Con una silenziosa obiezione

Nonostante diverse opportunità di farlo, non sono mai tornato sulle Montagne Bianche. Preferisco non vedere ciò che i turisti, le strade, le segherie e le ferrovie gli hanno fatto subire. Sento ancora dei giovani – uomini che non erano nemmeno nati all’epoca in cui salii per la prima volta “in cima” – parlare con entusiasmo delle meraviglie di quel luogo. Con una silenziosa obiezione, concordo.

(Aldo LeopoldPensare come una montagna. A Sand County Almanac, traduzione di Andrea Roveda, Piano B Edizioni, 2019, pag.139)

Per la cronaca: le “Montagne Bianche” – White Mountains – sono una catena montuosa nello stato americano dell’Arizona della quale Leopold, nel volume qui citato, racconta lo sviluppo industriale e turistico che nella prima metà del Novecento ne ha modificato paesaggi e identità di luogo. Ovvero: tutto il mondo è (è stato) paese anche in tema di antropizzazione maldestra e dannosa delle montagne – ma ciò non rappresenta affatto una consolazione per noi abitanti delle Alpi, già.

Tino Mantarro, “Nostalgistan” (una “diecensione”)

(“DIECENSIONI”: recensioni letterarie in 10 punti, per presentarvi un libro che ho letto e le sue peculiarità nel modo più chiaro, più utile e meno tedioso possibile. Dieci cose, insomma, per cui valga la pena di leggere – o meno – il libro del quale vi sto per dire.)

Tino Mantarro, Nostalgistan. Dal Caspio alla Cina, un viaggio in Asia centrale

  1. Tino Mantarro, collaboratore del Touring Club Italiano, giornalista di “Touring”, il magazine del TCI, uno che viaggia per lavorare o forse lavora per viaggiare. Certamente uno che quando viaggia lo fa da viaggiatore autentico, in ogni modo e per qualsiasi motivo lo faccia.
  2. Fate un “autotest”: prendete un mappamondo o un planisfero fisico e provate a individuare rapidamente e senza aiuti altrui la zona del pianeta dove sono situati gli “stan”. Poi, passate al livello superiore: individuate ciascuno di essi, senza leggere i nomi dei vari stati eventualmente indicati. Siete riusciti a fare ciò alla stessa velocità con la quale individuereste l’Europa o l’Australia? No? Ecco perché Nostalgistan è un libro necessario da leggere.
  3. Posto il punto 2, quella zona del mondo è d’altronde tanto poco conosciuta da noi occidentali (salvo che per rari dettagli: forse conosciamo Baku per il Gran Premio di F1, Astana se si è appassionati di ciclismo o funzionari dell’ENI e Samarcanda se si è fan di Roberto Vecchioni) quanto è stata fondamentale, nei secoli, per la storia europea post-Impero Romano. Altro buon motivo per poterla conoscere meglio, leggendo il libro.
  4. Il viaggio di Mantarro negli “stan” dell’Asia centrale mi pare una delle più intense manifestazioni della celebre domanda chatwiniana «Che ci faccio, qui?» il che rende Nostalgistan un diario di viaggio molto particolare, assai intenso e parecchio divertente.
  5. Di contro, posto il punto 4: «Mi attira quest’estetica di terre in rovina, questi luoghi dissonanti, mai lindi, mai ordinari, a volte oggettivamente brutti. Paesaggi immensi, spesso estremi, spazi aperti di sovrumana grandezza. Luoghi dove nulla è a posto, dove a ogni angolo c’è qualcosa di inaspettato, malmesso e improvvisato. Dove vivono persone incastrate dalle giravolte del potere, sconfitte dalle ideologie, travolte dalla fine dei sogni. Posti dove l’eccentricità non è una posa, ma la regola» (pagina 11).
  6. Di solito è ordinario aspettarsi, da un diario di viaggio per giunta in un luogo così particolare, narrazioni convintamente entusiaste dei luoghi visti e visitati. In Nostalgistan no: Mantarro vive frequenti momenti di “delusione” per molti dei posti in cui giunge, un po’ perché obiettivamente sono quanto riportato nel punto 5, un po’ per le sue aspettative eccessive. Vi chiederete: ma come? Vi risponde a pagina 81, Mantarro, citando lo scrittore inglese Geoff Dyer: «Quando non sarò più capace di rimanere deluso, l’avventura sarà finita».
  7. Da dove pensate che vengano le mele? No, non da lì e nemmeno da quell’altro posto là. Leggete a pagina 120.
  8. E magari qualche volta vi siete lamentati, annoiati, stancati di qualche hotel nel quale avete passato le vacanze? Be’, andate a pagina 152 e leggete il capitolo che lì inizia, dal titolo emblematico “Come è triste Venezia? Non avete mai visto un motel kirghiso”.
  9. Pagina 154: «Mi viene da pensare che ci si incastra in posti come questi per essere costantemente perseguitati dal desiderio di essere altrove. Ma sono anche qui perché se fossi altrove morirei dalla voglia di farmi un’idea di che cosa si nasconde dietro a questi nomi che mentre li pronuncio già penso di partire.» Un’altra illuminante definizione di “viaggio”: di quello autentico, quello dove niente è all inclusive se non la certezza di generare in se stessi continua curiosità, sorpresa, sconcerto, magari delusione (vedi il punto 6) ma sicuramente pure una “possibile” e appagante felicità (pagina 161).
  10. E se un indomani quei luoghi che oggi fatichiamo a identificare sulle mappe e così poco conosciamo (e nonostante il punto 8) diventassero nuove rinomate e ambite mete turistiche? Ovvero se, da periferia sia del mondo occidentale che di quello orientale quale è oggi, quella zona diventasse un nuovo e influente “centro” di importanza geopolitica e economica fondamentale? Chi può dire come andrà a finire, lì? Be’, Tino Mantarro, ad esempio.

Tino Mantarro, Nostalgistan. Dal Caspio alla Cina, un viaggio in Asia centrale, Ediciclo Editore, collana “Altri Viaggi”, 2019, pagine 206, € 15,00.

Domenica scorsa, a Colle di Sogno…

Immagini dal terzo e ultimo appuntamento della rassegna autunnale del progetto Colle di Sogno. Un luogo dove re-stare, curata dall’Officina Culturale Alpes nel sublime borgo montano per il Comune di Carenno e in collaborazione con la locale Pro Loco: il “percorso d’autore” condotto dal rinomato scrittore, poeta e dendrosofo Tiziano Fratus intitolato La Foresta Interiore.

È doveroso ringraziare di cuore tutti quelli che in un modo o nell’altro ha permesso la realizzazione della rassegna e ne hanno decretato il successo: Silea Spa quale fondamentale sostenitrice degli eventi, il Comune di Carenno con l’amministrazione in carica, la Pro Loco di Carenno, la Locanda di Colle di Sogno, Moma Comunicazione con Italcementi Spa, il Museo Ca’ Martì, il B&B del Carlì, la fotografa ufficiale della rassegna Alessia Scaglia, i media che hanno dato notizia della rassegna, gli autori che sono intervenuti, tutti i partecipanti agli eventi, tutti quelli dei quali puntualmente (ma involontariamente) ci si scorda di citare e, last but not least, il Genius Loci di Colle di Sogno e l’Officina Culturale Alpes che con questa rassegna ha concretamente iniziato il lavoro di messa in pratica del progetto speciale ideato per Colle di Sogno, il cui slogan “Un luogo dove re-stare” diventerà sempre più programmatico, d’ora in poi.

(Cliccate sulle immagini del bel servizio fotografico di ©Alessia Scaglia per ingrandirle.)

Un tempo felice

Quello era ancora un tempo felice, senza televisione e senza radio, in cui si leggevano i libri. Mio padre, per esempio, era un lettore appassionato. Mi ricordo ancora dei suoi romanzi preferiti: I tre moschettieri, Il conte di Montecristo, L’eredità dei Björndal, Il castello di Umberto di Ganghofer, e poi Dostoevskij e soprattutto Gotthelf, il preferito. A casa non avevamo tanti libri ma quelli che non avevamo noi li avevano gli altri. Allora ce li imprestavamo. Bestseller che passavano di casa in casa erano ad esempio La cittadella, Com’era verde la mia valle e soprattutto uno che tutti si contendevano, intitolato I soldati della palude, scritto da un certo Langhof, dove si raccontava quello che il protagonista aveva vissuto in un campo di concentramento. A tavola allora si svolgevano animate discussioni, finché mamma diceva che dovevamo parlare d’altro.

(Oscar Peer, Il rumore del fiume, Edizioni Casagrande, 2016, traduzione di Marcella Palmara Pult, pag.139. Cliccate sull’immagine qui sopra per leggere la mia “recensione”.)

Domenica a Colle di Sogno c’è Tiziano Fratus!

Domenica prossima 31 ottobre il piccolo ma sublime borgo di Colle di Sogno avrà l’onore e il piacere di ospitare un personaggio notevolissimo, ovvero uno dei più intriganti scrittori italiani – nonché poeta, opinionista per quotidiani e TV, dendrosofoTiziano Fratus, per il terzo e conclusivo evento della rassegna Colle di Sogno. Un luogo dove re-stare curata in loco da Alpes (potete avere tutti i dettagli al riguardo qui).

Alle 09.30 ci si incamminerà con lui tra i meravigliosi boschi di Colle di Sogno per il “percorso d’autore” intitolato La Foresta Interiore, a prenotazione obbligatoria: nel caso affrettatevi, di posti disponibili ne sono rimasti pochissimi. Per prenotarvi cliccate qui oppure scrivete a prenotazioni@alpesorg.com oppure Whatsapp al 333.772.18.64. C’è anche la possibilità di pranzare (lautamente!) presso la Locanda di Colle di Sogno ma anche qui i posti sono limitati: prenotazione diretta al 0341/610021.

Dopo pranzo, alle 14.30, conosceremo meglio il personaggio, il suo pensiero, la disciplina dendrosofica, i suoi libri e in particolar modo il recentissimo Alberi Millenari d’Italia, pubblicato solo pochi giorni fa, nell’incontro/ chiacchierata con Fratus che condurrò nella piazzetta di Colle di Sogno, a partecipazione libera, oppure nei locali della vecchia scuola del borgo in caso di tempo avverso.

Se ci sarete, vi assicuro che anche questa volta riporterete a casa con voi e in voi un’esperienza affascinante e illuminante, probabilmente indimenticabile. Ecco.