Sabato 16/09 a Carenno, camminando lungo “Sèmper Stèss Sentér” alla riscoperta del paesaggio

Sabato 16 settembre, a Carenno (Lecco), avrò l’onore e il piacere di guidare – insieme ai rappresentanti della Pro Loco Carenno – i partecipanti alla camminata di Sèmper Stèss Sentér, l’evento escursionistico con il quale verranno presentati gli interventi del progetto di recupero e valorizzazione della rete sentieristica locale. Ciò rappresenta un’occasione perfetta per andare insieme alla ri-scoperta del paesaggio di questa parte della Val San Martino, tra i più spettacolari e emblematici delle Prealpi lombarde tra Lecco e Bergamo, vero e proprio geolibro fatto di innumerevoli “pagine” che sanno raccontare storie, narrazioni, tradizioni, saperi intessuti tra queste terre e i loro abitanti nel corso dei secoli. Camminarci attraverso, e farlo al meglio grazie agli interventi di riqualificazione effettuati dalla Pro Loco che in qualche modo riconsegnano tali antichi manufatti al presente che viviamo, al futuro che affronteremo e a chiunque li percorrerà, è il modo migliore per ritrovare e ridare valore autentico alla relazione che ci lega a queste montagne, sia come abitatori stanziali che come visitatori occasionali, il che a sua volta ci permette di apprezzarne appieno tutta la particolare bellezza e il fascino raro – anche dal punto di vista meramente ludico-ricreativo, perché no.

Sarà un cammino di riconnessione al bello e al prezioso dell’ambiente naturale nonché di rilettura attenta e partecipata del paesaggio per sentirci parte di esso in maniera più profonda e consapevole: prenderà il via alle 09.30 di sabato presso il parcheggio tra la Casa del Fanciullo e l’Oratorio di San Domenico (Chiesa dei Morti), in fondo a via Pertüs.

Inoltre, partecipando alla camminata ci si potrà preparare al meglio alla tavola rotonda in programma alle ore 16.00 presso il salone della Casa del Fanciullo, curata dall’Associazione Gruppo Muratori e Amici di Ca’ Martì sul tema della pietra a secco e dei suoi molteplici aspetti: da quello storico/etnografico/artistico a quello paesistico/ambientale e della prevenzione dei rischi idrogeologici, fino a quello della ricaduta economica, nella prospettiva di un turismo di prossimità, slow e consapevole, unito alla visione di una rinascita dell’economia di montagna, come pure di una nuova opportunità professionale nel settore artigianale e dell’edilizia.

Per saperne di più, qui trovate il comunicato stampa dell’evento; ulteriori info le potete ottenere scrivendo alla mail procarenno@gmail.com oppure telefonando al 339.860.1838.

Partecipate numerosi e ritornerete a casa più contenti, ve lo assicuro!

“Il miracolo delle dighe” mercoledì 13 è su “Radiorizzonti”

Domani, mercoledì 13 alle ore 11.03 su “Radiorizzonti” (e in replica alle 19.44), andrà in onda la bella chiacchierata che ho avuto il piacere di sostenere con Iaia Barzani intorno al mio ultimo libro Il Miracolo delle dighe nonché, come al solito, agli aspetti più affascinanti e emblematici dei nostri paesaggi montani – in fondo i veri protagonisti del mio libro, per i quali le dighe rappresentano un elemento distintivo capace di raccontare molte storie intriganti.

Per ascoltare Radiorizzonti date un occhio qui sotto (o cliccateci sopra):

La montagna che cura

Uno dei motti ancora oggi piuttosto citato nel parlare di montagne e di vita in alta quota è «la montagna è una scuola di vita»: nella sua apparente retorica novecentesca racconta una innegabile verità, coniugabile in mille modi ma del tutto effettiva: le terre alte possono insegnare molte cose anche all’uomo contemporaneo, innanzi tutto nella relazione con il loro ambiente naturale, e spesso sono insegnamenti di valore profondamente pragmatico applicabile in ogni altra circostanza proprio perché scaturenti da una dimensione nella quale ancora l’uomo non può permettersi di fare ciò che vuole (dove ciò accade ne vengono solo danni, inutile rimarcarlo) ma deve necessariamente sviluppare la più compiuta consapevolezza della sua presenza tra i monti e degli effetti che si generano.

Per gli stessi motivi è ormai assodato che la montagna può insegnare tanto a vivere quanto a risolvere, o almeno mitigare, le situazioni problematiche che una persona può dover affrontare nel corso della propria vita. È la cosiddetta montagnaterapia, alla cui scoperta invita La montagna che cura, il podcast di Luca Calzolari e Roberto Mantovani – entrambi grandi conoscitori e fini narratori delle montagne – da qualche settimana disponibile su “Rai Play Sound”. Grazie a ventiquattro giornate di registrazioni lungo i sentieri delle Alpi e degli Appennini e una decina di incontri per preparare le uscite sul terreno, epitome di un fitto intreccio di colloqui con operatori, medici, volontari, con persone affette da dipendenze patologiche, problemi di salute e disagio psichico, La montagna che cura ci porta a conoscere le esperienze italiane di montagnaterapia e racconta gli effetti delle cure basate sul potere trasformativo della montagna.

Il coro di voci raccolto dal registratore lascia intravedere il metodo seguito dagli autori, che hanno cercato di integrarsi il più possibile con le attività di montagnaterapia e con i vari soggetti che le sviluppano un po’ ovunque sulle montagne italiane. Sarebbe però un errore pensare che la montagnaterapia si esaurisca con qualche camminata in alta quota: si è invece di fronte a una pratica terapeutica complessa, che necessita di un approccio metodologico a carattere terapeutico-riabilitativo e socio-educativo. Una pratica studiata per essere svolta, attraverso il lavoro sulle dinamiche di gruppo, nell’ambiente naturale e culturale della montagna, attingendo anche alle potenzialità racchiuse nel cuore più selvatico delle alte terre, capace di dialogare con la parte più profonda di tutti noi.

La montagna che insegna e parimenti che cura, dunque. Forse anche perché le due cose non sono così dissimili e, anzi, rappresentano i due aspetti complementari che determinano la bontà e il valore della nostra relazione con le montagne, il saper essere parte della loro dimensione elevata così da viverle nel modo più benefico possibile diventando noi stessi parte della emblematica vitalità del paesaggio montano.

Per ascoltare le puntate del podcast, cliccate sull’immagine in testa al post.

Il Lago Bianco, “l’ignoranza” della Natura e il dio-denaro

Se l’ignoranza della natura diede vita agli dei, la sua conoscenza li distruggerà.

[Paul-Henry Thiry d’Holbach, Sistema della natura, UTET, 2013, tomo I, cap. XVIII.]

Questo celebre aforisma del Barone d’Holbach, datato 1770 e figlio della temperie culturale illuminista dell’epoca, trovo che sia assolutamente consono anche ai giorni nostri per certe opere imposte in maniera forzata all’ambiente naturale che ne degradano la realtà, interpretando gli “dei” come i tornaconti materiali (si usa dire «il dio denaro», appunto) e di potere perseguiti dai promotori di quelle opere. Ad esempio alcune infrastrutture, sovente turistiche, che risultano talmente insensate e così palesemente impattanti rispetto ai luoghi naturali ove vengono installate da non poter far altro che ritenerle il frutto di una sconcertante ignoranza della Natura e del paesaggio, cioè di una cecità indotta dalla folle volontà nel credere di poter fare tutto senza curarsi delle conseguenze pur di perseguire quei biechi tornaconti e nonostante risulti palese come ciò determinerà un danno generale per chiunque, anche per quegli stessi promotori che per la suddetta cecità non sanno e non vogliono rendersene conto.

Di contro, basta conoscere anche poco la Natura, ovvero sviluppare verso l’ambiente naturale quella sensibilità che è segno di intelligenza, di buon senso, di cultura, di civiltà e di umanità, per comprendere non solo quanto possano essere degradanti e distruttive certe opere, ma pure come a essere inesorabilmente distrutti, prima o poi, saranno quei tornaconti prepotentemente perseguiti contro la Natura e chi li pretende, dacché ne verrà distrutto il sistema di potere che vi sta alla base. Ciò perché ogni cosa che si priva di o che rifiuta qualsiasi sostanza culturale – ad esempio la cognizione della relazione con l’ambiente e i luoghi, nei casi sopra citati così come, in generale, ogni atto meramente politico con secondi fini che politici nel senso vero del termine non sono affatto – non è che una scatola vuota la quale rapidamente e inevitabilmente si accartoccerà su se stessa – per propria inconsistente natura, appunto. Nel frattempo, è dovere di chiunque fare in modo che la Natura, quella vera e della quale siamo tutti parte, subisca meno danni possibile. Un dovere e un diritto, per costruirci il miglior futuro possibile.

[Foto ©Simone Foglia.]
Nella foto in testa al post – dell’amico Fabio Sandrini: tutta l’ignoranza della Natura manifestata dai lavori per la captazione delle acque del Lago Bianco al Passo di Gavia per alimentare l’innevamento artificiale delle piste da sci di Santa Caterina Valfurva, questione sulla quale ho scritto qui. Domani, alle ore 10 dalle rive del lago, partirà la Camminata Solidale in difesa delle sue acque e del suo paesaggio, alla quale tutti siete invitati a partecipare: come scrivevo qualche giorno fa, bisogna fare di tutto per fermare quel disastro ambientale, bisogna sostenere la protesta che va ampliandosi ogni giorno di più, bisogna far capire in modo inequivocabile a chi sostiene i lavori che nella realtà presente e futura che stiamo vivendo non si possono (più) compiere crimini del genere a danno delle nostre montagne e della Natura per l’interesse di pochi. Perché stare zitti o far finta di nulla rende complici di quello scempio e dei suoi mandanti e credo che nessuno, in cuor suo, possa realmente accettare ciò. Nessuno.

Domani tutti al Lago Bianco, dunque, per ri-conoscere il valore inestimabile della Natura delle nostre montagne e respingere ogni scriteriato assalto alla sua integrità!