Costermano su “Report”, inevitabilmente!

Ecco qui, di nuovo. Come volevasi dimostrare, o come potevasi immaginare, i progetti di “turistificazione” del territorio di Costermano sul Garda – una delle zone in assoluto più belle del Benaco, ricca di valenze ambientali, naturalistiche, paesaggistiche, culturali, soprattutto nella sua Valle dei Mulini – ovvero di trasformazione del luogo in un assurdo parco divertimenti dotato delle solite degradanti attrazioni turistiche di massa con annessi (enormi parcheggi e strade relative) e connessi (cementificazioni varie e assortite), della cui sconcertante pericolosità avevo scritto in un articolo/reportage su “Il Dolomiti” e sul blog, sono finiti sotto la lente di “Report, che al caso di Costermano vi ha dedicato un’ampia parte della puntata andata in onda domenica scorsa.

Se gli inviati di “Report” hanno messo in luce soprattutto l’inquietante torbidità delle manovre politiche e finanziarie messe in atto dall’amministrazione comunale in carica, mandante del progetto, e gli interessi altrettanto foschi del sindaco al riguardo, forse dalle immagini risulta meno evidente la terribile devastazione che le numerose infrastrutture pensate per il progetto apporterebbero al territorio e in particolar modo alla citata Valle dei Mulini, tutelata da una Zona Speciale di Conservazione (ZSC) e inserita nella rete europea “Natura 2000”, ma pure alla dimensione culturale, sociale e identitaria della zona, la quale verrebbe sostanzialmente soggiogata alle funzionalità delle infrastrutture progettate e ai 100mila (!) turisti all’anno previsti – in un comune di nemmeno 4mila abitanti. Una follia, appunto.

D’altro canto il lavoro fatto dal team di “Report” (in primis da Rosamaria Arquino, che firma il servizio), inevitabilmente costretto a restare nelle tempistiche imposte dalla trasmissione, è ottimo e illuminante sullo stato di fatto in essere a Costermano, sulla deprecabile minaccia alla quale la zona è sottoposta e, ancor più, sulla figura del sindaco in carica, della quale offre un ritratto assolutamente tanto significativo quanto esplicativo.

Vi invito – se già non l’avete fatto in TV o altrove – a vedere il servizio di “Report” (potete farlo anche cliccando sull’immagine in testa a questo post) nonché – sempre se non l’abbiate già fatto – a leggervi il mio “reportage” su Costermano: credo e spero possiate rendervi ben conto della realtà dei fatti e di quanto il progetto dell’amministrazione comunale sia scriteriato e inammissibile, sotto ogni punto di vista, in un luogo talmente bello e prezioso per chiunque. Un progetto devastante e degradante da denunciare nonché fermare in ogni modo possibile.

Stasera il Vallone delle Cime Bianche è… a Somma Lombardo!

A chiunque fosse della zona, o in zona – tra Milano e Varese, insomma – consiglio caldamente di non perdersi la serata organizzata questa sera dal CAI di Somma Lombardo sul progetto di salvaguardia del Vallone delle Cime Bianche, l’“Ultimo Vallone Selvaggio” delle Alpi valdostane minacciato da un devastante progetto funiviario a fini sciistici della cui pericolosità ormai tutti sono consci.

Per tanti preziosi motivi: perché il Vallone delle Cime Bianche è un luogo straordinario, tra i più belli delle Alpi occidentali; perché solo in preda a una mera follia si potrebbe pensare di distruggerlo con degli impianti e delle piste da sci; perché purtroppo c’è qualcuno talmente folle da pensarlo e dunque serve la mobilitazione di chiunque ami la montagna per salvarlo e chiederne la massima tutela; perché la salvaguardia del Vallone delle Cime Bianche è un atto esemplare e emblematico rispetto a tanti altri luoghi montani minacciati da simili infrastrutturazioni; perché Annamaria Gremmo, Marco Soggetto e Francesco Sisti, i principali promotori del progetto di salvaguardia del Vallone, sono persone splendide la cui carica umana e la genuina, autentica e contagiosa passione per le montagne che dimostrano – per le Cime Bianche e non solo – rappresentano il sigillo di qualità dell’opera di tutela che stanno portando avanti ormai da anni; perché sono anche ottimi fotografi che vi mostreranno con i loro scatti tutta la bellezza del Vallone e di quella porzione delle Alpi occidentali; perché supportare le loro iniziative e attivarsi – ciascuno per quanto possibile – in difesa delle Cime Bianche equivale a difendere se stessi ovvero tutti noi che amiamo le montagne e ne comprendiamo il valore culturale, sociale, economico, ecologico, ambientale inestimabile e pure chi alle montagne è disinteressato ma che alla fondamentale presenza di esse nell’ecosistema del quale facciamo parte deve il proprio benessere e la qualità di vita; perché, per quanto ho appena affermato, le montagne sono un patrimonio di tutti che nessuno si può permettere di rovinare e degradare per il tornaconto di pochi… e per innumerevoli altri motivi che, a questo punto, credo non serva citare per non tediarvi ovvero per fare in modo che li possiate scoprire da voi, partecipando alla serata di venerdì a Somma Lombardo.

[Immagine tratta dalla pagina Facebook Varasc.it.]
Se lo farete, sono sicuro che tornerete a casa più ricchi: di bellezza, di consapevolezza, di passione per le montagne e la natura, di forza d’animo e libertà di spirito, di senso civico e di voglia di camminare in mezzo a tutta quella meraviglia montana godendone l’incontaminata purezza.

Per qualsiasi informazione sulla serata potete consultare il sito web del CAI Somma Lombardo.

La «geografia del tempo libero» che ha trasformato il paese

Al tempo della ricostruzione, la società del tempo libero aveva dato il suo contributo alla ristrutturazione del paesaggio. Dopo la circonvallazione e il silo per il grano, la stazione balneare era diventata uno dei totem della Francia opulenta. La società degli anni Sessanta, sicura dell’avvenire, trasformava il territorio in un campo-giochi. A est, lungo l’arco alpino, gli impianti sciistici attiravano i vacanzieri per gli sport invernali. Dopo sei mesi, il bilanciere oscillava all’indietro e portava i bagnanti in riva al mare. Nascevano le «basi per il tempo libero» e i «villaggi-vacanze». Dopo aver sciato sulla neve sparata dai cannoni, si andava a giocare nella sabbia rastrellata dai trattori. La geografia del tempo libero aveva inferto gli ultimi colpi di bisturi necessari a trasformare il volto del paese.

[Sylvain Tesson, Sentieri Neri, Sellerio Editore, Palermo, 2018, pagg.143-144.]

Il secondo Novecento “turistico” francese descritto da Tesson è sostanzialmente lo stesso che anche l’Italia ha vissuto e subìto, quello che ha visto la nascita del turismo dei grandi numeri e della conseguente massificazione culturale dei luoghi deputati a essere mete di villeggiatura. Il viaggio è diventato vacanza, il viaggiatore si è trasformato prima in turista e poi in vacanziere, le zone turistiche da luoghi sono diventati lidi, resort, villaggi ovvero divertimentifici, le montagne in particolar modo sono state rese periferie in altura delle città. In effetti è stato il turismo a inventare i primi veri non luoghi, non solo per i contesti spaziali ma pure per gli elementi che li componevano e caratterizzavano: neve artificiale sulle montagne, manufatti ludico-ricreativi uguali l’uno all’altro, spiagge artificiali attrezzate con mille attrazioni, architetture conformate alle necessità del consumismo turistico, località standardizzate ormai avulse dal contesto paesaggistico locale… Anche dal punto di vista finanziario è un’industria “fiorente” ma solo artificialmente, quella del turismo di massa, spesso priva di autentiche basi imprenditoriali e di visioni strategiche, basata sul far debiti e sui conseguenti contributi pubblici e che si sa alimentare solo con il continuo aumento delle quantità a discapito delle qualità, delle masse, dei clienti paganti, dei vacanzieri, inesorabilmente vocata all’overtourism ovvero all’antitesi assoluta con il proprio territorio e con la comunità autoctona, resa ostaggio con promesse di lauti guadagni e benessere imperituro… Ma è ormai evidente come è andata a finire, questa storia, basta leggere i vari report prodotti intorni a questi temi e con le sole eccezioni di alcune località che, per quanto riguarda le montagne italiane, si possono contare sulle dita di una sola mano.

Eppure si pretende ancora – da parte di certi politici e dei loro sodali – di continuare con quel sistema, con la geografia del tempo libero citata da Tesson quale unica lettura dei territori e dei paesaggi, imponendo l’idea (del tutto folle) che solo con una monocultura turistica quelli si possano salvare, come se la gente del posto non potesse e non sapesse fare altro. Anche perché, se volesse fare altro, gli verrebbe impedito.

Quei soggetti che promettono di “sviluppare” i territori montani in realtà li tengono ancorati a un passato che non esiste più e ovviamente giammai tornerà, a quel primo dopoguerra nel quale il boom economico rendeva «sicuri dell’avvenire» e faceva credere che tutto fosse possibile – sciare ovunque, persino sui ghiacciai e pure se non c’era la neve, avere spiagge vaste come paesi interi, comprare e consumare qualsiasi cosa, tanto l’industria avrebbe reintegrato le scorte… Pensano che il mondo sia fermo agli anni Sessanta o Settanta: non solo offendono e degradano le montagne nel loro spazio che devastano e distruggono ma pure nel loro tempo che ignorano, annullano, rifiutano. Sarebbe bene che tutto ciò si fermasse e non avvenisse più, per far che il «bisturi» che ha cambiato in questi decenni «il volto del paese», e quello della società che lo vive, non finisca per sfregiarlo definitivamente.

P.S.: a breve potrete leggere la personale “recensione” di Sentieri neri, qui sul blog; invece, stasera a Milano… clic!

Costermano, un luogo meraviglioso che si vorrebbe trasformare nell’ennesimo luna park turistico

(P.S.Pre Scriptum: articolo pubblicato su “Il Dolomiti” il 9 ottobre 2023, qui.)

Quando i viaggiatori nordeuropei del Grand Tour presero dal Sette-Ottocento in poi a valicare la catena alpina e a discenderne le vallate dirigendosi verso sud, avevano in mente un’idea quasi idilliaca del Mediterraneo, il mare caldo tra Europa e Africa che miravano a raggiungere per godere della sua scintillante e vitale luminosità, così diversa di quella dei luoghi nordici dai quali provenivano. E a quest’idea già pensavano appena superati i passi alpini, come se la bellezza delle mete mediterranee fosse per loro un profumo da fiutare e dal quale farsi inebriare. Così, se è noto che quando giungevano sulle rive dei laghi alpini li pensavano anteprima del grande mare eurafricano, si può immaginare lo stupore di quelli che, arrivati nel Garda meridionale e ammirandone la meravigliosa compiutezza paesaggistica, credevano di essere giunti alla meta, sulle rive di un piccolo “mare interno” al quale non mancava quasi nulla di ciò che si aspettavano di trovare sul Mediterraneo: acque cristalline, clima mite, colture rigogliose, villaggi ameni, luminosità trionfante in un paesaggio che offriva in pochi chilometri condensati tra le ultime propaggini alpine e la vastità della piana padana tutta la pensabile e desiderata bellezza italiana.

Sono passati almeno due secoli dai viaggi del Grand Tour eppure, ne sono certo, le sensazioni e le emozioni che il paesaggio del Lago di Garda meridionale suscita nei viaggiatori contemporanei sono nel principio le stesse di allora, e in quel paesaggio la zona tra Costermano e Garda credo sia una di quelle più iconiche e emblematiche della bellezza locale, che qui si offre munificamente e integralmente. Non manca nulla, qui, di ciò che chiunque voglia godere d’un bel paesaggio chiede di trovare: il lago e le sue acque, le colline, le montagne, la particolare luce che il luogo genera, la cultura, la Natura… Ecco, giusto a proposito di cultura e di Natura, tra Garda e Costermano c’è un luogo che si può ben dire speciale per moltissimi aspetti: la Valle dei Mulini, un’incisione del torrente Tesina nelle colline moreniche della zona – che nell’antichità separavano il Ghiacciaio del Garda da quello dell’Adige – uno scrigno di storia antropica, di identità geografica, di valenze naturalistiche per come rappresenti un habitat preziosamente variegato formato da corsi d’acqua nel fondovalle, prati aridi sui versanti assolati, boschi termofili e pareti rocciose che nascondono al loro interno numerosi endemismi, alcuni unici a livello nazionale. Per tutto ciò, la Valle dei Mulini è dal 2003 parte della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) “IT3210007 – Monte Baldo: Val dei Mulini, Senge di Marciaga, Rocca di Garda” ed è inserita nella rete europea “Natura 2000”, il principale strumento europeo di conservazione della biodiversità. Un luogo bellissimo e affascinante, insomma, visitando il quale si vivono emozioni forti e ci si sente in una dimensione naturale di grande forza, della quale chiunque può capire il valore e le enormi potenzialità culturali di una frequentazione del luogo consapevole e sensibile.

Per tutto ciò, si resta totalmente sconcertati di fronte al progetto con il quale il Comune di Costermano, che dovrebbe rappresentare il primo custode di questo suo inestimabile tesoro naturalistico (!), vuole trasformare la Valle dei Mulini in un ennesimo spaventoso parco divertimenti ad uso e consumo del turismo di massa, degradandone la bellezza e calpestando le valenze culturali per fare spazio ad un vero e proprio non luogo pesantemente turistificato, da (s)vendere come qualsiasi altro prodotto del consumismo turistico massificato. Il progetto del Comune prevede molte delle cose più degradanti che iniziative del genere contemplano: l’ennesimo ponte tibetano sospeso, un glamping (camping glamour) e diverse altre strutture ricettive, strutture residenziali, percorsi “esperienziali” (?) sul fondovalle, un parco “Outdoor Paradise” (?), aree picnic, un parcheggio da 400 posti auto e 10 per i pullman con strade e opere annesse e connesse… un vero e proprio luna park, in pratica. Il tutto, ribadisco, in una zona ambientalmente tutelata da norme nazionali e comunitarie e, cosa ancora più grave, senza che il progetto venga assoggettato alla Valutazione Ambientale Strategica, come imporrebbe una legge che troppe volte viene bellamente derogata dalle amministrazioni pubbliche più scaltre e meno attente alla cura dei propri territori.

Una follia sotto tutti i punti di vista, in pratica. E lo posso dire a ragion veduta (appunto!) dato che a Costermano e nella Valle dei Mulini ci sono stato di recente e l’ho esplorata e conosciuta approfonditamente, grazie ad alcuni amici locali che mi ci hanno accompagnato e approfittando di una visita naturalistica guidata che mi ha fatto ben comprendere quanta ricchezza biologica e ecosistemica possieda la Valle. Oltre a quanta bellezza conservi, nel suo particolare scrigno morenico: attraversarla a piedi rappresenta un’esperienza profonda, poetica, la tessitura passo dopo passo lungo i suoi sentieri, sguardo dopo sguardo teso verso la vitalità naturale, ascolto dopo ascolto del suo peculiare registro sonoro, di una relazione compiuta e vibrante con il luogo e con la sua anima. È nella Valle dei Mulini abita il Genius Loci di questo tratto di gardesano, di questo mondo a metà tra la dimensione alpina e l’atmosfera mediterranea nel quale ci si sente così bene, così in armonia con l’ambiente che si ha intorno, così vivificati dalla sua bellezza e dal valore culturale del luogo… un paesaggio esteriore che diventa rapidamente interiore, una geografia fisica che si rispecchia in quella umana storica e contemporanea, un prezioso patrimonio locale che sa donare veramente a chiunque la propria unicità. Eccetto solo quelli che, chissà per quale drammatica inabilità intellettuale e spirituale, non riescono proprio a coglierla e concepirla, la bellezza della Valle dei Mulini, considerandola al pari di qualsiasi altro banalissimo, dozzinale terreno da mettere a valore, da monetizzare, da sfruttare fin quanto possibile. Ma come può essere possibile una follia del genere?

Per giunta un progetto del genere mette a rischio un altro luogo speciale di Costermano: il cimitero militare tedesco, uno dei più grandi del Nord Italia, «luogo di memoria e ammonimento» che raccoglie più di 22.000 caduti della Seconda Guerra Mondiale la cui solenne sacralità e il prezioso valore storico-culturale che un luogo del genere possiede sono minacciati da alcune infrastrutture residenziali legate alle opere ludico-ricreative previste, il che ha già suscitato i reiterati reclami degli enti federali tedeschi che gestiscono l’area, con relative azioni legali che hanno visto sconfitto il comune di Costermano.

Se da un lato le proteste contro un progetto così dissennato sono attive da anni, anche con la creazione di un “comitato” che riunisce ben 65 associazioni della zona il quale opera con diverse azioni di sensibilizzazione sulla questione, dall’altro il Comune dichiara di voler tirare dritto evitando qualsiasi autentico dibattito sul progetto e di dare risposte alle domande, ai dubbi e alle innumerevoli perplessità che vengono continuamente sollevate da ogni parte, con un atteggiamento che non di rado assume caratteri di inaccettabile arroganza ma che qualsiasi persona dotata di senno e di senso della realtà non può riuscire a comprendere, se non immaginando chissà quali stati di obnubilamento mentale e morale. Come si può pensare di distruggere – perché sostanzialmente è ciò che accadrebbe – un territorio e un luogo così preziosi trasformandoli nell’ennesimo luna park ad uso e consumo del turismo di massa? Come si può immaginare che qualcuno possa vedere nella Valle dei Mulini soltanto un posto dal quale ricavarci soldi e che di contro non riesca a coglierne l’inestimabile valore culturale, sociale, identitario a vantaggio dell’intero territorio circostante? Veramente si crede di poter “valorizzare” un luogo così cementificandolo e riducendolo a mera scenografia per le ennesime, banalissime, degradanti attrazioni ludico-ricreative?

È qualcosa di assolutamente sconcertante, non c’è altro da dire.

E poi, chiedo: veramente i costermanesi e gli abitanti di questo meraviglioso territorio dalla bellezza paesaggistica più unica che rara possono accettare di degradarlo, volgarizzarlo, depauperarlo della sua identità storico-culturale, trasformarlo in un altro non luogo turistico per clienti-consumatori che verranno indotti a fruirlo solo attraverso quelle attrazioni, quelle giostre ricreative, dunque accettando di trasformare essi stessi in mere comparse di un così bieco business commerciale?

Mi auguro vivamente che il dissennato progetto di Costermano venga rapidamente e definitivamente considerato solo per ciò che è, una mera follia, e che la Valle dei Mulini, veramente e virtuosamente valorizzata in tutte le mirabili peculiarità che offre, possa salvaguardarsi e rimanere sempre ciò che è, uno dei luoghi più belli e affascinanti del Lago di Garda e del paesaggio nord italiano.

N.B.: per quanto riguarda le immagini, la foto in testa all’articolo e le prime due gallerie sono tratte dalla pagina Facebook “La Valle dei Mulini un gioiello naturale da difendere“, la terza galleria è composta da foto fatte dallo scrivente il 09-10 settembre 2023.

Cime Bianche, Cortina, Lago Bianco (eccetera): è ora che la politica che consuma e devasta le montagne venga definitivamente isolata!

[Cortina d’Ampezzo, domenica 24 settembre 2023.]
Venerdì 22 settembre ad Aosta c’era un sacco di gente per ascoltare Marco Albino Ferrari, Pietro Lacasella e manifestare la propria adesione alla lotta per la salvaguardia del Vallone delle Cime Bianche, tra Cervino e Monte Rosa, minacciato da un devastante progetto funiviario e sciistico. Domenica 24, a Cortina d’Ampezzo, Piazza Dibona era stracolma di persone radunatesi lì per dire un chiaro e inequivocabile “NO” allo scellerato e vergognoso progetto della nuova pista olimpica di bob. Due weekend fa, il 10 settembre, ancora altre centinaia di persone si sono radunate ai 2600 m del Passo di Gavia, sulle rive del Lago Bianco tra Valtellina e Valle Camonica, per protestare contro i lavori di posa delle tubature che prederanno le acque del lago per alimentare gli impianti di innevamento programmato di Santa Caterina Valfurva. E tutti questi recenti raduni non so che gli ultimi di una serie di altri precedenti, altrettanto sentiti e partecipati, nonché alcuni dei tanti attraverso cui, nelle Alpi e sugli Appennini, un numero crescente di persone, riuniti in associazioni o da cittadini comuni, sta chiedendo di salvaguardare i territori e i paesaggi montani.

[Aosta, venerdì 22 settembre 2023.]
Ecco perché, nonostante la devastante azione di certa politica che sta cercando in ogni modo di svendere e consumare le montagne per biechi e inutili scopi turistici al fine di ricavarne chissà quali tornaconti («A pensar male si fa peccato ma si indovina» recita quel noto motteggio) io resto assolutamente fiducioso che una tale realtà, oggi inquietante e irritante, possa cambiare presto. Sempre più persone – me ne rendo conto non solo dalle manifestazioni come quelle citate ma in generale frequentando le montagne e parlando con chi incontro lungo i sentieri e nei rifugi – si stanno rendendo conto che non si può più, non si deve più fare ciò che si vuole sulle/delle nostre montagne, che molte cose che accadono nei territori montani sono sbagliate, pericolose, illecite, insensate, che bisogna necessariamente riprendere la piena consapevolezza del valore inestimabile e condiviso – ambientale, culturale, sociale, economico – delle montagne e dei loro paesaggi, un patrimonio di tutti che nessuno, nemmeno quei pochi scellerati amministratori pubblici coi loro sodali, può permettersi di deteriorare, degradare, consumare e distruggere.

[Lago Bianco al Passo di Gavia, domenica 10 settembre 2023.]
Forse anche per questo i suddetti amministratori manifestano una tale foga nel presentare e finanziare continuamente progetti così devastanti: ove non siano semplicemente dei pazzi, in realtà si rendono conto di avere il tempo contato per portare avanti ciò che vogliono fare, che la stragrande maggioranza delle persone non è dalla loro parte e che tutti quelli che al momento restano silenti, che i proponenti pubblici pensano essere concordi alle loro azioni, lo sono soltanto per disinteresse civico, mera pusillanimità ovvero nel tentativo di difendere il proprio “orticello” di interessi privati. Purtroppo per il momento il sistema che autoalimenta la predazione delle montagne sta ancora in piedi ma è vieppiù traballante, anche in forza dei colpi di maglio sempre più violenti, ahinoi, portati dalla crisi climatica in divenire; di sicuro la consapevolezza crescente e sempre più diffusa riguardo la salvaguardia delle montagne concluderà molto presto la loro folle e devastante corsa. Speriamo, quando ciò accadrà, che i danni nel frattempo inferti ai territori montani e alle comunità che li abitano non siano troppo pesanti e profondi.