Impianti sciistici più grandi? Impatti ambientali più piccoli! (Una storiella ironica, ma forse no)

Durante una riunione degli impiantisti, qualche tempo fa.

V.: «Dobbiamo costruire più impianti e più grandi, più capienti, più potenti!»
P.: «Ok, ma come facciamo poi con quelli che dicono che così distruggiamo le montagne?»
C.: «Non le distruggiamo noi le montagne, le v-a-l-o-r-i-z-z-i-a-m-o
P.: «Sì, ma quelli comunque parlano male di noi. Il problema resta.»
M.: «Sì, vero. Dobbiamo trovare una soluzione… dobbiamo fare in modo che i nuovi impianti siano meno… visibili, nonostante siano più grandi.»

(Attimi di silenzio.)

C.: «Ho un’idea! Dipingiamoli di bianco, tutti quanti, cabine, sostegni… così si confondono con la neve e diventano quasi invisibili!»
V.: «Sì, certo, come no, così d’estate invece si vedono di più! Ma che dici?»
M.: «Senza contare che ormai pure d’inverno ci sono i prati dove non spariamo la neve artificiale!»
C.: «Ah già.»
P.: «Una volta ho visto non so dove che un tizio aveva costruito una casa in montagna rivestendone l’esterno di specchi che riflettevano il paesaggio circostante. Così la casa diventava praticamente invisibile. Potremmo farlo con i nostri impianti!»
M.: «Mmm… ma se diventassero invisibili in questo modo poi il rischio sarebbe che la gente ci va a sbattere contro e ci tocca pure pagare gli indennizzi assicurativi. No, non mi sembra una buona idea
C.: «E le donne utilizzerebbero i sostegni delle cabinovie per rifarsi il trucco!»

(Risate, poi silenzio.)

V.: «Ho io una buona idea. Diminuiamo i sostegni lungo le linee degli impianti! Sostituiamo una seggiovia che ha venti o trenta sostegni con un impianto più grande e capiente ma che ne abbia solo dieci
P.: «Uhm… in effetti…»
V.: «In quel modo potremo dire di aver ottenuto una riduzione significativa dell’impatto ambientale e sul territorio, dunque di aver reso “sostenibile” il nuovo impianto, più “green” e tutte quelle scemenze che piacciono tanto agli ambientalisti.»
M.: «Sì, ma se l’impianto è grande il doppio o il triplo rispetto a quello precedente, come può diminuire l’impatto sull’amb…»
V.: «BASTA NON FARLO NOTARE! La gente non è così sveglia, molte cose se non gliele fai notare nemmeno le vede. Facciamola pensare semplice: trenta sostegni prima, solo dieci ora, quindi impatto ambientale ridotto della metà se non di più. Fine. Questo va detto e la gente questo deve sapere. Non di più.»
P.: «Mi sembra un’ottima idea!»
C.: «Sì, anche a me!»
P.: «Tutto cambi affinché nulla cambi, in pratica! L’ho sentita l’altra sera da un tizio alla TV, dev’essere il verso di una canzone di non so chi.»
V.: «Bene, allora procediamo! E fatelo sapere anche a tutti gli altri, che lo dicano quando verranno intervistati su qualche nuovo impianto in costruzione! Sarà una parte della nostra strategia di comunicazione. Ci provino a dire che noi impiantisti non difendiamo l’ambiente delle montagne!»

(Cenni generali di consenso e soddisfazione.)

[La zona sciistica dell’Alpe Tognola nel comprensorio di San Martino di Castrozza. Immagine di Roberto de Pellegrin, tratta da www.sanmartino.com.]
Già. Questa storiella, ovviamente ironica e del tutto “inventata” (?!), mi è comparsa in mente appena dopo aver letto nell’articolo de “Il Dolomiti”, al quale si riferisce l’immagine lì sopra, le affermazioni sul minor numero di sostegni che farebbero diventare meno «impattante sull’ambiente» un impianto di risalita più grande e capiente di quelli precedenti. Affermazioni che avevo già letto e sentito altrove in circostanze simili, e a sufficienza da poter pensare che la loro perfetta corrispondenza non dipenda da una mera casualità ma da un’idea ben precisa e condivisa. Una strategia di white washing, insomma, per far credere che un nuovo grande impianto di risalita ad uso sciistico in alta montagna sia meno impattante di quanto per logica venga da credere e che, dunque, lo sci sia un’attività che preserva l’ambiente e i territori che coinvolge.

Be’, al netto del caso singolo e dell’opera in sé, che sarà funzionale al comprensorio in questione e al suo business nonché realizzata con tutti i crismi del caso, la suddetta idea è quanto meno bislacca. Come se l’impatto ambientale generale di un grande impianto di risalita si misurasse solo con lo spazio occupato sul terreno dai suoi sostegni e non esistesse l’impatto visivo – proprio e rispetto al paesaggio circostante: stazioni più grandi, sostegni più elevati, franco da terra maggiore, eccetera – quello acustico oppure quello, indiretto (ma non troppo), dettato dalla portata oraria e quindi dal maggior afflusso di persone nel luogo e lungo le piste. Equivarrebbe a dire che un nuovo grande stabile costruito su un’area non ancora edificata vi impatterebbe meno se fosse sollevato da terra ovvero sopraelevato da una serie di pilastri, dunque che il conseguente consumo di suolo sarebbe pari alla sola superficie di tali pilastri! A questo punto perché allora non costruire una grande funivia con solo un paio di sostegni? Da 33 a 10 a 2: così si avrebbe una riduzione ancora più significativa dell’impatto ambientale e sul territorio. O no?

[Veduta estiva dell’Alpe Tognola, tratta da https://www.facebook.com.]
Mi verrebbe anche da rimarcare quella che a me pare una solita incongruenza, cioè la presenza di una grande area sciistica (con tutto ciò che ne consegue a livello di impronta ambientale e ecologica) all’interno di un Parco Naturale, quello di Paneveggio – Pale di San Martino: invece non posso farlo in quanto la presenza del comprensorio sciistico è legittima, sia perché esistente prima dell’istituzione del Parco (1967) e sia perché impianti e piste sono posti in una delle zone di “Riserva controllata” dell’area protetta, nelle quali le aree sciabili sono consentite così come la loro modifica «in funzione di un migliore inserimento nel paesaggio circostante o dell’adeguamento tecnologico e funzionale» (Capo III, art.15 del Piano del Parco in vigore). Tuttavia, ciò non toglie che la presenza di infrastrutture ad uso prettamente ludico-ricreativo di notevole impatto all’interno di un’area di tutela ambientale, come dei grandi impianti di risalita, resta dal mio punto di vista e in senso generale opinabile e raramente derogabile. Ma è una mera opinione personale, questa.

L’incendio doloso dei boschi, uno dei crimini peggiori in assoluto

[Fotografia di Marco Pugliese / ©Primaphoto.it.]
Quando la mattina scendo dai miei monti domestici per andare a lavorare, ad un tratto della strada si apre – quando il cielo è sereno – una meravigliosa visuale del ramo di Lecco del Lago di Como, che permette di vedere l’intero corridoio lacustre tra le «due file non interrotte di monti» citate dal Manzoni ne “I Promessi Sposi” e, a chiudere l’orizzonte, le Alpi dell’alto Lario al confine con la Svizzera.

Questa mattina però, nonostante il tempo bello, non si vedeva nulla, il panorama era completamente offuscato da un fitto velo di fumo grigio: quello del terribile incendio che da un paio di giorni avvolge quasi interamente il Moregallo, montagna prospiciente il lago e la città di Lecco (lì sopra ne vedete qualche immagine, tratta dal web). Uno dei tanti roghi boschivi che sta funestando l’estate oltre modo torrida in corso, la quale temo – come già prevede il report “Italia in fumo 2026” di Legambiente pubblicato a luglio, che sarà la peggiore in assoluto della storia anche su tale aspetto.

Sono incendi nella maggior parte dei casi di matrice umana, avviati per sbadataggine, imprudenza, stupidità, sovente per dolo, che le condizioni climatiche estreme di queste settimane (alle quali quel noto poveraccio vorrebbe che “ci abituassimo” come fossimo ai Caraibi) contribuiscono a rendere ancora più gravi nelle conseguenze ai boschi, alla fauna che li abita, ai versanti montuosi coinvolti, a chi vive nei dintorni.

Be’, personalmente trovo l’incendio doloso uno dei reati più gravi in assoluto, roba da pene durissime di decenni da scontare non in carcere ma al servizio coatto di quel patrimonio naturale che si è così criminalmente distrutto. Non cambia nulla, certo, ormai il danno sarà stato fatto con tutte le terribili conseguenze del caso. Ma credo sia un dovere civico e morale, oltre che politico, di una società consapevolmente evoluta, fare qualsiasi cosa per evitare disastri criminali del genere: a partire dal ragionare, dall’usare la testa, dall’avere coscienza della relazione che ci lega ai luoghi e ai paesaggi nei quali viviamo o che frequentiamo, dal capire che ci facciamo lì e che portato ha la nostra presenza e dunque cosa ci possiamo e dobbiamo fare e non fare, dal sentirci parte di quei paesaggi come effettivamente siamo, dal comprendere che ogni danno venga fatto ad essi, lo facciamo a noi stessi.

E auguriamoci di cuore che questa terribile estate fatta anche di boschi distrutti dalle fiamme, animali morti, danni ambientali incalcolabili e persone ignobili che sarebbe bene non uscissero di casa, finisca presto.

Esplorando paesaggi straordinari e scoprendo le loro affascinanti storie: a Valcava venerdì 7 agosto, alla Costa del Palio sabato 8 agosto

[La dorsale dell’Albenza e la zona di Valcava viste dalla vetta del Monte Tesoro.]
Domani, venerdì 7 agosto, e poi sabato 8 vi accompagnerò, con le mie narrazioni, alla scoperta di due luoghi di grande fascino montano i cui paesaggi sono libri nei quali leggere storie interessanti e emblematiche che raccontano molto delle nostre montagne e di chi le ha vissute e frequentate nel tempo.

Venerdì 7 alle ore 21.00 a Valcava, nella serata dal titolo “Come eravamo”, vi racconterò la storia antropologica del Monte Albenza e quella turistica di Valcava con la sua celeberrima funivia, gioiello tecnologico inaugurato nel 1928, ai tempi la prima funivia della Lombardia e la terza in Italia, che ha fatto della zona la “montagna dei milanesi” e una delle primigenie stazioni turistiche di stampo moderno delle Alpi italiane.

Sabato 8 alle ore 18.30 sulla Costa del Palio, nell’ambito di “Orizzonti Sonori. Festival tra Musica e Natura sul periplo della Valle Imagna”, vi illustrerò le bellezze del paesaggio e le specificità cultura del luogo, spettacolare dorsale montana sospesa tra numerose vallate orobiche all’ombra del Resegone da secoli snodo di genti, culture, saperi, tradizioni, narrazioni affascinanti e coinvolgenti sulle quali si è costruita molta della storia delle Prealpi lombarde.

[Veduta della Costa del Palio, con il Resegone sullo sfondo. Immagine tratta da https://trekntrip.it.]
Vi aspetto, dunque, ad uno dei due appuntamenti o magari ad entrambi, vista la vicinanza delle località (peraltro bellissime da visitare anche al netto del sottoscritto, soprattutto in  questi giorni di clima bollente): trovate tutti i dettagli del caso sulle rispettive locandine. Sarà un piacere “camminare” insieme lungo i sentieri di parole e racconti che vi proporrò esplorando i luoghi e loro vicende storiche e culturali.

A proposito di ghiacciai (nel bene e nel male)…

[La conca glaciale del Vadret Pers, sotto le tre sommità del Piz Palü.]
Il fotografo svizzero Jürg Kaufmann ha dato il via nel 2023 al progetto “Glaciers.Today“, per il quale, negli ultimi tre anni, ha scattato oltre 50.000 fotografie ad alta definizione del Piz Palü, del ghiacciaio del Morteratsch e del Pers, sul lato elvetico del massiccio del Bernina, una delle conche glaciali più imponenti e famose delle Alpi. Uno scatto ogni mezz’ora da tre anni, in pratica, sempre dalla stessa angolazione, sempre con l’obiettivo rivolto verso le montagne e i ghiacciai suddetti, che ora è diventato un sito web e un archivio pubblico nel quale è documentato giorno per giorno, stagione dopo stagione, tanto la bellezza assoluta del luogo quanto lo stato di salute dei suoi ghiacciai, emblematico per quelli di tutte le Alpi. Le immagini si possono navigare e ingrandire per goderne dell’elevata risoluzione, esplorando il luogo e constatandone in tempo reale le trasformazioni dovute ai cicli stagionali e, ancor più, agli effetti della crisi climatica.

«Sui social un’immagine dura in media un secondo e mezzo – dice Kaufmann, – Il cambiamento vero non si vede in così poco tempo, richiede pazienza. Per questo il valore del progetto cresce ad ogni scatto. Il ghiacciaio è come un termometro e dice sempre la verità». Kaufmann si definisce un cronista, non un attivista. Con le sue foto spera di risvegliare convinzione sul tema nelle persone di tutte le generazioni. «Stiamo vivendo un cambiamento di lungo periodo e adattarsi richiede una convinzione solida, non attivismo. La convinzione nasce dal voler capire un processo e, grazie alle immagini, rimane ancorata nelle persone in modo più profondo.»

[Ingrandimento sulla parte sommitale del Piz Bernina con la celeberrima Biancograt (o Crast’Alva), una delle vie di ghiaccio più note delle Alpi.]
Glaciers.Today” è un progetto importante, affascinante e necessario, il cui sito web vi invito a visitare e navigare. Tanto per capacitarsi di quanta bellezza naturale si possa trovare in alta montagna, quanto per comprendere l’estrema delicatezza degli ambienti glaciali, le criticità che oggi li caratterizzano e la necessità collettiva di salvaguardarli, individualmente e chiedendone in massa la tutela a qualsiasi soggetto istituzionale o meno preposto.

N.B.: le informazioni utilizzate per questo articolo le ho ricavate dal sito “GRI.media”; le immagini che vedete ovviamente ricavate da “Glaciers.Today”, sono di oggi, mercoledì 5 agosto 2026, ore 13.30.