“Il miracolo delle dighe” mercoledì 13 è su “Radiorizzonti”

Domani, mercoledì 13 alle ore 11.03 su “Radiorizzonti” (e in replica alle 19.44), andrà in onda la bella chiacchierata che ho avuto il piacere di sostenere con Iaia Barzani intorno al mio ultimo libro Il Miracolo delle dighe nonché, come al solito, agli aspetti più affascinanti e emblematici dei nostri paesaggi montani – in fondo i veri protagonisti del mio libro, per i quali le dighe rappresentano un elemento distintivo capace di raccontare molte storie intriganti.

Per ascoltare Radiorizzonti date un occhio qui sotto (o cliccateci sopra):

Le solite previsioni del tempo “ad mentula canis”

Come forse chi segue con regolarità questo blog sa, nutro un particolare disdegno per molti dei servizi meteorologici che inondano il web e i media nazionalpopolari delle loro previsioni e lo rimarco da anni: innanzi tutto perché l’affidabilità dei bollettini che diffondo è – ribadisco – pari a quella delle «creme scioglipancia» che Wanna Marchi vendeva in TV qualche anno fa (e che le hanno regalato qualche anno di reclusione per truffe varie e assortite), e in secondo luogo perché tali meteorologi del cavolo finiscono per screditare quella che è una scienza tanto rigorosa quanto affascinante, la meteorologia, nonché fondamentale per la nostra vita su questo pianeta, la quale meriterebbe ben altra attenzione e cura.

Fatto sta che questa mattina mi cade l’occhio su uno di quei bollettini meteoastrologici (per come paiono oroscopi più che altro) e noto la temperatura in esso prevista per Bolzano domenica: 36°. Caspita, dico, come nel bel mezzo dell’estate più canicolare nonostante siamo a settembre inoltrato! Poi mi sorge la curiosità: vediamo cosa prevedono al riguardo altri diffusi servizi meteorologici, presi tra i primi che i motori di ricerca segnalano sul web… ecco che ne ho ricavato:

Come vedete, ben sette gradi di differenza tra la previsione più bassa e quella più alta nella stessa località, dunque a parità di condizioni prevedibili e di variabili considerabili. Una diversità impossibile: si può pensare di considerare due o tre gradi di scarto, forse quattro, sette no. C’è qualcuno che usa software previsionali o strumentazioni trovate come regalo nelle merendine, evidentemente, oppure che non le sa utilizzare come dovrebbe, spacciandosi “meteorologo” in pubblico senza alcun buon motivo, ecco.

Capite ora perché manifesto così tanta disistima verso questi meteorologi nazionalpopolari e perché consiglio tutti di disinteressarsi delle loro previsioni farlocche e piuttosto di abituarsi a cogliere e vivere tutta la bellezza e il fascino dell’ambiente naturale (soprattutto, ma non solo) in ogni condizione meteorologica? Ovviamente ciò al netto dei fenomeni più estremi, i quali comunque dovremmo essere in grado di riconoscere e affrontare (o fuggire), visto che saranno sempre più frequenti: non occorre chissà quale conoscenza scientifica, basta qualche nozione elementare e un sano buon senso.

«Ma si chiamano “previsioni” non a caso!» forse obietterà qualcuno. Certo, è vero tanto quanto è ovvio e scientificamente ammissibile, ma ciò non ne giustifica l’inattendibilità, la pessima accuratezza e tanto meno il diritto di pontificare sui media e far dipendere da ciò le fortune o le sfortune economiche, turistiche, commerciali o anche solo ludico-ricreative di tanti che, ingenuamente, fanno affidamento alle previsioni come a dei testi sacri. Non a caso sempre più di frequente su quei media appaiono pure le proteste di albergatori, operatori turistici e variamente economici danneggiati dagli errori previsionali dei bollettini diffusi.

Ai meteorologi, invece, consiglio di formulare i loro roboanti bollettini tirando a indovinare le previsioni del tempo: così facendo, la percentuale di correttezza ottenuta sarà ben più alta di quella attuale – e pure la stima nei loro confronti forse potrà crescere. Già.

P.S.: ovviamente la mia attenzione si è puntata su Bolzano per puro caso, il discorso è valido per qualsiasi altro luogo.

Due cose ugualmente gradite

Se volete farmi contento con un regalo, donatemi un buon libro.

Se volete farmi ugualmente contento con un’altra cosa, regalatemi una bella carta geografica.

D’altronde l’uno e l’altra per me sono sostanzialmente la stessa cosa, entrambe da leggere con gran passione per godere della possibilità di ricavarci nozioni essenziali e illuminazioni potenti, già.

N.B.: mappa e libro lì sopra raffigurati non sono che gli ultimi ricevuti, dunque che siano i soggetti dell’immagine è per pura casualità, non per preferenza rispetto ad altri.

“B.B.C.P.”: Banalità, Brutture, Corbellerie e…

Come potete leggere qui sopra, anche Valmadrera – in provincia di Lecco ovvero dalle mie parti*, anche per questo ve ne sto scrivendo – entra a far parte della “Fondazione BBCP”: Banalità, Brutture, Corbellerie e Panchinone.

Ecco.

Soprassedendo alle solite superficialità – molto francamente penso siano ciò – addotte e riportate dall’articolo che vorrebbero giustificare l’opera, qui come in ogni altro posto dove tali panchinone sono state installate – tutti diventati inevitabilmente non luoghi, stante la serialità e il portato culturale concreto di questi manufatti, ben diverso da ciò che essi vorrebbero conseguire, da come viene dichiarato e si vuole far credere – penso che i suoi promotori siano assolutamente liberi, a loro piacendo, di esultare per l’installazione d’una siffatta giostra. Tanto quanto saranno ugualmente liberi, quelli come lo scrivente, di chiedere conto tra qualche tempo ai suddetti promotori di ciò che la panchinona avrà cagionato a danno del territorio di Valmadrera e della sua autentica valenza culturale e paesaggistica. Per tutto il resto al riguardo, ho già espresso – insieme a numerosi altri studiosi del paesaggio ed esperti di cultura dei luoghi ben più titolati di me – le mie opinioni numerose volte, si veda qui.

[Una veduta di Valmadrera, nuovo comune membro della “Fondazione Bbcp”. Foto di Maurizio Moro5153, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]
*: ma naturalmente questo discorso può (e dovrebbe) essere coniugato a qualsiasi altra località nella stessa situazione.