

Una divisione netta, una differenza di relazione con il territorio e di gestione delle proprie montagne radicale e sconcertante. Di là, nei Grigioni, ammirazione; di qua, in Lombardia, vergogna.


Una divisione netta, una differenza di relazione con il territorio e di gestione delle proprie montagne radicale e sconcertante. Di là, nei Grigioni, ammirazione; di qua, in Lombardia, vergogna.



Ringrazio di cuore “Il Dolomiti” che lo scorso 22 settembre ha ripubblicato le mie considerazioni già espresse qui sul blog intorno all’emblematica storia recente dell’Hotel Belvedere sulla strada del Passo della Furka, in Svizzera, uno degli edifici più iconici delle Alpi, rappresentato su innumerevoli poster e brochure turistiche e celebrato persino in uno dei film più belli della saga di James Bond eppure da anni chiuso, abbandonato e decadente come il vicino (e altrettanto celeberrimo) Ghiacciaio del Rodano. Anche nella “florida” Svizzera non sono tutte rose e fiori per il turismo montano?
Per leggere l’articolo su “Il Dolomiti” cliccate sull’immagine qui sopra.
«Le Olimpiadi sono sostenibili!»
Certamente chiedere conto di certi temi all’attuale Presidente della Giunta Regionale della Lombardia durante un recente convivio offerente abbondanti dosi di ottimo vino non è il massimo; d’altro canto, mi sembra di poter dire, non è che in circostanze diverse la situazione cambi e comunque la pur pregiata produzione enologica valtellinese non può e non deve permettere al massimo rappresentante politico regionale di proferire falsità riguardo la sostenibilità delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 come ha fatto nell’intervista concessa a Unica TV! (Andata in onda nel TG del 19 settembre scorso; cliccate sull’immagine lì sopra per vederla.)
Al di là delle iniziali affermazioni fuori contesto proferite nell’intervista (vedi sopra), bastano poche domande per svelare l’infondatezza di quanto sostenuto dal Presidente lombardo: se le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 sono così “sostenibili”, perché le opere non vengono assoggettate alla VAS, la Valutazione Ambientale Strategica, come imporrebbe la legge? Forse perché si sa benissimo che, se valutate adeguatamente, le “Olimpiadi sostenibili” non sarebbero sostenibili affatto? E perché le “Olimpiadi sostenibili” anche economicamente, come dice il Presidente lombardo, hanno visto nei mesi aumentare in maniera spropositata i costi di tutte le opere, con l’esempio massimo al riguardo della nuova pista di bob a Cortina? Perché ai tavoli di confronto sulle varie opere non sono mai stati invitati e tanto meno ascoltati i portatori d’interesse dei territori coinvolti? Perché le associazioni “ambientaliste” (in verità non solo queste) si sono viste costrette ad abbandonare i suddetti tavoli di confronto con la Fondazione Milano Cortina constatandone il dialogo totalmente improduttivo?
Domanda di riserva e finale: ma non si vergognano, i rappresentanti politici e degli enti coinvolti nell’organizzazione e nella gestione dei giochi olimpici, di proferire pubblicamente falsità così palesi?
Poi, c’è da scommetterci, tra tre anni le Olimpiadi andranno trionfalmente in scena coi volti dei suddetti organizzatori in mondovisione sui quali vedremo stampati sorrisi a sessantacinque denti e espressioni irrefrenabilmente giubilanti. Tanto a spalare la [CENSURA] nel frattempo sparsa sui monti a degradare il loro paesaggio – e la quotidianità di chi lo abita – ci dovrà pensare sempre qualcun altro. E scusate la ruvida franchezza.

Rilancio dunque l’invito alla manifestazione di domenica 24 a Cortina, della quale vedete la locandina qui sotto (ne ho parlato anche qui): contro la nuova spaventosa pista di bob in primis, ma pure, in fondo, contro questa montante vergogna olimpica italiana che rischia di rovinare l’immagine e il territorio di tutte le montagne loro malgrado coinvolte.
N.B.: per capire meglio come stanno le cose sul tema delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 resta una validissima lettura – anche se il libro è uscito a fine 2022 – quella di Ombre sulla neve, di Luigi Casanova. Ne ho scritto qui.

Uno degli errori, comprensibili e istintivi ma pure sostanzialmente irrazionali, che commettiamo noi uomini nel relazionarci con gli animali è quello di umanizzarli: ciò ce li fa sicuramente sentire più empatici ma, di contro, li “normalizza” banalizzandone la specificità e adeguandola funzionalmente al nostro dominio assoluto e indiscutibile del pianeta, parimenti sottoponendoli ai suoi aspetti più negativi.
Viceversa, un errore di pari valore che l’uomo commette nei confronti degli animali è quello di comportarsi con essi in modo bestiale, nel senso più negativo e spregevole del termine. Mai formuleremo una qualche empatia di stampo biologico con altre creature viventi se noi per primi non sappiamo/non sapremo essere empatici. Non siamo in grado di esserlo tra di noi, figuriamoci con le altre specie che abitano questo nostro pianeta.
Ecco, quando riusciremo a non commettere più questi due errori reciprocamente fondamentali, forse potremo cominciare a costruire e sviluppare una relazione finalmente e realmente virtuosa tra uomini e animali.
Per il momento, invece, temo si debba concordare con il grande commediografo francese Tristan Bernard, il quale disse che
Due cose mi sorprendono: l’intelligenza delle bestie e la bestialità degli uomini.