Di seguito vi verrà illustrato nel dettaglio il metodo migliore e più efficace per rendere “sostenibile” qualsiasi progetto di infrastrutturazione, urbanizzazione, turistificazione, cementificazione, consumo di suolo e altro di simile nei territori montani e di particolare pregio ambientale.
Non è così complicato, basta seguire attentamente i punti indicati:
Prendere un progetto qualsiasi, anche il più palesemente impattante.
Scriverci da qualche parte «sostenibile».
Ecco fatto!
Semplice, vero? Infatti è un metodo già alquanto diffuso e impiegato dagli enti pubblici italiani, che ne possono garantire la notevole efficacia politica e mediatica.
Provateci anche voi se diventerete sindaci, presidenti e assessori di provincia, di comunità montana, di regione, di altri dicasteri, soggetti istituzionali e di governo locale, responsabili di società che operano per conto del pubblico, eccetera. Ne trarrete una gran soddisfazione, garantito!
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Se da un lato un ente scientifico inappuntabile come MeteoSvizzera certifica che anche quest’anno il trend a temperature stagionali oltre la norma si è confermato di nuovo, portando a quello che sarà uno degli inverni fra i più caldi registrati (e le intense nevicate di questi giorni non sono affatto un fenomeno che smentisce il trend climatico in corso, anzi, paradossalmente lo conferma), dall’altro lato l’Osservatorio Turismo di Confcommercio rileva che, a causa delle condizioni dell’innevamento che rappresentano un’incognita sempre più rilevante e difficile da controllare, in montagna d’inverno si fanno avanti nuove tendenze: per il 62% dei turisti ferie brevi e solo uno su tre farà sport.
Questa situazione ormai incontrovertibile rende sempre più evidente e necessaria, nelle località turistiche invernali fino a oggi vocate allo sci, la transizione verso forme di frequentazione ben più consone alla realtà in divenire e logiche rispetto ai rispettivi contesti territoriali. Ciò non significa che non si debba più sciare ma che, inevitabilmente, lo si possa fare in quei comprensori dotati di una geografia favorevole e capaci di implementare la propria sostenibilità sia in senso ecologico (dunque anche ambientale) che economico (dunque anche sociale), mentre gli altri comprensori devono e dovranno saper elaborare un’offerta turistica non più sciistica e mirata tanto ad attività adeguate alle proprie peculiarità territoriali quanto a ciò che, come rilevato (e non da oggi), risultano le nuove tendenze richieste da quel pubblico che ormai ha capito che non sia più il caso di sciare (con quello che oggi costa, per giunta) e tuttavia vuole continuare a frequentare le montagne.
[Foto di G.C. da Pixabay.]In tal senso, dunque, non si tratta solo di una questione meramente legata alla sopravvivenza delle attività commerciali attive nelle località turistiche montane ma, a monte, di un tema culturale in ottica turistica: ovvero di mantenere vivo un turismo, non solo invernale, che risulti non più impattante e degradante com’è ancora oggi ma idoneo al contesto montano e parimenti in grado di assicurare ai luoghi un importante sostegno economico, non più univoco, discriminatorio e monoculturale come accadeva prima (e come è stato lo sci alpino fino a oggi) ma inserito in una visione di sviluppo territoriale ben più ampia e articolata, ciò anche per salvaguardarne beneficamente la parte umana che sui monti vive, da autoctono o da neomontanaro, e lavora, tanto nel settore turistico quanto nell’indotto oppure altrove.
Questa io credo sia l’unica via che quelle località la cui natura sciistica risulti viepiù insostenibile hanno da percorrere per “salvarsi” o, se preferite, per elaborare la più adeguata resilienza attuale e futura. Non vedo alternative se non molto più rischiose, irrazionali e deleterie, francamente.
Dunque, con la scusa delle prossime Olimpiadi invernali pochi amministratori scellerati hanno deciso di eternare il nome di Cortina d’Ampezzo non più legandolo alla bellezza straordinaria delle sue montagne o all’atmosfera elitaria che la contraddistingue ma a uno scempio ambientale, economico e culturale tanto privo di logica quanto ricco di arroganza e alla vergogna planetaria che ne deriva.
Uno scempio riguardo il quale in futuro a quegli amministratori si dovrà necessariamente rendere conto: il mio augurio agli amici cortinesi che veramente tengono al proprio territorio e al suo buon futuro è quello di saper fare memoria di ogni cosa, da quella macroscopica alla più minima, che sta accadendo e accadrà per la costruzione della pista da bob, così poi da chiederne conto, quando verrà il momento, a chi ne è stato mandante e sostenitore. Che non potrà e non dovrà sfuggire alle proprie responsabilità, come troppe volte è accaduto in altre circostanze – si veda la pista di Cesana Torinese. È un dovere civico e morale che va compiuto e riconosciuto a Cortina e alle sue meravigliose montagne.
Una recente veduta della Valmalenco coperta da una nevicata «come quelle di una volta», in una bella immagine dell’amico Roberto Garghentini.
“Come una volta”: quante volte ci viene di usare questa definizione quando torna a cadere abbondante la neve? Ormai siamo tutti ben consci (salvo qualche impostore) del cambiamento climatico in corso e di come influisca sulle stagioni invernali più visibilmente che sulle altre. In verità, di nevicate abbondanti ce ne potranno ben essere anche in futuro: il problema semmai è che il limite delle nevicate si alzerà a quote sempre maggiori e la neve resterà sul terreno molto meno di una volta – appunto. Non dovremo dunque ricordarci tanto i momenti come quello fissato nell’immagine qui sopra, quanto le montagne imbiancate pur lunghi mesi, ovvero la permanenza di un paesaggio innevato per l’intera stagione invernale. In altre parole, negli anni futuri l’inverno “di una volta” si trasformerà viepiù in un autunno inoltrato e poi in una primavera anticipata, separate da qualche giorno nel quale il meteo e il clima sembrerà quello di anni fa: ma sarà un’apparizione invernale fugace, purtroppo.
Questo dovrebbe da una parte spingerci a elaborare in maniera sempre più compiuta la consapevolezza verso il cambiamento climatico e il conseguente, inevitabile cambiamento della nostra relazione e dell’atteggiamento riguardo i territori che più di altri ne subiscono le conseguenze, come le montagne, e dall’altro a sviluppare sempre di più i territori montani come laboratori di buone e innovative pratiche di sostenibilità atte a garantirci la resilienza necessaria alla realtà in divenire nonché l’equilibrio della nostra presenza sui monti, sia essa stanziale come abitanti oppure occasionale come turisti. Anche per far che la bellezza e il fascino insuperabili delle montagne coperte di neve possano rischiararci la mente e ravvivare l’animo sempre, quando ce le troveremo di fronte e quando non più come accadeva una volta, ecco.
Dopo il successo del primo quiz proposto, eccovene un altro assolutamente intrigante!
Leggete con attenzione le seguenti dichiarazioni:
Per quanto tempo ha senso ancora investire dove la neve non c’è? Oggi sappiamo già che ci dobbiamo preparare a una stagione che sarà contraddistinta da una forte crisi idrica e il nostro compito è quello di non affrontare le sfide attuali con la mentalità di 100 anni fa.
La domanda è: chi le ha proferite?
La Ministra del Turismo in carica poco prima di affidarsi alle cure del proprio chirurgo estetico di fiducia.
Un esponente di rilievo del centrodestra lombardo, in quota Fratelli d’Italia.
Un esponente di rilievo del centrosinistra lombardo, in quota Alleanza Verdi e Sinistra.
Un noto rapper nel corso della trasmissione RAI “Domenica In” appena prima che la conduttrice gli togliesse bruscamente la parola.
Forza sióre e sióri, provate nuovamente a indovinare!