La storia, gli aneddoti, le curiosità, i segreti di un affascinante centro storico da visitare: domenica 26 aprile a Carenno!

Carenno, il comune più elevato della Val San Martino, posto a 635 metri di quota sull’orlo di un ampio pianoro prativo a vista sulla valle dell’Adda, tra le ultime propaggini del Resegone e la dorsale dell’Albenza che vi donano un paesaggio montano di grande fascino, possiede pure uno dei centri storici più belli e meglio conservati di tutta la zona ma, nonostante ciò, poco conosciuto. È un dedalo di viuzze a volte larghe poco più d’un metro, che si dipanano da quello che era il primigenio nucleo fortificato, con una torre duecentesca nel mezzo, una chiesa quattrocentesca e un gran numero di angoli suggestivi, edifici caratteristici, corti affascinanti, portali ad arco, muri medievali le cui pietre rapprendono il passare dei secoli e un’atmosfera sospesa nel tempo per la quale sembra veramente di stare all’interno di un castello montano posto tra i monti con una mirabile vista su un’ampia parte dell’alta Lombardia.

Un luogo da visitare e conoscere, insomma, capace di raccontare numerose storie, nozioni, aneddoti, curiosità di secoli se non millenni fa e pure qualche arcano. Un luogo che potrete visitare domenica prossima 26 aprile grazie a “Carenno In Cultura”, un percorso a tappe nel centro storico del paese guidato dal professor Fabio Bonaiti, tra i più prestigiosi esperti di storia locale non solo valsanmartinese, e dal sottoscritto. Vi accompagneremo nel labirinto di viuzze, vicoli e corti garantendovi che non ci perderemo se non tra le mille storie che vi racconteremo e, anzi, “regalandovi” qualche intrigante sorpresa – anche da gustare!

Sono previste partenze dei gruppi dalle 14.30 fino alle 16.30, in base alle persone presenti; ovviamente è tutto gratuito ma è consigliabile la prenotazione, che potete fare tramite il QR code qui accanto o sulla locandina. Per qualsiasi altra informazione potete scrivere a carenno@in.it  oppure a procarenno@gmail.com.

Credo proprio che la giornata rappresenterà una bella occasione per conoscere un luogo più di quanto pensavate di conoscerlo e di vivere un’esperienza suggestiva e interessante tra storia, tradizioni, cultura e sapori tipici locali: noi faremo del nostro meglio per conseguire questo risultato e farvi divertire. Dunque, mi auguro vivamente che potrete e vorrete partecipare: iscrivetevi numerosi e ci si vede domenica a Carenno!

In cammino con Matteo Righetto “Per Silenzio e Vento” e valli e vette montane, e per noi

Penso spesso – o, meglio, ne sono intimamente convinto – che la montagna non ha bisogno dell’uomo mentre l’uomo ha bisogno della montagna. Esisterebbero lo stesso, le montagne, noi invece esisteremmo senza di esse? Sì, probabilmente, ma non bene come lo possiamo fare grazie ad esse, a ciò che ci sanno dare sia materialmente che immaterialmente, al senso delle nostre vite nelle quali – per le quali – scegliamo di salire verso l’alto, verso le vette, per godere di tutto ciò che ci sanno dare.

Tuttavia, ci sono uomini che servono alle montagne e abbisognano a noi che le frequentiamo (e anche a chi non le frequenta), perché hanno il dono di saper tradurre in voci e parole ciò che le montagne raccontano. E ce n’è bisogno perché molti altri uomini la montagna non la vogliono e non la sanno ascoltare, così da lasciare libera la propria prepotenza verso di essa con tutte le conseguenze dannose che ne inevitabilmente derivano.

Matteo Righetto è uno di quegli uomini, una di quelle persone che ci aiuta ad ascoltare, conoscere, comprendere le montagne: con la sua attività culturale, i suoi libri (bellissimi, da leggere assolutamente) e con “Per Silenzio e Vento”, il film che lo vede protagonista e che sarà presentato in anteprima nazionale sabato 25 aprile al Trento Film Festival 2026, del quale sarà l’evento di apertura: date un occhio qui per saperne di più.

La domanda da cui nasce il film è proprio quella accennata: se la montagna potesse parlarci, sapremmo ascoltarla? Da tale interrogativo si sviluppa il cammino e il racconto di “Per Silenzio e Vento” tra vallate e vette dolomitiche, un cammino che per Righetto si fa viaggio interiore nel quale l’alpinismo, il salire verso l’alto sulle vette montane, assume significati nuovi: diventa ascolto, relazione, responsabilità, esplorando il legame spirituale tra l’essere umano e l’ambiente montano. Un legame che ogni uomo ha dentro anche se poi non tutti manifestano frequentando le montagne, che le rende necessarie per chiunque come detto. Attraverso lo sguardo di Matteo Righetto e il suo incontro con alpinisti, studiosi e persone che in montagna vivono e lavorano (Reinhold Messner, Erri De Luca, Enrico Camanni, Katharina Lunger, Wafaa Amer), il film riflette sul valore etico dell’alta quota in un’epoca di crisi ecologica e di pressione turistica.

Trovate maggiori informazioni su “Per Silenzio e Vento” qui e, se potete e ne avete l’occasione, andate a vederlo. Sono certo che sarà un’esperienza che vi lascerà molto di buono e importante nella mente, nel cuore e nell’animo. Qualcosa di cui anche le montagne hanno bisogno.

Scoprire il paesaggio all’Accademia Carrara

Una delle chiavi di lettura attraverso la quale si può visitare e apprezzare la collezione permanente dell’Accademia Carrara di Bergamo, che sono tornato a visitare di recente dopo un bel po’ che non lo facevo, è quella con cui cogliervi la comparsa del paesaggio ovvero la sua invenzione.

La prima sala della collezione dell’Accademia infatti ospita opere del tardo Gotico create tra il Trecento e il Quattrocento attraverso gli stili in uso all’epoca. Nella seconda sala e quelle successive si entra nell’arte dal Cinquecento in poi e, nel passaggio tra le due sale, insieme ai visitatori “passa” anche l’invenzione del paesaggio, che da sfondo funzionale ai soggetti ritratti, quasi sempre in primo o primissimo piano, diventa soggetto autonomo o comunque caratterizzante le opere, grazie soprattutto alla produzione artistica dei pittori fiamminghi dalla fine del Quattrocento in poi e, in Italia, alle vedute prospettiche di Leonardo da Vinci. Nei dipinti esposti all’Accademia Carrara questo passaggio, questa autentica rivoluzione culturale ancor più che artistica, è assolutamente evidente e affascinante: osservandone molti, ci si rende ben conto di come le opere perderebbero parecchio del loro valore figurativo senza i paesaggi che vi si osservano, siano essi più o meno definiti, nonché del messaggio che comunicano.

Ugualmente, si può constatare come la scoperta dell’esistenza del paesaggio – che detta così, cioè che ci sia stato bisogno di scoprire il paesaggio, sembra una cosa assurda o paradossale e invece è proprio ciò che allora accadde: non si aveva idea di cosa fosse il “paesaggio”, fino al XV secolo! – abbia meravigliato e intrigato gli artisti dell’epoca, trasformando la gran parte dell’arte da raffigurazione delle persone a rappresentazione del mondo, con dentro l’uomo e la sua civiltà ma non più in qualità di protagonisti assoluti, semmai di comprimari al pari di ogni altro elemento che compone la realtà del mondo, a partire da quelli naturali che spesso diventano preponderanti in forza della loro potenza geografica e simbolica. Fino a che il Romanticismo e l’Impressionismo renderanno compiuta la visione e la concezione del paesaggio mettendo le basi della nostra attuale elaborazione culturale di esso nonché dell’immaginario con il quale lo identifichiamo.

Quello attraverso la scoperta del paesaggio è un piccolo ma affascinante viaggio nel viaggio artistico che l’Accademia Carrara permette di compiere. Non un museo tra i più grandi d’Italia ma, per molti versi, uno scrigno di bellezza artistica e di cultura umanistica di notevole pregio. Andateci a fare un giro, se siete a Bergamo: lo merita senza dubbio.

Domenica a Carenno “C’era la neve” (e ci sarà fino a ottobre!)

L’inaugurazione della mostra “C’era la neve – Immagini e racconti” e l’incontro “Abitare il cambiamento” nel quale sono intervenuto insieme a Nicola Pigazzini, domenica scorsa a Carenno presso il Museo Ca’ Martì, ha richiamato moltissima gente, ben oltre le più rosee previsioni come si dice in questi casi. Ne fa un bel resoconto sulle proprie pagine social la rivista “Orobie” (lo potete vedere cliccando lì sopra), che è media partner dell’iniziativa, nel quale rimarca come la realizzazione della mostra è stata un processo condiviso che ha coinvolto gli abitanti e i frequentatori della Val San Martino, chiamati a scovare nei propri album le fotografie degli inverni passati e a metterle a disposizione degli organizzatori. Ne è scaturito un archivio della memoria collettiva riguardo questo lembo prealpino lombardo, importante sotto molti punti di vista, dal quale i curatori della mostra Cristina Melazzi e Simone Mancini hanno elaborato un percorso affascinante e suggestivo fatto di immagini, documenti, depliant che raccontano la vita della Val San Martino quando «c’era la neve» e la peculiare storia degli sport invernali su queste montagne.

Esposti nei locali di Ca’ Martì ci sono anche una preziosa brochure d’epoca della funivia di Valcava e il commento del direttore editorialista di “Orobie” Pino Capellini, che è molto legato alla Val San Martino.

Come accennato, in occasione dell’apertura della mostra – padrone di casa il presidente dell’Associazione Gruppo Muratori e Amici di Ca’ Martì, Daniele Vanoli – si è tenuto l’incontro dal titolo “Abitare il cambiamento” nel quale con il geologo e vicesindaco di Carenno Nicola Pigazzini e con il folto pubblico presente abbiamo cercato di riflettere su come stanno cambiando – e devono cambiare – le montagne in forza della crisi climatica in divenire che non solo ha ormai reso la neve su molte montagne una cosa rara, ma sta imponendo la necessità di cambiare molti dei paradigmi attraverso i quali si è sviluppata la nostra relazione con i territori montani, sia da abitanti stanziali e sia da visitatori e turisti occasionali.

La mostra fotografica è visitabile fino al 4 ottobre – negli orari di apertura di Ca’ Martì, la domenica dalle 15 alle 17 – e peraltro resta un work in progress, nel senso che potrà essere integrata da altri materiali interessanti riguardo i temi affrontati che nel frattempo perverranno al Museo, così che l’archivio di memoria collettiva che la mostra rappresenta possa diventare sempre più significativo e emblematico non solo in ottica passata ma anche, se non soprattutto, presente e futura.

Un grazie di cuore va a “Orobie” per il prezioso supporto dedicato all’iniziativa.

Vi ricordate quando sui monti c’era la neve? E adesso che non c’è (quasi) più, che si fa? Ne parliamo domani 12 aprile a Carenno!

Le grandi nevicate del passato, le tradizioni e le feste dell’inverno, le sfide di chi doveva lavorare anche al gelo, l’adattamento oppure l’emigrazione, poi il turismo, quello dei villeggianti e quindi quello dello sci, le funivie, gli alberghi, le seconde case e le settimane bianche, quando sulle montagne c’era la neve… Oggi che invece ce n’è sempre meno e quando c’è resta poco al suolo cosa possiamo fare? Quale può essere il futuro di chi in montagna ci abita stanzialmente e di chi ci sale saltuariamente da turista? Come cambia la nostra relazione con i monti in balìa degli effetti della crisi climatica? Si può abitare il cambiamento epocale che le montagne stanno affrontando, magari elaborando nuove o rinnovate pratiche di resilienza e di restanza che possano costruire un buon futuro per i territori montani e le comunità che li abitano?

Ne parlerò domenica 12/04 dalle ore 15.00 a Carenno (Lecco) in “C’era la neve. Abitare il cambiamento”, insieme a Nicola Pigazzini, geologo e grande conoscitore delle montagne, in un incontro organizzato da Ca’ Martì – Il Museo e la Valle dei Muratori presso la sede del Museo (Via Fontana n.3) nell’ambito della campagna “ConoSCIamo” e dei Giochi della Cultura 2026. L’ingresso all’incontro è ovviamente libero e non necessita di prenotazione; in chiusura ai presenti sarà offerto un rinfresco a base di prodotti locali.

Nell’occasione sarà inaugurata la mostra fotografica “C’era la neve – Immagini e racconti” a cura dell’Associazione Gruppo Muratori e Amici di Ca’ Martì: allestita con le fotografie di abitanti, villeggianti e turisti che hanno vissuto e testimoniato gli anni in cui sulle nostre montagne di neve ce n’era tanta o rispetto alla realtà attuale e in divenire che sta cambiando non solo l’aspetto invernale dei monti ma pure la nostra relazione culturale con essi.

[Valcava, inverno 2018. Foto ©Alessia Scaglia.]
Per saperne di più sull’incontro date un occhio qui. Mi auguro di cuore che lo possiate trovare interessante (anche per la possibilità di visitare l’esposizione museale di Ca’ Martì, relativamente piccola ma ricca di suggestioni affascinanti) e dunque vorrete essere presenti: in tal caso, sarà un piacere vederci!