Un omaggio prezioso a “Il miracolo delle dighe”

Non so se Cesare Martinato – maestro della fotografia di paesaggio in bianco e nero (e non solo di quella) – abbia già letto Il miracolo delle dighe, il mio ultimo libro. Perché ha voluto “omaggiarlo” (grazie di cuore!) con l’immagine che vedete qui sopra, scattata sul coronamento della diga dell’Albigna in Val Bregaglia (Canton Grigioni, Svizzera), quasi che sapesse che di questa diga ne ho scritto nel libro. D’altro canto è una delle dighe più spettacolari di questa regione delle Alpi e, io credo, tra quelle che ha contribuito a sviluppare in me la curiosità e l’interesse nei confronti di tali gigantesche opere con cui l’uomo ha emblematicamente conquistato e trasformato il paesaggio delle terre alte.

Ricordo quando in macchina con mamma e papà diretti in Engadina per una domenica di sci – da turisti domenicali, sia chiaro, non da miliardari frequentanti il jet set che anima Sankt Moritz! – si giungeva lungo la strada verso il Maloja in vista del grande muro scuro (è soprannominata la «diga di cenere», lo spiego nel libro), lassù in alto a destra, incastrata tra le vette granitiche dell’Albigna e sul ciglio di un alto burrone al punto da temere che potesse scivolare a valle da un momento all’altro provocando chissà quale disastro… Ricordo, dicevo, che la osservavo a lungo dai finestrini dell’auto che percorrendo la strada del Maloja ne offriva visuali continuamente diverse, intimorito e al contempo affascinato, immaginando di percepire la forza che metteva il suo corpo di calcestruzzo nel trattenere le acque del lago alle spalle ma pure la spinta di queste contro il suo paramento e l’equilibrio leggero e precario eppure indispensabile tra le due che consente alla diga e al suo lago di restare lassù, risolutamente immobile nel suo compito di tenuta a 1000 metri dal fondovalle della Bregaglia, presenza intrigante – seppur per qualcuno inquietante – divenuta nel tempo icona referenziale del luogo, una delle dimore del suo Genius Loci, elemento del paesaggio e della relazione degli abitanti con il territorio.

Comunque, appunto, quella dell’Albigna è una diga che sa raccontare molte storie, interessanti e affascinanti, delle quali potete leggere nel libro, se vorrete. Nel frattempo io mi godo la fortuna di avere conoscenze così preziose come quella di Cesare, dalle quali sapere di poter imparare sempre qualcosa è una certezza benefica e ineludibile.

Per saperne di più sul libro, invece, cliccate qui sotto:

“Il miracolo delle dighe” su Radio Alta, domani mattina

Domani, giovedì 25 maggio tra le 9 e le 11, avrò l’onore e il piacere di essere ospite di Nell’aria c’è, il programma in onda su Radio Alta e condotto da Davide Munari, per parlare de Il miracolo delle dighe, il mio ultimo libro da poco pubblicato da Fusta Editore.

Potete ascoltare il programma, oltre che in po’ in tutta la Lombardia centrale sulle frequenze fm dell’emittente, in streaming da qui. Da giovedì in poi sarà anche disponibile il podcast della puntata.

Ringrazio di cuore Davide Munari per il prezioso spazio che ha concesso al libro e al suo autore (tanto più prezioso perché radiofonico: viva la radio sempre!) e auguro a chi vorrà sintonizzarsi buon ascolto!

“Overtourism montano”, sabato 27/05 al Palamonti di Bergamo

Sabato 27 maggio, presso il Palamonti di Bergamo, avrò il piacere e l’onore (e un po’ l’onere) di intervenire nell’ambito del seminario Cambiamenti climatici, neve, industria dello sci. Analisi del contesto, prospettive e proposte organizzato dalla Commissione Regionale Tutela Ambiente Montano del Club Alpino Italiano e valido come aggiornamento per gli operatori regionali TAM ma aperto a chiunque sia interessato agli argomenti che saranno discussi.

Nello specifico il mio intervento verterà su un tema dalla criticità crescente per i territori in quota e anche per questo sempre più dibattuto: l’overtourism montano, dunque il sovraffollamento turistico delle località di montagna il cui impatto, in zone di grande bellezza e pregio ambientale tanto quanto di notevole delicatezza ecologica, risulta importante e non di rado eccessivo al punto da generare numerosi problemi ai residenti dei territori interessanti. Attraverso un’analisi articolata del tema e grazie ad alcuni esempi emblematici al riguardo, in positivo e in negativo, lungo le Alpi, cercherò di mettere in evidenza la necessità di sviluppare politiche di gestione turistica finalmente contestuali alle aree montane, alle loro peculiarità territoriali e alle realtà culturali in divenire, per il bene tanto dei montanari residenti e della loro quotidianità quanto dei turisti e della qualità del loro soggiorno.

Chi volesse intervenire – e nel caso mi farà molto piacere incontrarvi – troverà i dettagli nella locandina sopra pubblicata oppure può avere altre informazioni nel sito della Commissione Regionale TAM, qui.

L’“helibike”. Proprio così.

L’helibike.

Già.

Salire sulla vetta di una montagna per poi scendervi in sella a una mountain bike.

Che poi è il modo con cui chi sostiene tali attività intende la “destagionalizzazione del turismo”: non basta rompere i [censura] d’inverno con l’heliski, è necessario romperli anche d’estate con l’helibike, no?

Tuttavia, posto tale stato di fatto, proporrei alcuni inevitabili adattamenti:

  1. Togliere i pedali alle mountain bike, che tanto non servono più e poi a spingerla pedalando in salita, magari al di fuori dei percorsi “ordinari”, si fa una gran fatica. Roba da trogloditi (come lo sci alpinismo d’inverno): oggi ci sono gli elicotteri, per fortuna!
  2. Si abbia la decenza di non usare il termine «montagna» nel presentare tali attività. Perché non c’è la montagna in queste cose.
  3. Ma a questo punto perché non evolvere direttamente al livello TOP per questo tipo di attività? Cioè l’heliheli! Si sale sulla vetta di una montagna a bordo di un elicottero, e lassù si troverà un altro elicottero che riporterà i gitanti a valle. Lineare, logico, coerente. Perfetto, no?

Ecco.

Per il resto, cosa penso dell’heliski l’ho già scritto qui. Per chi non avesse voglia di leggere, riassumo la mia posizione così: l’heliski fa schifo. Se qualcuno volesse una precisazione al riguardo, aggiungo che l’heliski è uno dei modi migliori con il quale chi lo pratica manifesta il proprio profondo disprezzo verso le montagne. Punto.

P.S.: le immagini che vedete le ho tratte da un sito web che promuove l’helibike ma che non linko per evitargli qualsiasi “pubblicità” indiretta.

Domani la “DOL dei Tre Signori” passa da Verderio!

Giovedì 11 maggio sarò a Verderio (Lecco), presso la bellissima Villa Gallavresi (in Via dei Tre Re n.31) che ospita la biblioteca comunale, per presentare la guida Dol dei Tre Signori con il collega di penna Ruggero Meles.

Con la bella stagione ormai imminente, sarà un’occasione ottima per presentare il meraviglioso itinerario escursionistico a tappe che percorre la «DOL – Dorsale Orobica Lecchese» tra Bergamo e Morbegno, il suo territorio montano ricchissimo di tesori e la nostra guida, lo strumento di viaggio ideale per affrontare la DOL e per conoscerne tutte le sue innumerevoli, affascinanti peculiarità.

Se siete di zona o se potete passare, vi aspettiamo alle ore 21.00. Tornerete a casa a preparare lo zaino e a lucidare gli scarponi, ve l’assicuro!