti, al riguardo.

Primo punto, di piste di bob in Italia ne sono state costruite tre: nel 1963 quella del Lago Blu di Cervinia, chiusa nel 1991; quella di Cesana Pariol, inaugurata nel 2005 per i Giochi Olimpici di Torino 2006 e chiusa nel 2011; infine la pista “Eugenio Monti” di Cortina, costruita nel 1923 e chiusa nel 2008.
Tre piste, tutte chiuse e finite in rovina. Com’è che ora sarebbe così «fondamentale» realizzarne una nuova, spendendo più di 81 milioni di Euro di soldi pubblici, se per lo stesso Comitato Olimpico Internazionale si possono utilizzare piste già esistenti? Forse che l’Italia non sia un paese per bobbisti e slittinisti? Altrimenti ben tre piste su tre non sarebbero state mandata alla malora, no?

Secondo punto: la pista di Cortina è chiusa dal 2008, più di 15 anni. Cortina ha subito ripercussioni negative nei propri flussi turistici? Ha subìto danni d’immagine? Qualcuno non l’ha più frequentata e ha preso a disdegnarla perché non c’era più la “sua” pista di bob?
Non mi pare proprio, anzi. E perché dunque ricostruirne una nuova ora sarebbe così «fondamentale»? Solo per una manciata di gare olimpiche che si possono tranquillamente disputare altrove per giunta risparmiando un bel po’ di soldi pubblici?

[La pista di Cortina abbandonata e in rovina, in un’immagine recente tratta da https://primabelluno.it.]
Or dunque: non è che la questione della nuova pista di bob di Cortina si riduca infine a una mera manifestazione di arroganza e vanagloria da parte di figure alle quali non interessa nulla del luogo e della sua comunità ma interessa solo il lustro della propria immagine per evidenti fini propagandistici oltre che chissà quali altri ulteriori secondi fini?

Detto ciò, posso anche capire le istanze del movimento nazionale del bob e dello slittino (18 atleti in totale nel bob, 23 nello slittino, 15 nello skeleton), che probabilmente non si potrà sviluppare adeguatamente senza un impianto di allenamento e di gara nazionale (ma chiedo di nuovo: dove sono stati fino a oggi i suoi praticanti? Dove si sono allenati e si allenano, visto che poi non di rado vincono gare?), e dunque posso comprendere la necessità di un impianto del genere: ma fatto con criterio, la giusta calma, un bel piano di sviluppo del movimento che vada di pari passo alla gestione dell’impianto, senza biechi spintoni politici di qualsiasi sorta e relative pretestuosità, al giusto costo e con un consono piano di gestione a lungo termine economicamente sostenibile.
Chiedere ciò significa pretendere troppo? Ovvero pretendere troppo buon senso?

Magari sì, visto quanto sta accadendo dalle parti di Cortina e anche altrove in questo paese quando doti quali onestà morale, senso civico, visione politica, logica e raziocinio diventino doti troppo fastidiose ovvero ignorate, dimenticate, disprezzate. Di contro, ormai abbiamo imparato bene che la distanza tra «fondamentale» e fondamentalista può essere molto breve ma i conseguenti danno sono sempre alquanto grandi e prolungati, già.

Erba, 25 gennaio: una rassegna stampa

A riprova del notevole successo della serata di giovedì 25 gennaio scorso a Erba con la presenza di Marco Albino Ferrari con il suo ultimo libro Assalto alle Alpi, ospite del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” e delle 35 associazioni che lo compongono, e come ennesima dimostrazione tanto dell’importanza delle azioni intraprese dal Coordinamento per la salvaguardia della montagna lariana dagli scriteriati progetti turistici alle quali viene sottoposta, quanto della larghissima presa sul pubblico di tali azioni e della sensibilità che tante persone dimostrano a favore della salvezza del San Primo contro i suddetti progetti – rimarcando così anche la solitudine assoluta degli enti locali che li stanno proponendo, i quali si rifiutano pervicacemente di dibatterne probabilmente sapendo quanto siano insostenibili -, eccovi qui sotto una rapida e parziale rassegna stampa della serata di Erba da parte dei media locali che hanno saputo ben cogliere il successo dell’evento. Potete leggere tutti gli articoli che vedete qui sotto nella pagina del sito web del Coordinamento, insieme a ogni altro contenuto mediatico dedicato alla difesa del Monte San Primo e alla documentazione inerente la questione.

Dunque, di nuovo: appuntamento alle prossime iniziative, fino alla vittoriosa salvaguardia definitiva del meraviglioso Monte San Primo!

Ieri sera a Erba, per il Monte San Primo

Quella di ieri sera a Erba è stata un’altra bella, importante e, credo, emozionante serata a sostegno della causa di difesa e salvaguardia del Monte San Primo. Una sala gremita al punto che molti non hanno potuto trovarvi posto ha accolto e ascoltato con grande coinvolgimento Marco Albino Ferrari, ospite della serata con il suo recente libro Assalto alle Alpi, il quale ha “accompagnato” i presenti in una articolata esplorazione nello spazio e nel tempo delle Alpi, dalle prime forme di turismo nate nell’Ottocento fino a quelle estremamente aggressive e impattanti dell’industria turistica massificata contemporanea, che dagli anni Sessanta in poi ha pesantemente urbanizzato e infrastrutturato molte vallate alpine, con apparenti benefici iniziali per i loro abitanti ma, in seguito, generando numerose problematiche che infine non hanno risolto ma aggravato la realtà socioeconomica di quelle montagne. Un modello di “conquista” delle terre alte obsoleto e sovente fallimentare che tuttavia si sta ancora proponendo – se non imponendo – al Monte San Primo contro ogni logica e qualsiasi sensibilità nei confronti del suo paesaggio, per giunta come se il cambiamento climatico in corso non esistesse e con le sue conseguenze non avesse purtroppo imposto già da tempo la parola «FINE» allo sci sul San Primo.

Personalmente voglio ringraziare il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” per l’impeccabile organizzazione della serata, ulteriore manifestazione dell’attivismo costante, appassionato e prezioso in difesa del San Primo – vero e proprio caso emblematico di ciò che alcuni soggetti vorrebbero continuare a imporre alle nostre montagne, come anche è stato illustrato ieri sera introducendo la serata -, nonché Marco Albino Ferrari per la disponibilità, la cordialità e per aver fascinosamente coinvolto l’uditorio nelle proprie narrazioni, e ovviamente tutto il pubblico presente, con alcuni convenuti a Erba anche da piuttosto lontano ma che non hanno voluto perdere un evento così importante.

Alla prossima, e fino alla vittoriosa salvaguardia definitiva del meraviglioso Monte San Primo!