Riprendo e continuo la mia donchisciottesca “battaglia contro i mulini a vento” della meteorologia mainstream (uso questa definizione per differenziarla dagli istituti meteorologici seri e meno inclini al clickbait).
Ecco tre cose da mettere in atto, a mio parere, al fine di poter ritenere ancora credibili tali servizi meteo mainstream:
Le previsioni del tempo tornino a essere tali ovvero una previsione, cioè una supposizione, un’ipotesi, una possibilità per nulla certa, salvo rari casi, che le condizioni meteo siano di un certo tipo e non di un altro, e ciò sia chiaramente evidenziato. Che non siano più un mero pontificare meteorologico come spesso appaiono e certi servizi meteo pretendono che siano.
Posto il punto 1, che le “previsioni del tempo” siano diffuse con l’uso di forme verbali al condizionale. «Domani potrebbe piovere», non «domani pioverà». Primo, perché l’imprecisione e l’inaffidabilità di molti bollettini meteo rende quei verbi indicativi al presente o al futuro incongrui; secondo perché il condizionale, oltre a essere più coerente, educa le persone a non affidarsi ciecamente alle previsioni e al contempo va pure a vantaggio (o a tutela) degli stessi servizi meteo.
Sia decisamente disincentivata la diffusione delle previsioni del tempo che vadano oltre le 48 ore: sono illogiche e inaffidabili oltre che antiscientifiche. Ancor peggio quella delle tendenze («Come sarà la prossima estate?»), vera e propria invenzione da rotocalco di costume del tutto infondata che infatti spesso diventa autentica panzana. Un servizio meteo che si dice serio e vuol mostrarsi affidabile si dovrebbe rifiutare di diffonderle.
[Una cosa parecchio frequente: le previsioni del tempo in TV annunciate da bellissime ragazze in abiti sexy. Un po’ come rimarcare che, siccome le previsioni saranno facilmente errate, almeno il fatto che sia una bella ragazza a proferirle rende il tutto meno innervosente – alla faccia delle convenzioni di genere, già!]Una cosa da attuare da parte di noi tutti, infine: al netto della scelta personale di non seguire più certe previsioni del tempo (che qui non posso sostenere ma solo perché non sta bene farlo), dovremmo recuperare quelle conoscenze tanto spicciole quanto profonde in grado di farci interpretare i segni e del cielo della Natura riguardanti l’evoluzione meteorologica. Spesso più dei (presunti) supercomputer dei servizi meteo, le previsioni le azzeccano certi vecchi adagi popolari, tanto vernacolari quanto basati sull’esperienza di secoli e la conoscenza dei luoghi e delle loro caratteristiche geografiche e naturali, dunque localmente più validi. D’altro canto, le informazioni al riguardo ci possono venire da innumerevoli elementi dell’ambiente naturale d’intorno, dalle nubi in cielo, dagli animali, dai venti, da certi fiori… semplicissime nozioni da libro delle elementari ma sovente parecchio attendibili: per leggerle e comprenderle bastano un minimo di conoscenza e un altro minimo di sensibilità e di curiosità verso la Natura. Niente di più.
Infine, se per una volta vi prendete una bella lavata per colpa d’un acquazzone imprevisto, be’, che sarà mai? Quante volte l’avrete presa nonostante i bollettini meteo letti sui social o visto in TV non lo prevedevano? E dunque, che cambia? Per giunta, se il fenomeno non è troppo intenso (ma questo è un altro discorso, ovviamente), il mondo naturale è bellissimo e affascinante anche sotto la pioggia o comunque in condizioni di “brutto tempo”, come ho ribadito tante volte. Basta coltivare un po’ di giocosa sensibilità in più e un tot di greve lamentosità in meno mantenendo sempre attivo il buon senso. E, nel caso, vedrete che della continua e a volte compulsiva visione dei bollettini meteo ne sentirete molto meno il bisogno. Ecco.
P.S.: se cliccate qui trovate un tot degli articoli da me scritti in passato a proposito di “previsioni (sbagliate) del tempo”.
(Articolo originariamente pubblicato su “L’AltraMontagna” il 23 maggio 2025.)
[Il Monte San Salvatore visto dal lungolago di Lugano. Foto di Walter Kärcher da Pixabay]Una delle montagne più famose delle Alpi, e della Svizzera in particolar modo, è anche una… delle più basse! È il Monte San Salvatore, in Canton Ticino, alto solo 912 metri ma la cui vicinanza con la città di Lugano, fin dai tempi del Grand Tour meta di viaggiatori e turisti ante litteram, nonché l’imponenza nel paesaggio luganese e del Ceresio, l’ha reso celeberrimo. Soprannominato il “Pan di Zucchero” di Lugano, stante la sua somiglianza con la nota montagna di Rio de Janeiro, e sempre più visitato dai turisti che giungono in Ticino (nel 2024 con la funicolare sono saliti sul monte 255mila persone e nel 2022 ha viaggiato il 19milionesimo passeggero della sua storia, senza contare chi vi giunga a piedi lungo uno dei tanti sentieri) il San Salvatore oggi è compreso nell’Inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali d’importanza nazionale della Svizzera anche in forza del suo peculiare paesaggio culturale: «Malgrado la chiara vocazione turistica e la città che avanza ai suoi piedi, il Monte San Salvatore conserva un carattere prevalentemente naturale e i pochi elementi culturali risultano isolati e spesso celati dal fitto manto boschivo», come segnala la giustificazione del titolo di “Sito di importanza nazionale”.
Proprio in tema di paesaggio culturale, il Monte San Salvatore possiede anche una grande importanza storica nello sviluppo del turismo: l’apertura nel 1890 della funicolare che raggiunge la vetta, uno dei primi impianti del genere nelle Alpi, ha contribuito a sviluppare un fenomeno fondamentale per la frequentazione turistica delle montagne, che oggi viene dato per scontato e ovvio ma che un tempo non lo era affatto: la panoramicizzazione del paesaggio. Un fenomeno che ha cambiato radicalmente la prospettiva non solo visiva ma pure culturale del turismo montano, determinandone profondamente l’immaginario collettivo.
In effetti sulle montagne, anche prima dell’avvento dell’alpinismo e al netto di leggende superstizioni varie che sulle vette piazzavano draghi e demoni, ci si è sempre saliti. Il Monte San Salvatore è stato meta di pellegrinaggi fin dal Duecento: dalla stessa epoca è attestata la presenza di una cappella votiva sulla vetta, dove ora sorge la caratteristica chiesetta dedicata al santo che ha dato il nome al monte. Certamente chi giungeva sulle vette alpine si soffermava a guardarsi intorno e a osservare cosa vi fosse al di sotto, ma probabilmente non elaborava la sua visione attraverso il concetto di “panorama”, che derivò da quello di “paesaggio” nato solo nel Cinquecento grazie alle opere dei pittori fiamminghi – detti poi paesaggisti, appunto. D’altro canto anche il “panorama” inteso come rappresentazione pittorica del paesaggio solitamente posta su una superficie circolare, che a sua volta contribuì a elaborare il concetto, nacque a fine Settecento e su diffuse nel corso del secolo successivo, guarda caso in contemporanea con la nascita dell’alpinismo come attività ludica. Qualche decennio dopo, grazie al progresso tecnologico, si cominciarono a costruire le prime funicolari: quella del Vesuvio, aperta nel 1882, fu la più antica tra quelle ascendenti un monte, ma l’impianto del San Salvatore avrebbe potuto precederla se la sottoscrizione aperta nel 1870 (per giunta da un intraprendente locandiere fiorentino, tale Stefano Siccoli, che gestiva la modesta osteria esistente in vetta) al fine di raccogliere fondi per la sua realizzazione avesse avuto successo. Così non fu, e la funicolare si poté aprire solo vent’anni dopo.
[La vetta del Monte San Salvatore con la città di Lugano e il ramo orientale del lago in versione diurna e crepuscolare.]In ogni caso, proprio grazie a questi impianti all’epoca futuristici che consentirono a chiunque di raggiungere le vette di un numero crescente di montagne, il “panorama” divenne non più solo una nuova modalità di visione del paesaggio ma pure un’attrazione turistica, un buon motivo per raggiungere le sommità montane per scopi ricreativi… [continua su “L’AltraMontagna”, cliccate qui sotto:]
Come ho scritto in questo articolo del blog, il 19 marzo scorso a Formazza è stata presentata la “Carta dei Valori Walser”, un documento nato dal lavoro delle comunità Walser italiane, oggi riunite nell’associazione Südwalserverein, con il quale viene elaborato un nuovo approccio al rispetto del territorio alpino (afferente alla zona di residenza delle comunità walser ma non solo) ed al rapporto tra turismo e comunità residenti.
La Carta non è soltanto un documento che contiene considerazioni, princìpi e proposte di notevole valore per il presente e il futuro delle montagne che la secolare cultura Walser, forte della propria storia, offre a beneficio di tutte le comunità alpine, ma rappresenta pure una lettura bellissima, profonda pur nella necessaria sintesi dei temi toccati, balsamica e illuminante per chiunque ami le terre alte e abbia a cuore il loro futuro.
Della Carta, che tra le altre cose punta a garantire un’esperienza indimenticabile ai visitatori/ospiti ed un futuro sostenibile all’ambiente montano e ai suoi abitanti, ne ho parlato per “L’AltraMontagna” con il fotografico, scrittore, padre del “Sentiero Italia”, “collega” nell’Officina Culturale Alpes e, in questo caso, curatore della “Carta” Riccardo Carnovalini:
Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo. Le fotografie in testa al post, ove non diversamente indicato, sono di Riccardo Carnovalini.
Tre operai sono seduti attorno al fuoco, mangiano pane e cacio e mi guardano tranquillamente. Dicono, e ridono, che sono arrivati prima loro di noi, che pure siamo di qui. Uno, siciliano, dice che poi faranno enormi ripari contro le valanghe e larghe strade, cambieremo faccia a questa valle.
«Come facevate a viverci, sì dico prima?»
Non è mica facile rispondere, potrei dirgli solo: che non potrei più viverci ora. E i contadini? I contadini è più facile, basta fargli vedere una cappellata di soldi, dopo fanno festa anche ai cagnoni e agli onorevoli che vengon su a mangiarci terra e acqua. Giura: non scrivere mai patetiche elegie sul tuo paese che sarà deturpato. Giura: o un feroce silenzio (male) o la razionale opposizione politica: scegli, ma non l’elegia della memoria, che finisce col fare i comodi di chi comanda male, cioè mangia addosso al paese e fa in modo che il paese imputtanisca.
Giovanni Orelli, meraviglioso cantore della civiltà alpina – della sua Svizzera italiana ma non solo – e il cugino Giorgio Orelli, poeta mirabile e narratore intrigante. Trovate alcune delle loro opere tra le mie “recensioni“. Leggeteli entrambi, se non l’avete mai fatto: sono certo che appassioneranno anche voi.
[Veduta di Riale, la frazione più settentrionale del comune di Formazza. Foto di Ruggero Domenichini su Unsplash.]Oggi 19 marzo a Formazza, nell’omonima valle delle Alpi Lepontine (provincia del Verbano-Cusio-Ossola), viene presentata la Carta dei Valori Walser, un documento che costituisce un nuovo ed importante riferimento per la salvaguardia delle Alte Terre, un elenco di indicazioni e riflessioni che prende spunto dalla storia del popolo Walser ed è rivolto a chi si avvicina alla montagna e a chi già vive in montagna e di montagna.
Realizzata dall’Associazione Sudwalserverein – Walser del Sud delle Alpi, che riunisce le associazioni culturali delle Comunità Walser piemontesi di Formazza, Premia, Baceno, Macugnaga, Campello Monti, Rimella, Carcoforo e quelle valdostane di Gressoney-Saint-Jean e Gressoney-La-Trinité, e curata da Riccardo Carnovalini, la Carta rappresenta a mio parere una meravigliosa e esemplare attestazione di attenzione, consapevolezza, sensibilità, cura, visione e amore non solo verso i territori montani storicamente abitati dalla comunità Walser italiana ma nei confronti di tutte le nostre montagne, condensata in un documento composto da «10 riflessioni e qualche suggerimento per vivere e salvaguardare i territori montani prendendo spunto dalla cultura e dalla storia Walser».
Come si legge nella presentazione della Carta, è un decalogo pensato per abitanti e ospiti, dove l‘ospite è sia colui che accoglie e sia chi viene accolto. Ecco perché, in alcuni punti della Carta, le comunità e gli ospiti sono affiancati, in un “botta e risposta“ che coinvolge entrambi per un futuro in cui ambiente, cultura ed economia convivano armoniosamente.
[Veduta di Ponte, nucleo principale del comune di Formazza. Immagine tratta da www.distrettolaghi.it.]La Carta dei Valori è il frutto di 7 incontri delle Comunità Walser, oltre 20 ore in presenza e online, con la partecipazione di 200 persone e 2000 chilometri condivisi: l’esito di un lavoro collettivo di raccolta di idee, stesura, revisione e messa a punto perché possa accogliere e rappresentare la visione di tutte le Comunità – rappresentando a sua volta, aggiungo io, il risultato concreto dell’interlocuzione costante tra gli abitanti della montagna che risulta la base fondamentale per la miglior gestione possibile delle terre alte nella realtà in divenire, ovvero la manifestazione di quel senso di comunità in costante costruzione e evoluzione che come niente altro dà vita e vitalità alle nostre montagne, ovunque si trovino.
Con la Carta dei Valori – si legge invece nella premessa – le Comunità Walser che hanno a cuore il proprio futuro vogliono contribuire a salvaguardare il patrimonio culturale e paesaggistico originato nel XIII secolo dalle migrazioni progressive dall’alto Vallese, e arrivato fino a oggi con l’importante ricchezza delle conoscenze e dei valori che sono tuttora attuali e utili per affrontare le sfide del nostro tempo.
[Il paragrafo 05 della Carta. Cliccate sull’immagine per ingrandirla.]Non è un ritorno al passato, non più riproducibile né auspicabile nella realtà di oggi, ma è la cultura Walser che diviene guida per il riconoscimento dei limiti ambientali e degli equilibri col territorio, e per le qualità e le aspirazioni delle persone e delle Comunità.
Sono tanti i valori di fondo del passato Walserda coniugare col presente, tra i quali l’adattamento, la resistenza, la frugalità, il rispetto, la collaborazione, la cooperazione, la solidarietà, la familiarità, l’accoglienza, la responsabilità, la consapevolezza, la conoscenza, la creatività, la qualità, la durevolezza, la bellezza, la salvaguardia, la sostenibilità.
È necessario salvaguardare il patrimonio culturale e paesaggistico per il futuro delle Comunità Walser perché:
– è lo specchio della nostra identità e del modo di vivere ad alta quota, adattandoci in ambiente avverso e aiutandoci nelle difficoltà, tra una breve stagione buona e il lungo inverno di sopravvivenza con le scorte accumulate;
– contribuisce a contrastare lo spopolamento e a favorire la resilienza delle Comunità;
– preserva la biodiversità e la qualità delle valli;
– custodisce il nostro paesaggio storico, che è l’esito dell’armonizzazione tra esigenze umane e ambiente alpino;
– è fondamentale per lo sviluppo sostenibile che non esaurisce le risorse ed è in grado di generare economia di pace per le generazioni presenti e future;
– dà forma all’ospitalità delle terre Walser.
Ecco: intuirete già compiutamente quanto emblematica e illuminante sia la Carta dei valori, e quanto risulti esemplare per la capacità di indicare un’efficace strategia, ben radicata nel passato ma assolutamente contemporanea tanto quanto protesa al futuro, per la vita nelle terre alte e per il benessere armonico dei territori e delle genti che li abitano. Un modello prezioso da studiare, comprendere e al quale ispirarsi contestualizzandolo nel caso in ciascun territorio di montagna che voglia e sappia manifestare una simile sensibilità culturale, sociale, civica, politica, ambientale.
[La cascata del Toce, in località Frua. Foto di Hagai Agmon-Snir, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]Un documento di grandissimo valore, insomma. Ringrazio di cuore l’amico Riccardo Carnovalini che me lo ha fatto conoscere in anteprima e mi ha donato il privilegio di studiarne l’importanza facendone uno “strumento didattico” prezioso riguardo la realtà attuale e futura dei territori montani. Mi auguro che tale possa esserlo anche per moltissimi altri abitanti, residenti e frequentatori più o meno assidui, ma comunque appassionati e consapevoli, delle nostre montagne.
Per leggere e scaricare (in pdf) la Carta dei Valori Walser cliccate sull’immagine in testa all’articolo.