NON contro le Olimpiadi, ma contro il modo con il quale le stanno concretizzando e imponendo

L’organizzazione di un grande evento come i Giochi Olimpici invernali, dovrebbe e potrebbe rappresentare una preziosa occasione di sviluppo dei territori montani coinvolti, per la loro molteplice valorizzazione e a favore delle comunità che li abitano, con pari ricadute positive per il comparto turistico. Ma se tale organizzazione viene pensata dozzinalmente e senza alcuna visione strategica, con intenti meramente consumistici, gestita attraverso dinamiche palesemente distorte e antidemocratiche senza alcuna attenzione e sensibilità verso i territori e le comunità, e utilizzata con evidenti fini propagandistici politici (nel senso più basso di questo ultimo termine), ciò che ne esce è inesorabilmente un disastro, sia dal punto di vista amministrativo che economico, ambientale, sociale, culturale. Una situazione della quale qualcuno magari a breve gioirà pensando di ricavarci qualche tornaconto, ma che domani tutti deploreranno dopo averne subìto quasi solo danni.  Torino 2006 docet: ma allora, sulle montagne piemontesi, andò molto meglio di quanto accadrà tra Milano e Cortina, come purtroppo la cronaca di questi mesi ci sta rivelando – e chissà cos’altro accadrà nei prossimi due anni.

Ribadisco: è un’occasione preziosa – e c’erano tutte le premesse e le possibilità affinché così si materializzasse – che si sta palesemente sprecando e trasformando in un ennesimo oltraggio su vasta scala alle nostre montagne. Per questo, personalmente (perché altri la penseranno in altro modo più o meno radicale, io qui dico la mia), ritengo sia importante farsi sentire, ad esempio nelle due iniziative di sabato prossimo delle quali lì sopra vedete le locandine: non contro le Olimpiadi in quanto tali ma contro questa organizzazione olimpica, per ciò che sta facendo e per come lo sta imponendo ai territori coinvolti e alle loro comunità. Un modello insostenibile e inaccettabile per la montagna contemporanea che vanifica qualsiasi aspetto positivo e virtuoso i Giochi Olimpici possano offrire, per colpa di coloro ai quali di tali virtù olimpiche non interessa nulla.

“Milano-Cortina 2026” poteva – forse potrebbe ancora – essere l’Olimpiade invernale più pregevole degli ultimi decenni, di questo passo temo diventerà la peggiore in assoluto.

Per info sugli eventi: Venezia, https://www.veniceclimatecamp.com/; Milano, https://cio2026.org/.

Ieri sera a Erba, per il Monte San Primo

Quella di ieri sera a Erba è stata un’altra bella, importante e, credo, emozionante serata a sostegno della causa di difesa e salvaguardia del Monte San Primo. Una sala gremita al punto che molti non hanno potuto trovarvi posto ha accolto e ascoltato con grande coinvolgimento Marco Albino Ferrari, ospite della serata con il suo recente libro Assalto alle Alpi, il quale ha “accompagnato” i presenti in una articolata esplorazione nello spazio e nel tempo delle Alpi, dalle prime forme di turismo nate nell’Ottocento fino a quelle estremamente aggressive e impattanti dell’industria turistica massificata contemporanea, che dagli anni Sessanta in poi ha pesantemente urbanizzato e infrastrutturato molte vallate alpine, con apparenti benefici iniziali per i loro abitanti ma, in seguito, generando numerose problematiche che infine non hanno risolto ma aggravato la realtà socioeconomica di quelle montagne. Un modello di “conquista” delle terre alte obsoleto e sovente fallimentare che tuttavia si sta ancora proponendo – se non imponendo – al Monte San Primo contro ogni logica e qualsiasi sensibilità nei confronti del suo paesaggio, per giunta come se il cambiamento climatico in corso non esistesse e con le sue conseguenze non avesse purtroppo imposto già da tempo la parola «FINE» allo sci sul San Primo.

Personalmente voglio ringraziare il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” per l’impeccabile organizzazione della serata, ulteriore manifestazione dell’attivismo costante, appassionato e prezioso in difesa del San Primo – vero e proprio caso emblematico di ciò che alcuni soggetti vorrebbero continuare a imporre alle nostre montagne, come anche è stato illustrato ieri sera introducendo la serata -, nonché Marco Albino Ferrari per la disponibilità, la cordialità e per aver fascinosamente coinvolto l’uditorio nelle proprie narrazioni, e ovviamente tutto il pubblico presente, con alcuni convenuti a Erba anche da piuttosto lontano ma che non hanno voluto perdere un evento così importante.

Alla prossima, e fino alla vittoriosa salvaguardia definitiva del meraviglioso Monte San Primo!  

Giovedì 25 gennaio a Erba, con Marco Albino Ferrari e “Assalto alle Alpi” per il Monte San Primo

Giovedì 25 gennaio alle ore 20.45 presso la sala conferenze “F. Isacchi” di Ca’ Prina a Erba, avrò il grande onore di colloquiare con Marco Albino Ferrari, una delle voci più autorevoli della cultura di montagna italiana, e moderare l’incontro – organizzato dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” – che avrà come protagonista il suo ultimo libro Assalto alle Alpi (Einaudi), una lunga e articolata riflessione – programmatica fin dal titolo – sul presente e sul futuro della montagna, ricca di considerazioni e suggestioni emblematiche dalle quali scaturiscono prospettive e soluzioni nuove, rispettose sia dell’ambiente sia delle persone.

Le Alpi sono minacciate da modelli di sviluppo del passato. Sul piano materiale, dal varo di nuove infrastrutture turistiche pesanti; sul piano immateriale, attraverso vecchi stereotipi idealizzanti, che riducono la montagna a luogo salvifico di pura “bellezza”. Per dare futuro alle Alpi è necessario uno sguardo nuovo, consapevole, rispettoso.

[Dall’introduzione al libro.]

Durante l’incontro, a ingresso libero fino ad esaurimento posti, prenderanno la parola i portavoce del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, che faranno il punto della situazione sullo stato di avanzamento del dissennato progetto “OltreLario” – un progetto assolutamente “consono” al testo di Marco Albino Ferrari per come la sua sostanza, fatta di nuovi impianti di risalita e di innevamento artificiale a 1100 m di quota, con varie infrastrutture a corredo in una zona estremamente delicata dal punto di vista ambientale, palesi un vero e proprio assalto al San Primo con interventi fuori dal tempo e dalla realtà contemporanea.

Saranno quindi ribadite le contro-proposte elaborate dal Coordinamento per una fruizione più sostenibile della montagna e sarà possibile partecipare alla raccolta firme, come manifestazione autentica e consapevole di protesta nei confronti della visione a breve termine, adottata dalle Amministrazioni locali, che si ostinano ad ignorare le richieste di confronto da parte della cittadinanza attiva.

Per tutto ciò la serata di giovedì a Erba, grazie alla presenza di una figura tra le più importanti e rinomate nell’ambito culturale di montagna qual è Marco Albino Ferrari, si propone come un’importante e imprescindibile iniziativa di sensibilizzazione per la tutela delle montagne, del San Primo innanzi tutto ma di rimando di tutti gli altri territori sottoposti a tali irragionevoli progettualità, di incoraggiare l’apertura di un tavolo di confronto con le istituzioni interessate, che è stato più volte sollecitato dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” e che, finora, ha avuto uno scarso riscontro da parte delle suddette istituzioni ma di contro ha sensibilizzato ampiamente la stampa nazionale e estera, che da tempo non manca di evidenziare le numerose illogicità del progetto.

Per saperne di più sull’incontro potete visitare il sito web del Coordinamento, nel quale trovate ogni altra informazione sul caso del Monte San Primo; qui invece trovate l’evento Facebook.

Dunque, appuntamento giovedì sera 25 gennaio alle 20.45 a Erba: sarà una serata estremamente interessante, da non perdere!

Martedì 16 gennaio il Vallone delle Cime Bianche è… a Milano!

[Veduta del Vallone delle Cime Bianche. Fotografia ©Annamaria Gremmo, tratta da https://www.facebook.com/varasc.]
Il Vallone delle Cime Bianche è in Val d’Ayas, è a Aosta, a Biella, Genova, Firenze, Pavia, Verona… e domani sera sarà a Milano! Perché, come ho detto altre volte e qui ribadisco, il Vallone delle Cime Bianche, l’«ultimo Vallone selvaggio» delle Alpi valdostane, è un luogo emblematico il cui valore si manifesta ovunque vi sia chi sappia a sua volta manifestare attenzione, cura, sensibilità, amore per le nostre montagne e la loro salvaguardia, in primis quando certi dissennati progetti – come quello funiviario che si vorrebbe imporre al Vallone delle Cime Bianche – le mettano a rischio di devastazione. Per questo la sua difesa e la tutela del suo paesaggio alpino peculiare rappresenta la difesa e la tutela di tutte le nostre montagne ovvero, ancor più, è un’azione per la tutela del nostro diritto di poterle frequentare intatte in tutta la loro bellezza naturale.

Dunque, appuntamento con Annamaria Gremmo, Marco Soggetto, Francesco Sisti e il Vallone delle Cime Bianche a Milano, domani sera. Se potete, non mancate: sostenete anche voi questa fondamentale difesa di quell’inestimabile e insostituibile patrimonio di bellezza e cultura rappresentato dalle nostre montagne!

Per qualsiasi informazione sulla serata, date un occhio al sito del Gruppo Sciistico Alpinistico (G.S.A.) Edelweiss, sottosezione del CAI di Milano, che la ospita.

Per contribuire concretamente alla causa in difesa delle Cime Bianche:

“Il miracolo delle dighe” da BikeFellas a Bergamo, mercoledì 06/12

Mercoledì 6 dicembre, alle ore 21, sarò a Bergamo e avrò la fortuna di presentare il mio libro Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne in un altro luogo originale e intrigante: BikeFellas, in via Gaudenzi n°6, uno spazio condiviso tra due realtà – ciclobar e officina – con una visione comune per provare ad essere un riferimento per il territorio che ha intorno. Cioè un po’ quello che vorrebbe tentare di raccontare il mio libro in relazione agli spazi montani e ai paesaggi che li identificano, per i quali le dighe rappresentano un riferimento emblematico anche per come sono capaci di rivelare la storia delle genti che le hanno costruite e che abitano i territori circostanti.

Sarà un incontro spero coinvolgente come gli altri ma se possibile anche più significativo, parlando di dighe e di paesaggi montani nella città che più di ogni altra, e non solo per mere ragioni territoriali, sta celebrando il centenario del disastro della diga del Gleno, che cade domani 1 dicembre. Un evento storico del quale inevitabilmente ho scritto, nel mio libro, e su cui si parlerà, da BikeFellas.

Dunque, se potete e volete, mi auguro vogliate essere presenti, mercoledì 6: sarà un gran piacere incontrarci e chiacchierare insieme in un contesto così particolare e intorno a un tema in fondo poco approfondito eppure alquanto affascinante, come spero vi saprò dimostrare.

Per saperne di più sul libro (che ovviamente sarà in vendita nel corso della serata), cliccate sull’immagine qui sotto: