Una certezza, praticamente

Una tragica verità che i membri della minoranza etnica “Tk’emlúps te Secwépemc” (dei nativi della British Columbia meridionale, in Canada) sospettavano da decenni è venuta alla luce in tutta la sua macabra crudeltà: i resti di 215 bambini sono stati trovati vicino a quella che un tempo era la Kamloops Indian Residential School, uno degli istituti del sistema delle cosiddette “Indian residential schools”, una rete di scuole fondate dal governo e amministrate dalle Chiese cattoliche che rimuovevano i figli degli indigeni dalla loro cultura per assimilarli nella cultura dominante.
Lo riporta la Cnn, che ricorda anche che i bambini che si trovavano in queste scuole erano spesso oggetto di abusi sessuali e fisici, e molti di loro pagarono con la vita la loro unica “colpa” di essere diversi.
La Kamloops Indian Residential School, una delle più grandi del paese, iniziò l’attività alla fine del 19esimo secolo sotto la gestione della Chiesa cattolica prima di passare sotto il controllo del governo nella seconda metà degli anni Sessanta e di chiudere i battenti nel 1978.
[…]
Secondo un rapporto del 2015 pubblicato dalla Commissione per la Verità e la Riconciliazione, molti dei bambini che frequentavano queste scuole non ricevevano nemmeno cure mediche adeguate, ed alcuni morivano di tubercolosi. La Commissione stima che in un periodo di vari decenni oltre 4’000 bimbi hanno perso la vita in queste scuole.

La “chiesa cattolica”, già.

Ogni qualvolta nel mondo occidentale salta fuori una storia del genere, in tutta la sua spaventosa realtà, la chiesa cattolica quasi sempre c’è, ne è pienamente e attivamente coinvolta.

Come scrisse bene Carlo Dossi,

Il Diavolo ha reso tali servigî alla Chiesa, che io mi meraviglio com’esso non sia ancora stato canonizzato per santo.

(Note azzurre, 1870/1907, postumo 1912-64.)

Oppure, forse, a voler restare nella stessa ironica allegoria del Dossi, che il “male” sia il Diavolo è solo un’altra delle secolari e funzionali bugie diffuse e imposte dalla chiesa. Verrebbe proprio da crederlo, sì.

P.S.: immagine e citazione tratte da questo articolo di Tio.ch.

Ultrasuoni #20: il “mio” Franco Battiato

Il “mio” Franco Battiato è stato ed è tante cose, molte di esse sicuramente condivise con innumerevoli altri suoi cultori, che nel complesso ne hanno fatto una delle figure culturali di riferimento più importanti, per chi vi scrive. Ma, se nella sua produzione musicale devo indicare qualcosa, cioè un brano a me particolarmente caro, allora indico Summer on a solitary beach, ecco.

Anno 1981: ho dieci anni e nei primi sussulti preadolescenziali comincio ad apprezzare non più solo le sigle dei cartoni animati ma pure musiche “da adulti”. In TV un tizio piuttosto strano, ma intrigante, presenta il suo ultimo album, La Voce del Padrone, e per le radio (non avevo impianti stereo o cose simili a quell’età e non ce n’erano a casa, solo un ordinario “mangiacassette”, come si chiamava allora, ed era la radio il principale media musicale) girano brani poi divenuti celeberrimi: Bandiera Bianca, Cuccurucucù, Centro di Gravità Permanente. Però quello che a me colpisce e si stampa in testa da subito è il primo brano del disco – sentito non ricordo dove e come, visto che non fu un singolo ma uscì, oltre che sull’album, come lato B di Bandiera Bianca – dal titolo in lingua inglese e dotato di una melodia particolarissima, suadente, facilissima e al contempo raffinata, vagamente orientaleggiante ma invero indefinibile e non poco ipnotica, ispirata dal paesaggio marino siciliano eppure capace di generare, con il testo altrettanto particolare, quasi surreale, la sensazione di uno spazio-tempo sospeso. Una dimensione metafisica, ecco: forse uno dei pezzi del periodo “pop” di Battiato più capaci di fornire questa specifica percezione, che diventerà centrale ed emblematica in tutta la produzione musicale (e non solo in quella) del Maestro siciliano. Non a caso, «secondo le intenzioni del cantautore il brano doveva rievocare una “spiaggia metafisica”» sottolinea l’articolo di Wikipedia dedicato a La Voce del Padrone.

Ovviamente allora, a dieci anni, non potevo capire tutto ciò; però sono certo che comprendessi o quanto meno fossi sensibile al fascino profondissimo del brano, alla sua capacità di far viaggiare l’ascoltatore cullato da un continuum armonico ammaliante, a quell’accordo elettronico primario tanto semplice quanto “assoluto”, ed ero assai incuriosito dall’autore del brano, così serio, compito, diverso da ogni altra “popstar” del tempo, quasi che lui per primo venisse da un’altra dimensione a proporre i suoi brani per poi tornarsene nel proprio (apparente) mistero.

Fatto sta che, ribadisco, da quel tempo in poi Battiato è diventato uno dei riferimenti culturali fondamentali per me, e quel brano, che compie 40 anni esatti, non ha perso un grammo della sua peculiare bellezza. E non ne perderà mai, senza alcun dubbio.

La Dol dei Tre Signori in “Montagne di Lombardia”

Questa sera alle 20.30 e poi ancora domenica 23 maggio alle 20 è possibile rivedere la puntata di “Montagne di Lombardia” dedicata al cammino della “DOL dei Tre Signori”, alla sua guida e alla rivista “Orobie” che ne ha patrocinato la pubblicazione, con il direttore del magazine Paolo Confalonieri, Marta Barcella e Monica Seminati di Moma Comunicazione (che invece ha curato la realizzazione della guida). “Montagne di Lombardia” la trovate su Antenna 3 (canale 11) e in replica su Milanow (canale 191) domani alle 20.30 e domenica 23 maggio alle 20.

Per qualsiasi informazione sulla guida “Dol dei Tre Signori”, cliccate qui; il volume è al momento esaurito ma a breve tornerà in nelle edicole e in libreria; quanto prima vi dirò di più al riguardo.

Lo sci (sempre) nel tunnel

[Foto di StockSnap da Pixabay.]
Qualche giorno fa, nel cercare sul web alcune informazioni circa la storia delle località sciistiche lombarde, mi sono imbattuto in un articolo datato 17 febbraio 2010 su alcuni finanziamenti per progetti di sviluppo dei comprensori sciistici in provincia di Lecco che trovo meravigliosamente emblematico – per ciò che riporta – del “rapporto” tra politica (ovvero politici) e montagna. Ciò perché se letto contestualizzandolo al momento in cui venne scritto appare oltremodo ottimista e trionfale, quasi pomposo, nei contenuti e nei toni con i quali vengono espressi, tanto quanto se letto oggi si rivela grottesco al limiti del ridicolo e sconcertante proprio in quel suo ostentato trionfalismo, oltre che parecchio ipocrita visto il seguito della storia – d’altro canto quando si ha a che fare con i politici italiani questa è un’immancabile normalità.

Nell’articolo in questione, riguardante la località sciistica dei Piani di Bobbio e quella attigua ex-sciistica dei Piani di Artavaggio (sui monti della Valsassina, tra le provincie di Lecco e Bergamo – due luoghi veramente bellissimi peraltro) si scrive tra le altre cose che:

Entro due anni un tunnel collegherà i piani di Bobbio a quelli di Artavaggio, offrendo agli sciatori un comprensorio molto più ricco e ampio. […] A Barzio verrà completato il tanto atteso parcheggio multipiano e alle Betulle verranno sistemate le piste. Ecco alcune iniziative inserite nell’accordo di programma annunciato dalla Regione Lombardia qualche giorno fa, che prevede oltre 120 milioni di Euro di investimenti per il miglioramento dei comprensori sciistici lombardi.

E poi:

C’è aria di cambiamento, o meglio di “potenziamento”, nei comprensori sciistici della Valsassina. Alla faccia di chi diceva, alcuni anni or sono, che nel lecchese “fioca più”, non nevica più.

E ancora:

Una buona spinta allo sviluppo è venuta dalla Regione, che nei giorni scorsi ha annunciato il cofinanziamento di numerose iniziative che da qui al 2012 promettono di cambiare faccia alle aree sciabili valsassinesi […] “Ci aspettiamo una vera e propria scossa allo sviluppo della nostra industria turistica” ha detto il presidente della Regione Roberto Formigoni. […] In totale, si tratta di un progetto da oltre 25 milioni di euro.

E pure che

“Quest’accordo è la dimostrazione dell’attenzione della Regione Lombardia per la montagna – ha detto l’assessore regionale Giulio Boscagli […] “E’ un grande risultato per il nostro territorio – ha commentato Alberto Denti, presidente della comunità montana Valsassina e Valvarrone – Ora auspico che ciascun amministratore operi con la massima convinzione perché questa è un’occasione unica per le nostre valli, che deve essere sfruttata al massimo”.

Aaaah, che meraviglia, vero?
Peccato (si fa per dire) che, salvo qualche intervento tutto sommato marginale e necessario come la sostituzione di un paio di seggiovie obsolete ovvero giunte a fine vita tecnica, non è stato fatto niente di quanto così magniloquentemente annunciato, peraltro in modi che, avrete notato dai toni delle dichiarazioni, parevano riferirsi a lavori e cantieri già allestiti e pronti a partire l’indomani mattina.
Invece no, niente di niente – o quasi, appunto. E tutti quei milioni di Euro dati per certi e già investiti, dove sono finiti? Eh, bella domanda, già.
D’altro canto meno male che la gran parte di quei progetti non siano stati realizzati! Sarebbero risultati in molti casi degli scempi ambientali notevolissimi oltre che sproporzionati e obiettivamente frutto d’una visione dei luoghi in questione parecchio alienata, già.

Tutto questo fa ben comprendere l’atteggiamento ordinario che la politica tutt’oggi, con ancora poche eccezioni, mantiene nei confronti della montagna (non solo in Lombardia, sia chiaro): un’idea di sviluppo legata a modelli turistici rimasti agli anni Settanta e Ottanta e prettamente appoggiata al solo sci su pista (le recenti disposizioni governative “contro” la pandemia lo hanno confermato bene), progetti totalmente deconstestuali ai luoghi e drammaticamente impattanti (dunque inquinanti) sui territori e sui loro ambienti, una totale mancanza di comprensione (o ignoranza) riguardo il concetto e il valore del paesaggio e la relativa incapacità di comprenderne la potenzialità culturale ed economica sapendola mettere a frutto per innovare l’offerta turistica, oltre al solito profluvio di belle parole, slogan propagandistico-elettorali ed enfatiche promesse, regolarmente accompagnate da cascate di soldi del tutto virtuali che puntualmente non portano ad alcun fatto concreto e, soprattutto a nessuna scelta illuminata e di lunga visione per i territori montani.
E con quelle dichiarazioni citate si era nel 2010, badate bene: non nel 1960 ma solo poco più di dieci anni fa, quando la montagna viveva la stessa situazione attuale e ovviamente già la questione dei cambiamenti climatici – la quale, inutile rimarcarlo, deciderà la sorte delle località come quelle di cui vi sto dicendo a prescindere da promesse politiche, progetti faraonici, vagonate di soldi eccetera – era fondamentale nella realtà della montagna sciistico-turistica.

Ma, appunto, se si può sperare che in questi dieci anni quei politici, alcuni dei quali ancora attivi, altri inesorabilmente caduti in disgrazia, si siano resi conto delle corbellerie che andavano proferendo e abbiano cambiato idee e visioni in tema di sviluppo delle montagne, quell’atteggiamento di analfabetismo funzionale politico, amministrativo, economico e culturale verso i territori montani è ancora ben presente e diffuso lungo tutto l’arco alpino italiano. E ancora, in Lombardia, sull’onda delle iniziative per le Olimpiadi di Milano-Cortina del 2026, si sentono spesso idee e progetti su nuove infrastrutture turistiche alpine e relative promesse di finanziamenti pubblici talmente sconclusionate, sproporzionate, inutili e ineluttabilmente ridicole da lasciare costantemente sconcertato chiunque abbia a cuore il futuro delle Alpi italiane.

D’altronde bisogna ammettere che l’idea del “tunnel” di congiungimento tra diversi comprensori sciistici, come quello follemente prospettato sui monti valsassinesi (un’idea che evidentemente piace parecchio agli amministratori della montagna italiana, dato che ogni tanto salta fuori anche altrove) è assolutamente simbolica per molti territori montani: perché, con certi politici, con le loro idee e per come essi spendono/vorrebbero spendere i soldi pubblici, la montagna italiana non sarà mai fuori dal tunnel – del declino inesorabile. Ecco.

Land (&) Art #3

Sopra: Lucio Fontana, Concetto Spaziale. Attese, 1965. Fonte: immagine presente in molti siti web.

Sotto: Furgggletscher, Canton Vallese, Svizzera. Fonte: Google Maps.

Per saperne e capirne di più, su queste immagini che vi propongo, cliccate qui.