Aaaah, che bella la montagna, la sua natura incontaminata, le vette, i boschi, i prati, i sentieri da percorrere per immergersi nel suo ambiente intatto, il benessere che sa donare lontano dalle città, bla bla bla bla…
[Foto inserita da me nell’articolo dell’Agi di Jas Min su Unsplash. Cliccateci sopra per leggerlo.]Sì, certo. Come no!
Piuttosto, evidentemente quelle che contribuiscono a creare queste montagne di rifiuti sono persone che in realtà rifiutano la montagna, non la amano come magari sostengono ma la disprezzano, dunque sarebbe forse il caso di rifiutare loro la montagna. Cioè di allontanarle da essa e dai suoi territori: se queste persone non riescono nemmeno a compiere il pur elementare sforzo di capire quanto la bellezza delle montagne sia delicata e dunque da preservare a partire dai piccoli gesti individuali – gesti peraltro di educazione e civiltà basilari, mica roba da supereroi – è bene che sulle montagne non ci salgano, ecco. Non la meritano costoro, la bellezza delle montagne, e queste non meritano di essere trattate così male da tali individui. Facciamocene tutti quanti una ragione – loro, soprattutto – e amen.
Ringrazio di cuore anche il mirabile sito web (con relative pagine social) gentechevainmontagna.it – il cui nome completo nonché assai programmatico e obiettivo è “Gente che va in montagna una volta l’anno e si sente Messner” – che a sua volta ha inserito il mio libro Il miracolo delle dighe nella lista dei dieci da regalare «se si tratta di trovare un presente per un appassionato di montagna. Comprare l’attrezzatura per il trekking o l’alpinismo è spesso un rischio se non si è esperti, come per quanto riguarda i vestiti da montagna. Cosa fare, allora, in questi casi? La risposta è andare sul classico comprando un buon libro che parla proprio di montagna, sarà sicuramente apprezzato» – così si dice nell’articolo, che potete leggere in originale cliccando sull’immagine qui sopra.
Sono molto felice e onorato di tale riconoscimento e non so se possa meritare d’essere accostato, grazie al mio libro, ad altre opere molte delle quali assai importanti e di celebratissimi autori: lo spero, sicuramente. D’altro canto spero anche che, se veramente qualcuno vorrà regalare e far leggere – o si regalerà e leggerà – il libro, la sua lettura possa far invogliare a visitare, camminare, esplorare, scoprire e conoscere le nostre montagne ben più di una solta volta all’anno e, soprattutto, con uno sguardo più consapevole, la mente attenta, il cuore aperto e lo spirito pronto a emozionarsi di fronte alla bellezza inestimabile dei loro paesaggi.
Per saperne di più su Il miracolo delle dighe, cliccate sull’immagine qui sotto:
Sono profondamente grato alla redazione di “Montagna.tv”, il primo (e forse più noto) sito italiano sul mondo della montagna e dell’alpinismo, che ha ritenuto di inserire il mio libro Il miracolo delle dighe nella cinquina di titoli «tra quelli usciti di recente e che, secondo noi, sarebbe bello trovare (o far trovare) sotto l’albero» in compagni di volumi assolutamente importanti e preziosi.
Così ne scrive “Montagna.tv” (l’articolo originale lo potete raggiungere cliccando sull’immagine lì sopra):
Sono onorato e altrettanto sorpreso di tale benevolenza verso il mio libro, io che scrivo innanzi tutto – e ben più che per altri motivi – da irrefrenabile appassionato di montagne, delle loro storie, delle geografie, dei paesaggi e di quanto sanno donare a chi li frequenta, così come sono contento che sia stato ben inteso il senso del libro, il quale non è, come forse potrebbe sembrare, un’elegia alla industrializzazione (idroelettrica o meno) delle montagne ma che attraverso la presenza delle grandi dighe nelle vallate alpine racconta la nostra relazione con i territori in quota in ottica diacronica, raccontando il passato per riflettere nel presente sul futuro che ci aspetta – noi con le montagne.
Posto ciò, sono ovviamente ben felice di “supportare” il consiglio natalizio di “Montagne.tv” e non solo riguardo il mio libro ma per ogni altro che possa rendervi sempre più evidente la bellezza delle nostre montagne e l’importanza di salvaguardarne i paesaggi, la cultura, la Natura, l’ambiente, così da poterne godere nel modo più benefico possibile per tutti. Se anche il mio libro riuscirà a contribuire a questo necessario fine, tanto meglio!
Per saperne di più su Il miracolo delle dighe, cliccate sull’immagine qui sotto:
[La conca di Bormio, in alta Valtellina. Foto di Andrea Pók da Pixabay.]Quante volte dagli esponenti della politica sentiamo sostenere cheil turismo è fondamentale per “contrastare” lo spopolamento delle montagne, e dunque che questo fatto giustificherebbe gli investimenti pubblici nella “turistificazione” di molte località alpine e appenniniche con impianti sciistici, ciclovie, infrastrutture ludiche, parchi divertimenti, strade, parcheggi e altri annessi e connessi, come se non si potesse e dovesse far altro al riguardo?
E quante volte il tono con il quale vengono proferite tali “motivazioni” è quello della “verità indiscutibile”?
Per quanto riguarda il tema del «supporto e dell’accompagnamento alla restanza e al neo insediamento», i partecipanti hanno indicato quali necessità: l’importanza di lavorare sulla cultura del territorio, sviluppando senso di appartenenza condivisa (radicamento delle imprese sui bisogni locali), l’esigenza di dialogo tra le reti esistenti e translocali, l’opportunità di sviluppare un marketing territoriale mirato verso nicchie di mercato e sviluppo di meccanismi di accoglienza verso i nuovi abitanti, l’accompagnamento alla creazione di impresa, soprattutto nel suo carattere di impresa multifunzionale.
[Sabrina Lucatelli e Daniela Storti, L’ascolto dei giovani delle aree interne: un affondo qualitativo, in Andrea Membretti, Stefania Leone, Sabrina Lucatelli, Daniela Storti, Giulia Urso (a cura di), Voglia di restare. Indagine sui giovani nell’Italia dei paesi, Donzelli Editore, 2023, pag.147
Ecco quanto chiedono di fare i giovani delle aree interne, coloro che hanno in mano il destino dei paesi delle nostre montagne e non solo, rilevata da “Voglia di Restare”, l’indagine curata e condotta al riguardo – probabilmente la più estesa e completa mai realizzata, nel nostro paese – dall’Associazione Riabitare l’Italia i cui risultati sono descritti nel volume citato (del quale vi dirò di più e meglio prossimamente).
Tutto ciò che la classe politica non sta facendo e non fa da decenni, in pratica.
Peraltro si noti come il turismo, che i politici ritendono tanto fondamentale, nemmeno viene citato: forse perché i giovani, più sensibili degli adulti rispetto a certe questioni, si rendono conto di come troppo spesso il turismo oggi imposto alle montagne e alle aree rurali sia meramente predatorio e degradante, attuato solo in funzioni di interessi e tornaconti particolari che fanno comodo alla politica, appunto.
Purtroppo, sotto questi aspetti l’Italia dimostra un’arretratezza cronica e sconcertante la cui risoluzione appare ancora lontana.
Di nuovo (ma mai abbastanza) grazie alla redazione de “Il Dolomiti” per aver ripreso le mie considerazioni sulla vicenda della messa in vendita della stazione sciistica di Carona, sulle Alpi Bergamasche. Con l’augurio che il dibattito sul futuro del comune bergamasco, delle sue montagne e della comunità residente, possa svilupparsi in modo franco, obiettivo e sensato senza essere inquinato da allettanti tanto quanto biechi specchietti per le allodole – di quelli che a iosa circolano per i territori montani, generando dei gran danni.
Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo su “Il Dolomiti”.