“L’AltraMontagna” da oggi è on line!

“L’AltraMontagna”, il nuovo giornale che approfondisce i temi ambientali e sociali delle Terre Alte, da oggi è on line oltre che su Facebook e Instagram.

Scrive Pietro Lacasella, curatore del giornale, che Mario Rigoni Stern e Tina Merlin, importanti esponenti della letteratura e del giornalismo dello scorso secolo, tutt’oggi rappresentano due fari a cui il progetto vorrebbe mirare e io concordo assolutamente, perché per fare informazione di qualità sulle montagne occorre una relazione profonda con i suoi territori, i suoi paesaggi e le comunità che li abitano. Proprio ciò che contraddistinse sempre l’opera di Merlin e Rigoni Stern.

Per leggere “L’AltraMontagna” cliccate sull’immagine qui sopra, e mi auguro di cuore che sarete in tanti e sempre di più col tempo a farlo e a seguirlo.

Grazie e buone letture!

Da lunedì 8 gennaio c’è L’AltraMontagna!

Il nuovo anno appena iniziato in tema di montagne porta con sé una novità decisamente emozionante, alla quale sono felice e onorato di essere stato chiamato a partecipare!

Grazie al prezioso lavoro dell’amico Pietro Lacasella, al prestigioso supporto de “Il Dolomiti” e alla collaborazione con Marco Albino Ferrari, è nato un nuovo giornale online dedicato esclusivamente alla montagna e ai temi legati alle realtà delle terre alte che, a partire dall’8 gennaio, Pietro curerà: si chiama “L’AltraMontagna”.

Parleremo di ambiente, di turismo, di ecologia, di clima, di economia, di biodiversità, di storia, di alpinismo e sport, di esseri umani e risorse naturali, di nuove opportunità e di errori, di territori montani come laboratori di sostenibilità nella cornice della transizione ecologica. Lo faremo attraverso articoli, podcast, video e contenuti di alto livello grazie all’ampia e qualificata rosa di collaboratori che compone la redazione e alla presenza di un comitato scientifico che guiderà e ne supporterà il lavoro, una sorta di presidio culturale permanente formato da personalità di riconosciuta fama legate al mondo della montagna, della ricerca scientifica, delle scienze umane, dell’impegno civile: Marco Albino Ferrari, Irene Borgna, Don Luigi Ciotti, Mauro Varotto, Antonio De Rossi, Camilla Valletti, Luigi Torreggiani, Sofia Farina, Giovanni Baccolo, Vanda Bonardo, Cesare Lasen, Mirta Da Prá Pochiesa, Michele Lanzinger.

Tutti quanti ci riconosciamo in un “Manifesto di intenti” sviluppato in nove macro obiettivi, che potete leggere qui, e in una visione condivisa, quella di una montagna profondamente consapevole del proprio fondamentale passato tanto quanto protesa verso un futuro ben migliore di quello che attraverso certe realtà del presente si vorrebbe imporre alle sue comunità. Una montagna «di tutti, ma non per tutti», come scrisse Mario Rigoni Stern, ovvero certamente di chiunque ne sappia riconoscere l’essenza in modo compiuto, le sue bellezze, le fragilità, le potenzialità, i dilemmi e tutto ciò che ne fa un luogo comunque speciale. Che con “L’AltraMontagna” cercheremo di raccontare nel modo più completo possibile.

Sarà possibile seguire “L’AltraMontagna” su Facebook e su Instagram, mentre per contattare la redazione potete scrivere a redazione@laltramontagna.it. Insieme a tutti gli altri collaboratori ringrazio fin da ora chi vorrà aiutarci a condividere e pubblicizzare il progetto. Il vostro aiuto sarà sicuramente prezioso!

Dunque, appuntamento all’8 gennaio, che si parte tutti insieme per questa nuova emozionante, importante, affascinante avventura montana!

«Il posto migliore d’Europa per sciare»?

Premetto che non ho letto la notizia sul FT ma dal titolo che riporta Sky credo ci sia una sorta di narrazione inversa. Sul fatto che Bardonecchia possa diventare una delle migliori località per vivere e fare turismo in montagna ci possiamo lavorare, ma per sciare francamente senza neve al suolo la vedo durissima e questi giorni lo stanno ampiamente dimostrando. Questo, come altri titoli di cui leggo in questi giorni, non fanno bene alla montagna perché servono ad alimentare una visione nostalgica e ormai incompatibile con la realtà dei fatti. È evidente ormai che non si sta andando tutti nella stessa direzione e questo sta generando disorientamento all’interno delle comunità locali che invece avrebbero bisogno proprio di un indirizzo forte come richiede una transizione dal modello neve a modelli altri, complessi e integrati. Le soluzioni potrebbero esserci (ci sono casi che lo dimostrano ampiamente) ma bisogna voler perseguire la strada a tutti i livelli. Non si posso lasciare le comunità che sperimentano sole in questa direzione come se fossero “eccentricità” del sistema, la transizione deve avvenire in un quadro d’azione complessivo.

[Federica Corrado, docente di Urbanistica al Politecnico di Torino, past-presidente di CIPRA-Italia e autrice di alcuni libri fondamentali sulle politiche di gestione dei territori montani; fonte qui. L’articolo del “Financial Times” invece lo potete leggere qui.]

Di nuovo mi trovo assolutamente d’accordo con quanto sostiene Federica Corrado – al netto che quelle pseudo-classifiche sovente proposte dai media siano sempre da prendere con mille pinze: ma il punto non è questo, è il messaggio che ne deriva.

Il disorientamento delle comunità di montagna di fronte all’evoluzione delle politiche di gestione dei loro territori, soprattutto di quelli vocati più o meno forzatamente al turismo, è di fatto la prosecuzione di quei fenomeni di spaesamento e alienazione novecenteschi ben raccontati da Annibale Salsa nel suo libro Il tramonto delle identità tradizionali ormai più di quindici anni fa. Nel depauperamento socioculturale dei territori di montagna avviatosi nel secolo scorso e continuato in maniera crescente fino a oggi, quasi ogni elemento delle geografie economiche e antropiche locali è stato spazzato via lasciando da una parte, solitaria e regnante, l’industria (termine non casuale) turistica, in primis dello sci, e dall’altra la comunità altrettanto sola dacché ormai deprivata di strumenti culturali atti a mantenere il controllo della propria identità locale e della coscienza del luogo. Ecco perché una certa comunicazione mediatica asservita al sistema economico dominante, in forza del sostegno politico ma di contro sempre più decontestuale e alieno ai territori, produce danni psicosociali ben più gravi di quanto si potrebbe pensare e allontana sempre più la possibilità di attuare quelle soluzioni potenziali che da un lato ridarebbero vigore autentico alle comunità locali e dall’altro consentirebbero lo sviluppo di una frequentazione turistica ben più armonica ad esse e ai luoghi. Invece, si continuano a narrare suggestive tanto quanto false favolette funzionali allo status quo politico-economico, senza elaborare alcuna analisi sul loro portato – per mancanza assoluta di interesse al riguardo, ovviamente.

D’altro canto, come anche denota Corrado, ecco come si presenta oggi, 3 gennaio 2024, «il posto migliore d’Europa per sciare»:

[Fonte: https://www.bardonecchiaski.com/it/webcam. Cliccateci sopra per ingrandirla.]
Ogni commento al riguardo mi pare superfluo.

Dal Ministero del Turismo 148 milioni di Euro per gli impianti di sci, solo 4 per il turismo sostenibile. Va bene così?

148 (centoquarantotto) milioni di euro destinati al fondo per l’ammodernamento, la sicurezza e la dismissione degli impianti di risalita e di innevamento artificiale; quattro (4) milioni di euro per la promozione dell’ecoturismo e del turismo sostenibile che mirino a minimizzare gli impatti economici, ambientali e sociali. Entrambi i fondi arrivano dal Ministero del Turismo e sono destinati alle imprese: decreti e graduatorie sono stati pubblicati sul sito del Dicastero citato.

Destinati alle imprese, già, quelle che per proprio statuto fanno lucro in montagna non di rado – purtroppo bisogna denotarlo – senza troppo badare al territorio e al paesaggio sfruttati per i propri interessi. Non vengono destinati alle comunità residenti, ai montanari, ai loro bisogni, ai servizi di base, alle necessità legate alla vita quotidiana, a scuole, trasporti pubblici, sanità, assistenza sociale,  centri socioculturali… tutte cose che, evidentemente, vengono viste con parecchio disprezzo dalle parti del Ministero, altrimenti non si spiegherebbero i 144 milioni di differenza tra i due stanziamenti. Da una parte la torta straboccante di golosità, dall’altra soltanto le briciole.

Inevitabilmente anche l’UNCEM, Unione Nazionali Comuni Comunità Enti Montani, denuncia tale assurda situazione attraverso le parole del Presidente Marco Bussone (prese dall’articolo di “Ossola News” che vedete lì sopra, nel quale le potete leggere nella loro interezza):

I fondi potevano essere distribuiti diversamente, guardando alla vera sostenibilità, alle green communities, e non solo ai 300 paesi alpini e appenninici con impianti di risalita, importantissimi, ma non da soli, in un sistema. I finanziamenti del Ministero del Turismo, ribadiamo con forza, vanno investiti coinvolgendo insieme con le imprese – come Uncem aveva chiesto, inascoltata senza motivo, in alcuni tavoli tecnici ministeriali – direttamente gli Enti locali, Comuni, Unioni montane, Comunità montane. Potevano essere loro i beneficiari, per fare progetti integrati pubblico-privati, per le comunità locali. Invece le risorse ministeriali vanno direttamente alle imprese. Molti fondi per far fronte al futuro dello sci che, con la crisi climatica in corso, va totalmente ripensato.

Anche su “Il Fatto Quotidiano” Alberto Marzocchi, giornalista nonché maestro di sci, dunque assai competente sulla materia, ha pubblicato un illuminante articolo nel quale elenca, con nomi e somme, tutti gli stanziamenti a livello nazionale per le stazioni sciistiche, accentuando il parossismo della “nevicata” di soldi pubblici elargita dal Ministero, sovente a comprensori che da numerose stagioni lavorando in perdita e presentano bilanci da tribunale fallimentare. Una vera e propria «politica dell’accanimento terapeutico», come inevitabilmente la definisce Marzocchi.

Be’, a me pare ormai palese che, in tema di politica contemporanea e gestione dei territori montani e rurali, abbiamo a che fare con un sistema distorto, malato, pericoloso, insostenibile sotto ogni punto di vista, per nulla vantaggioso ma distruttivo per le montagne e per le loro comunità. Un sistema che va cambiato più rapidamente possibile, altrimenti il rischio sarà di degradare in maniera irreversibile un patrimonio inestimabile di storia, cultura, economia, bellezza, paesaggio, Natura che è di tutti noi e chiunque ha il diritto di godere e il dovere di tutelare. Anche contro certe figure politiche così strafottenti verso di esso e, appunto, verso di noi tutti.

Una bella (e beneaugurante) notizia dai Monti Sibillini

[Panoramica dell’alta Valle del Fiastrone, dove si trova Bolognola. Foto di tony_57, CC BY 3.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Voglio cominciare bene questo nuovo anno con una bella notizia giunta di recente dai meravigliosi Monti Sibillini, dal Monte Castel Manardo per la precisione, presso il quale con la sentenza numero 833/2023 il Tribunale Amministrativo Regionale (T.A.R.) delle Marche ha definitivamente respinto il ricorso promosso dal Comune di Bolognola per ottenere l’annullamento del parere con cui il Parco Nazionale dei Monti Sibillini aveva negato il nulla osta alla realizzazione della nuova seggiovia quadriposto “Castelmanardo Express”.

La proposta del Comune di Bolognola, dietro la facciata della sostituzione di un vecchio impianto con uno nuovo, nascondeva in realtà – in tutto e per tutto – la realizzazione di una nuovo impianto di risalita (come tale vietato dalla legge), che avrebbe fatto scempio della Zona di Protezione Speciale (ZPS) della Gola del Fiastrone e del Monte Vettore e della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) appunto di Monte Castel Manardo, devastando così irreversibilmente un’area importante del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, di altissimo valore ambientale.

Ancora una volta sconcerta il constatare come degli enti pubblici locali, amministratori ma ancor prima custodi dei propri territori, si permettano di imporre progetti talmente impattanti in aree giuridicamente tutelate e protette, dimostrando un evidente disprezzo verso i regolamenti vigenti nonché una drammatica mancanza di sensibilità nei riguardi delle proprie montagne, del loro ambiente naturale e del paesaggio, beni comuni fondamentali dei quali, palesemente, non sanno comprendere il valore e tanto meno sanno convenientemente valorizzarlo.

Peraltro, si noti la situazione dell’innevamento in zona, proprio dove si sarebbe voluta realizzare la nuova seggiovia (immagine tratta da qui):

Tuttavia, fermare tali progetti così insensati (l’immagine qui sopra lo dimostra perfettamente -ancor più perché quasi sempre basati su finanziamenti pubblici) e talmente diffusi sulle montagne italiane si deve e si può, come nuovamente il caso di Bolognola dimostra. Come dichiara l’associazione Iniziativa Democratica per l’Europa e per l’Ambiente, intervenuta in giudizio insieme al WWF Italia a sostegno dell’Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini contro il progetto, «Un altro Appennino, basato non sullo sfruttamento della montagna, ma sulla sua valorizzazione e sulla preservazione è possibile: speriamo che da questa storica sentenza arrivi un messaggio chiaro alle tante, troppe Amministrazioni pubbliche che – nonostante l’opposizione dei cittadini e delle associazioni ambientaliste – continuano invece a puntare su progetti che invece devastano la montagna e l’ambiente.»

Ribadisco ancora una volta per i sordi d’orecchio, i chiusi di mente e i poveri di spirito: la questione non è essere contro gli impianti sciistici tout court, la cui valenza socio-economica in chiave turistica può ben essere riconosciuta quando sia presente, ma essere contro idee, progetti e opere palesemente scriteriate, impattanti, decontestuali, degradanti e pericolose non solo dal punto di vista ecoambientale ma per la realtà complessiva delle montagne e delle comunità che le abitano. In presenza di tali circostanze, l’opposizione deve e dovrà sempre essere radicale, a salvaguardia di quelle realtà e fino al ristabilimento del buon senso civico che sarebbe da considerare ordinario nelle politiche di gestione dei territori di montagna, con tutta la loro bellezza e le tante fragilità che presenta, e invece, purtroppo, di frequente ordinario non è.

P.S.: per inciso, Bolognola si trova vicino alla località di Sarnano-Sassotetto, sede di un altro tentativo di imposizione d’un progetto sciistico a dir poco dissennato, del quale ho scritto qui.